Una notte di… luce!

 Bismillah al- Rahman al- Rahim
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Salam alaykoum. Mi vergogno a dire la mia storia perché le ragazze tornate all’Islam che ho conosciuto mi hanno sempre raccontato di una vita comunque abbastanza regolare, alcune erano molto credenti, altre meno, ma comunque sempre nei ranghi della “normalità…”. Io NO… Io ho fatto una vita allucinante, ho lavorato in discoteca per anni, purtroppo a causa dei miei disturbi alimentari dove ho rischiato perfino la vita e che per anni mi hanno distrutta, ho avuto dipendenze da droghe e alcool, ho subito violenze e ancora me ne dò la colpa io stessa, ho pensato a un certo punto perfino di farla finita…
Rifiutavo di chiedere aiuto nella chiesa, come mi diceva una cara zia molto credente, ma nella mia cameretta da sola quando tornavo tardi dalle mie serate e le lacrime erano le protagoniste delle mie notti chiedevo a Dio di aiutarmi, disperatamente. Anche se (ASTAGHFIRULLAH) dicevo di NON CREDERE… Non è vero, ho sempre creduto!!! Poi ho conosciuto lui… Che è mio marito tuttora e che mi ha accettata e amata così, fragile e incompleta. Lui non era molto praticante finché a un certo punto è successo un miracolo… Sentivo parlare ogni tanto di islam, magari da mio marito che mi diceva: “Dovrei pregare… Dovrei leggere il Corano…”, o da suo padre (che per me è come se fosse il mio vero padre visto che io non ce l’ho) che fin dal primo giorno mi accolse come una figlia e mi disse: “Tu sarai una brava musulmana alhamdulilah!!” e io mi ero presentata in minigonna e calze bucate quel giorno… Astaghfirullah.
Ma lui ha visto qualcosa in me, qualcosa che io non vedevo… La mia “conversione” inizia per caso, qualche video su youtube, leggevo su internet.. Mi sentivo sempre più catturata dall’Islam e non capivo il perché. Cominciai a passare notti intere a guardare video sull’Islam, a cercare Sure del Corano; conosco la Bibbia quindi ricordavo e collegavo con le aya del corano; chiamavo mio marito vicino a me e lui era come un bambino, curioso e attento!
Purtroppo la storia con mio marito (che all’epoca era ancora il mio fidanzato) stava per crollare perché a causa della sua dipendenza dall’alcool e dai miei problemi col cibo e con le droghe eravamo sempre in lite, arrivavamo a litigi fisici molto intensi, ma Dio trovava sempre il modo di farci tornare insieme, ci incontravamo ovunque anche se cercavamo di sfuggirci l’un l’altro… Siamo stati lontani per qualche periodo e le nostre vite si stavano rovinando sempre di più. Poi il miracolo, alhamdulillah: ci rivediamo per caso e decidiamo di riprovare a ricostruire tutto. Suo padre mi regala un libro, che cambierà per sempre la mia vita: IL CORANO. Iniziamo a leggerlo pagina per pagina io e mio marito, e lui si ricorda che quando era piccolo usava aprire una pagina a caso per trovare le risposte ai suoi interrogativi e perché no, la trovo una cosa meravigliosa.
E cosi’ dal giorno alla notte mio marito che non apriva il Corano da quando aveva 14 anni CAMBIA IMPROVVISAMENTE… Il giorno comincia a pregare 5 volte, SMETTE DI BERE, va in Moschea, riscopre la sua religione e la ama immensamente. La nostra vita cambia: capisco che lui è sempre stato così, così dolce, paziente, così buono, solo che era come offuscato. L’islam mi ha travolto… come un fiume di pace una sorgente immensa di speranza e felicità per il futuro…. Decido di dare la Shahada (Testimonianza di fede Islamica) di notte, da sola.
La notte che tante volte mi aveva portato a distruggermi… Ma quella volta, quella notte… Mi ha salvato la vita. Cominciai a studiare seriamente la MIA religione, ancora oggi devo imparare tanto, non porto ancora l’hijab (ma so che è un mio dovere e prima o poi IN CHA-LLAH lo porterò) ma la mia vita è un’altra, il mio abbigliamento è tutt’altro, i miei pensieri sono puri, liberi: mi sento RINATA. Sono sempre io ma ora ho trovato UN SENSO…. Il mio è L’Islam, alhamdulillah!! Laila è il mio nome nell’Islam (anche se non lo uso molto), e vuol dire notte perché di notte io ho fatto la Shahada nel mio cuore (prima di dirla in pubblico…) e di notte Allah mi ha fatto il più bel regalo del mondo: farmi tornare all’Islam…
Vostra sorella
Debby Laila

Passo dopo passo… Musulmana!

بسم الله الرحمن الرحيم

khadija

Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala wa BarakatuHuو

Mi chiamo Khadijah, ho 30 anni e mi sono convertita all’Islâm 15 anni fa, alhamdulillah.

Ho conosciuto l’Islâm a soli 14 anni tramite mio zio, egiziano, marito di mia zia; fin da piccola ho sempre frequentato la loro casa, sia per la tranquillità e per la simpatia che mi trasmettevano, sia perché mio zio mi aiutava in alcune materie scolastiche, ed è grazie a lui che ho iniziato ad amare lo studio e la scuola, che Allah l’Altissimo lo ricompensi!
Quando iniziai a frequentare il primo anno delle superiori, un giorno, andando a casa degli zii per fare i compiti, sentii che mio zio stava ascoltando il Qur’an (il Corano). Quando entrai lui spense lo stereo, ma io rimasi colpita da quella melodia così dolce e rilassante. Gli chiesi di cosa si trattasse, e lui mi spiegò che si trattava del Qur’an. Da quel momento volli sapere tutto sull’Islâm; iniziammo un lungo discorso che durò mesi, iniziai a leggere il Vangelo e a capire che in realtà la vera religione è l’Islâm, e che stavo vivendo in qualcosa di sbagliato e di falso, senza nessuna radice… Quando fui profondamente convinta, mio zio mi disse che avrei dovuto pronunciare la Shahâdah, perché ormai, dato che credevo nell’Islâm, era giusto che mi convertissi. Inizialmente ebbi paura, non volevo fare questo passo, perché mi sembrava più grande di me. Così affermai che avrei rimandato questa decisione fino all’età dei 18 anni; i miei zii, anche se non lo ritenevano giusto, accettarono la mia scelta. Ma non avevo il cuore in pace, sentivo qualcosa dentro di me che mi diceva di fare Shahâdah, perché ci credevo, dunque era giusto “accettare l’Islâm”; iniziai anche a fare dei sogni che mi spingevano a convertirmi, e sentivo che, se avessi preso questa decisione, tutto sarebbe andato per il meglio e non avrei avuto rimorsi.
Alla fine mi feci coraggio, andai dagli zii e dissi: “Ho deciso, voglio diventare una serva di Allah (Gloria a Lui l’Altissimo)”, e così fu. Da allora, non ho mai avuto rimpianti ed ho sempre ringraziato Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) per aver illuminato il mio cuore. Man mano, iniziai la mia pratica religiosa, ma l’unica cosa che non potevo fare era indossare l’hijâb; la mia famiglia infatti era all’oscuro della conversione, non potevo dichiararmi Musulmana, perché pensavo che, data la mia giovane età, forse mi avrebbero potuto allontanare dai miei zii, e in tal modo non avrei potuto migliorare nell’Islâm. Dunque, vissi l’Islâm in silenzio fino alla quinta superiore. Nel frattempo, alhamdulillah la mia fede e la mia conoscenza crebbero.
Durante il quinto anno delle superiori informai i miei genitori della mia conversione; all’inizio erano molto infastiditi, e soprattutto dispiaciuti, però non mi trattarono male e non cercarono di farmi sentire in colpa. Frequentai l’ultimo anno della scuola superiore, senza però indossare il velo. Sicuramente non fu una cosa giusta, visto che ormai a casa lo sapevano, purtroppo però non me la sentivo, mancavano pochi mesi al diploma e, dato l’ambiente scolastico, sapevo che avrei avuto molti problemi con gli insegnanti. Inoltre, nello stesso periodo ebbi dei problemi di salute, e mi sarebbe stato molto difficile conciliare il tutto. Ma alhamdulillah, Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) mi ha aiutata, mi diplomai con il voto più alto della classe e fui molto felice.
Subito dopo la maturità, alhamdulillah indossai finalmente l’hijâb, del resto era una decisione che avevo nel cuore già da due anni, e Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) mi aiutò così a realizzare il mio sogno. Alhamdulillah. Adesso sono 12 anni che porto il velo, alhamdulillah sono felicissima della mia scelta, la vivo serenamente e no ho mai avuto problemi né con la mia famiglia, né all’università, né con la gente in generale. Il mio desiderio è quello di vivere sempre così tranquilla, impegnarmi sulla Via di Allah l’Altissimo, fare Da’wah con il mio hijâb ed il mio studio insha’a Allah.
Jazakumu-Llahu khayran a tutte le sorelle che leggeranno la mia storia.
Wassalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu
da vostra sorella Khadijah B.

Fiera di essere Musulmana!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

BismiAllah Ar-Rahman Ar-Rahim.

Assalamu alaykum wa rahamtullahi wa barakatuhu a tutti!

Non è facile raccontare la mia conversione. E’ successo tutto gradualmente e inaspettatamente…

Dovessi ripescare il bandolo della matassa (e che matassa!), direi che è nel mio cuore cresciuto in occidente. In un mondo così lontano dai ritmi che tanto ho desiderato senza saperlo e che ho ritrovato solo nell’Islam. Quattro anni fa era una religione per me sconosciuta, talmente sconosciuta che era un luogo comune. Oggi è la mia religione, la Sola Religione che è perfetta come un cerchio che si chiude, in cui trovo finalmente tante risposte, e di cui mi fido ciecamente per quello che non mi è dato sapere, perchè l’immagine che mi rende di Allah subhana wa t’Ala, è talmente grande, talmente potente da non poterla neanche immaginare oltre la sua luce. Nel mio cammino ci sono stati momenti di stupore, serenità ma anche dolore. Prima mio marito, e la lettura del Corano poi, alhamdulillah sono stati la mia salvezza. Quando ho cominciato a leggerlo, leggevo rispettosamente e con curiosità uno dei libri sacri, il Libro che mio marito venerava sin da bambino. E’ stata la lettura più coinvolgente della mia vita, ha sbaragliato “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera e tutti i dubbi e le paure del nostro triste e depresso millennio che cozza con la sua folle corsa. Mi ha accarezzato dolcemente, ma mi ha anche ferita e in qualche occasione, trafitta quando parlava di Abramo, alaihi sallam, e di suo padre. Mi ci sentivo dentro con tutte le scarpe… e ho pianto. Mi sono sentita giudicata, senza possibilità e volontà di replica. Ricordo agli inizi una mia amica mi chiese un parere sul Corano, non avevo ancora finito di leggere “Al-Baqara”, dissi che era come la voce di un padre autoritario, una lettura difficile. Una volta ho anche provato ad ignorarla, ma non si può tornare indietro. Ho capito che quella voce era dolce, anzi la più dolce, la voce del Misericordioso, del Compassionevole e che quello che mi chiedeva era veramente poco, rispetto al dono che mi aveva fatto. Alhamdulillah, mi sono ritrovata a volerne sapere di più, e sempre alhamdulillah ho trovato quello che cercavo, la strada giusta e le persone giuste. Volevo che la mia shahada fosse vera, volevo essere fiera di essere mussulmana, fiera di uscire con il velo. Ma non ero così forte qualche tempo fa. Oggi, non mi sento ancora forte come vorrei, però questo hijab(velo) non lo toglierò tanto facilmente… perchè è per Allah, subhanaHu wa t’ala, è il simbolo del patto che abbiamo stretto, e della Sua immensa misericordia verso di me.

Formalmente il mio ritorno all’Islam è stato di martedì 20 febbraio ad Al-Ahzar, al Cairo. Direi che il mio viaggio verso l’Egitto è andato liscio ed è stato piacevole. Allah, subahanaHu wa t’Ala, ha voluto che in un aereo che era mezzo vuoto, noi capitassimo accanto ad un’altra famiglia simile a noi, lei egiziana mussulmana e lui italiano ritornato all’Islam (Mashallah!), con tanto di mamma italiana al seguito. Al decollo dell’aereo mentre noi mussulmani facevamo le nostre invocazioni, la signora si faceva il segno della croce. Mi sembrava un ottimo auspicio ed un segno che l’Islam non divide nè le persone e nè le famiglie. Arrivati ad Alessandria d’Egitto, sono rimasta a bocca aperta nel vedere, la partecipazione anche di gente sconosciuta a quello che mi stavo apprestando a fare. Il sarto, mai visto e conosciuto, non si è fatto pagare una lira per tutte le gonne e i pantaloni che mi ha accorciato, un Imam ha dato di tasca sua a mia suocera, 20 lire egiziani per comprarmi una copia del Generoso Corano…. Alhamdulillah… le strade erano aperte e quando abbiamo viaggiato verso il Cairo e siamo arrivati ad Al-Ahzar, ero veramente emozionata… ma proprio tanto tanto, ancora mi commuovo. Non ci credevo, finalmente dopo tutti quegli arrovellamenti del cervello e del cuore!

Ho fatto piangere quasi tutti. Insieme a me c’erano altri due neo-fratelli, uno dalla Svezia ed uno dal Portogallo. Abbiamo parlato con l’Imam, che aveva la faccia più buona e serena del mondo, direi il volto di chi l’Islam lo conosce bene, e ormai lo traspira e la trasuda. Non dimenticherò mai la sua espressione, le sue parole, e la sua voce nel dire il mio nome islamico, Ayah… sorella Ayah. Vista la sua enorme disponibilità, gli ho chiesto se, tornando nel mio paese non islamico, avrei fatto un peccato grave nel non indossare il velo. E lui ha detto che l’Hijab per la mussulmana è come la corona per la regina, esiste una regina senza corona? No! Ovviamente. E’ così che lo indosso da quel giorno e chiedo ad Allah ogni volta che esco di casa di proteggermi da Satana il lapidato, e invoco il Suo Nome perchè so con certezza che solo in Lui c’è forza e potenza e alhamdulillah, nessuno ancora tra amici, lavoro, genitori mi ha attaccata per questo esotico fazzoletto (come lo chiama qualcuno), Lui mi sta proteggendo. Addirittura il mio capo ufficio, mi ha detto, che devo essere felice e pensare alla mia famiglia, non sembrano neanche parole dette da lui, Alhamdulillah! Non mi vergognerò mai della mia religione, inshallah bismillah.

Riponete la vostra vita in Allah, e niente di quello che avete dato sarà mai perso. E’ vero, vivere l’Islam qui in occidente non è facile. Sono miliardi le piccole cose che ci possono traviare. Per questo mi tengo stretta al mio Corano e alla Nobile Sunna e indosso il velo nel nome di Allah il Sommamente Misericordioso e Compassionevole, Re del Giorno del Giudizio.

Rabbena, afrigh alaina sabran wa tawaffana muslimiin (O Signore, concedici la pazienza e facci morire [a Te] sottomessi).

Alhamdulillah Rabbì al-Alamiin (la lode appartiene ad Allah, il Signore dei Mondi).

ukhtukum Ayah

Dal Vaticano a Makkah: il mio viaggio verso l’Islam!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu! Ringraziamo il blog “Io Musulmana Italiana!” per averci concesso la pubblicazione della Storia della cara Ayesha. Buona lettura!
BismiLlah Al Rahman Al Rahim
Ho lasciato la mia città natale in gennaio 1998. Volevo studiare l’Inglese a Londra per poi trovare lavoro una volta tornata a casa. L’idea era di diventare una guida turistica a Roma o in giro per l’Italia. La lingua di cui avevo più bisogno era l’Inglese. Così lasciai l’Italia. Avevo solo diciotto anni e non conoscevo nessuno a Londra, ma era un’avventura …
Una volta arrivata a Londra, iniziai a cercare un posto dove stare … sì, lo so, è da pazzi! Ma davvero non conoscevo proprio nessuno … alla fine trovai un posto per passare la notte. Il giorno dopo mi misi immediatamente alla ricerca di un lavoro e di una scuola. I giorni passavano e la mia preoccupazione cresceva perché non trovavo lavoro e i soldi che avevo se ne stavano andando velocemente. Mi ritrovai in una cappella in centro a Londra e decisi di entrarvi a pregare. Ero molto triste e mi sentivo sola. Mi inginocchiai ed iniziai a pregare Dio. Non sono mai stata il tipo di Cristiana che pregava Gesù (pace su di lui). Pregai solo Dio e Gli chiesi di aiutarmi. Mentre pregavo il Signore piangendo, un sacerdote uscì e, sorpreso di vedere una ragazza che pregava e piangeva, venne a chiedermi se andava tutto bene. Mi disse di avere pazienza perché Dio ricompensa i pazienti. Mi sentii meglio e me ne andai; la mia preghiera di quel giorno sarebbe stata esaudita un anno e mezzo dopo.
A questo punto fui sfrattata dal posto in cui abitavo perché non potevo più pagare l’affitto. Così dovetti fare i bagagli e mettermi in cerca di una nuova sistemazione. Più tardi quella sera incontrai alcune ragazze italiane. Mi invitarono a stare da loro in un ostello della gioventù. Era un ostello gestito da suore ed erano ammesse solo ragazze. In questo “convento”, cominciai una nuova vita. Non sono mai stata una persona timida, infatti ero sempre l’anima della festa; ma quell’anno avrei ricevuto una sorpresa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre!
Per cominciare, trovai un lavoro, il che significava potermi permettere la retta della scuola di Inglese. Al lavoro conobbi alcuni Musulmani, persone molto gentili che trascorrevano ore parlando di Dio. Facevo loro domande sull’Islam e sul Corano. A volte mi arrabbiavo perché dicevano che Gesù (pace su di lui) non era Dio, e rispondevo: “Cosa?! Ma come puoi dire così?”. Passavo del tempo specialmente in compagnia di un ragazzo. Trascorrevamo pomeriggi interi in Hyde Park (un parco molto grande nel centro di Londra), parlando dell’Islam. Comprai persino una Bibbia e difendevo la mia religione. Lui si portava il suo Corano per provare le sue affermazioni.
Lo stesso ragazzo mi presentò alla sua famiglia e sua cognata mi parlò dell’Islam. Anche lei era una convertita e mi mostrò alcune sue fotografie di quando era Sikh. Anche lei era l’anima della festa. “Questa sono io adesso” – pensai – la ammiravo perché aveva avuto il coraggio di cambiare la sua vita e la sua situazione in meglio. Era pura, rinata. Sentii che avevo bisogno di fare qualcosa.
Così me ne andai. Mi aveva detto molte cose che mi avevano toccato il cuore. Ero paziente e credevo in Dio. Mentre camminavo verso casa quel giorno, sentii una chiamata: era l’Adhaan (la chiamata alla preghiera) che mi risuonava nelle orecchie. Non avevo mai saputo della sua esistenza, né avevo mai sentito un suono così bello e melodioso. Allah mi stava chiamando al successo! (una delle frasi dell’Adhaan è “Vieni alla preghiera! Vieni verso il successo!”, al tempo non lo sapevo).
Così accettai la Sua chiamata – l’invito di Dio – e una settimana dopo feci la mia Shahaadah (il giuramento che non vi è altro Dio all’infuori di Allah e che Muhammad – pace e benedizioni su di lui – è il servo e l’ultimo Messaggero di Allah).
[Shahaadah: dopo aver pronunciato le parole della professione di fede con piena convinzione, si diventa musulmani, cioè servi sottomessi a Dio].
La mia invocazione quel giorno in quella cappella era: “Oh Allah, se davvero mi ami, guidami a ciò che è giusto. Amin.” Allah mi ha guidata perché mi ama, ma ci è voluto più di un anno di pazienza da parte mia per accettare l’Islam come mio modo di vivere, la stessa “pazienza” (sabr in Arabo) di cui quel sacerdote parlava quel giorno nella cappella. La mia vita è completamente cambiata.
Andavo in discoteca e bevevo. Fumavo e prendevo droghe. Non c’era mai una festa in città a cui non partecipassi. La mia vita era molto triste; piena di amici, eppure solitaria. Allah mi ama: lo so con certezza perché mi ha salvata da quella vita! Mi ha salvata da una vita di tristezza, solitudine e infelicità! Più che benedetta, mi sento ONORATA che Allah abbia scelto me. Avrebbe potuto lasciarmi nella disperazione. Ero persa nell’oscurità. Chi mi conosceva da prima, ora mi guarda con rispetto. Ero l’anima della festa e ora la mia anima la curo e la nutro.
E che Allah guidi anche la mia famiglia. Amin.
Ho lasciato la mia città natale in gennaio 1998. Volevo studiare l’Inglese a Londra per poi trovare lavoro una volta tornata a casa. L’idea era di diventare una guida turistica a Roma o in giro per l’Italia. La lingua di cui avevo più bisogno era l’Inglese. Così lasciai l’Italia. Avevo solo diciotto anni e non conoscevo nessuno a Londra, ma era un’avventura …
Una volta arrivata a Londra, iniziai a cercare un posto dove stare … sì, lo so, è da pazzi! Ma davvero non conoscevo proprio nessuno … alla fine trovai un posto per passare la notte. Il giorno dopo mi misi immediatamente alla ricerca di un lavoro e di una scuola. I giorni passavano e la mia preoccupazione cresceva perché non trovavo lavoro e i soldi che avevo se ne stavano andando velocemente. Mi ritrovai in una cappella in centro a Londra e decisi di entrarvi a pregare. Ero molto triste e mi sentivo sola. Mi inginocchiai ed iniziai a pregare Dio. Non sono mai stata il tipo di Cristiana che pregava Gesù (pace su di lui). Pregai solo Dio e Gli chiesi di aiutarmi. Mentre pregavo il Signore piangendo, un sacerdote uscì e, sorpreso di vedere una ragazza che pregava e piangeva, venne a chiedermi se andava tutto bene. Mi disse di avere pazienza perché Dio ricompensa i pazienti. Mi sentii meglio e me ne andai; la mia preghiera di quel giorno sarebbe stata esaudita un anno e mezzo dopo.
A questo punto fui sfrattata dal posto in cui abitavo perché non potevo più pagare l’affitto. Così dovetti fare i bagagli e mettermi in cerca di una nuova sistemazione. Più tardi quella sera incontrai alcune ragazze italiane. Mi invitarono a stare da loro in un ostello della gioventù. Era un ostello gestito da suore ed erano ammesse solo ragazze. In questo “convento”, cominciai una nuova vita. Non sono mai stata una persona timida, infatti ero sempre l’anima della festa; ma quell’anno avrei ricevuto una sorpresa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre!
Per cominciare, trovai un lavoro, il che significava potermi permettere la retta della scuola di Inglese. Al lavoro conobbi alcuni Musulmani, persone molto gentili che trascorrevano ore parlando di Dio. Facevo loro domande sull’Islam e sul Corano. A volte mi arrabbiavo perché dicevano che Gesù (pace su di lui) non era Dio, e rispondevo: “Cosa?! Ma come puoi dire così?”. Passavo del tempo specialmente in compagnia di un ragazzo. Trascorrevamo pomeriggi interi in Hyde Park (un parco molto grande nel centro di Londra), parlando dell’Islam. Comprai persino una Bibbia e difendevo la mia religione. Lui si portava il suo Corano per provare le sue affermazioni.
Lo stesso ragazzo mi presentò alla sua famiglia e sua cognata mi parlò dell’Islam. Anche lei era una convertita e mi mostrò alcune sue fotografie di quando era Sikh. Anche lei era l’anima della festa. “Questa sono io adesso” – pensai – la ammiravo perché aveva avuto il coraggio di cambiare la sua vita e la sua situazione in meglio. Era pura, rinata. Sentii che avevo bisogno di fare qualcosa.
Così me ne andai. Mi aveva detto molte cose che mi avevano toccato il cuore. Ero paziente e credevo in Dio. Mentre camminavo verso casa quel giorno, sentii una chiamata: era l’Adhaan (la chiamata alla preghiera) che mi risuonava nelle orecchie. Non avevo mai saputo della sua esistenza, né avevo mai sentito un suono così bello e melodioso. Allah mi stava chiamando al successo! (una delle frasi dell’Adhaan è “Vieni alla preghiera! Vieni verso il successo!”, al tempo non lo sapevo).
Così accettai la Sua chiamata – l’invito di Dio – e una settimana dopo feci la mia Shahaadah (il giuramento che non vi è altro Dio all’infuori di Allah e che Muhammad – pace e benedizioni su di lui – è il servo e l’ultimo Messaggero di Allah).
[Shahaadah: dopo aver pronunciato le parole della professione di fede con piena convinzione, si diventa musulmani, cioè servi sottomessi a Dio].
La mia invocazione quel giorno in quella cappella era: “Oh Allah, se davvero mi ami, guidami a ciò che è giusto. Amin.” Allah mi ha guidata perché mi ama, ma ci è voluto più di un anno di pazienza da parte mia per accettare l’Islam come mio modo di vivere, la stessa “pazienza” (sabr in Arabo) di cui quel sacerdote parlava quel giorno nella cappella. La mia vita è completamente cambiata.
Andavo in discoteca e bevevo. Fumavo e prendevo droghe. Non c’era mai una festa in città a cui non partecipassi. La mia vita era molto triste; piena di amici, eppure solitaria. Allah mi ama: lo so con certezza perché mi ha salvata da quella vita! Mi ha salvata da una vita di tristezza, solitudine e infelicità! Più che benedetta, mi sento ONORATA che Allah abbia scelto me. Avrebbe potuto lasciarmi nella disperazione. Ero persa nell’oscurità. Chi mi conosceva da prima, ora mi guarda con rispetto. Ero l’anima della festa e ora la mia anima la curo e la nutro.
E che Allah guidi anche la mia famiglia. Amin.
Ayesha