La libertà dell’Islam!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

Allah

Lasciate che vi porti in viaggio con me, sul cammino che mi ha portato alla verità; tutte le domande sulla vita e sulla morte risposte in un libro, il motivo per cui siamo qui e la giusta strada da seguire. La libertà … dell’Islam.

I miei genitori sono italiani. Mio padre è siciliano e mia madre del Nord, ma sono nata e cresciuta in  Gran Bretagna.

Ero una brava ragazzina, brava a scuola, fino a un certo punto. Quando entrai nell’adolescenza praticamente mi misi sulla strada della distruzione, godendo solo delle cose superficiali nella vita, felice solo quando le cose andavano bene nella mia vita e disperata non appena andavano male. Crescendo, peggiorai. A 17-18 anni pianificavo le mie settimane riempiendole di notti all’insegna dell’alcool in discoteche. La mia vita ruotava attorno a cattive amicizie e relazioni. Me ne andai dalla casa dei miei genitori a 19 anni, ed il mio rapporto con loro si deteriorò, perché ero senza controllo e non sapevano come gestirmi.

Ho sempre creduto in Dio, anche da bambina, sebbene i miei genitori non fossero per niente religiosi e non mi avessero mai portata in chiesa. Tuttavia, vi fu un punto della mia adolescenza in cui cominciai a frequentare una chiesa con una mia amica, che mi aveva fatto conoscere questa particolare chiesa a cui andava lei. Quindi, desiderai molto entrare nel Cristianesimo, sentivo una connessione emotiva con esso; ma il problema era che andavo in chiesa la domenica, guardavo la gente pregare, cadevo di fronte a Dio, cominciavo a parlare in strane lingue e poi la gente veniva da me a chiedermi se fossi stata salvata … non sapevo se fossi stata salvata o no, ma sapevo che la Chiesa non era abbastanza potente da cambiarmi. Una volta uscita dalla chiesa, il giorno dopo uscivo a bere e a commettere altri peccati. Stavo male dentro di me a volte, ma non mi importava abbastanza di quello che il Cristianesimo diceva per cambiare! La cosa principale con cui non potevo fare i conti era la trinità: perché Dio è 3? Perché devo pregare Gesù per raggiungere Dio? Per me non aveva alcun senso. Trovavo anche molte contraddizioni nella Bibbia, ed il fatto che ci fossero così tante Chiese di confessioni diverse, che predicavano cose diverse, con diverse versioni della Bibbia … continuavo a chiedermi “quale devo seguire? Quale ha ragione? Come faccio a saperlo?” Queste erano solo alcune delle domande che nessuno in chiesa sapeva rispondere e a cui neanche io sapevo dare risposta.
Pur avendo avuto la mia battaglia con il Cristianesimo, come avevano fatto anche i miei genitori (per questo non mi avevano mai insegnato niente a riguardo), questa era comunque l’unica cosa di cui sapevo qualcosa, non sapevo assolutamente niente di nessun’altra religione. Probabilmente l’Islam era quella di cui sapevo meno di tutte, ed ero pressoché convinta che fossero tutti un po’ pazzi. Non avevo neanche alcun interesse a cambiare religione, e mai avrei pensato che sarei stata abbastanza forte da intraprendere un viaggio alla ricerca della verità, e mai in vita mia avrei pensato di prendere anche solo in considerazione di diventare musulmana. Non era da me, quello non era il tipo di persona che ero … ma il potere di Allah, l’Altissimo e l’Onnipotente, è incredibile.

Nel mio periodo turbolento, incontrai un uomo; era musulmano, ma sulla mia stessa strada distruttiva, nello stesso giro. Ci conoscevamo si e no, e ci incontravamo tra amici nell’ambiente delle discoteche. Ad un certo punto della sua vita, decise di staccarsi dalle cattive compagnie e allontanarsi dalla sua vita sregolata per studiare e rimettere in sesto la sua vita. In quel periodo gli facevo visita, lo vidi pregare e pensai che fosse un po’ strano. Poi un giorno iniziammo a parlare di religione. Gli parlai di tutte le cose che non riuscivo a capire sul Cristianesimo e di tutte le sue contraddizioni, pensando che queste esistessero in tutte le religioni. Mi disse, “Non nell’Islam. L’Islam è semplice. Crediamo in un Dio a cui preghiamo, e che tutti i profeti fossero messaggeri dell’unico vero Dio.” Mi fece riflettere. Questo era quello che, in qualche modo, avevo sempre creduto anch’io. Ero abbastanza incuriosita, ma allo stesso tempo anche sulla difensiva; pensavo che tutto questo fosse qualcosa di completamente estraneo. Dopo un po’di tempo, e dopo aver letto qualche volantino, diventai molto curiosa e iniziai a chiedermi cos’altro l’Islam dicesse. Dopo essermi fatta coraggio, mi sentii pronta, e gli chiesi di farmi avere una traduzione del Corano in Inglese. Avevo intenzione di leggere solo qualche pagina per soddisfare la mia curiosità; non mi feci alcuna pressione … ma subhanallah, sia Gloria all’Altissimo, fui incredibilmente scioccata da quello che lessi. Mi fece piangere, mi “spezzò”, mi sbalordì. Non ci sono parole per descrivere il modo in cui ogni domanda che mi fossi mai posta nella vita fosse risposta in un unico libro. Parlava delle donne, di famiglia, spiegava tutto sulla vita e sulla morte: una guida alla vita su cui non potevo dubitare, completamente logica, senza la minima contraddizione. Fu un’esperienza così forte che cominciai a vedere la vita diversamente.
Mi resi conto che la vita è così breve e tutte le cose di cui mi preoccupavo non contavano nulla, erano così superficiali. Mi accorsi che questo libro liberava la donna; pensavo di essere libera, ma in realtà ero intrappolata nell’aspetto mondano di questa vita: come apparivo e mi vestivo. Pensavo di essere liberata, che nessuno avesse potuto impormi cosa fare, di essere padrona di me stessa, ma mi accorsi di quanto fossi OPPRESSA per il fatto di essere come ero e vestirmi con minigonne ed abiti provocanti. Capii che l’Islam è la vera libertà ed il fatto che Dio mi dicesse di coprirmi era il modo che Egli aveva scelto per onorare la donna, dicendole: ‘Non essere schiava della società, sii modesta e comportati in maniera rispettosa così la gente vedrà chi sei veramente dentro di te, ed otterrai il rispetto che meriti dagli altri’. Dopotutto, dovremmo fare tutto per il nostro Creatore, non per la gente che non resta nella nostra vita. Scoprii in cosa consistesse la vera liberazione e la provai. Tra tutte le cose che avevo letto, sapevo che questa poteva essere solo la vera parola di Dio. Anche il fatto che il Corano sia rimasto intatto, non cambiato né alterato per centinaia e centinaia di anni, che ne esistesse una sola versione, rese il potere di quelle parole ancora più forte … Quindi, ora che sapevo per certo che quella era la verità, che l’avevo trovata, mi imbarcai nel mio viaggio, durante il quale parlai anche con dei sacerdoti. Volevo essere sicura ed avere completa convinzione prima di accettarlo, perché sapevo che avrei incontrato molte critiche lungo il cammino. I preti non seppero darmi risposte; quando ponevo una domanda che né loro, né la Chiesa o la Bibbia fossero in grado di rispondere, dicevano :”È un mistero”. Così fui convinta e – Alhamdulillah – nel Dicembre del 2006 feci il passo decisivo ed accettai l’Islam; pronunciai la Shahaadah, non volevo essere persa nella vita neanche per un secondo di più. La dissi da sola, nella mia stanza, e provai libertà. Una settimana dopo, la pronuncia nella moschea, di fronte ad alcuni testimoni.

È qui che la mia vita è veramente cominciata. Mi sento come se fossi stata scelta, benedetta dall’Onnipotente, e dire che sarò eternamente riconoscente non gli rende giustizia. Qualsiasi calamità si abbatta su di me, da quel giorno so di avere Allah (sia Gloria a Lui l’Altissimo) al mio fianco e a cui poter chiedere aiuto per superarla. Qualsiasi problema mi si presenti, con la mia famiglia, la società e la vita in generale, lo posso affrontare perché ora sono forte ed ho la fede dentro di me.

Sono stata benedetta e – in sha Allah – sarò sempre immensamente riconoscente per aver trovato la verità, l’Islam.
Lisa
Ringraziamo la sorella per la pubblicazione!

Quando tutto il mondo è… paese :) AlhamduiLlah per l’Islam!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

in volo

AlhamduliLlah!… Stavo per intraprendere un viaggio speciale, perché ero in partenza per incontrare il mio futuro marito, per trasferirmi finalmente in un paese musulmano, per cambiare vita in sha’a Llah!

Avremmo dovuto prendere il treno per Milano e poi verso l’areoporto per poter salire infine l’aereo. Fu così che il mattino mi svegliai di corsa, mi preparai in fretta, indossai il mio amato niqab e corsi per raggiungere mio padre, che mi aspettava giù in macchina.

Il viaggio alhamduliLlah andò bene, se non fosse per le gentili poliziotte nella stazione che si proccupano sempre del fatto che io possa soffocare dietro al mio amato vestiario religioso (più che altro non si capacitano di come una ragazza possa “chiudersi dentro una gabbia” come la pensano loro… eheh, non sanno che il niqab per me è come la protezione della conchiglia per la perla, alhamduliLlah, e che il fatto di indossare lo stesso vestito che portarono le Sahabiyyat -compgne del Messaggero pace e benedizione su di lui- è fonte di un’immensa felicità per me, che Allah l’Altissimo ci possa riunire con loro il Giorno del Giudizio, amin!). Queste si guardarono prima silenziose, poi si misero a parlare affannosamente al cellulare e intanto si guardavano e borbottavano, quando improvvisamente giunse la “Freccia Rossa”, il nostro treno, e Allah ci risparmiò le loro attenzioni, alhamduliLlah.

Ora alhamduliLlah mi trovo in un paese musulmano, porto tranquillamente il mio niqab e auguro a tutte le ragazze di poter fare presto altrettanto, in sha’a Llah!

Il mio prezioso… Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu ‘alaykum wa rahmatuliallah care sorelle,

Volevo raccontarvi la mia storia riguardo l’Hijab!
Innanzitutto all’età di tre anni mi trasferii dal Marocco in Italia con la mia famiglia, e all’età di dieci anni indossai per la prima volta il mio Hijab; nonostante fossi abbastanza piccola, sentivo, uscendo di casa, di aver fatto una scelta bellissima indossando questo piccolo indumento che proteggeva la mia femminilità.
Al tempo frequentavo la quinta elementare, e sentivo, appena salita sul bus che tutti gli occhi erano su di me, ma nessuno osava criticarmi per mio abbigliamento islamico.
Arrivata a scuola però le maestre mi chiesero: Come mai lo hai messo? Se i tuoi genitori ti costringono ce lo puoi dire che prendiamo seri provvedimenti… (le solite frasi che ci sentiamo dire anche a vent’anni e passa!)… Purtroppo però con queste continue pressioni finii per cedere ai ricatti delle maestre, dopo averlo portato per un mesetto o due 😦
Esse infatti mi dicevano continuamente: Vediamo che ti distrai (visto che non ero abituata a tenerlo me lo sistemavo continuamente)… Magari è a causa dell’Hijab che fai fatica a sentire la lezione… Sei troppo piccola per esser sottoposta a questa tortura (!)… Parliamo noi coi tuoi genitori per farli cambiare opinione…! E tante di queste frasi, a cui una bimba di dieci anni vorrebbe rispondere, senza avere la forza sufficiente per farlo!
Infine chiamarono mio padre a scuola, gli “spiegarono” le loro ragioni (il cui unico obbiettivo era quello di convincerlo a farmelo togliere), cosa inutile visto che mio padre fin dall’inizio aveva detto che la decisione spettava unicamente a me…
Così tutte le pressioni si riversarono su di me, che purtroppo amareggiata e triste fecero in modo che cedessi alle forzature, e dal giorno seguente al colloquio smisi di portare il mio prezioso Hijab!
 Al tempo intuivo che c’era qualcosa che non andava!… Sembrava che quel piccolo Hijab piacesse solo a me e a mia madre (visto che anche lei lo portava, alhamduliLlah!), ma che non piacesse a nessun altro in Italia… Mi chiedevo: Chissà come mai ce l’hanno così tanto con il mio velo?!
Dopo la grande delusione di non esser riuscita a resistere alle pressioni delle insegnanti delle elementari volli riprovare due anni dopo, quando frequentavo già la seconda media. Quell’anno finalmente trovai il coraggio per rimetterlo e riaffrontare il mondo… questa volta più convinta che mai! All’inizio mi sentivo a disagio, ma resistetti alle difficoltà e non lo tolsi più, fino ad oggi, e ne vado fiera… AlhamduliLlah!
All’inizio conoscevo la mia religione (l’Islam) solo tramite la mia famiglia, ma dall’età di tredici/quattordici anni cominciai a frequentare la scuola di arabo tutte le domeniche, iniziai a fare le mie ricerche tramite internet e fu così che trovai preziosi siti islamici, video, forum ecc… che mi aiutarono ad approfondire la conoscenza relativa alla fede. SubhanaLlah più conosco l’Islam e più mi piace ..alhamduliallah ‘ala ni’mata l’islam (alhamduliLlah, ringrazio Allah per il dono dell’Islam!).
Essendo musulmana di nascita ma cresciuta in Italia non riuscivo a vedere il vero valore dell’Islam, questo sicuramente per la brutta propaganda che ne fanno i mass media in questo paese!.. Queste cattive informazioni han fatto sì che la gente comune avesse un cattivo pregiudizio sui musulmani, visto soprattutto che essi non conoscono il vero Islam e non lo hanno mai visto praticato interamente, come sistema di vita che abbraccia tutti gli aspetti del quotidiano.
Volevo dire inoltre che ad oggi non sono ancora riuscita a mettere l’Hijab come desiderei fare (vestendo in maniera più coprente, indossando le gonne, la abaya e il Khimar -il velo che scende coprendo le spalle e il petto-) per il fatto che a lavoro uso i pantaloni e non so se riuscirei a stare con la gonna, ma faccio del mio meglio per uscire coperta e rispettosa della mia amata fede!.. AstaghfiruLlah, chiedo perdono ad Allah, se faccio talvolta qualche errore.
Sento che l’Hijab mi valorizza come persona e mi fa uscire dalla logica della donna-marionetta della società che ci vuole tutte perfette, truccate e pronte a sedurre il passante di turno! Quando esco di casa sono felice di compiacere Allah ‘azza wa jalla -Gloria a Lui l’Altissimo!- e non lo sguardo degli uomini e inizio così a sentirmi soddisfatta e felice. Talvolta è dura, lo ammetto, ma ne vale la pena. ❤
In sha Llah vorrei tornare in Marocco quest’estate… definitivamente. Ho in mente molti progetti, come ad esempio quello di indossare correttamente l’Hijab al 100%, quello di studiare arabo e tajweeed del Qur’an (le regole per la corretta lettura)… Allahumma yassir kulla umurina, oh Allah facilitaci in tutte le nostre faccende!
uhibbukum fi allah
ukhtukum Rachida

Perché sono musulmana…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

muslima

Riportiamo la testimonianza della nostra cara sorella, comparso col titolo

Una vita diversa dalla vostra?

su Kelebek Blog http://kelebeklerblog.com/2012/06/22/una-vita-diversa-dalla-vostra/

Mi chiamo Muslimah per i miei fratelli e sorelle nell’Islam;
vivo nella terra delle contraddizioni, dove la “malanova” (1) non è un personaggio di fantasia nato dalla penna di qualche scrittore, ma un essere umano, una donna, realmente esistita, che ha dovuto cambiare tutta la sua vita rinunciando ai propri affetti per poter continuare a vivere, o meglio sopravvivere;

Risale a sei anni fa il mio ritorno all’Islam, in questa terra dove il diverso non ha mai fatto paura, prima di quell’undici settembre, (2) in questa terra dove le radici riaffiorano aprendo i cassetti delle nonne, che ancora conservano “l’hijab” con il quale uscivano di casa per andare a messa, e negli stretti vicoli, le anziane signore ancora salutano dicendoti “vai in pace figlia mia”.

Ho affondato le mie radici in questa terra 32 anni fa, e nonostante le sue mille contraddizioni l’ho sempre amata, e continuerò ad amarla… sempre.

Tre fratelli, due amiche cristiane e un padre testardo,”che non ha mai accettato il mio ritorno all’Islam” e che viene continuamente provocato dalla gente per le amicizie della figlia con gente straniera… e che molto probabilmente se venisse a sapere di tutta questa storia mi butterebbe fuori casa ! …

questo è tutto quello che rimane dei miei affetti;
Si … questo e nient’altro;

Questo e nient’altro perché quel metro di stoffa che ho deciso di portare in testa, “l’hijab“, ha completamente cambiato la mia vita (3), in questa terra dove le croci d’oro possono essere tranquillamente esposte tra i seni, ben in vista, ma non ci si può permettere di coprirsi il capo (perché è un lusso riservato solo alle suore e alle madonne) e non ci si può permettere di testimoniare apertamente che Dio è uno solo, perché a prescindere da ciò che dici, se sei musulmana, detto da te è peccato; anche il solo ascoltarti!

Straniera nella mia nazione, e circondata da altri stranieri che come me, (4) hanno conosciuto prima l’anarchia e poi la democrazia, (5) “e analizzando i limiti di Tocqueville” , hanno trovato infine solo nell’Islam i valori che stavano rincorrendo da sempre e nei quali hanno da sempre creduto fermamente, cioè che Dio è uno solo e non ha mai fatto preferenze per nessuno, e questo anche quando l’Islam gli era sconosciuto…, e nonostante questo, non hanno mai smesso di rispettare le leggi del proprio stato.

Straniera … e costretta a vivere dietro un monitor, circondata da altri “Alias” che come me hanno sempre rincorso “il sogno” di una vita che viene definita da questa società come “utopica”; il sogno, di poter “convivere” insieme, senza l’obbligo di doversi necessariamente “integrare”; il sogno, di una vita nella quale nessun uomo prevale su un altro uomo… e si riesce a vivere nel rispetto reciproco che Dio … God… Dieu … Allah… ci ha imposto nella più antica delle leggi che nessun uomo è riuscito mai a cambiare …

Ho attraversato il mare, per vedere con i miei occhi, la terra dalla quale fuggono milioni di
persone in cerca di una vita migliore; ed ho camminato tra palazzi altissimi che si alternavano a baracche dove i tetti sembravano schiacciarsi sotto il peso delle parabole, che non hanno risparmiato neanche quest’angolo di mondo, dove i bambini giocano e si rincorrono sulla terra umida, e inseguono un pallone che ancora non è né virtuale né telecomandato, ed ho rivisto nei loro occhi e nei loro sorrisi, la felicità di un’innocenza che nel mio occidente non ritrovo più. ( … riferimento al libro “Bambini Psicoprogrammati” di A. Randazzo, casa editrice Il Leone Verde) (6)

Ho visto il ricco troppo ricco, e il povero troppo povero, ed ho pregato dietro donne che indossavano calzini talmente consumati, che la stoffa no ne ricopriva più, neanche mezza pianta, di quei piedi troppo logorati dalla fatica, e quell’immagine davanti ai miei occhi pesava sul mio cuore più di un macigno…;

Un macigno che ad ogni sujud (prostrazione) quasi mi impediva di rialzarmi, per la vergogna e la costernazione che provavo, quando quell’immagine si ripresentava davanti ai miei occhi;

Sono tornata in Italia con il cuore soffocato da mille pensieri e con un bisogno incontrollabile di raccontare ciò che avevano visto i miei occhi, ma al controllo bagagli un tesserino della polizia piazzatomi davanti la faccia ha interrotto ogni mia emozione e ogni entusiasmo, e senza neanche capire il perché, mi ritrovo qui adesso a raccontare, non più le emozioni di un viaggio lontano, durato troppo poco, ma il racconto di una ragazza normalissima, che dall’oggi al domani si è ritrovata sulle spalle un accusa di terrorismo islamico, il cui gravissimo reato si configura all’art. 270 quinquies del codice penale, e che si è fatta promettere dalla polizia che il suo nome non verrà sbattuto sui giornali, non per la vergogna di essere musulmana “anzi al contrario ne sono orgogliosa” ma per il solo timore di ferire un padre troppo vecchio, che non potrebbe mai capire il perché di tutto questo … e sinceramente ancora non l’ho capito neanche io!

Una vita semplice, un lavoretto da badante che mi permette di guadagnare 300 € al mese, con il quali mi mantengo gli studi universitari da quando mia madre è morta; Un padre anziano, che ha un costante bisogno di attenzioni, e un pc che mi permette di mantenermi in contatto con le mie sorelle nell’Islam, per poter scambiare con loro impressioni e opinioni sull’Islam… questo è tutto quel che possiedo …

Sono entrati in camera mia, e filmando con una piccola telecamera quell’angolo di paradiso di 2 metri per 3, mentre effettuavano la perquisizione …

mi hanno portato via, parte della muffa che affiorava dalle pareti “che gli è rimasta attaccata sui giubbotti” e insieme a quella, mi hanno portato via anche il mio inseparabile computer, la pendrive e i cd … e infine i libri di chimica che erano salvati nel pc e che mi sarebbero serviti per poter sostenere l’esame di giugno, e che molto probabilmente non sosterrò mai più perché adesso, con quelle 300 € mensili dovrò pagarmi le spese dell’avvocato, per una causa che probabilmente durerà anni…

La mia unica colpa !? … un ex ragazzo coinvolto in un’ indagine per terrorismo islamico, dal quale sono scappata via perché non sopportavo più il modo in cui mi trattava e perché assolutamente non potevo accettare il modo con il quale si rapportava con la gente; poiché era diventato troppo ostile verso tutti “compresi gli stessi musulmani” e i rapporti tra noi si erano deteriorati a tal punto che oltre alla completa rottura delle frequentazioni; quando parlavo del tempo passato insieme a lui con le mie amiche, facevo riferimento a quegli anni chiamandoli “i 4 anni di inferno”…

Ripenso a quei momenti, come se fossero la scena di un film, … mi fanno leggere un foglio indicandomi la parte in cui veniva riportato “POICHE … sussiste la possibilità che la signora… detenga nei supporti informatici o sulla stessa persona materiale inerente attività di terrorismo, quali manuali per costruire ordigni e libri per l’addestramento al jihad e altre attività terroristiche…si procede alla perquisizione ecc ecc … ;

Alla vista di quelle accuse ho sgranato gli occhi esclamando:

“ma per carità … ma non esiste proprio…… ma prendetevi tutto quello che vi serve, non ho assolutamente nulla da nascondere.. computer, pendrive, cellulare, macchina fotografica, valigie…non voglio niente .. e in ultimo gli ho fornito spontaneamente anche i dati del mio account di posta elettronica per potervi accedere liberamente direttamente dal server” … e a quella mia reazione forse loro erano più sgomenti di me … ;

e oggi, a distanza di pochi giorni leggo su internet, nel sito del Senato della chiusura dei blog (7) nei quali aiutavo la sorella Aicha Farina a pubblicare i libricini per bambini con le favole, e i racconti sul Ramadan, Hajj e le storie dei profeti… e vi prego qualcuno mi spieghi cosa sta succedendo, perché se vengo a sapere tramite un articolo pubblicato su internet dalla polizia, (8) che la stessa pensa di me, che sono più pericolosa delle mie sorelle che sono nate musulmane allora c’è seriamente qualcosa che non va ed ho paura!

L’avvocato d’ufficio che mi è stato assegnato al momento del fermo (una donna gentilissima e comprensiva) continua a dirmi che devo stare tranquilla e che non mi devo preoccupare di nulla.. ma io non so più cosa vuol dire dormire la notte… e quando guardo mio padre negli occhi, mi pervade un senso di angoscia che non riesco a controllare…;

Perché io appartengo ad una generazione che è cresciuta su internet … che è stata abituata a indagare sulle notizie e a verificarne la fonte… ; mentre lui è cresciuto davanti ad una tv che va avanti a senso unico… e nella quale non fanno altro che mandare messaggi islamofobi (dai dibattiti ai telefilm che parlano continuamente di terrorismo islamico e mostrano uomini con i turbanti e la barba lunga che fanno sempre la parte dei cattivi… ) quindi sono certa che non sarebbe mai in grado di capire che sua figlia è la stessa di sempre… così come non sono stati in grado di capirlo i miei fratelli di sangue, che appena appresa la notizia dell’avviso di garanzia hanno cominciato a guardarmi con sospetto … rendendo la propria sorella non solo estranea in patria ma anche estranea in casa propria.

Ricordo che una delle prime cose belle che ho appreso dell’Islam, è stato il senso di fratellanza (e per intenderci cito il Prof. Riccomini il quale durante una conferenza dal titolo “Islam mille anni di Arte” (9) (il cui video (10) è reperibile su internet da Arcoiris Tv), disse più o meno quanto segue: “I musulmani sono tutti riuniti insieme in un unica comunità che chiamano “Umma” la cui parola deriva dalla radice “Umm” cioè “Mamma”, come se fossero tutti figli di un unica madre… e non a caso sono l’unico popolo che a fronte di un conflitto che colpisce i propri fratelli e sorelle nei loro paesi musulmani, scendono tutti in piazza a manifestare e protestare, per l’ingiustizia subita, in ogni parte del mondo, anche se il conflitto è ben lontano da loro e dalle loro case…

E queste parole si fanno ancora più pesanti quando mi rendo conto che a non accettarmi “non è solo la mia società occidentale” ma anche i miei stessi fratelli di sangue “per quale colpa? … per aver scelto l’Islam !”…

e la responsabilità di tutto questo non è nell’Islam …

ma nell’accanimento mediatico che si continua a perpetrare “contro” l’Islam! …

Ho letto tempo fa su internet, l’affermazione di uno studioso tedesco musulmano, che quando gli venne chiesto a proposito del terrorismo e l’Islam; Rispose:

Chi ha iniziato la prima guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha iniziato la seconda guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha ucciso circa 20 milioni di aborigeni in Australia? I Musulmani? Chi ha inviato le bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 100 milioni di Indiani del Nord America? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 50 milioni di indiani in Sud America? I Musulmani? Chi ha preso circa 180 milioni di africani come schiavi per poi gettarne l’88% di loro in pieno Oceano Atlantico? I Musulmani? No, non erano i Musulmani! Quindi … prima di tutto, è necessario definire correttamente il terrorismo … perché non è possibile che se un NON-musulmano commette qualcosa di sbagliato .. allora è un REATO. Ma se lo stesso reato lo commette un Musulmano … allora è un TERRORISTA … ;quindi prima di tutto è necessario rimuovere questo doppio standard … così forse possiamo davvero cominciare a dialogare serenamente!

Non sono in grado di sapere cosa c’è nel cuore e nella mente delle persone che invitano il prossimo a compiere stragi e atti terroristici in nome di un Dio che non gliene ha data nessuna autorità , ma posso affermare che quella gente causa un danno enorme sia all’Islam che agli stessi musulmani…oltre che al mondo intero… ; quindi non mi rappresenta!

E se dovete necessariamente considerarmi una terrorista; allora questo prendetelo come il mio jihad;

il jihad di una parola di verità per far chiarezza in questa valanga di menzogne fatte di ipotetici profili psicologici che non ci identificano affatto, e credo che in queste poche righe ho racchiuso il pensiero di molte delle mie sorelle musulmane ” italiane “ … che come me, sono certa si sentono ferite da questo accanimento mediatico; e a questo punto, se davvero ci considerate tutte delle probabili aspiranti terroriste, per la sola colpa di voler scoprire la storia della nostra Ummah, o capire il perché di tutti i massacri che stanno avvenendo in tutto il mondo, allora siamo qui a vostra disposizione, arrestateci tutte!

Note

(1) – Libro scritto da Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica,che ha raccontato nel romanzo “Malanova”, edito da Sperling & Kupfer, la storia di una ragazzina calabrese di 13 anni, violentata dal branco; La sua unica colpa è stata quella di ribellarsi all’omertà , e da quel giorno la sua vita è diventata un incubo. http://www.metropolisweb.it/Rubriche/Libri/malanova_ultimo_libro_cristina_zagaria.aspx

(2) – Dieci anni sono passati da quell’11 settembre che ha cambiato la storia del mondo, avviando la guerra infinita contro il terrorismo internazionale. I dubbi su quella vicenda si sono ingigantiti, diventando certezze. Non 19 terroristi, da soli, hanno attaccato l’America, bensì un pugno di terroristi “di stato” (occidentali e amici dell’occidente) con passaporti americani, israeliani, pakistani, sauditi. Osama bin Laden non è mai stato incriminato, sebbene, in suo nome, siano state combattute due guerre (contro l’Afghanistan e contro l’Iraq) che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti civili e che non sono ancora terminate.

Guantánamo è rimasta in funzione nonostante le promesse di Obama. Nessun processo contro nessun presunto colpevole è stato celebrato in questi dieci anni. Non ci sono prove che Osama bin Laden sia stato l’organizzatore dell’attentato; le due torri gemelle non sono state abbattute dall’impatto degli aerei e dai susseguenti incendi; nelle due torri gemelle ci sono state decine di esplosioni, antecedenti e successive all’impatto degli aerei; tre torri e non due caddero quel giorno, tutte e tre in caduta libera, in violazione di tutte le leggi della fisica; nessuno dei quattro equipaggi degli aerei dirottati innestò il codice 7500, cosa inspiegabile; il pilota presunto del volo AA77, che colpì il Pentagono, non poteva effettuare la manovra che viene descritta nella spiegazione ufficiale; il vice presidente degli USA, Dick Cheney si trovava nel bunker di comando ben prima che AA77 colpisse il Pentagono, mentre egli affermò il contrario. Gran parte dei “risultati” della Commissione ufficiale d’inchiesta (contenuti nel “9/11 Commission Report”) sono completamente inutilizzabili di fronte a qualunque tribunale perché ottenuti con l’uso sistematico della tortura contro i prigionieri. Nessuno dei torturatori è stato incriminato. Tutte le regole democratiche sono state violate, sia dentro che fuori degli Stati Uniti. L’Europa intera è divenuta complice ospitando prigioni segrete, permettendo l’atterraggio illegale di aerei con prigionieri a bordo nei propri aeroporti. Polonia, Romania, Lituania, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo sono stati direttamente coinvolti in queste operazioni criminali. Il segreto di Stato ha coperto la verità : che l’Europa e i suoi servizi segreti sono stati e sono agli ordini dell’Impero americano. Ultima perla: due dei terroristi, che sarebbero stati a bordo del volo AA77, al-Anjour e al-Mihdhar, vissero gli ultimi dieci mesi prima dell’11/9 in casa di un agente dell’FBI , a San Diego, California, e furono finanziati da un altro doppio agente dell’FBI e dell’Arabia Saudita. Erano protetti da un servizio segreto americano, entrarono negli Stati Uniti con un visto multiplo, concesso loro da un altro servizio segreto americano. Parlare di “errori”, o di “incompetenza” è ormai impossibile. Si deve parlare di connivenza e di partecipazione attiva. Ma se aspettiamo che Barack Obama ci dica la verità , aspetteremo invano. Lui ha assunto le vesti del vendicatore uccidendo per l’ennesima volta, il già defunto Osama bin Laden e seppellendolo in mare. Credere a questa storia e credere agli asini che volano è la stessa, identica cosa. (Inchiesta di Giulietto Chiesa) http://www.zerofilm.info/Contenuti/Articolo.aspx?IDContenuto=479

(3) – … i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia, i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto… https://storiedalloccidente.wordpress.com/2012/05/19/il-mio-amato-hijab/

(4) – Per lottare contro le discriminazioni Silvia Layla Olivetti ha fondato un movimento per la tutela dei diritti dei musulmani. Riceve telefonate minatorie e aggressioni verbali. Non ama il termine convertita, preferisce: “ritornata all’Islam”, da italiana si sente sospesa, un po’ apolide e un po’ cittadina: “Culturalmente le migranti maghrebine hanno più libertà di me. Nessuno si meraviglia se un’araba porta il velo ma se lo indosso io vengo guardata con sospetto. Il contesto sociale in cui vivo non mi permette di essere pienamente me stessa. Provo una condizione di anomia, non sono più com’ero ma non sono ancora come vorrei essere. Mi sento straniera in patria. Cerco di integrare i due aspetti, è un lavoro faticoso che comporta un continuo processo di sottrazione, sia come italiana che come musulmana>>.http://www.noidonne.org/barcamp.php?ID=00010

(5) – La dittatura della maggioranza è quel concetto politico che esprimerebbe, secondo il suo primo teorizzatore Tocqueville, il limite della democrazia moderna. Infatti laddove c’è un sistema democratico, la maggioranza “decide” e non tiene in considerazione la visione espressa dalla minoranza che può invece essere autorevole o talvolta più adeguata ad un determinato contesto.

(6) – Il problema è assai complesso, e dire ” la Tv fa male al bambino, limitiamola a due ore al giorno” equivale a non averne capito la portata. Non è soltanto per quanto tempo il bambino guarda la Tv , ma cosa guarda e “come” guarda.

Mentre durante la lettura il bambino è attivo, può elaborare mentalmente le immagini che il libro evoca, e può scegliere fra un panorama ampio e diversificato di temi, la tv esercita un effetto ipnotico sul cervello. La lettura, anche se viene fatta in solitudine, è creativa e stimola l’immaginazione, mentre lo schermo televisivo paralizza e blocca la creatività …. Il bambino che guarda lo schermo televisivo per alcune ore al giorno, riduce l’attività motoria e cognitiva. E’ indotto ad alterare la propria percezione della realtà , in quanto egli non è ancora capace di considerare i programmi televisivi come pura finzione. La realtà virtuale dello schermo è per lui una pericolosa intrusione, da cui non sa difendersi. Come osserva lo scrittore Guido Ceronetti, “chi accende la televisione spegne il bambino”. Recensione : (http://www.disinformazione.it/bambini_psicoprogrammati.htm) Anteprima del libro : ( http://books.google.it/books?id=Txbe8QFRXfoC&pg=PA10&dq=bambini+psico+programmati+casa+editrice+leone+verde&hl=it&sa=X&ei=A1HHT_uGKIjm4QTC7JHlDg&ved=0CFUQ6AEwAg#v=onepage&q&f=false )

(7) – Dal PD e dai Radicali è stato lanciato l’ennesimo allarme, attraverso un interrogazione parlamentare: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=658647 

«La lotta al terrorismo non ci deve far calpestare i diritti civili: adesso gli inquirenti facciano chiarezza, perché non è chiaro se ci siano in effetti contenuti illegali su quei siti», dice Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e noto per le proprie battaglie sui diritti degli utenti. «La faccenda è molto strana: quei siti non hanno nemmeno le caratteristiche tipiche di covi terroristici. Hanno nomi e cognomi dei curatori, sono in italiano, messi su normali piattaforme; mica sono su server crittografati del Bahrein, per intenderci».

(8) – Citazione :

“La convertita aveva creato anche un blog, in italiano, significativamente intitolato Il Mujahidino – dedicato alla Ummah di domani: per tutte le bambine e i bambini musulmani.

In realtà , il blog era dedicato più che ai bambini ai loro genitori, in particolare alle madri, alla scopo di fornire loro esempi di indottrinamento religioso radicale. -” http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699

(9) – Riccomini è in video e spiega l’arte dell’Islam
12 febbraio 2002 — pagina 8 sezione: BOLOGNA

REGISTRATA nel ’91, alla Multisala di via dello Scalo, quando ancora il tema non era una ‘emergenza’ , la conferenza-lezione su ‘Islam. Mille anni di arte’ di Eugenio Riccomini è ora un video, prodotto da Eidostudio. A presentarlo, oggi alle 18 alla Feltrinelli International (via Zamboni 7/b) ci saranno lo stesso Riccomini e Giulio Soravia, docente dell’ Ateneo bolognese ed esperto di cultura islamica. ‘Già allora mi ero accorto di una lacuna molto grande – spiega il professore – sulla conoscenza dell’ arte islamica. Non se ne sapeva nulla anche se, in pratica, è la prosecuzione dell’ arte antica. Gli arabi mussulmani, usciti dal deserto, si sono trovati davanti a due colossi dell’ arte: il mondo Bizantino già erede del classicismo romano ed ellenico e l’ arte Persiana, di antichissima storia. In poco tempo hanno conquistato sia la Persia che parte del regno bizantino, trovandosi a disposizione architetti, scultori, mosaicisti di provata esperienza, tanto da riuscire a dare vita a modelli artistici importantissimi’ . La presentazione parte quindi dalle immagini più antiche, dell’ arte persiana, greca e romana per arrivare alla realtà dell’ Islam ottomano. (p. n.)

(10) – http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=887

Un’eroina di nome Stephanie!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

…dal blog della cara Um Usama, jazaha Llahu khairan http://lamadrasadibaraka.wordpress.com/2012/06/02/una-sorella-aggredita-e-umiliata-dalla-polizia-belga-a-causa-del-suo-niqab/

Bruxelles/Molenbeek-Saint-Jean

Stéphanie è una musulmana belga che indossa il niqâb da quattro anni. Giovedì scorso un controllo d’identità da parte della polizia è degenerato e la giovane donna è stata malmenata e umiliata dalla polizia, nonostante avesse ottemperato alle richieste degli agenti, mostrando loro la propria carta d’identità e scoprendo il viso per il riconoscimento, sulla pubblica via.

Trascinata al commissariato, un gruppo di poliziotte le ha chiesto di rimuovere tutti i suoi abiti, per procedere alla perquisizione corporale. Secondo la testimonianza della sorella, il chiaro scopo degli agenti in questione era soltanto quello di umiliarla, non avendo ella commesso altro “reato” se non quello di aver indossato il niqâb! La sorella ha dunque rifiutato; sono allora intervenuti degli altri agenti (uomini) che l’hanno ammanettata e le hanno strappato il jilbâb e tutti gli abiti. Nella colluttazione, Stéphanie stava per essere strangolata, mentre gli agenti si sedevano sopra di lei e la schiacciavano al suolo. Uno degli agenti ha poi mimato il gesto di violentarla, chiamandola “prostituta”, e altre parole peggiori.

Stéphanie ha quindi dato una testata ad un’agente donna, spaccandole il naso. La sorella ha evidentemente agito per legittima difesa, dato che si trovava ormai completamente nuda, nelle mani dei suoi aguzzini che stavano per soffocarla, mentre tutti gli altri agenti del commissariato si prendevano gioco di lei. È infine stata trasportata all’ospitale, dove i medici hanno riscontrato una commozione cerebrale oltre a numerose ecchimosi.

La sorella ha poi tenuto una conferenza stampa per raccontare l’accaduto, ma il video è stato rimosso da YouTube, ufficialmente per la presenza nello stesso del portaparola dell’associazionSharia4Belgium, Abu Imran; in verità, per zittire la sorella e dare in pasto all’opinione pubblica l’incredibile versione secondo cui la sorella invece che vittima sarebbe colpevole dell’aggressione alla poliziotta, cui ha rotto il naso per legittima difesa, così come raccontano oggi i mass media belgi.

Questa storia è purtroppo simile alla “versione ufficiale” della vicenda di Aafia Siddiqui, accusata di aver disarmato e sparato ad un soldato americano in una base USA in Afghanistan, ritrovandosi poi in ospedale ferita! Nel caso di Aafia, fino ad ora cercano di coprire la realtà dei fatti, ossia il rapimento e le torturesubìte per anni da Aafia e dai suoi bambini nelle mani degli Americani, e la probabile uccisione del suo neonato.

Che Allah ci protegga dal loro male e dalle loro menzogne, Allah ci basta, Egli è il migliore dei Protettori!

Amin!!

Una lettera coraggiosa!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

e8d66779f12e9c841c65adcedda898ce

Hijab e pregiudizio: gli stereotipi di una filosofa

 

Cara Michela Marzano,
spiace leggere tali frasi così superficiali, soprattutto se vengono da una donna, e da una donna che come lei ha studiato, e ha scritto un libro, che parla delle donne, e del loro corpo. Possibile che lei non si sia mai chiesta che significato può avere un burqa per una donna musulmana? Come può limitarsi a definirlo con tanta ignoranza una sceltaintegralista, una rinuncia della donna a parlare?
Evidentemente, lei conosce molto poco l’Islam. Si è mai chiesta CHI e PERCHE’ ha “lottato tanti anni per potersi mostrare?”. Scusi, ma quando una donna si “mostra”, esponendo la sacralità del suo corpo a chiunque capiti a tiro, qual è l’obiettivo di tutto ciò? Poter parlare??? Dunque, una donna ha diritto di parlare ed
esprimersi solo esponendo il suo corpo? Lei combatte contro la donna in vetrina, ma non si rende conto che esporre la donna, che è simbolo di bellezza sempre e comunque, e naturalmente attrae l’uomo con il suo corpo, ha come conseguenza, inevitabilmente la “donna in vetrina”? Qual è questa emancipazione che deve passare attraverso l’esposizione del corpo della donna? Non mi risulta che gli uomini abbiano bisogno di esporsi in questo modo per potersi fare
ascoltare..
Non mi riferisco solo alle donne veline, ormai tutte le donne sono veline, quando non sono “velate”, perché l’unico soggetto ad essere interessato a una presenza pubblica della donna che passi attraverso il mettere in mostra se stessa, è l’uomo, ben contento di poter dilettarsi un poco
mentre svolge le sue “funzioni pubbliche”. Perché tutte le donne sono veline? Perché ovunque sia passata l’idea che la donna deve stare
accanto all’uomo in ogni ruolo pubblico, nella mescolanza di generi, la donna sempre e comunque punta tantissimo sulla sua immagine, il che vuol dire: capelli in piega dal parrucchiere o dopo ore davanti allo specchio a casa, make up e vestiti ricercati e scelti. Forse che l’uomo cura
la sua immagine in tal modo? Se anche lo fa, è con maggiore discrezione, e non a caso l’uomo veste, nel modello occidentale ma non solo, una specie di divisa di lavoro (giacca e cravatta), che sminuisce le differenze tra l’uno e l’altro. La donna invece no, in pubblico, deve sfruttare al massimo il suo appeal per distinguersi ed
apparire, per fare carriera, per mettere invidia nelle altre donne.
Non stiamo parlando di donne veline, no, stiamo parlando di donne nella politica, nell’economica, all’Università.
Ovunque, sempre la stessa storia, con rare eccezioni (che vengono guardate con commiserazione dal resto delle donne..).
Io non trovo che questa si possa definire emancipazione. La chiamerei piuttosto un tentativo mal riuscito di imitare l’uomo, per finire poi come sempre, da
parte della donna, succube e schiava del potere maschile e del piacere maschile, nonché schiava dei giochi di competitività e gelosia, tipici di donne superficiali che mirano solo alla conquista del potere mondano (di questo mondo) su altre donne, e che nulla hanno a che vedere con i
contenuti e la presa di parola in ambito pubblico.
Lasciamo il mondo occidentale, per guardare invece al modello musulmano (oggi non presente purtroppo in nessun paese al mondo) di società. Un modello che lei mi sembra conoscere molto poco. Il burqa non è uno strumento di sopraffazione dell’uomo sulla donna. Che interesse ha l’uomo infatti di non vedere corpi femminili nudi per le strade (eccetto quelli delle proprie figlie, moglie,madre, sorelle, etc..)? Nessuno.
L’hijab (velo, ndr), di cui il burqa è una delle possibile “coniugazioni”, è simbolo di sottomissione della donna a DIO, a nessun altro. E’ il simbolo di una scelta profonda, interiore. Innanzitutto. Poi, è strumento di tutela per la donna che lo indossa, che lei sceglie di indossare quale tutela e rispetto verso se stessa. La donna nell’Islam non è un essere demoniaco, non è il “Male”, la donna anzi è una creatura sacra e degna di rispetto, che merita di esprimersi totalmente nella società e nel mondo, e che ha il diritto di fare tutto ciò proteggendo se stessa dal male insito in ogni essere umano, dal rischio di diventare la famosa donna in vetrina, donna oggetto sessuale
etc. Non essendo possibile per l’essere umano – e specialmente per l’uomo, che è più incline della donna a esprimere in maniera diretta i suoi istinti di riproduzione – controllare il proprio desiderio sessuale, pena tutte le deformazioni e malattie mentali e fisiche diffuse oggi tantissimo tra uomini e donne dell’Occidente sviluppato, si ritiene utile, quando la donna deve essere presente nella sfera pubblica (guarda un po’, non per toglierla dalla sfera pubblica, ma per
garantirne il suo accesso!!!), che possa starci in pieno agio, comodità, senza sentirsi alla mercede dello sguardo altrui (maschile ma non solo, quanto sono ossessionate le donne dall’apparenza delle altre donne????). libera di poter essere giudicata per la sua parola, il suo pensiero, per i contenuti che vuole comunicare, non per la sua
immagine. A dimostrazione del reale intento dell’Islam, ovvero di garantire alla donna come all’uomo pieni diritti e presenza nella società, le consiglierei di studiare un po’ meglio la storia dell’Islam, basandosi su fonti originarie e autentiche. Così potrebbe scoprire il forte impatto politico e sociale, rivoluzionario, che l’Islam ha avuto nella società araba del tempo, il ruolo e le competenze delle prime donne musulmane, in particolare le mogli del Profeta – salla Allahu alaihi wa sallam, che Dio possa essere soddisfatto di loro.
Prendiamo Saddiya Aysha, una tra le donne che il Profeta alaihi salam ha citato tra le più sapienti, in materia di conoscenza religiosa, e che forniva consigli e pareri a tutti, uomini e donne, nel rispetto dell’hijab e della sua e altrui persona. Forse che lo stare coperta dietro a un velo ha limitato la sua conoscenza, la trasmissione della stessa, la sua fama nel mondo musulmano? Non aveva bisogno di andare in giro nuda, né di manifestare in piazza, per farsi riconoscere i
suoi diritti e prendere pienamente la parola. Possibile che non ci rendiamo conto che per la donna esporre il suo corpo, bello, perché Mashallah Dio lo ha fatto così, per uno scopo preciso, uno scopo sacro, come tutti gli scopi dell’essere umano, ovvero attrarre il suo compagno, per unirsi con lui, e dargli e ricevere piacere
da lui, al fine di generare altri esseri umani e di stare bene l’uno con l’altro, nel reciproco affetto e rispetto. Non ci rendiamo conto che esporre questo corpo liberamente (perché poi l’uomo non lo espone così? PERCHE’??? perché non va in giro mostrando il suo ombelico, il suo petto, etc?), degrada la donna, fa perdere al suo corpo la sua bellezza, la costringe a sprecare le sue energie nella cura del corpo finalizzata non alla salute e alla serena condivisione di esso nello spazio privato, protetto, ma mirante a imitare modelli stereotipati, faticosi, impossibili da raggiungere, cangianti nel tempo, sentendosi sempre non all’altezza, mai abbastanza perfetta, curata, bella…in una
parola sempre a disagio e fuori posto.
Qualcuna ha il coraggio di dire che non è così? Non sto parlando di veline e modelle in tv, parlo di noi, donne comuni, che lavoriamo accanto ad altre donne, accanto ad altri uomini, che non possiamo permetterci l’haute mode, che andiamo a comprare le misere imitazioni dei modelli da sfilata (volenti o nolenti, solo questa roba si trova in giro), e che cerchiamo di stare al passo con modelli costruiti dall’essere umano e lontani dalla nostra reale natura.
Molto altro ci sarebbe da dire, ma fermiamoci qui, sperando Inshallah di non avere detto nulla di incorretto.

Una donna italiana, nata cristiana, cattolica, veneta, e ora ritornata all’Islam, e velata.
Aysha Cristina Mattiuzzo