Alla ricerca disperata di Te, o Allah! – parte seconda

بسم الله الرحمن الرحيم

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[Parte prima]

Giunse questa persona come inviata da parte di Allah, Al Rahman (il Sommamente Misericordioso) che mi accompagnò dentro alla stanza; dopo questo episodio non pensai più di ripetere nuovamente un’azione del genere.

Per circa sei mesi vissi isolata dalla gente prendendo residenza in un piccolo albergo a Berlino. Berlino a quel tempo era divisa in est ed ovest; la parte centrale est assomigliava a una piccola penisola. Vi erano dei confini rigidissimi fra le due parti. Io abitavo vicino al confine, dove c’erano tanti poveracci che sentivo a volte sparare ed ammazzarsi di notte.

Trascorso quel lasso di tempo decisi di andarmene lontano, in Africa o in Asia poichè pensavo, dopo aver visitato quasi tutta l’Europa ed alcune città dell’America, che la situazione fosse uguale: non riuscivo a trovare in questi posti nulla che nutrisse il mio cuore; questo cuore che era il capo, la parte più importante di me stessa. Questa situazione era diventata per me davvero critica, dovevo trovare qualcosa. Presi tutti i libri che pensavo potessero essere utili per far star meglio il mio cuore: la Torah, il Vangelo, il Salterio, lo scritto di buddha, e la traduzione dei significati del Qur’an Karim.

Il Qur’an mi era stato consigliato da una persona, ma a primo impatto non riuscii a leggerlo, era come se ci fosse un ostacolo fra me e questo Libro, ma conservai con me il Libro portandogli rispetto.

Salutai tutte le persone che conoscevo, presi con me tutti questi libri e alcuni strumenti musicali –amavo la musica al tempo-, dicendo addio per ultima a mia madre. Avendo paura di partire sola per una simile avventura e sentendo di aver estremo bisogno di intraprendere questo viaggio (ero arrivata al bivio: partire o suicidarmi) mi misi d’accordo con una giovane ragazza che mi avrebbe fatto compagnia. Questa persona aveva però intenzioni diverse dalle mie: ella voleva intraprendere un viaggio di intrattenimento, nuotare, godersi la spiaggia e cose del genere. Anche il suo aspetto era diverso dal mio: ella portava i jeans, lasciava i capelli sciolti al vento, mentre io mi ero cucita un abito marrone molto largo, lungo sino a terra, simile alla °abaya che ora indosso, di tessuto molto pesante e tenevo i capelli intrecciati in una rigida treccia.

Pensavo che se avessi fatto come le ragazze che indossavano abiti aderenti e colorati avrei sicuramente attirato l’attenzione maschile, così camminavo un po’ in disparte perchè non desideravo che nessuno mi si avvicinasse. Desideravo unicamente stare in mezzo alla natura, quella natura che mi aveva sempre fatto star tranquilla, perchè tutte le creature lodano Allah e a Lui si prosternano.

Per due mesi viaggiai con questa ragazza facendo l’autostop, facendoci portare dai veicoli che andavano verso la nostra destinazione. Facemmo questo fino a quando non arrivammo in Grecia, dopo aver attraversato l’Austria, la Jugoslavia –un paese musulmano dove avevo visto musulmani con la barba e donne col hijab, dove avevo visto i Masajid e tutto questo mi fece buona impressione-, ed eccoci finalmente in Grecia!

In Grecia mi scelsi una piccola isola perchè non ci fosse prostituzione e non vi fossero turisti. Feci questo perchè come sapete i turisti sono soliti uriacarsi e portare corruzione nei posti in cui si recano durante il mese di vacanza che si prendono da lavoro. Nel posto in cui presi residenza vi erano persone che pregavano Gesù –chiediamo protezione ad Allah dall’associare qualcosa a Lui- ma erano persone con un buon comportamento: la donna non usciva di casa se non mettendosi un coprocapo nero sulla testa e una gonna nera lunga sino a terra, le donne non uscivano mai sole e non mai non le vedevi ai cafè o in giro per i negozi.

Ho vissuto sotto gli alberi con questa ragazza che era venuta con me, ma dopo due mesi la ragazza se ne tornò in Germania e io rimasi sola sotto gli alberi; dalla mia postazione potevo scorgere da lontano il paesino. Me ne stavo a leggere, a suonare un po’ di musica e a volte mi trovavo a camminare la notte sulla spiaggia coi pescatori.

Il mare era immenso, grandissimo, il cielo e la notte… Tutto questo mi faceva paura, ed io cercavo questo timore nel mio cuore, il timore nei confronti del Grandissimo che ha creato ogni cosa. Purtroppo però la gente vedendomi fare questa vita cominciò a pensare che non fossi una brava donna.

Un giorno mentre mi apprestavo a fare il pane –per sette anni non mangiai carne, fino a quando non abbracciai l’Islam-, questo pane che cuocevo presso un forno, giunse all’improvviso un militare che mi arrestò, prese la mia valigia da sotto gli alberi e con altri poliziotti mi misero nell’auto che mi portò nell’entroterra, fino in prigione.

Per dieci giorni rimasi dentro questa prigione, ma per la grandissima paura che avevo non riuscivo a mangiare e a dormire. Durante questo tempo mi misi ad invocare tantissimo Allah: mi ricordai di una maestra di religione cristiana delle scuole superiori che quando le chiesi come fare ad ottenere la fede mi disse di invocare tanto, con pazienza, devozione ed umiltà, perchè la fede è un grandissimo dono che non può essere acquistato con il denaro ma che Dio l’Altissimo dona a chi vuole fra le Sue creature.

Era in quella circostanza, in prigione, che mi trovai ad invocare immensamente e costantemente Allah, con la paura nel cuore, e questo mi portò una sensazione di felicità nel cuore, come fossi trasportata in un altro luogo. Nonostante la notte e il sentire l’abbaiare dei cani, i rumori notturni, il grido del gallo all’alba, avevo una sensazione di sicurezza dentro di me perchè percepivo il Grande, l’Immenso, che dall’alto governava ogni cosa: nulla in questo universo poteva muoversi esteriormente ed interiormente senza il permesso di questa Grande Entità. Era in quel momento, in prigione, che Allah l’Altissimo fece sì che la fede fiorisse nel mio cuore. Prima di allora avevo dubitato su Dio, se Egli esistesse, se se ne fosse andato, su chi Egli fosse, su quale fosse il Libro da seguire… Lo avevo invocato dicendo: o Allah se tu sei presente mostrami la via da seguire, indicami qual’è il Libro che devo seguire, fammi capire che cosa vuoi da me.

Uscii, dopo dieci giorni, dopo che era arrivato mio fratello, dottore in legge, e dopo aver telefonato anche a mia madre, per dimostrare alla polizia che non ero come quei ragazzi mondani che girovagano a caso per le strade. Mi liberarono dopo dieci giorni, quando uscii ero un’altra persona: avevo compreso che Allah l’Altissimo è presente, che Egli è il Signore dei Mondi, che è il mio Signore, che sicuramente Egli vuole qualcosa da me, anche se io non sapevo ancora esattamente cosa per il fatto che non avevo alcuna conoscenza, non avevo studiato approfonditamente i Libri in mio possesso per capire cosa Egli desiderava che facessi. È così che decisi di pentirmi ad Allah, dopo aver constatato che il mio cuore era nero, nero, Gli chiesi ripetutamente perdono per i miei peccati.

Dopo essere uscita mi trasferii in una grande isola, Krit, perchè ci fossero anche turisti e la gente non si sorprendesse nel vedere le donne camminare sole perchè in Occidente le donne usano uscire sole di casa. Lì trovai un piccolo paese vicino al mare, con delle montagne cave, fatte tutte di caverne limitrofe, le une vicino alle altre, ed era pieno di ragazzi occidentali. Trovare una grotta libera faceva al caso mio perchè stando sotto gli alberi mi bagnavo tutta e pure i miei libri e la mia roba rischiava di essere danneggiata quando scendeva la pioggia; dovete sapere che nei paesi occidentali piove abbondantemente.

Finalmente nella terza montagna trovai una grotta libera lontana dalla gente; abitai lì per circa sei mesi.

Umm Abdu-Rrahman trascorse giorni e notti in questo luogo e Allah l’Altissimo, il Saggio, volle che ella affrontasse alcune difficoltà e situazioni pericolose perchè la portassero a cercare rifugio in Lui l’Altissimo, a provare la sensazione di chi si rimette totalmente a Lui cercando il Suo aiuto e ponendosi con umiltà nei Suoi confronti nelle calamità. Tutto questo fece sì che la sua fede in Allah, gloria a Lui l’Altissimo, aumentasse sempre di più.

Ogni giorno mi recavo al paesino per prendere l’acqua, l’acqua per vivere, e tornavo senza parlare con nessuno. Me ne stavo a leggere i libri, a guardare le pecore, che amavo tanto perchè vedevo in questi animali l’umiltà e la mancanza di superbia che avevo constato nelle persone che avevo conosciuto fino ad allora. Anche di notte stavo ad ammirare queste pecore e mi pareva che stessero proprio pregando. In quel periodo mi ero imposta di pregare tre volte al giorno: al mattino, a mezzogiorno e la sera.

Sempre sentivo che fra me e questa traduzione del Qur’an vi era come un ostacolo, ma un giorno successe che lessi a lungo fino a che non arrivai a leggere la migliore fra le storie, la storia del Profeta Yusuf, pace e benedizione su di lui, e sul nostro Messaggero Muhammad. È così che cominciai ad amare questo Libro.

Scesi nuovamente al paese per prendere l’acqua ed incontrai una donna tedesca debole di salute, aveva una gamba sana e un’altra di legno; anche lei non stava in compagnia dei ragazzi scalmanati, ed ella aveva preso residenza in una stanza pulita, alta, in prossimità del mare, così rimasi a farle compagnia e lei non mi lasciò andare fino a notte inoltrata. La notte volli torare alla mia caverna, non desideravo un alloggio vicino ai turisti squilibrati. Era quella una notte di luna piena, e dopo aver attraversato la prima montagna Allah l’Altissimo mandò un vento fortissimo, improvvismente si scatenò una grande tempesta, e fra i tuoni, i fulmini e la pioggia camminavo e cadevo, avanzavo e barcollavo. Ebbi così una grande paura, cominciai ad urlare: “O mio Signore perdonami, perdonami, perdonami, salvami!” Stavo camminando sull’orlo di un precipizio che dava direttamente sul mare e nessuno poteva sapere dove fossi e il pericolo che stavo affrontando. Quella fu la prima volta che chiesi ad Allah di farmi vivere, non volevo morire, finalmente avevo visto della luce alla fine del tunnel della vita che stavo attraversando. Questa luce era quella che avevo sempre cercato, che consisteva nel sapere che Allah l’Altissimo è presente, che Egli ha mandato a noi un messaggio, e io finalmente avevo letto e amato il Qur’an, e questa era la cosa più importante.

[Segue…]

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Una luce sulla strada

بسم الله الرحمن الرحيم

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Il mio percorso alla ricerca di Allah Ta’aala, fu ben più lungo delle parole che posso spendere per raccontarlo in queste poche righe, ma in sh’Allah, proverò a darvi questa piccola testimonianza di come sono tornata all’Islam, e del perché, nella speranza che Allah Ta’ala possa fare in modo che questo possa sfiorarvi in sha’a Llah, come le testimonianze di molte sorelle hanno sfiorato il mio cuore.

 

Tornai con il nome di Khadija.

Solo dopo scoprii quanto mi si addiceva, poiché fu Khadijah, che Allah sia di lei soddisfatto, moglie del nostro amato Profeta salla Llahu alaihi wa sallam, la prima donna a credere in ciò che era sceso sul Messaggero e ad abbracciare questa meravigliosa religione. Ben so di non essere la prima a ritornare all’Islam, ma lo sono per tutti quelli che mi conoscono.

Tutto ciò accadde circa tre anni fa, alhamduLillah. Tuttavia, la mia ricerca di Dio, ebbe inizio molto tempo prima, fu un percorso che iniziai sin da bambina.

 

Avevo cinque anni quando uscivo e mi sedevo nel prato davanti a casa per guardare il cielo con le nuvole e le colline boscose che mi circondavano, e mi rendevo conto che tutto ciò non poteva esistere invano. Allah Ta’la dice nel Qur’an (traduzione dei significati): “Non creammo invano il cielo e la terra e quello che vi è frammezzo. Questo è ciò che pensano i miscredenti…”.

AlhamduliLlah! Era come se la creazione mi parlasse del suo Creatore. Così realizzai che esisteva Qualcuno dove non potevo vedere, che ci aveva creati.

 

Andando all’asilo scoprii che quel Qualcuno era Dio.

Uno dei ricordi miei più vividi fu la mattina che vennero le suore cattoliche e ci fecero mettere in cerchio per recitare le Lodi a Dio. In quel momento sentii che era giusto farlo, che era un dovere di ognuno di noi. Dentro di me germogliò la consapevolezza che anch’io dovevo adempiere a questo impegno.

Ma ero una bambina e prima di quel momento, non avevo mai sentito parlare di preghiera e di Dio.

Sono nata in una famiglia atea. Le loro insulse ideologie hanno avuto un ruolo negativo nella mia vita, un’influenza oscura che mi ha accompagnato per molti anni.

Queste idee mi resero una persona piena di paure e di incertezze, e sentivo di vivere con una profonda crisi esistenziale. Fin da piccola mi riempirono la testa delle loro paure verso la morte. Sarebbe potuta arrivare in qualsiasi momento, in qualsiasi modo e dopo non c’era nulla, assolutamente nulla. Questo mi fece pensare a quanto la vita non fosse solo fragile e fugace, ma soprattutto inutile. Vivere e morire senza che nel mezzo esistesse nulla, non c’era un senso in tutto ciò.

Così ero stata educata e l’educazione atea soffocava la mia innata certezza che eravamo stati creati per una ragione. In tutto ciò, la vera frustrazione era il fatto di aver consapevolezza dell’istinto del credere in Dio e di non poter manifestare questo apertamente. Non avere nessuno con cui condividere ciò, cui chiedere, che potesse aiutarmi a cercare di capire perché Dio ci aveva creato e quale era il nostro dovere nei suoi confronti.

 

Frequentando la scuola elementare sentii più spesso parlare di Dio e di Cristianesimo, di religione. Mio padre, però, mi proibiva di seguire questa materia a scuola, e non solo, non potevo vedere film o cartoni sulla religione, addirittura possedere libri che ne parlassero. Così la conoscenza religiosa rimaneva sempre oscura e lontana da me.

Questo fino a ché non capitò che una mattina con la scuola elementare ci portassero a Messa senza dare preavviso ai genitori. Finalmente potei avere un primo approccio con il culto.

Mi bastò per capire due cose importanti: il Dio dei Cattolici era l’entità alla quale cercavo di avvicinarmi, ma il Cattolicesimo non era la strada per arrivarci.

 

Da bambina non avevo abbastanza conoscenza da potermi chiedere se esistessero altri culti. Inoltre nel mio paese, un piccolo villaggio di campagna, tutti erano Cattolici. Ed erano per lo più gente che diceva di credere in Dio e non applicava nessun precetto Divino; andavano solo a Messa e festeggiavano le ricorrenze attribuite al loro culto.

Nel mio stesso paese vivevano i miei zii. Da ragazzina, quando iniziai a manifestare apertamente curiosità verso la religione, mia cugina m’invitò a rivolgere le mie domande a suo padre. E lui ci parlò per ore di Dio. Così iniziai ad andare più spesso da loro e mio zio mi diede molti opuscoli e libri sulla religione che iniziai a leggere di nascosto. Mi fornì anche una Bibbia che nascosi in camera e consultavo quando studiavo questi altri libri.

Trovavo quest’altro aspetto del Cristianesimo molto più veritiero del Cattolicesimo. Intanto i credenti di questo culto applicavano i precetti del Vangelo, sostenendo che ognuno doveva guadagnarsi il Paradiso con le buone opere. La pratica era ai miei occhi un aspetto fondamentale del Credo. Chi crede in Dio e lo ama, non smette di cercarLo, di compiacerLo, di apprendere ciò che con tanta misericordia Ci ha consesso.

 

Allo stesso modo, però, qualcosa della dottrina non mi soddisfaceva. Proseguendo i miei studi, infatti, trovai concetti che sentivo essere sbagliati.

Un giorno, parlando di preghiera, mi fu detto che noi non potevamo rivolgerci a Dio, ma dovevamo avere un tramite, cioè Gesù (su di lui la pace). Lo trovai davvero ingiusto; io avevo sempre parlato con Dio, avevo sempre invocato solo Lui, perché avrei dovuto parlare con altri? Forse che Egli non potesse sentirmi?

Provai a leggere un libro che parlava del Profeta ‘Isa (Gesì, su di lui la pace), ma questo non mi aiutò ad amarlo come avrei dovuto. In realtà non riuscivo a vederlo come la mia guida e ne capii la ragione molto tempo dopo quando conobbi l’Islam e il suo Profeta (pace e benedizione su di lui), verso il quale tutt’ora sento una vera e propria appartenenza.

 

Fino ad allora, però, sapevo solo che quella religione che stavo seguendo non era quella giusta, definitiva. Abbandonai anche questo culto.

 

Iniziò per me un lungo e buio periodo, pieno di difficoltà e solo l’amore e il timor di Lui mi faceva perseverare nelle avversità. Gli chiedevo soccorso. Soprattutto gli chiedevo perché non mi avvicinava a Lui che lo stavo cercando.

Forse la gente crede di poter essere felice lontano dal suo Creatore, e che la stessa felicità dipenda solo da loro. Invero non c’è più grande illuso di chi vaga smarrito lontano dalla luce, nell’oscurità. Senza il nostro Signore nel cuore, siamo come una nave senza rotta, smarrita nella tempesta e crediamo che non esista la calma perché non la conosciamo.

Siamo come il gregge che bruca le erbacce ignorando i teneri e freschi germogli che potrebbe trovare se seguisse il suo pastore.

Per quasi tutta la mia vita, mi sono sentita come una di queste pecore smarrite. Come qualcuno che ha perso qualcosa d’importante, come la strada di casa e non sa tornarci senza una guida.

 

AlhamduliLlah, ricevetti la guida per trovare quello che avevo perso.

Avevo 19 anni quando conobbi un ragazzo smarrito come me che però aveva una luce negli occhi. Non era Cristiano e non era Musulmano, ma era interessato all’Islam da molti anni.

Iniziò a leggere il Quran e volle coinvolgermi. Io, fermamente convinta del messaggio del Vangelo, lo ascoltai sebbene volessi che iniziasse a credere nel Cristianesimo come me, ancora convinta che fosse la vera religione.

Quando, però, iniziai ad ascoltare le parole del Qur’an, non potei fare a meno di pensare: “Questa è la Parola del mio Signore!”. Ed era strano. Cominciai a leggere il Quran anch’io.

Scoprii che era un libro meraviglioso, che parlava di tutto ciò che avevo sempre voluto sapere. Parlava della storia della creazione e del rapporto tra la stessa e il suo Creatore. Finalmente ottenni la risposta che cercavo da una vita: Chi mi ha creato e perché.

 

Il mondo ai miei occhi stava lentamente acquisendo un senso, una ragione per esistere.

Finalmente potevo vedere quel posto per me nel mondo, che non riuscivo prima a trovare. Un posto come musulmana, come donna sottomessa all’Unico Dio.

Mi mancava solo una cosa che credevo distrutta dalle avversità in cui mi ero imbattuta: la fiducia.

Quindi chiesi, come avevo sempre chiesto, a Dio: “Oh Signore, se questa è davvero la Tua religione, guidami che io ti seguirò”.

E Allah Ta’ala mi esaudì.

Il giorno in cui mi convertii, fu il più bello della mia vita.

Da quel giorno, la mia esistenza cominciò ad avere davvero senso e la luce rinnovò tutto e cancellò l’oscurità.

 

Anche il mio compagno in questa ricerca della verità si convertì e così ci sposammo.

Lui fu un sostegno importante lungo una strada piena di ostacoli e un esempio di perseveranza da seguire nella fede.

E questo fu un altro dono che Allah Ta’ala mi concesse. Nessuno meglio di Lui sa come spianare la via ai suoi servi sinceri e stabilisce per ognuno una strada che solo noi possiamo capire e intraprendere.

Così, alla fine, ho trovato tutto ciò che cercavo. L’amore, la pace, la serenità, le risposte a mille domande… tutto ciò che solo la conoscenza e la consapevolezza del nostro ruolo nei confronti del Creatore, può dare.

 

Moltissimi si privano di questa gioia, di questa serenità, a causa della propria superbia, solo per potersi illudere di essere padroni della propria vita e dicono che Dio non da mai nulla, ma tutto quello che abbiamo, la stessa vita, è perché Iddio Altissimo ce l’ha donata. Ma essa ha un valore inestimabile che può essere compreso solo nel suo ruolo originario, nell’obbedienza ad Allah Ta’aala. Lontano dallo scopo per cui esistiamo, siamo semplicemente fuori posto, come meccanismi incompleti.

Ed io sono grata al mio Creatore perché mi ha guidato e ha pazientato con me quando non capivo, ha rafforzato la mia fede quando era debole e mi ha dato la forza quando non l’avevo.

Ho mille ragioni per amarLo, subhanaLlah. Sebbene non me ne serva nessuna, mi basta sapere che Lui è il mio Dio e mi ha creata per lodarlo.

Dice Allah Ta’la nel Suo Libro (traduzione dei significati): “È solo perché Mi adorassero che ho creato i dèmoni e gli uomini. Non chiedo loro nessun sostentamento e non chiedo che Mi nutrano”.

 

Sono felice perché sono musulmana, alhamduliLlah. Sono felice perché pratico i cinque pilastri della mia religione e mi sforzo di fare più di questo. Sono felice, per ogni singola preghiera che mi è stata concessa di fare. E sarò felice di morire musulmana, in sh’Allah, quando il mio Signore vorrà. Ciò che desidero è il Suo Volto.

 

Khadija Lara

La Luce che ha illuminato la mia vita!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu!

Il mio cammino verso l’islam è iniziato per caso. Avevo amici stranieri musulmani ed ero rimasta molto colpita dal modo che avevano di affrontare la vita. Infatti, nonostante, come tutti gli immigrati, dovessero ogni giorno affrontare problemi e difficoltà, non li vedevo mai abbattuti, avevano una grande forza interiore ed erano sempre sorridenti. Capii che era la loro religione che gli donava la pace. Questo affidarsi a Dio e alla sua volontà. Così iniziai a cercare informazioni sull’islam, a fare domande. Purtroppo, il modo in cui  ero stata educata mi rendeva difficile la comprensione di alcuni aspetti dell’islam, come per esempio il velo o la poligamia.

Devo dire che io ho sempre creduto in Dio pur non essendo praticante, un po’ perchè i miei genitori, come la maggioranza degli italiani che conosco, non praticavano se non in occasioni speciali, un po’ perchè non condividevo alcuni aspetti della religione cattolica (il fatto che si cerchi sempre una intercessione umana per raggiungere Dio, come il pregare i Santi, o il doversi confessare ad un prete per ottenere il perdono), mentre altri mi erano di difficile comprensione (come ad esempio la trinità).

Comunque rimasi per anni in uno stato di agnosticismo. Avevo molti pregiudizi sull’islam, credevo che fosse una religione che sottomettesse le donne, che incitasse alla violenza, come i mass media si apprestano a farci credere.

Poi tre anni fa mi recai in Inghilterra per lavoro e qui conobbi dei musulmani che lavoravano con me, tra cui delle ragazze. Non ero mai stata in contatto con donne musulmane prima di allora perchè gli amici immigrati di cui ho parlato prima erano solo ragazzi e anche se alcuni di loro erano sposati, le loro mogli si trovavano nel loro paese di origine. Beh, queste ragazze indossavano il velo, ma non erano tristi non avevano nessun segno di sofferenza, anzi, erano felici, sorridenti, molto gentili e simpatiche. Notai che ogni giorno alla stessa ora prendevano una pausa dal lavoro e un giorno chiesi ad una di loro dove andasse. Con grande  naturalezza mi rispose: è l’ora della preghiera, vado dal mio Signore. Un giorno dissi ad uno di loro: “vorrei saperne di più sulla tua religione” e lui mi diede dei libri, e mi diede l’indirizzo di una sorella che insegnava a leggere il Corano.

Alhamdulillah, questa sorella mi ha aiutato molto perchè mi ha aiutato a conoscere il Corano. E’ in assoluto la cosa che amo di più, leggere e recitare il Corano, perchè è di una bellezza infinita. E più lo studio, più mi rendo conto di quanto la mia vita  fosse vuota prima, e di quanti errori ho commesso nel passato, ma Allah è misericordioso, Egli è colui che accetta il pentimento. E ringrazio ogni giorno Allah (SWT) per avere aperto il mio cuore all’islam, alhamdulillah.

Hannah