Perché sono musulmana…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

muslima

Riportiamo la testimonianza della nostra cara sorella, comparso col titolo

Una vita diversa dalla vostra?

su Kelebek Blog http://kelebeklerblog.com/2012/06/22/una-vita-diversa-dalla-vostra/

Mi chiamo Muslimah per i miei fratelli e sorelle nell’Islam;
vivo nella terra delle contraddizioni, dove la “malanova” (1) non è un personaggio di fantasia nato dalla penna di qualche scrittore, ma un essere umano, una donna, realmente esistita, che ha dovuto cambiare tutta la sua vita rinunciando ai propri affetti per poter continuare a vivere, o meglio sopravvivere;

Risale a sei anni fa il mio ritorno all’Islam, in questa terra dove il diverso non ha mai fatto paura, prima di quell’undici settembre, (2) in questa terra dove le radici riaffiorano aprendo i cassetti delle nonne, che ancora conservano “l’hijab” con il quale uscivano di casa per andare a messa, e negli stretti vicoli, le anziane signore ancora salutano dicendoti “vai in pace figlia mia”.

Ho affondato le mie radici in questa terra 32 anni fa, e nonostante le sue mille contraddizioni l’ho sempre amata, e continuerò ad amarla… sempre.

Tre fratelli, due amiche cristiane e un padre testardo,”che non ha mai accettato il mio ritorno all’Islam” e che viene continuamente provocato dalla gente per le amicizie della figlia con gente straniera… e che molto probabilmente se venisse a sapere di tutta questa storia mi butterebbe fuori casa ! …

questo è tutto quello che rimane dei miei affetti;
Si … questo e nient’altro;

Questo e nient’altro perché quel metro di stoffa che ho deciso di portare in testa, “l’hijab“, ha completamente cambiato la mia vita (3), in questa terra dove le croci d’oro possono essere tranquillamente esposte tra i seni, ben in vista, ma non ci si può permettere di coprirsi il capo (perché è un lusso riservato solo alle suore e alle madonne) e non ci si può permettere di testimoniare apertamente che Dio è uno solo, perché a prescindere da ciò che dici, se sei musulmana, detto da te è peccato; anche il solo ascoltarti!

Straniera nella mia nazione, e circondata da altri stranieri che come me, (4) hanno conosciuto prima l’anarchia e poi la democrazia, (5) “e analizzando i limiti di Tocqueville” , hanno trovato infine solo nell’Islam i valori che stavano rincorrendo da sempre e nei quali hanno da sempre creduto fermamente, cioè che Dio è uno solo e non ha mai fatto preferenze per nessuno, e questo anche quando l’Islam gli era sconosciuto…, e nonostante questo, non hanno mai smesso di rispettare le leggi del proprio stato.

Straniera … e costretta a vivere dietro un monitor, circondata da altri “Alias” che come me hanno sempre rincorso “il sogno” di una vita che viene definita da questa società come “utopica”; il sogno, di poter “convivere” insieme, senza l’obbligo di doversi necessariamente “integrare”; il sogno, di una vita nella quale nessun uomo prevale su un altro uomo… e si riesce a vivere nel rispetto reciproco che Dio … God… Dieu … Allah… ci ha imposto nella più antica delle leggi che nessun uomo è riuscito mai a cambiare …

Ho attraversato il mare, per vedere con i miei occhi, la terra dalla quale fuggono milioni di
persone in cerca di una vita migliore; ed ho camminato tra palazzi altissimi che si alternavano a baracche dove i tetti sembravano schiacciarsi sotto il peso delle parabole, che non hanno risparmiato neanche quest’angolo di mondo, dove i bambini giocano e si rincorrono sulla terra umida, e inseguono un pallone che ancora non è né virtuale né telecomandato, ed ho rivisto nei loro occhi e nei loro sorrisi, la felicità di un’innocenza che nel mio occidente non ritrovo più. ( … riferimento al libro “Bambini Psicoprogrammati” di A. Randazzo, casa editrice Il Leone Verde) (6)

Ho visto il ricco troppo ricco, e il povero troppo povero, ed ho pregato dietro donne che indossavano calzini talmente consumati, che la stoffa no ne ricopriva più, neanche mezza pianta, di quei piedi troppo logorati dalla fatica, e quell’immagine davanti ai miei occhi pesava sul mio cuore più di un macigno…;

Un macigno che ad ogni sujud (prostrazione) quasi mi impediva di rialzarmi, per la vergogna e la costernazione che provavo, quando quell’immagine si ripresentava davanti ai miei occhi;

Sono tornata in Italia con il cuore soffocato da mille pensieri e con un bisogno incontrollabile di raccontare ciò che avevano visto i miei occhi, ma al controllo bagagli un tesserino della polizia piazzatomi davanti la faccia ha interrotto ogni mia emozione e ogni entusiasmo, e senza neanche capire il perché, mi ritrovo qui adesso a raccontare, non più le emozioni di un viaggio lontano, durato troppo poco, ma il racconto di una ragazza normalissima, che dall’oggi al domani si è ritrovata sulle spalle un accusa di terrorismo islamico, il cui gravissimo reato si configura all’art. 270 quinquies del codice penale, e che si è fatta promettere dalla polizia che il suo nome non verrà sbattuto sui giornali, non per la vergogna di essere musulmana “anzi al contrario ne sono orgogliosa” ma per il solo timore di ferire un padre troppo vecchio, che non potrebbe mai capire il perché di tutto questo … e sinceramente ancora non l’ho capito neanche io!

Una vita semplice, un lavoretto da badante che mi permette di guadagnare 300 € al mese, con il quali mi mantengo gli studi universitari da quando mia madre è morta; Un padre anziano, che ha un costante bisogno di attenzioni, e un pc che mi permette di mantenermi in contatto con le mie sorelle nell’Islam, per poter scambiare con loro impressioni e opinioni sull’Islam… questo è tutto quel che possiedo …

Sono entrati in camera mia, e filmando con una piccola telecamera quell’angolo di paradiso di 2 metri per 3, mentre effettuavano la perquisizione …

mi hanno portato via, parte della muffa che affiorava dalle pareti “che gli è rimasta attaccata sui giubbotti” e insieme a quella, mi hanno portato via anche il mio inseparabile computer, la pendrive e i cd … e infine i libri di chimica che erano salvati nel pc e che mi sarebbero serviti per poter sostenere l’esame di giugno, e che molto probabilmente non sosterrò mai più perché adesso, con quelle 300 € mensili dovrò pagarmi le spese dell’avvocato, per una causa che probabilmente durerà anni…

La mia unica colpa !? … un ex ragazzo coinvolto in un’ indagine per terrorismo islamico, dal quale sono scappata via perché non sopportavo più il modo in cui mi trattava e perché assolutamente non potevo accettare il modo con il quale si rapportava con la gente; poiché era diventato troppo ostile verso tutti “compresi gli stessi musulmani” e i rapporti tra noi si erano deteriorati a tal punto che oltre alla completa rottura delle frequentazioni; quando parlavo del tempo passato insieme a lui con le mie amiche, facevo riferimento a quegli anni chiamandoli “i 4 anni di inferno”…

Ripenso a quei momenti, come se fossero la scena di un film, … mi fanno leggere un foglio indicandomi la parte in cui veniva riportato “POICHE … sussiste la possibilità che la signora… detenga nei supporti informatici o sulla stessa persona materiale inerente attività di terrorismo, quali manuali per costruire ordigni e libri per l’addestramento al jihad e altre attività terroristiche…si procede alla perquisizione ecc ecc … ;

Alla vista di quelle accuse ho sgranato gli occhi esclamando:

“ma per carità … ma non esiste proprio…… ma prendetevi tutto quello che vi serve, non ho assolutamente nulla da nascondere.. computer, pendrive, cellulare, macchina fotografica, valigie…non voglio niente .. e in ultimo gli ho fornito spontaneamente anche i dati del mio account di posta elettronica per potervi accedere liberamente direttamente dal server” … e a quella mia reazione forse loro erano più sgomenti di me … ;

e oggi, a distanza di pochi giorni leggo su internet, nel sito del Senato della chiusura dei blog (7) nei quali aiutavo la sorella Aicha Farina a pubblicare i libricini per bambini con le favole, e i racconti sul Ramadan, Hajj e le storie dei profeti… e vi prego qualcuno mi spieghi cosa sta succedendo, perché se vengo a sapere tramite un articolo pubblicato su internet dalla polizia, (8) che la stessa pensa di me, che sono più pericolosa delle mie sorelle che sono nate musulmane allora c’è seriamente qualcosa che non va ed ho paura!

L’avvocato d’ufficio che mi è stato assegnato al momento del fermo (una donna gentilissima e comprensiva) continua a dirmi che devo stare tranquilla e che non mi devo preoccupare di nulla.. ma io non so più cosa vuol dire dormire la notte… e quando guardo mio padre negli occhi, mi pervade un senso di angoscia che non riesco a controllare…;

Perché io appartengo ad una generazione che è cresciuta su internet … che è stata abituata a indagare sulle notizie e a verificarne la fonte… ; mentre lui è cresciuto davanti ad una tv che va avanti a senso unico… e nella quale non fanno altro che mandare messaggi islamofobi (dai dibattiti ai telefilm che parlano continuamente di terrorismo islamico e mostrano uomini con i turbanti e la barba lunga che fanno sempre la parte dei cattivi… ) quindi sono certa che non sarebbe mai in grado di capire che sua figlia è la stessa di sempre… così come non sono stati in grado di capirlo i miei fratelli di sangue, che appena appresa la notizia dell’avviso di garanzia hanno cominciato a guardarmi con sospetto … rendendo la propria sorella non solo estranea in patria ma anche estranea in casa propria.

Ricordo che una delle prime cose belle che ho appreso dell’Islam, è stato il senso di fratellanza (e per intenderci cito il Prof. Riccomini il quale durante una conferenza dal titolo “Islam mille anni di Arte” (9) (il cui video (10) è reperibile su internet da Arcoiris Tv), disse più o meno quanto segue: “I musulmani sono tutti riuniti insieme in un unica comunità che chiamano “Umma” la cui parola deriva dalla radice “Umm” cioè “Mamma”, come se fossero tutti figli di un unica madre… e non a caso sono l’unico popolo che a fronte di un conflitto che colpisce i propri fratelli e sorelle nei loro paesi musulmani, scendono tutti in piazza a manifestare e protestare, per l’ingiustizia subita, in ogni parte del mondo, anche se il conflitto è ben lontano da loro e dalle loro case…

E queste parole si fanno ancora più pesanti quando mi rendo conto che a non accettarmi “non è solo la mia società occidentale” ma anche i miei stessi fratelli di sangue “per quale colpa? … per aver scelto l’Islam !”…

e la responsabilità di tutto questo non è nell’Islam …

ma nell’accanimento mediatico che si continua a perpetrare “contro” l’Islam! …

Ho letto tempo fa su internet, l’affermazione di uno studioso tedesco musulmano, che quando gli venne chiesto a proposito del terrorismo e l’Islam; Rispose:

Chi ha iniziato la prima guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha iniziato la seconda guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha ucciso circa 20 milioni di aborigeni in Australia? I Musulmani? Chi ha inviato le bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 100 milioni di Indiani del Nord America? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 50 milioni di indiani in Sud America? I Musulmani? Chi ha preso circa 180 milioni di africani come schiavi per poi gettarne l’88% di loro in pieno Oceano Atlantico? I Musulmani? No, non erano i Musulmani! Quindi … prima di tutto, è necessario definire correttamente il terrorismo … perché non è possibile che se un NON-musulmano commette qualcosa di sbagliato .. allora è un REATO. Ma se lo stesso reato lo commette un Musulmano … allora è un TERRORISTA … ;quindi prima di tutto è necessario rimuovere questo doppio standard … così forse possiamo davvero cominciare a dialogare serenamente!

Non sono in grado di sapere cosa c’è nel cuore e nella mente delle persone che invitano il prossimo a compiere stragi e atti terroristici in nome di un Dio che non gliene ha data nessuna autorità , ma posso affermare che quella gente causa un danno enorme sia all’Islam che agli stessi musulmani…oltre che al mondo intero… ; quindi non mi rappresenta!

E se dovete necessariamente considerarmi una terrorista; allora questo prendetelo come il mio jihad;

il jihad di una parola di verità per far chiarezza in questa valanga di menzogne fatte di ipotetici profili psicologici che non ci identificano affatto, e credo che in queste poche righe ho racchiuso il pensiero di molte delle mie sorelle musulmane ” italiane “ … che come me, sono certa si sentono ferite da questo accanimento mediatico; e a questo punto, se davvero ci considerate tutte delle probabili aspiranti terroriste, per la sola colpa di voler scoprire la storia della nostra Ummah, o capire il perché di tutti i massacri che stanno avvenendo in tutto il mondo, allora siamo qui a vostra disposizione, arrestateci tutte!

Note

(1) – Libro scritto da Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica,che ha raccontato nel romanzo “Malanova”, edito da Sperling & Kupfer, la storia di una ragazzina calabrese di 13 anni, violentata dal branco; La sua unica colpa è stata quella di ribellarsi all’omertà , e da quel giorno la sua vita è diventata un incubo. http://www.metropolisweb.it/Rubriche/Libri/malanova_ultimo_libro_cristina_zagaria.aspx

(2) – Dieci anni sono passati da quell’11 settembre che ha cambiato la storia del mondo, avviando la guerra infinita contro il terrorismo internazionale. I dubbi su quella vicenda si sono ingigantiti, diventando certezze. Non 19 terroristi, da soli, hanno attaccato l’America, bensì un pugno di terroristi “di stato” (occidentali e amici dell’occidente) con passaporti americani, israeliani, pakistani, sauditi. Osama bin Laden non è mai stato incriminato, sebbene, in suo nome, siano state combattute due guerre (contro l’Afghanistan e contro l’Iraq) che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti civili e che non sono ancora terminate.

Guantánamo è rimasta in funzione nonostante le promesse di Obama. Nessun processo contro nessun presunto colpevole è stato celebrato in questi dieci anni. Non ci sono prove che Osama bin Laden sia stato l’organizzatore dell’attentato; le due torri gemelle non sono state abbattute dall’impatto degli aerei e dai susseguenti incendi; nelle due torri gemelle ci sono state decine di esplosioni, antecedenti e successive all’impatto degli aerei; tre torri e non due caddero quel giorno, tutte e tre in caduta libera, in violazione di tutte le leggi della fisica; nessuno dei quattro equipaggi degli aerei dirottati innestò il codice 7500, cosa inspiegabile; il pilota presunto del volo AA77, che colpì il Pentagono, non poteva effettuare la manovra che viene descritta nella spiegazione ufficiale; il vice presidente degli USA, Dick Cheney si trovava nel bunker di comando ben prima che AA77 colpisse il Pentagono, mentre egli affermò il contrario. Gran parte dei “risultati” della Commissione ufficiale d’inchiesta (contenuti nel “9/11 Commission Report”) sono completamente inutilizzabili di fronte a qualunque tribunale perché ottenuti con l’uso sistematico della tortura contro i prigionieri. Nessuno dei torturatori è stato incriminato. Tutte le regole democratiche sono state violate, sia dentro che fuori degli Stati Uniti. L’Europa intera è divenuta complice ospitando prigioni segrete, permettendo l’atterraggio illegale di aerei con prigionieri a bordo nei propri aeroporti. Polonia, Romania, Lituania, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo sono stati direttamente coinvolti in queste operazioni criminali. Il segreto di Stato ha coperto la verità : che l’Europa e i suoi servizi segreti sono stati e sono agli ordini dell’Impero americano. Ultima perla: due dei terroristi, che sarebbero stati a bordo del volo AA77, al-Anjour e al-Mihdhar, vissero gli ultimi dieci mesi prima dell’11/9 in casa di un agente dell’FBI , a San Diego, California, e furono finanziati da un altro doppio agente dell’FBI e dell’Arabia Saudita. Erano protetti da un servizio segreto americano, entrarono negli Stati Uniti con un visto multiplo, concesso loro da un altro servizio segreto americano. Parlare di “errori”, o di “incompetenza” è ormai impossibile. Si deve parlare di connivenza e di partecipazione attiva. Ma se aspettiamo che Barack Obama ci dica la verità , aspetteremo invano. Lui ha assunto le vesti del vendicatore uccidendo per l’ennesima volta, il già defunto Osama bin Laden e seppellendolo in mare. Credere a questa storia e credere agli asini che volano è la stessa, identica cosa. (Inchiesta di Giulietto Chiesa) http://www.zerofilm.info/Contenuti/Articolo.aspx?IDContenuto=479

(3) – … i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia, i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto… https://storiedalloccidente.wordpress.com/2012/05/19/il-mio-amato-hijab/

(4) – Per lottare contro le discriminazioni Silvia Layla Olivetti ha fondato un movimento per la tutela dei diritti dei musulmani. Riceve telefonate minatorie e aggressioni verbali. Non ama il termine convertita, preferisce: “ritornata all’Islam”, da italiana si sente sospesa, un po’ apolide e un po’ cittadina: “Culturalmente le migranti maghrebine hanno più libertà di me. Nessuno si meraviglia se un’araba porta il velo ma se lo indosso io vengo guardata con sospetto. Il contesto sociale in cui vivo non mi permette di essere pienamente me stessa. Provo una condizione di anomia, non sono più com’ero ma non sono ancora come vorrei essere. Mi sento straniera in patria. Cerco di integrare i due aspetti, è un lavoro faticoso che comporta un continuo processo di sottrazione, sia come italiana che come musulmana>>.http://www.noidonne.org/barcamp.php?ID=00010

(5) – La dittatura della maggioranza è quel concetto politico che esprimerebbe, secondo il suo primo teorizzatore Tocqueville, il limite della democrazia moderna. Infatti laddove c’è un sistema democratico, la maggioranza “decide” e non tiene in considerazione la visione espressa dalla minoranza che può invece essere autorevole o talvolta più adeguata ad un determinato contesto.

(6) – Il problema è assai complesso, e dire ” la Tv fa male al bambino, limitiamola a due ore al giorno” equivale a non averne capito la portata. Non è soltanto per quanto tempo il bambino guarda la Tv , ma cosa guarda e “come” guarda.

Mentre durante la lettura il bambino è attivo, può elaborare mentalmente le immagini che il libro evoca, e può scegliere fra un panorama ampio e diversificato di temi, la tv esercita un effetto ipnotico sul cervello. La lettura, anche se viene fatta in solitudine, è creativa e stimola l’immaginazione, mentre lo schermo televisivo paralizza e blocca la creatività …. Il bambino che guarda lo schermo televisivo per alcune ore al giorno, riduce l’attività motoria e cognitiva. E’ indotto ad alterare la propria percezione della realtà , in quanto egli non è ancora capace di considerare i programmi televisivi come pura finzione. La realtà virtuale dello schermo è per lui una pericolosa intrusione, da cui non sa difendersi. Come osserva lo scrittore Guido Ceronetti, “chi accende la televisione spegne il bambino”. Recensione : (http://www.disinformazione.it/bambini_psicoprogrammati.htm) Anteprima del libro : ( http://books.google.it/books?id=Txbe8QFRXfoC&pg=PA10&dq=bambini+psico+programmati+casa+editrice+leone+verde&hl=it&sa=X&ei=A1HHT_uGKIjm4QTC7JHlDg&ved=0CFUQ6AEwAg#v=onepage&q&f=false )

(7) – Dal PD e dai Radicali è stato lanciato l’ennesimo allarme, attraverso un interrogazione parlamentare: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=658647 

«La lotta al terrorismo non ci deve far calpestare i diritti civili: adesso gli inquirenti facciano chiarezza, perché non è chiaro se ci siano in effetti contenuti illegali su quei siti», dice Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e noto per le proprie battaglie sui diritti degli utenti. «La faccenda è molto strana: quei siti non hanno nemmeno le caratteristiche tipiche di covi terroristici. Hanno nomi e cognomi dei curatori, sono in italiano, messi su normali piattaforme; mica sono su server crittografati del Bahrein, per intenderci».

(8) – Citazione :

“La convertita aveva creato anche un blog, in italiano, significativamente intitolato Il Mujahidino – dedicato alla Ummah di domani: per tutte le bambine e i bambini musulmani.

In realtà , il blog era dedicato più che ai bambini ai loro genitori, in particolare alle madri, alla scopo di fornire loro esempi di indottrinamento religioso radicale. -” http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699

(9) – Riccomini è in video e spiega l’arte dell’Islam
12 febbraio 2002 — pagina 8 sezione: BOLOGNA

REGISTRATA nel ’91, alla Multisala di via dello Scalo, quando ancora il tema non era una ‘emergenza’ , la conferenza-lezione su ‘Islam. Mille anni di arte’ di Eugenio Riccomini è ora un video, prodotto da Eidostudio. A presentarlo, oggi alle 18 alla Feltrinelli International (via Zamboni 7/b) ci saranno lo stesso Riccomini e Giulio Soravia, docente dell’ Ateneo bolognese ed esperto di cultura islamica. ‘Già allora mi ero accorto di una lacuna molto grande – spiega il professore – sulla conoscenza dell’ arte islamica. Non se ne sapeva nulla anche se, in pratica, è la prosecuzione dell’ arte antica. Gli arabi mussulmani, usciti dal deserto, si sono trovati davanti a due colossi dell’ arte: il mondo Bizantino già erede del classicismo romano ed ellenico e l’ arte Persiana, di antichissima storia. In poco tempo hanno conquistato sia la Persia che parte del regno bizantino, trovandosi a disposizione architetti, scultori, mosaicisti di provata esperienza, tanto da riuscire a dare vita a modelli artistici importantissimi’ . La presentazione parte quindi dalle immagini più antiche, dell’ arte persiana, greca e romana per arrivare alla realtà dell’ Islam ottomano. (p. n.)

(10) – http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=887

Storia di un “pericoloso” proselitismo a scuola 2

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

mybeauty

Alle superiori ero l’unica ragazza a portare l’Hijab a scuola; nel mio istituto ero anche l’unica musulmana. Quando arrivai al terzo anno, alhamduliLlah, Allah l’Altissimo mi fece un bellissimo dono: si iscrissero altre tre ragazze musulmane e iniziarono a frequantare la prima!

Erano ragazze senza hijab ma ero talmente contenta di aver conosciuto delle musulmane a scuola che appena sentii che parlavano tra loro in arabo mi autopresentai senza mezze parole e iniziammo a conoscerci e a parlare. Parlavamo di tutto, del più e del meno… e sicuramente parlavamo della nostra fede, del vestiario che potevamo disegnare per le musulmane, dell’hijab, della salat… tutto questo nell’intervallo e nelle pause pranzo.

Non ci vedevo nulla di male in questo; è normale che ragazze che condividono la stessa fede e gli stessi principi passino più tempo assieme e abbiano più interessi da condividere. Ma non erano della mia stessa idea le mie professoresse; infatti, quando le mie amiche indossarono il Hijab (alhamduliLlah!) la prof. di religione venne da me e mi disse: “Bushra sei te che hai detto a Fatiha di mettere l’Hijab?”. E io: “No, penso anzi che sia una sua decisione!”.

Tra le insegnanti girava voce che la presenza di una ragazza coll’Hijab a scuola avesse incoraggiato quelle che non lo portavano a portarlo e questo rappresentva una grande fonte di preoccupazione per gli insegnanti. (!)

Nonostante questi accenni e allusioni io, Fatiha, Asma e Halima continuammo a frequentarci a scuola, a vederci qualche volta le sere di Ramadan al Masjid, e ad essere grandi amiche alhamduliLlah! Quanti sono i doni di cui dobbiamo ringraziare Allah l’Altissimo alhamduliLlah. Allahu ‘Akbar ua liLlahi al-hamd!

Una lettera coraggiosa!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

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Hijab e pregiudizio: gli stereotipi di una filosofa

 

Cara Michela Marzano,
spiace leggere tali frasi così superficiali, soprattutto se vengono da una donna, e da una donna che come lei ha studiato, e ha scritto un libro, che parla delle donne, e del loro corpo. Possibile che lei non si sia mai chiesta che significato può avere un burqa per una donna musulmana? Come può limitarsi a definirlo con tanta ignoranza una sceltaintegralista, una rinuncia della donna a parlare?
Evidentemente, lei conosce molto poco l’Islam. Si è mai chiesta CHI e PERCHE’ ha “lottato tanti anni per potersi mostrare?”. Scusi, ma quando una donna si “mostra”, esponendo la sacralità del suo corpo a chiunque capiti a tiro, qual è l’obiettivo di tutto ciò? Poter parlare??? Dunque, una donna ha diritto di parlare ed
esprimersi solo esponendo il suo corpo? Lei combatte contro la donna in vetrina, ma non si rende conto che esporre la donna, che è simbolo di bellezza sempre e comunque, e naturalmente attrae l’uomo con il suo corpo, ha come conseguenza, inevitabilmente la “donna in vetrina”? Qual è questa emancipazione che deve passare attraverso l’esposizione del corpo della donna? Non mi risulta che gli uomini abbiano bisogno di esporsi in questo modo per potersi fare
ascoltare..
Non mi riferisco solo alle donne veline, ormai tutte le donne sono veline, quando non sono “velate”, perché l’unico soggetto ad essere interessato a una presenza pubblica della donna che passi attraverso il mettere in mostra se stessa, è l’uomo, ben contento di poter dilettarsi un poco
mentre svolge le sue “funzioni pubbliche”. Perché tutte le donne sono veline? Perché ovunque sia passata l’idea che la donna deve stare
accanto all’uomo in ogni ruolo pubblico, nella mescolanza di generi, la donna sempre e comunque punta tantissimo sulla sua immagine, il che vuol dire: capelli in piega dal parrucchiere o dopo ore davanti allo specchio a casa, make up e vestiti ricercati e scelti. Forse che l’uomo cura
la sua immagine in tal modo? Se anche lo fa, è con maggiore discrezione, e non a caso l’uomo veste, nel modello occidentale ma non solo, una specie di divisa di lavoro (giacca e cravatta), che sminuisce le differenze tra l’uno e l’altro. La donna invece no, in pubblico, deve sfruttare al massimo il suo appeal per distinguersi ed
apparire, per fare carriera, per mettere invidia nelle altre donne.
Non stiamo parlando di donne veline, no, stiamo parlando di donne nella politica, nell’economica, all’Università.
Ovunque, sempre la stessa storia, con rare eccezioni (che vengono guardate con commiserazione dal resto delle donne..).
Io non trovo che questa si possa definire emancipazione. La chiamerei piuttosto un tentativo mal riuscito di imitare l’uomo, per finire poi come sempre, da
parte della donna, succube e schiava del potere maschile e del piacere maschile, nonché schiava dei giochi di competitività e gelosia, tipici di donne superficiali che mirano solo alla conquista del potere mondano (di questo mondo) su altre donne, e che nulla hanno a che vedere con i
contenuti e la presa di parola in ambito pubblico.
Lasciamo il mondo occidentale, per guardare invece al modello musulmano (oggi non presente purtroppo in nessun paese al mondo) di società. Un modello che lei mi sembra conoscere molto poco. Il burqa non è uno strumento di sopraffazione dell’uomo sulla donna. Che interesse ha l’uomo infatti di non vedere corpi femminili nudi per le strade (eccetto quelli delle proprie figlie, moglie,madre, sorelle, etc..)? Nessuno.
L’hijab (velo, ndr), di cui il burqa è una delle possibile “coniugazioni”, è simbolo di sottomissione della donna a DIO, a nessun altro. E’ il simbolo di una scelta profonda, interiore. Innanzitutto. Poi, è strumento di tutela per la donna che lo indossa, che lei sceglie di indossare quale tutela e rispetto verso se stessa. La donna nell’Islam non è un essere demoniaco, non è il “Male”, la donna anzi è una creatura sacra e degna di rispetto, che merita di esprimersi totalmente nella società e nel mondo, e che ha il diritto di fare tutto ciò proteggendo se stessa dal male insito in ogni essere umano, dal rischio di diventare la famosa donna in vetrina, donna oggetto sessuale
etc. Non essendo possibile per l’essere umano – e specialmente per l’uomo, che è più incline della donna a esprimere in maniera diretta i suoi istinti di riproduzione – controllare il proprio desiderio sessuale, pena tutte le deformazioni e malattie mentali e fisiche diffuse oggi tantissimo tra uomini e donne dell’Occidente sviluppato, si ritiene utile, quando la donna deve essere presente nella sfera pubblica (guarda un po’, non per toglierla dalla sfera pubblica, ma per
garantirne il suo accesso!!!), che possa starci in pieno agio, comodità, senza sentirsi alla mercede dello sguardo altrui (maschile ma non solo, quanto sono ossessionate le donne dall’apparenza delle altre donne????). libera di poter essere giudicata per la sua parola, il suo pensiero, per i contenuti che vuole comunicare, non per la sua
immagine. A dimostrazione del reale intento dell’Islam, ovvero di garantire alla donna come all’uomo pieni diritti e presenza nella società, le consiglierei di studiare un po’ meglio la storia dell’Islam, basandosi su fonti originarie e autentiche. Così potrebbe scoprire il forte impatto politico e sociale, rivoluzionario, che l’Islam ha avuto nella società araba del tempo, il ruolo e le competenze delle prime donne musulmane, in particolare le mogli del Profeta – salla Allahu alaihi wa sallam, che Dio possa essere soddisfatto di loro.
Prendiamo Saddiya Aysha, una tra le donne che il Profeta alaihi salam ha citato tra le più sapienti, in materia di conoscenza religiosa, e che forniva consigli e pareri a tutti, uomini e donne, nel rispetto dell’hijab e della sua e altrui persona. Forse che lo stare coperta dietro a un velo ha limitato la sua conoscenza, la trasmissione della stessa, la sua fama nel mondo musulmano? Non aveva bisogno di andare in giro nuda, né di manifestare in piazza, per farsi riconoscere i
suoi diritti e prendere pienamente la parola. Possibile che non ci rendiamo conto che per la donna esporre il suo corpo, bello, perché Mashallah Dio lo ha fatto così, per uno scopo preciso, uno scopo sacro, come tutti gli scopi dell’essere umano, ovvero attrarre il suo compagno, per unirsi con lui, e dargli e ricevere piacere
da lui, al fine di generare altri esseri umani e di stare bene l’uno con l’altro, nel reciproco affetto e rispetto. Non ci rendiamo conto che esporre questo corpo liberamente (perché poi l’uomo non lo espone così? PERCHE’??? perché non va in giro mostrando il suo ombelico, il suo petto, etc?), degrada la donna, fa perdere al suo corpo la sua bellezza, la costringe a sprecare le sue energie nella cura del corpo finalizzata non alla salute e alla serena condivisione di esso nello spazio privato, protetto, ma mirante a imitare modelli stereotipati, faticosi, impossibili da raggiungere, cangianti nel tempo, sentendosi sempre non all’altezza, mai abbastanza perfetta, curata, bella…in una
parola sempre a disagio e fuori posto.
Qualcuna ha il coraggio di dire che non è così? Non sto parlando di veline e modelle in tv, parlo di noi, donne comuni, che lavoriamo accanto ad altre donne, accanto ad altri uomini, che non possiamo permetterci l’haute mode, che andiamo a comprare le misere imitazioni dei modelli da sfilata (volenti o nolenti, solo questa roba si trova in giro), e che cerchiamo di stare al passo con modelli costruiti dall’essere umano e lontani dalla nostra reale natura.
Molto altro ci sarebbe da dire, ma fermiamoci qui, sperando Inshallah di non avere detto nulla di incorretto.

Una donna italiana, nata cristiana, cattolica, veneta, e ora ritornata all’Islam, e velata.
Aysha Cristina Mattiuzzo

Il mio amato Hijab!

bismi-llāhi r-raḥmāni r-raḥīm
بسم الله الرحمن الرحيم

Amo il mio Hijab

Accolgo con piacere la proposta della sorella Bushra di creare uno spazio dove raccontare le nostre esperienze sulla prima volta che abbiamo indossato l’hijab.

Da una prima analisi formulata tra me e me, riflettevo sulle esperienze e i racconti delle altre sorelle, e notavo come da subito, da un primo approccio tutte le sorelle conosciute, abbiano sentito la necessità di trovare accanto a se un’altra sorella che già indossasse l’hijab e che la sostenesse e incoraggiasse verso questo fondamentale passo … e quindi la necessità di avvicinarsi alla Ummah per trovare in essa sostegno e protezione (non a caso la parola Ummah deriva da mamma), e una volta superato questo ostacolo  Allah Ta’ala ha donato sicurezza nei loro cuori ricompensando il loro sforzo e facendo si che col tempo  acquisissero la consapevolezza che la migliore e l’unica protezione è presso Allah Ta’ala.

Ricordo che la prima volta che indossai l’hijab fu durante un viaggio lontano da casa perché i miei non hanno mai accettato il mio ritorno all’Islam (e ancora oggi purtroppo combatto con discriminazioni e pregiudizi) e la prima sensazione fu quella di sentirmi libera, fiera e felice di poterlo indossare: ricordo che camminavo per strada e vedevo il mondo come dal finestrino di un treno, fotogramma dopo fotogramma, passavano davanti a me donne semi nude che orgogliosamente esponevano le loro croci brillanti che dondolano sui loro petti e mamme dalle chiome stropicciate che urlano per strada ai loro figli indisciplinati mentre anziani signori cercavano di farsi strada tra gli spintoni dei ragazzini che si rincorrevano sui marciapiedi;

La prima sensazione guardandomi intorno fu quella di una totale estraneità, come se mi trovassi nel posto sbagliato in mezzo a gente sbagliata, non a causa dei loro sguardi inquisitori, ma a causa di quello che loro rappresentavano per me in quel momento …  un passato che non mi apparteneva più!

Ho immaginato la mia vita lontano da li, dove le donne per strada ti salutano dicendoti “Salam Aleikum” e gli uomini rispettosamente abbassano i loro sguardi mentre i bambini giocano allegramente e fanno spazio all’anziano signore che gli passa accanto; e d’un tratto ho immaginato di sentire il suono dell’adhan e ho visto i miei passi convergere insieme a quelli dei miei fratelli e sorelle nella stessa direzione, e ho visto quei bambini mano nella mano avviarsi insieme ai loro genitori verso la moschea, ed ho immaginato che quello fosse il paradiso su questa terra.

A questi eventi ne sono susseguiti altri meno piacevoli, quando conobbi un ragazzo anch’egli musulmano col quale avrei dovuto sposarmi, i suoi genitori non erano musulmani e la loro reazione quando mi presentò a loro fu di una freddezza glaciale; cercai di dimostrargli la nobiltà d’animo che contraddistingue noi musulmani, comportandomi verso di loro nel migliore dei modi nonostante le continue battute sull’hijab e le provocazioni sulla poligamia “poligimia” ma mi rendevo conto che era tutto inutile, alla fine spinsero il figlio ad un esasperazione tale che per strada camminava dieci passi lontano da me e in gran parte delle occasioni se entrava in qualche negozio a comprare qualcosa mi pregava di aspettarlo fuori… e nonostante questo non rinunciai ad indossare il mio hijab perché sentivo nel mio cuore che sarebbe stato come rinunciare a me stessa e a ciò che avevo desiderato per tutta la vita anche quando non ne ero consapevole ed era soprattutto un grande segno di ingratitudine verso Allah Ta’ala… e quando non ebbi più la pazienza di sopportare tale comportamento chiesi di essere accompagnata in stazione per prendere il primo treno che mi avrebbe riportata a casa… fu così che mi ritrovai sola alle 7 del mattino seduta in una vecchia panchina della stazione ad aspettare il treno che mi avrebbe portata via da quel posto e da quella gente, il capostazione cercava di scrutare da lontano il mio sguardo nascosto sotto un grande cappuccio del mio giaccone che mi ricopriva parte del volto e tenevo il capo abbassato per non far vedere la tristezza nei miei occhi mentre le lacrime mi rigavano il viso… passò più di un ora prima di veder arrivare il mio treno, che mi avrebbe portata a Milano, rimasi per tutto il tempo con il viso girato verso il finestrino per non intravedere lo sguardo della gente indifferente che mi passava accanto mentre il cellulare squillava di continuo, era la mia dolce sorella Aicha che provava a telefonarmi di continuo per sapere se ero arrivata a casa e cercava per me le parole più dolci per alleviare la tristezza che sentivo nel cuore (che Allah gliene renda merito).

Giunta alla stazione centrale di Milano tirai giu’ la mia valigia e mi avviai verso lo schermo gigante per vedere l’orario dell’ennesimo treno che dovevo prendere per rientrare a casa … ma avevo ancora gli occhi annebbiati dal pianto e con difficoltà riuscivo a scorgere i numeri sullo schermo, fu in quel momento che una donna dallo sguardo dolcissimo incorniciato dal suo hijab bianco e nero mi sorrise e dicendomi qualcosa in arabo (che per me era incomprensibile) mi sistemo’ il ciufetto di capelli che usciva fuori dal mio hijab e dandomi una carezza si allontanò da me sorridendomi mentre io la osservavo mentre la sua sagoma si perdeva tra la gente … e quando finalmente riuscii a salire sul treno un’altra anziana signora con i capelli rossi colorati dall’henna che gli spuntavano da sotto l’hijab  si avvicinò a me e mi sorrise dicendomi qualcosa in arabo che nuovamente non riuscii a comprendere … riuscii però a ricambiare il suo sorriso e a spiegarle che non capivo quel che mi diceva, prima di vedere sparire anche lei in quel lungo corridoio nel quale si allontanava per andare a prendere il suo posto dopo che, con un gesto dolcissimo mi ha regalato la carezza più tenera che io abbia mai ricevuto e che mi ha riempito il cuore d’affetto.

Non ho mail più rivisto quelle due donne ma ho i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia,  i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto, ed è stato quell’hijab che ci ha avvicinato e ci ha fatte amare per Allah, perché il nostro hijab oltre ad essere un segno di sottomissione verso il nostro Creatore è anche un segno di amore in Allah che fa si che riusciamo a ritrovarci tra noi e che ci fa amare per Lui e che non conosce ostacoli di lingua colore o razza perché l’amore in Allah e la sua Misericordia vanno ben oltre quel che siamo in grado di immaginare.

Che Allah ci aiuti e ci faciliti guidandoci sempre al bene … amin

La Storia di come indossai per la prima volta l’Hijab

7/04/2012 Germania

BISMILLAHI A RAHMANI A RAHIM

Sorella, il tuo Hijab è il segreto della tua bellazza

AS SALAMU ALAIKOM WA RAHMATULLAHI WA BARAKATUHU

Ebbene da piccola, quando avevo all’incirca 10 anni frequentavo una ragazza turca qui in germania e un giorno lei mi disse di provare ad indossare l’hijab J; io felicissima lo indossai e così fece anche mia sorella… mi guardavo e mi riguardavo allo specchio e dentro di me sentivo che quell’hijab sarebbe stato il mio sogno, desideravo poterlo indossare un giorno indossarlo per sempre.

L’indomani andai a scuola con la mia sorellina di quattro anni più piccola di me, tutti e due  con il velo, mashallah; non avevo nessuna vergogna ad indossarlo: poi però quando arrivai a casa mi tolsi tutto e non ci pensati più…

Dopo quattro anni incontrai una ragazza marocchina e diventammo talmente amiche che eravamo come sorelle, sempre insieme… inseparabili. Un giorno sua madre mi invitò a una delle loro feste e appena arrivata mi portò nella stanza da letto e mi ha disse di indossare una jillaba e un foular, e così feci; mi sentii di nuovo felice indossando il velo e quelle vesti, che mai nella mia vita avrei pensato di poter indossare. Finita la festa tornai a casa conservando un buon ricordo con la mia amica, che un giorno, per motivi di lavoro decise di trasferirsi altrove.

Passati cinque anni da quell’evento trovai lavoro e mi affittai una casa da sola; è stato a quel tempo che conobbi un ragazzo del Marocco che veniva a trovarmi ogni sera e la cosa strana, subhanallah, è che si metteva a navigare su internet e a guardare i video sui miracoli di ALLAH l’Altissimo nel creato e mi leggeva alcune Suar (plurale di Surah, capitolo) tradotte in italiano; alchè vedendo che faceva la stessa cosa tutti i giorni gli dissi: “Ma scusa non ti annoi? Non ti va di vedere un film?”, e lui imperterrito: “No, vieni che ti faccio leggere qualche cosa sull’islam”, e così  mi scusai dicendogli che non mi andava e che preferivo andare a dormire.

Nonostante queste mie reticenze  questo fratello, sera per sera, continuava a leggere il Libro di Allah e ad invitarmi all’asclto e arrivò il giorno in cui accettai e mi misi a guardare i documentari che trattavano dei miracoli di Allah l’Altissimo e piano piano iniziai anch’io a leggere alcune Suar tradotte in italiano, finchè giungendo a leggere Surat “Al-Rahman” (del Sommamente Misericordioso) il cuore iniziò a battermi forte e iniziai a piangere.

A quel punto vergognandomi delle mie lacrime sentii la necessità stare da sola ma egli mi disse di non vergognarmi, che era normale commuoversi all’ascolto del Qur’an. Fu così che dopo due giorni, la sera prima dell’inizio di Ramadan (che sarebbe la prima sera, essendo che Allah ci insegna che la notte anticipa il giorno).. dunque la prima sera di Ramadan, dopo essermi informata sulla modalità di compiere la shahadah (la testimonianza di fede) abbracciai l’Islam e tornai verso la mia religione naturale, religione che da sempre avevo amato senza sapere e con la quale Allah mi aveva creato sin da neonata.

La cosa che mi preme di raccontare è che quando feci il lavaggio di purufucazione (per entrare nell’Islam bisogna compiere un lavaggio chiamato ghusl) vidi tanto fumo uscire dal bagno e questa cosa non mi era mai capitata prima di allora. Quando ne ebbi occasione chiesi al fratello (che è l’attuale mio maritoalhamduliLlah) di cosa si trattasse e lui mi disse che subhanallah poteva essere  stato un segno della purificazione del corpo, solo Allah poteva sapere esattamente come. Fatto sta che fu per me una cosa meravigliosa sentirmi così pura, così vicina al mio Signore.

Dopo il lavaggio e la shahadah il fratello mi propose di portarmi in un masjid per fare la mia prima salat e io tutta entusiasta acconsentii e mi andai a preparare: fu quella la prima volta che mettevo piede in un masjid e la sensazione che provai era bellissima alhamduliLlah.

Quando il giorno iniziò il mese di Ramadan il fratello mi disse: “Se te la senti puoi fare il digiuno”, e io gli dissi che se era questo che la mia religione prevedeva lo avrei fatto con tutto il cuore; fu così che feci il digiuno di tutto il mese di Ramadan (Allahu ‘Akbar ua liLlahi al-hamd!) e fu per me una soddisfazione grande alhamduliLlah.

Quando pensammo di andare a fare un giro, dissi al fratello di aspettarmi e mi andai a preparare: mi misi una maglia larga, un folulard che mi aveva regalato la mia amica prima di trasferirsi al nord e un pantalone largo e mi presentai così in salotto, dove il fratello mi aspettava per uscire. Non vi dico che faccia fece, era contentissimo di vedermi col Hijab subhanallah e mi chiese con stupore: “Ma davvero vuoi uscire così?”, e io: “Certamente, se l’Islam dice che mettere il velo è obbligatorio devo metterlo. Su, andiamo!”. Lui mi disse: “Brava mashallah! Sai che non lo devi più togliere?” J… “Inshallah”, io risposi: “Se Dio vuole vorrei morire così”.

Da allora sono passati quattro anni alhamduliLlah e adesso porto l’°abaia oltre all’hijab alhamdulillah. Sono così contenta di questa pace che ho trovato che ringrazio immensamente il mio Signore e chiedo ad Allah di guidare tutti i musulmani e di facilitarci e di aiutarci guidandoci nel bene, AMIN…

Jazakiallahu khairan ua as salam alaikom wa rahmatullahi wa barakatuhu
ukhtukum (vostra sorella)

Angela Khadija