Sognando l’Hijab!!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Voglio essere come loro!!

il Hijab… Ho da sempre amato questo affascinante accessorio dell’abbigliamento della donna musulmana: il Hijab. Sin da quando ero bambina guardavo mia madre uscire sempre coperta con un ampio giaccone lungo fin sotto le ginocchia e con questo Hijab che svettava come una bandiera sulla sua testa: era la donna più forte e coraggiosa che avessi mai visto! E’ così che presa dai miei sogni ad occhi aperti cominciavo ad immaginare di esser diventata una bella ragazza coi capelli lunghi lunghi che in qualche modo doveva nasconderli alla vista delle persone “appiccicaticcie” 🙂 dunque talvolta immaginavo di portare un cappello sotto cui facevo stare tutti i cappelli, altre volte pensavo a qualche strana acconciatura che me li tenesse nascosti e cosi’ via… e’ bellissimo essere delle preziose e irraggiungibili principesse!! 🙂
Cosi’ crebbi piano piano guardando quella che era per me la donna piu’ bella di questo mondo: mia madre… ella mi lasciava pettinare i suoi capelli, me li faceva sistemare e talvolta anche… tagliare! (si vede che mi voleva incoraggiare a diventare una brava parrucchiera!
Quando mi avvicinai all’eta’ della puberta’ cominciai a riceve alcune “lusinghe” (per me non erano affatto tali!): Ma che bella bambina!… Lo sai che fai bene  a non mettere il velo come tua mamma? Hai dei bellissimi capelli!
Queste frasi invece di sortire l’effetto desiderato dagli ammiratori producevano in me l’effetto contrario… cosi’ li guardavo di traverso e fra me e me dicevo: Non avete affatto indovinato! Io il mio Hijab lo portero’ eccome! In sha’a Llah!… e cosi’ dall’eta’ dei nove anni iniziai a chiedere a mia madre il permesso di portare come lei il copricapo islamico.
All’eta’ di undici anni ebbi il tanto agognato permesso, e così fiera del mio bellissimo Hijab entrai in prima media! I miei compagni si chiedevano cosa avessi in testa, allora il professore disse loro di non disturbarmi perchè erano i miei genitori a volere che portassi il velo!! Invece io dissi loro che questa era la mia scelta e che non potevo far vedere  miei capelli a nessuno! 🙂 Un bambino insolente disse che sicuramente io dovevo essre calva, ma che per nasconderlo portavo l’Hijab!! Allora una delle mie compagne che aveva visto un po’ di capelli disse: E invece i capelli ce li ha, eccome! E sono sicuramente più belli dei tuoi!!
Così fu che portai il mio amato Hijab dalla prima media… ma crescendo sentivo che cresceva in me la necessità di essere ancora più coperta e così dai pantloni iniziai a portare le gonne e anzichè le giacche corte cominciavo a preferire quelle lunghe… un questione di pudore innato mi diceva che questa era la scelta giusta!
Quando all’età di diciassette anni mi recai per la prima volta in Arabia Saudita ebbi la possibilità di indossare il Burqa che si lega sopra all’Hijab nascondendo gli occhi, sotto al quale portavo la Abaya che mio zio si era fatto premura di regalarmi. Era una sensazione bellissima quella di avere il volto coperto! Mi sentivo molto più libera di parlare senza poter esser guardata per la mia fattezza fisica, inoltre questa copertura faceva sì che mi sentissi molto più protetta e custodita! Allahu Akbar!
Ovviamente mi innamorai di questo nuovo modo di portare l’Hijab, ma mio padre mi chiese di toglierlo una volta tornati in Italia… Cos’avrebbe detto la gente vedendomi così? E i professori? E i compagni?… Purtroppo fu il pensiero di dover affrontare la gente a farmi desistere dal tenere il mio nuovo abbigliamento (sicuramente più raccomandabile dal punto di vista islamico rispetto a quello che portavo in precedenza)! Ma i sogni non si possono spegnere con così tanta facilità, alhamduliLlah!…
E’ così che arrivò il giorno in cui, dopo aver terminato i miei studi ed ottenuto la mia laurea in Culture e Tecniche del Costume e della Moda, feci un bellissimo viaggo nello Yemen ed lì incontrai delle mie coetanee col Niqab e l’Isdal (l’Isdal è la copertura che parte sin dalla testa e cade morbida sulle spalle nascondendo anche la forma di queste ultime) e mi chiedvo curiosamente come fosse fatto l’abito portato da loro!
Sì, perchè avevo tentato invano di produrre un Isdal mio (mi annodavo in testa un secondo Hijab cercando di farlo cadere in maniera morbida ma non sortiva lo stesso effetto subhanaLlah, tanto che mio padre mi disse che sembrava avessi una tenda legata sulla testa!! 🙂
Così quando incontrai queste nuove amiche chiesi con franchezza: scusate, mi potete insegnare a portare il Niqab come voi? (lo mettevano che era bellissimo: la parte che copriva gli occhi era leggermente inamidata e staccata dagli occhi in maniera che esse vedessero mentre non potessero esser viste, e la seconda parte si poteva comodamente abbassare in caso di necessità per mostrare il volto)!
Fu così che dopo che ebbi comprato il Niqab dello stesso modello esse iniziarono con tanta pazienza ad aiutarmi a portarlo (si perchè talvota lo mettevo storto, talvolta mi cadeva, altre volte scivolava.. sembrava che il mio fosse l’unico Niqab così ribelle!! :))
Decisi che per non toglierlo non sarei più tornata in Italia… me ne sarei potuta tranquillamente stare nello Yemen o in Arabia Saudita o in qualsiasi paese islamico in cui si era decisamente più liberi di indossare quello che si voleva rispetto all’Europa (che vende tanto fumo ma niente arrosto! Basta vedere di cosa partiscono le nostre sorelle in Francia, Belgio, Danimarca.. e anche Italia, Spagna e Germania dove spesso fan fatica a trovare un lavoro adeguato per via del loro abbigliamento!).
Ma dovetti ben presto modificare i miei piani… ecco la telefonata di mia madre: Bushra il tuo permesso di soggiorno sta per scadere, devi assolutamente tornare in Italia!!. Così pensai al mio amato nuovo Hijab e iniziai a riflettere a proposito dei tanto sbandierati diritti dell’uomo e della cruda realtà che ci attendeva come Musulmani in Europa… ma poi ricordai la cara Aysha, la coraggiosa Hanady e la forte Khadija… tutte mie care sorelle italiane che nonostante le difficoltà avevano portato e tenuto prima di me il Niqab in Italia!
Già… la nostra religione ci insegna a non temere se non Allah unico, e a mostrare timore ed obbedienza unicamente a Lui! Se Allah mi ha concesso di portare qulalcosa per Lui ebbene mi aiuterà ad esprimermi a riguardo e a far capire (a chi cerca di capire) la mia scelta! Così decisi di non mollare e di tornare vestita nel modo da me amato, col vestito che dunque rispecchiava i miei principi e il mio tanto amato credo!
Ual-hamdu-liLlahi Rabbi-l-àalamin! La lode appartiene ad Allah il Signore dei mondi!

Ecco i tempi in cui e’ raccomandato avere sabr…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

 

Mi chiamo Maria Rosaria Stillante sono italiana, figlia di italiani, ho abbracciato l’Islam nel 2008, vivo a Barletta. Ogni sera rientrando a casa mi trovo a cozzare con il vile razzismo di molti ragazzini, ragazzi ed adulti che sostano nella piazza sottostante la mia abitazione.
Per ben tre volte hanno tentato di strapparmi il velo dalla testa, sempre ignoti gli autori del gesto compiuto a bordo dei loro motoscooter che scappavano via velocemente.
Mi è capitato in passato che bimbi terrorizzati venissero tremanti: “Signora, signora, ho mangiato tutto”; quando ho chiesto perchè mi informavano di questo mi è stato risposto: “Ha detto mamma/nonna/zia che se non mangio tutto mi porti via”.
Ho chiesto spiegazioni in merito alle adulte e mi è stato risposto placidamente: “Perchè così per lo spavento avrebbero mangiato”
Mi sono allontanata con le lacrime agli occhi per la delusione e la frustrazione, ma che altro avrei potuto fare?
Camminando per strada vengo offesa, ingiuriata, additata e l’eco delle risate di scherno è l’ultima cosa che mi giunge all’orecchio e al cuore in modo doloroso.

Sono italiana, figlia di italiani, ho abbracciato l’Islam nel 2008, vivo a Barletta e indosso il velo.
Sono stata male e mi sono recata al locale Pronto Soccorso ed al grande, giusto e doveroso rispetto dei medici ha fatto da contrappeso il maltrattamento di un Oss, che mi ha più volte strattonata e che alle mie lamentele per l’acuirsi del dolore dovuto agli sbanadamenti della barella ha risposto sempre strattonandomi: ” STARE ZITTA TU, ASPETTARE, NON LAMENTARE, ZITTA, ADESSO DOTTORE DIRE SE TU POTERE ANDARE”.
Mia mamma, non musulmana, non velata presente alla scena ha ripreso l’uomo chiedendo di far piano e di non usare quei modi. Questi ha risposto portandosi un dito alle labbra: “Zitta ma che te ne frega, è straniera!”.

Mia mamma allora ha urlato che straniera o meno avevo diritto al rispetto e che ero sua figlia e non avrebbe tollerato tale comportamento; nella concitazione di mia madre non deve aver colto la frase “è mia figlia” e stizzito ha risposto: “Mo pure l’interprete ci vuole a ‘sti stranieri, non sono umani come noi!” e mi ha colpito ad una gamba.
Sono accorsi i medici del reparto di radiologia presso cui ci trovavamo e l’Oss si è allontanato ancora urlante.

Sono italiana, figlia di italiani, ho abbracciato l’Islam e indosso il velo, per questo non merito rispetto?
L’altra sera attraversando la strada alle mie spalle è giunta un’auto e dall’abitacolo la voce dell’autista che ridendo ha urlato in dialetto locale: “Marocchina al paese tuo!” e mi ha sputato addosso cogliendomi ad un braccio e ha continuato la sua strada.
Ho pianto di umiliazione e di rabbia, e tremante sono corsa a casa, se mi avesse solo insultata, ma mi ha sputato addosso, e quel gesto bruciava sulla pelle arrivandomi all’animo, sento sulla pelle la vergogna di vivere tra gente che giudica in base alla nazionalità delle persone.

Ieri sera rientrando a casa tre ragazzini in bicicletta mi si sono fatti alle spalle urlando: “BOUM musulmana!” e sono corsi via ridendo, popolo barlettano, ma cosa insegni ai tuoi figli? Quali valori trasmetti?
Continuo verso casa, tre ragazzine ridono perchè un ragazzino sta citofonando con insistenza a mia madre; questo avviene ogni sera, fino a tardi, aumento il passo con l’intento di coglierli sul fatto e di urlar loro di smetterla e di andar via, ma a terra è bagnato, scivolo prima sulle ragazze che si spostano e poi ancora urlando sul ragazzo che finisce all’indietro per lo spavento con la testa nella vetrata alle sue spalle, che si rompe, sui vetri non c’è sangue, il ragazzo fugge.
Pochi istanti e attorno a me si forma una piccola folla destinata a crescere, urlano che l’ho spinto; sempre più gente accorre e urla “musulmana assassina” tra loro anche molti adulti, mi raggiungono mia madre e mia sorella, sono costretta a salire, ma aumentano, e corrono su anche loro.
Le urla aumentano “vattene al tuo paese!”, “assassina musulmana”, l’assembramento conta oltre duecento persone, qualcuno del palazzo apre il citofono e raggiungono la porta di casa, siamo costretti ad aprire al fine di evitare che sfondino la porta. Tra loro c’è quello che si presenta come il fratello maggiore del ragazzino “aggredito” dice che suo padre ci farà andar via da qui, che se ne incaricherà lui ora, e rivolto a me: “tu, attenta!”.
Chiamiamo ripetutamente i Carabinieri, ma nessuno risponde, scopriremo poi che il centralino era fuori uso, mia sorella era corsa alla caserma in cerca di aiuto, ci era stato risposto che a quell’ora, la nostra zona era di competenza della Polizia. Chiamare la Polizia non ci sembrava logico, poichè ogni volta che li avevamo chiamati perchè ci lanciavano cose dentro alle finestre o non erano intervenuti, o lo avevano fatto a distanza di ore, e quindi quando questi si erano già allontanati indisturbati; non vennero nemmeno la notte in cui chiamammo perchè mia mamma che dormiva nel suo letto era stata raggiunta ad una gamba da una bottiglia di vetro proveniente dalla piazza, alle 02.00 di notte.
I Carabinieri hanno chiamato quindi la Polizia, dopo oltre mezz’ora sono giunte due donne dei Vigili Urbani, con un uomo, a cui parlavano con molta deferenza, tant’è che abbiamo pensato si trattasse del Comandante dei Vigili, era in realtà il “padre della vittima”.
Hanno preso i dati miei e di mia madre, dicendo che molti testimoni (la folla urlante) diceva di avermi vista aggredire il ragazzo; non riuscivano a contenere la folla che urlava nè hanno chiamato per ricevere soccorso mentre tutti gridavano “arrestatela”, “musulmani terroristi”, ” te la faremo pagare”, molti hanno fatto delle foto con i cellulari, quando abbiamo chiesto se li avrebbero dispersi ci hanno risposto: “non possiamo fare nulla”
Nella notte fino a tardi qualcuno è rimasto ad urlare, e stamane alle 11.00 circa hanno ripreso a citofonare con insistenza e quando mia mamma è uscita sul balcone a ritirare la biancheria dei ragazzini le hanno urlato: “mamma della musulmana facci un xxxx!”
Abbiamo trovato sul balcone anche una pietra, poco male, avevamo chiuso tutte le tapparelle ed gli infissi interni.
Sono italiana, figlia di italiani, ho abbracciato l’Islam, e indosso il velo ma il velo che indosso fa di me una straniera nella mia terra, bersaglio scaccia noia di questa città, grazie Barletta.