Fiera del mio Hijab!

بسم الله الرحمان الرحيم

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Da adolescente, vivendo in una cittadina lontana da ogni richiamo, da ogni conferenza, da ogni libreria e da ogni Masjid, avevo la mia idea di questo velo, questa “prigione” come lo chiamavo… Mi ricordo ancora la copertura mediatica riguardante la lotta intrapresa da alcune sorelle Musulmane, in Francia, allo scopo di farsi accettare in quanto Musulmane, a pieno diritto, anche nelle istituzioni scolastiche. Le mie parole furono: “Ma perché si ostinano? Sono pazze! Perché si battono per la loro prigione? Perché vogliono essere sottomesse? In più, ci fanno vergognare…”. La vergogna… sapevo cosa significasse questa parola? Oggi, lo so, ed ho vergogna di aver pronunciato quelle parole. Ero sempre stata alla ricerca della verità riguardante l’Islâm, tuttavia pensavo che il velo fosse un obbligo derivante dall’uomo, che fosse talmente fiero e geloso da imprigionare sua moglie dietro l’Hijâb. Dopo l’esame di maturità, partii per andare a studiare in una grande città, dove a poco a poco scoprii che cos’è l’Islâm… Il mio cuore cominciava ad intravvedere la luce della fede. Divenni più calma, meno scatenata, più riflessiva. Mi ricordo ancora di quella ragazza, che si sedette di fronte a me nella metropolitana, la guardavo: era una sorella, velata… come quelle che avevo visto alla tv anni prima. Il mio sguardo non poteva staccarsi da lei, la guardavo e la trovavo bella, una bellezza completamente differente da quella che conosciamo; avevo l’impressione di vedere una luce sul suo viso… Senza capire perché, la invidiavo, era là, dinanzi a me, calma, serena, la pace e la dolcezza si leggevano sul suo viso. Uscii dal metrò con questa immagine del velo che, per la prima volta, era una sensazione positiva. I giorni passavano, e l’immagine della sorella non mi aveva ancora lasciata, delle domande si affacciavano senza sosta nel mio cuore: “Ma perché… perché si vela? Perché aveva l’aria così contenta?! Perché?”. Fu allora che mi recai in una libreria per acquistare qualche libro che, forse, avrebbe potuto chiarirmi le cose… Lessi, e lessi… e cominciai infine a comprendere che, ben più che un ordine, questo velo era una protezione e una misericordia per la donna, e che l’uomo – quest’uomo che avevo sempre accusato a torto – non era affatto l’aguzzino della sua sposa, ma al contrario era la sua metà, il suo sostegno e il suo benamato. Per la prima volta, non ero più contraria, e alla fine delle mie letture, le mie parole furono: “Ne avrei il coraggio…?”. Poiché, in realtà, la difficoltà non risiedeva nel fatto di portare quest’abito del pudore. La difficoltà, per me, era di riuscire a passare oltre gli sguardi di meraviglia, di derisione, o di odio… “Oh Allah, dammi la forza…” Per misericordia di Allah, arrivò il giorno – era un giorno d’estate – in cui, senza sapere perché proprio in quel momento preciso, dissi a me stessa: “Oggi ci provo”, presi il velo con cui pregavo e lo misi in testa. I miei vestiti già di solito erano lunghi, dunque non ebbi troppi problemi per trovare l’abito adatto. Respirai profondamente e uscii, avevo come l’impressione di gettarmi nell’arena dei leoni, ma appena mi ritrovai fuori tutto sembrò andare meglio… ma non a lungo! Cominciai ad avere – come si dice – i sudori freddi, sentivo gli sguardi della gente posarsi su di me… normale! Con quel caldo, nel mese di luglio, come potrebbe una persona tutta vestita di nero, dalla testa ai piedi, non attirare l’attenzione? Mi sentivo male, e cominciai a rimpiangere di aver voluto provare. Durante tutta la giornata, ero davvero in collera, constatando l’intolleranza dell’essere umano; ero abituata a mostrare un carattere fiero, così quando qualcuno mi fissava cominciavo a guardarlo a mia volta con disprezzo, fino a fargli abbassare lo sguardo… Di ritorno, nel metrò, alla sera, vidi due giovanotti arabi salire nella mia stessa carrozza: uno fumava uno spinello, e l’altro aveva una lattina di birra in mano; facevano baccano, scherzavano, ridevano forte, come se fossero un po’ fuori di testa. Ammetto che avevo un po’ paura, e dissi a me stessa: “Nello stato in cui si trovano, può accadere qualsiasi cosa!”. Si vantavano di tutto il chiasso che facevano al loro passaggio, e quando le porte si chiusero, si trovarono all’improvviso dinanzi a me… Mi guardarono… e mi ricordo ancora perfettamente la scena: entrambi nascosero immediatamente dietro la schiena ciò che tenevano in mano, mi passarono davanti, come vergognandosi, e dicendomi a voce bassa “Assalamu ‘alaykum” (pace su di te), e andarono in fretta in fondo al vagone per ritrovare i loro amici. “Wa’alaykumu-s-salâm…” risposi, benché si fossero già allontanati. Fu come uno scatto, compresi in quel momento preciso che uno degli aspetti dell’Hijâb, malgrado tutto ciò che viene detto in giro, è che si tratta di una protezione per Grazia di Allah (‘azza waJalla)… e in quel mentre decisi che da quel giorno in poi l’avrei sempre indossato con amore e convinzione. Ringrazio Allah l’Altissimo di avermi guidata verso la Luce… il cammino è lungo e seminato di prove (i genitori, le amiche, gli studi…), ma è attraverso le prove che si forgia il nostro carattere. Oggi, sono diversi anni che indosso l’Hijâb, e quando mi guardano di traverso, non ho come risposta che un sorriso… Un sorriso di pace e di quiete… Il sorriso di una donna che ama il suo hijab

Il mio prezioso… Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu ‘alaykum wa rahmatuliallah care sorelle,

Volevo raccontarvi la mia storia riguardo l’Hijab!
Innanzitutto all’età di tre anni mi trasferii dal Marocco in Italia con la mia famiglia, e all’età di dieci anni indossai per la prima volta il mio Hijab; nonostante fossi abbastanza piccola, sentivo, uscendo di casa, di aver fatto una scelta bellissima indossando questo piccolo indumento che proteggeva la mia femminilità.
Al tempo frequentavo la quinta elementare, e sentivo, appena salita sul bus che tutti gli occhi erano su di me, ma nessuno osava criticarmi per mio abbigliamento islamico.
Arrivata a scuola però le maestre mi chiesero: Come mai lo hai messo? Se i tuoi genitori ti costringono ce lo puoi dire che prendiamo seri provvedimenti… (le solite frasi che ci sentiamo dire anche a vent’anni e passa!)… Purtroppo però con queste continue pressioni finii per cedere ai ricatti delle maestre, dopo averlo portato per un mesetto o due 😦
Esse infatti mi dicevano continuamente: Vediamo che ti distrai (visto che non ero abituata a tenerlo me lo sistemavo continuamente)… Magari è a causa dell’Hijab che fai fatica a sentire la lezione… Sei troppo piccola per esser sottoposta a questa tortura (!)… Parliamo noi coi tuoi genitori per farli cambiare opinione…! E tante di queste frasi, a cui una bimba di dieci anni vorrebbe rispondere, senza avere la forza sufficiente per farlo!
Infine chiamarono mio padre a scuola, gli “spiegarono” le loro ragioni (il cui unico obbiettivo era quello di convincerlo a farmelo togliere), cosa inutile visto che mio padre fin dall’inizio aveva detto che la decisione spettava unicamente a me…
Così tutte le pressioni si riversarono su di me, che purtroppo amareggiata e triste fecero in modo che cedessi alle forzature, e dal giorno seguente al colloquio smisi di portare il mio prezioso Hijab!
 Al tempo intuivo che c’era qualcosa che non andava!… Sembrava che quel piccolo Hijab piacesse solo a me e a mia madre (visto che anche lei lo portava, alhamduliLlah!), ma che non piacesse a nessun altro in Italia… Mi chiedevo: Chissà come mai ce l’hanno così tanto con il mio velo?!
Dopo la grande delusione di non esser riuscita a resistere alle pressioni delle insegnanti delle elementari volli riprovare due anni dopo, quando frequentavo già la seconda media. Quell’anno finalmente trovai il coraggio per rimetterlo e riaffrontare il mondo… questa volta più convinta che mai! All’inizio mi sentivo a disagio, ma resistetti alle difficoltà e non lo tolsi più, fino ad oggi, e ne vado fiera… AlhamduliLlah!
All’inizio conoscevo la mia religione (l’Islam) solo tramite la mia famiglia, ma dall’età di tredici/quattordici anni cominciai a frequentare la scuola di arabo tutte le domeniche, iniziai a fare le mie ricerche tramite internet e fu così che trovai preziosi siti islamici, video, forum ecc… che mi aiutarono ad approfondire la conoscenza relativa alla fede. SubhanaLlah più conosco l’Islam e più mi piace ..alhamduliallah ‘ala ni’mata l’islam (alhamduliLlah, ringrazio Allah per il dono dell’Islam!).
Essendo musulmana di nascita ma cresciuta in Italia non riuscivo a vedere il vero valore dell’Islam, questo sicuramente per la brutta propaganda che ne fanno i mass media in questo paese!.. Queste cattive informazioni han fatto sì che la gente comune avesse un cattivo pregiudizio sui musulmani, visto soprattutto che essi non conoscono il vero Islam e non lo hanno mai visto praticato interamente, come sistema di vita che abbraccia tutti gli aspetti del quotidiano.
Volevo dire inoltre che ad oggi non sono ancora riuscita a mettere l’Hijab come desiderei fare (vestendo in maniera più coprente, indossando le gonne, la abaya e il Khimar -il velo che scende coprendo le spalle e il petto-) per il fatto che a lavoro uso i pantaloni e non so se riuscirei a stare con la gonna, ma faccio del mio meglio per uscire coperta e rispettosa della mia amata fede!.. AstaghfiruLlah, chiedo perdono ad Allah, se faccio talvolta qualche errore.
Sento che l’Hijab mi valorizza come persona e mi fa uscire dalla logica della donna-marionetta della società che ci vuole tutte perfette, truccate e pronte a sedurre il passante di turno! Quando esco di casa sono felice di compiacere Allah ‘azza wa jalla -Gloria a Lui l’Altissimo!- e non lo sguardo degli uomini e inizio così a sentirmi soddisfatta e felice. Talvolta è dura, lo ammetto, ma ne vale la pena. ❤
In sha Llah vorrei tornare in Marocco quest’estate… definitivamente. Ho in mente molti progetti, come ad esempio quello di indossare correttamente l’Hijab al 100%, quello di studiare arabo e tajweeed del Qur’an (le regole per la corretta lettura)… Allahumma yassir kulla umurina, oh Allah facilitaci in tutte le nostre faccende!
uhibbukum fi allah
ukhtukum Rachida

La Storia di una scuola.. speciale!

Bismillah al Rahman al Rahim

Carissima Bushra,
Mashallah quest’anno con la presenza di Ahmad, il fratello di Amena, abbiamo iniziato a fare la scuola a casa.
A giugno ci saranno gli esami, saranno una prova anche per noi per capire come impostare le cose e quale livello davvero chiedono.
Comunque, al hamdulillah, siamo stati molto attenti a come muoverci e Allah ta’ala ci ha facilitato molto. Infatti, io mi ero informata bene attraverso vari forum e siti di homeschooling, per capire bene ciò che prescrive la legge, i riferimenti normativi e tutto, e così, sulla scia di una lettera standard che altri genitori usano, abbiamo comunicato, appena Ahmad è arrivato, subito alla scuola più vicina le nostre intenzioni, con una raccomandata.
Poi abbiamo telefonato e abbiamo preso un appuntamento con la preside, mio marito si era preparato su cosa chiedere e dire (non c’è nessun bisogno formale di motivare la scelta, per esempio, perché è un semplice diritto come quello di mandare i figli a scuola), però l’atteggiamento che volevamo tenere era gentile, cortese, ma sicuro. Così mio marito è andato insieme anche ad Ahmad, ha chiesto il loro programma, se potevamo acquistare gratuitamente come gli altri i libri di testo, etc., e loro ci hanno dato tutto, poi mio marito si è incontrato anche con gli insegnanti, ci hanno dato il programma loro che avevamo chiesto, ha discusso un po’ con loro dei contenuti (avevamo già visto i libri quando ha incontrato gli insegnanti), perché non capiamo per quale motivo un bambino debba imparare chi sono i maghi, le streghe, i draghi, i folletti, gli gnomi, storie di paurosi mostri, tutte le attività sul natale, la pasqua e il carnevale… in realtà gli insegnanti hanno convenuto che queste cose non sono necessarie per studiare.
Subhanallah, abbiamo iniziato i nostri programmi di tutte le materie prima di avere i libri di testo, c’è tantissimo materiale didattico su internet molto utile e pratico, anche modificabile. Il problmea principale per noi è riuscire a insegnare le cose senza proporre le loro “stupidaggini”, scusa se le definisco così ma questa è la mia opinione, all’inizio sono rimasta scioccata dei libri di testo, perché davvero i contenuti sono falsi, assurdi, senza contatto con la realtà.
Abbiamo seguito le cose più neutre dei libri, integrando con altro materiale, nostro e da internet, anche usando dei materiali islamici. Però tante cose mi sono sentita di proporle comunque, se non altro perché Ahmad non conosce nulla di questo contesto italiano, tante cose non le capisce (Amena vedo che già le comprende di più, più facilmente, perché è sempre stata inserita qui, sebbene noi abbiamo pochissimi contatti significativi con il mondo esterno e non proponiamo ai nostri figli praticamente nulla di cartoni animati, libri di favole, etc).
Comunque, la mia idea è di riuscire a fare di più, cioé fare a meno dei loro programmi assurdi. Solo che devo fare un po’ di esperienza per capire come, perché comunque ora per legge ogni anno c’è l’esame a scuola, e quindi si è un po’ meno liberi. Più che altro, se poi all’esame propongono contenuti su biancaneve e i sette nani, cenerentola, cappuccetto rosso, non so se i nostri bimbi sono in grado di capire. Forse per Amena sarà diverso, ma per Ahmad è un problema anche capire che “biancaneve” è il nome di una ragazza…
Ma la cosa più bella, mashallah, è come imparano Amena e Fatima!!!
Amena ovviamente vuole fare tutto quello che fa Ahmad, perciò ho cercato tanti materiali anche per lei per imparare i numeri, l’alfabeto, poi lei ormai capisce tutti gli esercizi (cerchia questa parola, collega il nome al disegno, etc…) non sa fare tutto, ovviamente, però mashallah tante cose le ha imparate (per esempio di matematica ha imparato che 5+4 fa nove!).
Disegni, scrivere le lettere, riconoscerle, colorare le lettere, nomi di parole e numeri in inglese, fa queste cose qui!
Poi c’è tutta la parte di arabo e Qur’an. Ahmad sta memorizzando diverse sure con mio marito, al hamdulillah, e Amena, ascoltando e ripetendo, ha memorizzato diversi versetti anche lei, mashallah.
Anche Fatima partecipa al tutto con pennarelli, quaderni, matite, la salaat e i du’a, tutti vogliono fare wudhu (continuamente,,, per giocare con l’acqua), però poi davvero si mettono a fare a modo loro due rakaat… al hamdulillah Rabbi al Alamin, è così bello vederli fare queste cose, e spontaneamente, naturalmente…
Hajra partecipa un po’ ma si vede che è più piccola e ha condiviso ancora poco con loro, è molto attaccata ancora alla madre.
Poi abbiamo costruito insieme, con il cartone, colorando noi, diversi giochi per studiare le lettere arabe: un trenino delle lettere, un bingo, un memory. subhanallah tante idee vengono anche dai siti di fratelli e sorelle che condividono tante loro esperienze su internet, che Allah li ricompensi tantissimo tutti!
Devo dire che è stancante però anche molto stimolante, unisce la famiglia, arricchisce il nostro tempo, e a pensarci bene, abbiamo fatto davvero tante cose di cui mi rendo conto solo ora scrivendoti. Per esempio tante attività di scienze, leggendo libri sulla natura, colorando alberi, foglie, il ciclo dell’acqua (ci sono anche bei video su questo), esperimenti con l’acqua e le sostanze, fare insieme i biscotti, giocare con la pasta di farina e acqua, andare al mare a raccogliere conchiglie.. sono tante cose con cui loro imparano sempre, e anche noi con loro,  mashallah.
A volte mi chiedo, ma sarò capace, ma sarò in grado, ma sono abbastanza brava, sono troppo dura, troppo flessibile… all’inizio avevamo scritto un programma giornaliero fittissimo, dopo qualche settimana io ero k.o. .. sotto stress! Allora ho un po’ mollato il programma, che comunque è servito a noi per capire cosa avevamo intenzione di fare, quali materie, che contenuti, però poi ho cercato di seguire di più i nostri ritmi,le nostre esigenze, anche ascoltando i nostri momenti di stanchezza.. a volte divento matta con tutti i bambini insieme che vogliono qualcosa, e nessuno, soprattutto Ahmad, che riesce a concentrarsi bene sui suoi compiti……. a volte grido come una pazza… subhanallah, alla fine ho pensato, devo affidarmi ad Allah ta’ala e fare ciò che posso, le nostre intenzioni inshallah sono chiare e sincere, Lui ci aiuterà. Mi sono impegnata a mantenere la calma, a non scaricare su di loro le mie difficoltà, inshallah qualcosa è migliorato…
Fai tanti du’a per noi!
Ora vado perché stanno sporcando tutta la coperta con acqua e acquarelli… a presto inshallah
Assalamu alaylum wa rahmatullahi wa barakatuh
Aysha umm Amena