Alla ricerca disperata di Te, o Allah! – parte seconda

بسم الله الرحمن الرحيم

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[Parte prima]

Giunse questa persona come inviata da parte di Allah, Al Rahman (il Sommamente Misericordioso) che mi accompagnò dentro alla stanza; dopo questo episodio non pensai più di ripetere nuovamente un’azione del genere.

Per circa sei mesi vissi isolata dalla gente prendendo residenza in un piccolo albergo a Berlino. Berlino a quel tempo era divisa in est ed ovest; la parte centrale est assomigliava a una piccola penisola. Vi erano dei confini rigidissimi fra le due parti. Io abitavo vicino al confine, dove c’erano tanti poveracci che sentivo a volte sparare ed ammazzarsi di notte.

Trascorso quel lasso di tempo decisi di andarmene lontano, in Africa o in Asia poichè pensavo, dopo aver visitato quasi tutta l’Europa ed alcune città dell’America, che la situazione fosse uguale: non riuscivo a trovare in questi posti nulla che nutrisse il mio cuore; questo cuore che era il capo, la parte più importante di me stessa. Questa situazione era diventata per me davvero critica, dovevo trovare qualcosa. Presi tutti i libri che pensavo potessero essere utili per far star meglio il mio cuore: la Torah, il Vangelo, il Salterio, lo scritto di buddha, e la traduzione dei significati del Qur’an Karim.

Il Qur’an mi era stato consigliato da una persona, ma a primo impatto non riuscii a leggerlo, era come se ci fosse un ostacolo fra me e questo Libro, ma conservai con me il Libro portandogli rispetto.

Salutai tutte le persone che conoscevo, presi con me tutti questi libri e alcuni strumenti musicali –amavo la musica al tempo-, dicendo addio per ultima a mia madre. Avendo paura di partire sola per una simile avventura e sentendo di aver estremo bisogno di intraprendere questo viaggio (ero arrivata al bivio: partire o suicidarmi) mi misi d’accordo con una giovane ragazza che mi avrebbe fatto compagnia. Questa persona aveva però intenzioni diverse dalle mie: ella voleva intraprendere un viaggio di intrattenimento, nuotare, godersi la spiaggia e cose del genere. Anche il suo aspetto era diverso dal mio: ella portava i jeans, lasciava i capelli sciolti al vento, mentre io mi ero cucita un abito marrone molto largo, lungo sino a terra, simile alla °abaya che ora indosso, di tessuto molto pesante e tenevo i capelli intrecciati in una rigida treccia.

Pensavo che se avessi fatto come le ragazze che indossavano abiti aderenti e colorati avrei sicuramente attirato l’attenzione maschile, così camminavo un po’ in disparte perchè non desideravo che nessuno mi si avvicinasse. Desideravo unicamente stare in mezzo alla natura, quella natura che mi aveva sempre fatto star tranquilla, perchè tutte le creature lodano Allah e a Lui si prosternano.

Per due mesi viaggiai con questa ragazza facendo l’autostop, facendoci portare dai veicoli che andavano verso la nostra destinazione. Facemmo questo fino a quando non arrivammo in Grecia, dopo aver attraversato l’Austria, la Jugoslavia –un paese musulmano dove avevo visto musulmani con la barba e donne col hijab, dove avevo visto i Masajid e tutto questo mi fece buona impressione-, ed eccoci finalmente in Grecia!

In Grecia mi scelsi una piccola isola perchè non ci fosse prostituzione e non vi fossero turisti. Feci questo perchè come sapete i turisti sono soliti uriacarsi e portare corruzione nei posti in cui si recano durante il mese di vacanza che si prendono da lavoro. Nel posto in cui presi residenza vi erano persone che pregavano Gesù –chiediamo protezione ad Allah dall’associare qualcosa a Lui- ma erano persone con un buon comportamento: la donna non usciva di casa se non mettendosi un coprocapo nero sulla testa e una gonna nera lunga sino a terra, le donne non uscivano mai sole e non mai non le vedevi ai cafè o in giro per i negozi.

Ho vissuto sotto gli alberi con questa ragazza che era venuta con me, ma dopo due mesi la ragazza se ne tornò in Germania e io rimasi sola sotto gli alberi; dalla mia postazione potevo scorgere da lontano il paesino. Me ne stavo a leggere, a suonare un po’ di musica e a volte mi trovavo a camminare la notte sulla spiaggia coi pescatori.

Il mare era immenso, grandissimo, il cielo e la notte… Tutto questo mi faceva paura, ed io cercavo questo timore nel mio cuore, il timore nei confronti del Grandissimo che ha creato ogni cosa. Purtroppo però la gente vedendomi fare questa vita cominciò a pensare che non fossi una brava donna.

Un giorno mentre mi apprestavo a fare il pane –per sette anni non mangiai carne, fino a quando non abbracciai l’Islam-, questo pane che cuocevo presso un forno, giunse all’improvviso un militare che mi arrestò, prese la mia valigia da sotto gli alberi e con altri poliziotti mi misero nell’auto che mi portò nell’entroterra, fino in prigione.

Per dieci giorni rimasi dentro questa prigione, ma per la grandissima paura che avevo non riuscivo a mangiare e a dormire. Durante questo tempo mi misi ad invocare tantissimo Allah: mi ricordai di una maestra di religione cristiana delle scuole superiori che quando le chiesi come fare ad ottenere la fede mi disse di invocare tanto, con pazienza, devozione ed umiltà, perchè la fede è un grandissimo dono che non può essere acquistato con il denaro ma che Dio l’Altissimo dona a chi vuole fra le Sue creature.

Era in quella circostanza, in prigione, che mi trovai ad invocare immensamente e costantemente Allah, con la paura nel cuore, e questo mi portò una sensazione di felicità nel cuore, come fossi trasportata in un altro luogo. Nonostante la notte e il sentire l’abbaiare dei cani, i rumori notturni, il grido del gallo all’alba, avevo una sensazione di sicurezza dentro di me perchè percepivo il Grande, l’Immenso, che dall’alto governava ogni cosa: nulla in questo universo poteva muoversi esteriormente ed interiormente senza il permesso di questa Grande Entità. Era in quel momento, in prigione, che Allah l’Altissimo fece sì che la fede fiorisse nel mio cuore. Prima di allora avevo dubitato su Dio, se Egli esistesse, se se ne fosse andato, su chi Egli fosse, su quale fosse il Libro da seguire… Lo avevo invocato dicendo: o Allah se tu sei presente mostrami la via da seguire, indicami qual’è il Libro che devo seguire, fammi capire che cosa vuoi da me.

Uscii, dopo dieci giorni, dopo che era arrivato mio fratello, dottore in legge, e dopo aver telefonato anche a mia madre, per dimostrare alla polizia che non ero come quei ragazzi mondani che girovagano a caso per le strade. Mi liberarono dopo dieci giorni, quando uscii ero un’altra persona: avevo compreso che Allah l’Altissimo è presente, che Egli è il Signore dei Mondi, che è il mio Signore, che sicuramente Egli vuole qualcosa da me, anche se io non sapevo ancora esattamente cosa per il fatto che non avevo alcuna conoscenza, non avevo studiato approfonditamente i Libri in mio possesso per capire cosa Egli desiderava che facessi. È così che decisi di pentirmi ad Allah, dopo aver constatato che il mio cuore era nero, nero, Gli chiesi ripetutamente perdono per i miei peccati.

Dopo essere uscita mi trasferii in una grande isola, Krit, perchè ci fossero anche turisti e la gente non si sorprendesse nel vedere le donne camminare sole perchè in Occidente le donne usano uscire sole di casa. Lì trovai un piccolo paese vicino al mare, con delle montagne cave, fatte tutte di caverne limitrofe, le une vicino alle altre, ed era pieno di ragazzi occidentali. Trovare una grotta libera faceva al caso mio perchè stando sotto gli alberi mi bagnavo tutta e pure i miei libri e la mia roba rischiava di essere danneggiata quando scendeva la pioggia; dovete sapere che nei paesi occidentali piove abbondantemente.

Finalmente nella terza montagna trovai una grotta libera lontana dalla gente; abitai lì per circa sei mesi.

Umm Abdu-Rrahman trascorse giorni e notti in questo luogo e Allah l’Altissimo, il Saggio, volle che ella affrontasse alcune difficoltà e situazioni pericolose perchè la portassero a cercare rifugio in Lui l’Altissimo, a provare la sensazione di chi si rimette totalmente a Lui cercando il Suo aiuto e ponendosi con umiltà nei Suoi confronti nelle calamità. Tutto questo fece sì che la sua fede in Allah, gloria a Lui l’Altissimo, aumentasse sempre di più.

Ogni giorno mi recavo al paesino per prendere l’acqua, l’acqua per vivere, e tornavo senza parlare con nessuno. Me ne stavo a leggere i libri, a guardare le pecore, che amavo tanto perchè vedevo in questi animali l’umiltà e la mancanza di superbia che avevo constato nelle persone che avevo conosciuto fino ad allora. Anche di notte stavo ad ammirare queste pecore e mi pareva che stessero proprio pregando. In quel periodo mi ero imposta di pregare tre volte al giorno: al mattino, a mezzogiorno e la sera.

Sempre sentivo che fra me e questa traduzione del Qur’an vi era come un ostacolo, ma un giorno successe che lessi a lungo fino a che non arrivai a leggere la migliore fra le storie, la storia del Profeta Yusuf, pace e benedizione su di lui, e sul nostro Messaggero Muhammad. È così che cominciai ad amare questo Libro.

Scesi nuovamente al paese per prendere l’acqua ed incontrai una donna tedesca debole di salute, aveva una gamba sana e un’altra di legno; anche lei non stava in compagnia dei ragazzi scalmanati, ed ella aveva preso residenza in una stanza pulita, alta, in prossimità del mare, così rimasi a farle compagnia e lei non mi lasciò andare fino a notte inoltrata. La notte volli torare alla mia caverna, non desideravo un alloggio vicino ai turisti squilibrati. Era quella una notte di luna piena, e dopo aver attraversato la prima montagna Allah l’Altissimo mandò un vento fortissimo, improvvismente si scatenò una grande tempesta, e fra i tuoni, i fulmini e la pioggia camminavo e cadevo, avanzavo e barcollavo. Ebbi così una grande paura, cominciai ad urlare: “O mio Signore perdonami, perdonami, perdonami, salvami!” Stavo camminando sull’orlo di un precipizio che dava direttamente sul mare e nessuno poteva sapere dove fossi e il pericolo che stavo affrontando. Quella fu la prima volta che chiesi ad Allah di farmi vivere, non volevo morire, finalmente avevo visto della luce alla fine del tunnel della vita che stavo attraversando. Questa luce era quella che avevo sempre cercato, che consisteva nel sapere che Allah l’Altissimo è presente, che Egli ha mandato a noi un messaggio, e io finalmente avevo letto e amato il Qur’an, e questa era la cosa più importante.

[Segue…]

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Una Luce per trovare la Via

بسم الله الرحمن الرحيم

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Mi chiamo Suliman La Spina Franco. Sono diventato musulmano nel 1996, però la mia ricerca è iniziata quando avevo 16 anni, cioè all’età dell’adolescenza, a quell’età cominciai a riflettere su il vero valore assoluto per essere felice. Notai che ogni felicità da raggiungere era illusoria e pensai che sarebbe finita, cioè per quanto potessi essere felice, quel momento sarebbe finito rapidamente. Mi sembrava stupido, e lo era, cercare quel tipo di felicità che non avrebbe mai soddisfatto la natura umana che è molto esigente. Associare la fine della felicità con la morte era facile, naturale, e ho associato il concetto di morte e di fine della felicità. Ho pensato anche, se una persona dovesse essere felice, ricca, cosa sarebbe successo quando sarebbe morta? e quando muore cosa accade? Questo mi chiesi. Era vero ciò che dicevano i preti? Cioè che esiste l’Inferno, il Paradiso e Dio? Questo mi fece molto riflettere e mi mise in crisi. Cominciai così a disinteressarmi al Messaggio nel Vangelo e soprattutto alla religione cattolica, nell’adolescenza si è in conflitto con tutte le autorità e se ero contrario alla religione cattolica, non lo ero con il Messaggio di Gesù.

L’uomo spesso non usa il cervello al 100%, l’uomo religioso usava più degli altri le proprie capacità per giungere alla conoscenza di cose che l’uomo comune non può capire, cioè conoscere Dio. Così cominciai a leggere il libro più importante per me a quei tempi: la Bibbia. Ed ho letto il Vecchio Testamento, i vangeli tranne gli Atti degli apostoli e tutto il resto che viene dopo i 4 vangeli. Questo perché considerai il Messaggio concluso, non era logico seguire il cristianesimo di Paolo di Tarso, lontano dal vero Messaggio di Gesù, più bello e diretto. Nonostante questo non trovai nella Bibbia la risposta, anzi, e non mi identificavo con i preti, gli interlocutori fra noi e Dio. Mi domandai perché Dio lasciò questo vuoto di relazione con lui, così mi interessai alle religioni e filosofie orientali. Cominciai a leggere qualcosa del buddismo e soprattutto sul taoismo. Il libro Tao The Ching era la mia guida, ben presto però capii che non era nemmeno quello ciò che cercavo, ero molto deluso perché non avevo trovato la Verità, ed è stata l’ultima religione che ho studiato prima dell’Islam.

Arrivare alla consapevolezza che l’uomo ha di se stesso e della sua condizione a differenza degli animali che non sono consapevoli di essere tali. Questa consapevolezza di essere privilegiato su tutto il creato mi ha dato il moto per giungere ad una conclusione tanto semplice quanto spettacolare, che non può esistere la consapevolezza nell’uomo se non ti viene donata da Qualcuno che possiede la consapevolezza, Iddio l’Altissimo. Quindi capii come dice Dio “Ero un tesoro nascosto ed Ho creato tutto affinché tu mi scoprissi”. Mi resi conto che Dio ci ha creato in questo mondo per essere testimoni di Lui. È avvenuta dentro di me una sorta di esplosione, di sensazione molto forte, feci una testimonianza dell’esistenza di Dio, non ancora del Profeta Muhammad, poiché non sapevo ancora dell’Islam, fino a quando mio fratello mi disse che voleva comprare il Corano, anche lui cercava la Verità. In realtà non l’aveva comprato, così pensai che l’avrei acquistato io, visto che non l’avevo mai letto.

Dal primo momento che cominciai a leggere il Corano fu davvero una rivelazione! Era come se Dio parlasse con me direttamente. La stessa sensazione che può avere un arabo che legge il Corano nella sua lingua, così diventai musulmano. Dio guida attraverso ciò che Egli Vuole.

E mi Guidò attraverso un mare pieno di scogli dandomi dei Segni, come quando sognai una notte di essere accompagnato dall’Arcangelo Gabriele (Jibriìl) nell’Islam prima di leggere la Sura Al Ma’àrij“Le Vie dell’Ascesa” il giorno dopo aver letto questa Sura era il giorno dell’Aid Adha –la festa del sacrificio di Abramo-. Giunto alla Sura delle Formiche “An-Naml” presi il nome del Profeta Sulaiman (Salomone) presente in questa Sura, e diventai musulmano Grazie a Dio.

Quando un uomo cerca la Verità, ciò non dipende dall’etnia, dalla cultura, o dalla provenienza dell’uomo, il quale può passare attraverso diversi percorsi e arrivare ad un risultato che non avrebbe mai immaginato e arrivare al risultato giusto è importante. Un viaggio con poche valige, buone intenzioni e sincerità. L’importante è non cercare la Verità solo per dare giudizi e lasciare che essa guidi alla vera luce per poter recepire quello che è la Verità. 

Si ringrazia il sito Huda.it

La purezza… un dono inestimabile

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

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Tahira è nata in Italia, ma è di origini arabe, fin da bambina ha sentito le differenze tra lei e le sue compagne; non ne era molto contenta, e ogni giorno tentava di accorciare le “distanze” tra lei e loro, cercava di imitarne di nascosto dalla sua famiglia gli usi e i costumi…

E quando le sue amiche hanno iniziato a mettere il lucido sulle labbra, anche Tahira ne ha comprato uno, e lo nascondeva nel fondo dello zainetto della scuola, e metteva il khol, e scioglieva i suoi capelli lunghissimi e morbidi, senza ascoltare sua mamma che le diceva che ormai signorina doveva indossare l’hijab…

E poiché l’Islam non si può imporre, la mamma di Tahira scoteva il capo mentre osservava quella figlia e faceva du3a, affinché Allah swt le illuminasse la strada…

Tahira aveva 15 anni, e sognava l’amore, lo sognava puro e dolcissimo come solo le giovani della sua età possono sognarlo, e un giorno mentre tornava a piedi da scuola, lungo la strada incrocia lo sguardo di un uomo, ha forse il doppio dei suoi anni, ma le sorride, e Tahira è ingenua, e sogna l’amore, e crede che gli uomini siano tutti buoni, tutti principi azzurri in attesa di principesse da amare; e nonostante gli ammonimenti si ferma a parlargli…

Said sorride, è dolce, e dice parole bellissime, parole che il cuore di Tahira anela di sentire da tempo, Said sorride e giorno dopo giorno, parola dopo parola conquista la fiducia della piccola Tahira, lui le promette amore eterno…

Tahira non sa che se Said avesse sincere intenzioni suo dovere sarebbe star lontano da lei, e recarsi a casa sua, e dire a suo padre, o a suo zio, ad un uomo, insomma, che le sue intenzioni verso Tahira sono buone, sono pure, e che lui teme di Allah swt…

Said tende infine la sua trappola, dice a Tahira: “se tu m’ami, e tu m’ami vero? se tu m’ami raggiungimi e partiamo”

E Tahira lo ama, e quel mattino nello zainetto infila qualche capo di vestiario, invece dei libri, e raggiunge Said, dove lui la attende, ma Said è impaziente e appena vede Tahira arrivare si palesa per ciò che è…

Si getta su Tahira con violenza, e tenta di farle del male, e Tahira tra le lacrime vede il vero volto dell’uomo che credeva di amare, e fugge, fugge più veloce che può, ripetendo: ” Ya Rabbi perdono, perdono, prometto, prometto sarò migliore di ciò che sono stata fino ad oggi, Ya Rabbi, grazie, grazie del segno che mi hai dato oggi”

La storia di Tahira è vera, ho cambiato il suo nome, lei oggi indossa con orgoglio il suo hijab, il velo islamico, copre le sue forme come Allah swt ha comandato, e attende l’amore, quello vero, quello puro, e ora lo sa, passerà dalla sua porta e incrocerà lo sguardo di suo padre per primo, poi il suo…

Coloro che davvero ti amano non useranno le tue fragilità per ferirti ma per ricordare a se stessi dove devono proteggerti.

 Tratto da Tratto dal libro “Da cuore a cuore” a cura della sorella Amal Maria Rosaria Stillante, che Allah la ricompensi.

 

Non c’è Dio oltre ad Allah!…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

Chiudo gli occhi, e cerco nella mia mente il primo lontanissimo ricordo…
Nella mia testa scorrono lente le immagini del passato, prima vivide, cosa ho fatto ieri, e l’altro ieri; mentalmente inizio a riavvolgerle veloci indietro, indietro, sempre più indietro…
Piccole fitte al cuore quando il film nella mia testa rimanda momenti dolorosamente vissuti.
Chissà perché se pensiamo al nostro passato i giorni in cui abbiamo pianto e sofferto riaffiorano per primi?
Mi fermo, e piango, oggi come allora, con quel dolore, con quello stesso strazio con cui ho vissuto gli istanti che ora nella mia memoria rivivono.
Sento il calore del sole, vedo la luce stagliarsi bellissima nella stanza filtrata dalle tende, sono sul letto dei miei genitori, accanto a mio padre, e mio padre è una farfalla con le ali di piombo che sbatte debolmente le ali senza riuscire a librarsi nel cielo.
Stringo a me mio padre, non ricordo di essergli stata più così vicina da tanto tempo, e oggi me ne rammarico.
E ora lo stringo a me, ho paura che mi lasci, lo so che sta per lasciarci, lo stringo istintivamente più forte, ingenuamente più forte, come se questo abbraccio potesse trasferire la mia vita a lui, come se tenendolo saldamente attaccato a me io avessi il potere di tenerlo attaccato alla vita. Ma non è vero niente, e Papà sta morendo.
Chiudo gli occhi, non oggi, ma quell’oggi già vissuto, già ancorato ai ricordi, quell’oggi in cui la vita di mio padre si spegneva lentamente, inesorabilmente.
Non si può piangere, Mamma l’ha proibito, l’ultima cosa che Papà le ha detto è stata: ”Non farmi andare via”; non si può piangere, Mamma l’ha proibito perché Papà sta morendo e non è pronto a morire.
Ricaccio indietro le lacrime, le sento scendere con un nodo nella mia gola e inizio a pregare “oh, Dio” e mi fermo, presa dal dubbio, mi chiedo come devo pregare, chi devo invocare, sto studiando la religione islamica, sto leggendo il Corano da un po’ di tempo e dentro di me sono combattuta…
Prendo il Rosario da sopra il comodino, il mio Rosario, Mamma l’ha messo lì per me; da qualche tempo non me lo sente più recitare, ma crede che adesso ne sentirò il desiderio.
Faccio scorrere tra le dita le perle che lo compongono, mi ritrovo nel palmo della mano il crocifisso, “Dio non ha figli” e lo ripongo, ma la paura di aver offeso Dio mi coglie.
Accarezzo con lo sguardo il crocifisso “Gesù è il figlio di Dio, morto per noi sulla croce”.
Papà ha un arresto cardiaco, inizio a praticare massaggio cardiaco, la voce mi esce dolce, calma: “chiama le altre” dico a mia sorella.
La vita di mio padre è tra le mie mani, quando smetterò di dare ritmo al suo cuore Papà, non avrà la forza di farlo da sé.
Inizio a pregare” Dio abbia pietà di mio Padre, abbi pietà di lui, abbi pietà di noi, accogli mio padre e perdonalo per non aver riconosciuto i tuoi segni, perdonalo e accoglilo in paradiso nel Giorno del Giudizio”
Accosto la mia bocca al suo orecchio e sussurro “Ashadu alla ila ilLah Allah, wa Ashadunu anna Muhammadun rasul Allah”, lo ripeto ancora e ancora…

Siamo tutte attorno a mio Papà, continuo a massaggiare il cuore di mio padre, lui mi guarda, non dice nulla, ma quello sguardo mi chiede di smettere…
Papà sospira, adesso si può piangere.

Tratto dal libro “Da cuore a cuore” a cura della sorella Amal Maria Rosaria Stillante