La Storia della mia Hijrah!

بسم الله الرحمن الرحيم

hijrah

BismiLlah ir-Rahmani ir-Rahim

Carissime sorelle e fratelli,

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullah wa barakatuh! Sono una vostra giovane sorella fiLlah, italiana come tanti ritornati all’Islam alhamduliLlah, sposata con un giovane musulmano, voglio raccontarvi di un recente radicale cambiamento nel mio vivere la fede, Allahu Akbar!

Di recente la mia vita ha avuto una svolta risolutiva: l’Hijrah (emigrare verso un paese musulmano per la causa di Allah). Avevo cominciato a nutrire il bisogno e comprendere l’importanza di vivere in un paese musulmano ormai da diverso tempo. Questa necessità è cresciuta con la pratica e l’approfondimento della religione, il bisogno di rafforzare la fede e di apprendere meglio la Sunnah del Profeta (saws) e, così, di avvicinarmi maggiormente al mio Signore.

Ci sono voluti alcuni anni prima che (io e mio marito) prendessimo definitivamente la decisione di lasciare la nostra terra natia (l’Occidente). Avevamo bisogno di tempo ed esperienza per maturare e capire a fondo che non c’è posto per un musulmano che ama Allah in un paese di gente (kuffar, miscredenti) che odia Allah.

Purtroppo, l’Hijrah oggi è un aspetto della nostra fede, al quale molti fratelli e sorelle non danno la giusta importanza. Molti coltivano il sogno di una pacifica coesistenza con i miscredenti, ma questo è un pensiero davvero ingenuo. Vivendo tra di loro, non possiamo applicare molti aspetti essenziali della Sunnah che fanno parte della vita del musulmano e viviamo nella costante lotta contro l’inevitabilità di commettere peccati che – se circondati da musulmani – potrebbero essere evitati, e nel timore di praticare la religione stessa per poterci “integrare” meglio. Ma noi non dobbiamo compiacere i kuffar, bensì dobbiamo impegnarci perché Allah Ta’ala sia soddisfatto di noi. È davvero importante che un musulmano capisca ciò e si capaciti dell’importanza dell’Hijrah verso un paese dove può praticare e adempiere il più possibile alla Legge di Allah, e circondarsi di credenti. Allah Ta’ala ha detto nel Qur’an (traduzione del significato):

Colui che fa la Hijrah sulla via di Allah (per il compiacimento di Allah) troverà sulla terra molti luoghi per emigrare e abbondanza (di cibo e di altri mezzi). Chiunque lascia la sua casa per fare la Hijrah attraverso (un luogo dove può adempiere ai comandi di) Allah e il Suo Messaggero e poi la morte lo trova, senza dubbio la sua ricompensa è assicurata da Allah. Allah è il Più Perdonatore, il Più Misericordioso. (4:100)

Lasciare la propria casa, la propria famiglia, i luoghi noti, le persone che parlano la nostra lingua e conoscono le nostre usanze per andare in un paese straniero dove ogni cosa ci appare estraneo, fa paura a tutti. Ma l’amore per Allah deve essere in noi ben più grande, e se lo si ha, ci si affida a Lui e si vince la paura. Si può superare ogni ostacolo con l’aiuto di Allah Ta’ala, ed io ne ho avuto la conferma ed ora vorrei condividerla con voi.

Mio marito partì per la Hijrah senza una casa pronta ad ospitarlo, né un lavoro perché si potesse mantenere, né conosceva la lingua di quel paese. Tuttavia, sin dal suo arrivo, mai una notte ha dormito per strada e mai un giorno ha patito la fame. Allah Ta’ala gli ha fornito i mezzi di cui aveva bisogno, subhanaLlah.

Una sera mi raccontò che un uomo si era avvicinato a lui mentre era per strada – il solo a parlare italiano in tutto il quartiere – e gli disse: “Forse Allah mi ha mandato per voi”. Da quel momento lo ha aiutato ad affrontare le necessità quotidiane. In seguito altre facilità sono provenute da Allah Ta’ala che dimostrano che davvero Egli provvede senza contare a chi compie dei sacrifici per amor Suo. Dopo alcune difficoltà, infatti, abbiamo potuto affittare una casa, alhamdiLlah, affinché io potessi raggiungerlo. Al mio arrivo la casa era vuota, ma abbiamo ricevuto molta sadaqa (elemosina) da parte di fratelli che hanno provveduto all’arredamento della casa (dalle stoviglie e le cose più superflue alle più importanti), subhanaLlah! Ma frigo e dispensa restano spesso quasi vuoti; ed è in quei momenti che ci si accorge che Allah Ta’ala provvede ai Suoi servi come vuole. Come il caso di mezzo chilo di pasta che ha saziato ben sette persone in diversi pasti, subhanaLlah. Ogni giorno in cucina il cibo non sembra mai abbastanza, ma appena raggiunge la tavola diventa persino troppo. La misericordia che Allah Ta’ala ci ha concesso è, tuttavia ben più grande e non può essere facilmente riportata a parole.

Intanto iniziano a prendere forma progetti futuri e comuni che in Occidente difficilmente potevano avere luogo, come costruirsi una famiglia senza il timore che l’educazione islamica dei figli entri in contrasto con la loro vita fuori dalle mura di casa, dove prevale la legge e la morale dei kuffar. E quelle cose quotidiane che fanno di noi dei musulmani. Pregare e frequentare i Masajid (moschee) senza suscitare sospetto e timore nei kuffar, e, così, subire le angherie da parte della popolazione e dello stato verso la comunità islamica. Uscire velate senza timore di subire aggressioni o licenziamenti, o essere “cortesemente invitati a uscire” dal negozio perché s’indossa il niqab. Non essere costretti talvolta, se non spesso, a cedere allo stile di vita immorale dei kuffar e adeguarsi a qualcosa che è haram.

Quest’ultimo è sicuramente il punto cruciale. In un significato di una ayah nel Sublime Qur’an Allah Ta’ala ha detto che: “E chi avrà fatto (anche solo) un peso di un atomo di male lo vedrà.” (99:8).

Ogni cattiva azione, anche piccola, corrompe la nostra anima, come una bottiglietta d’inchiostro che gocciola in un bicchiere d’acqua. L’acqua tende ad annerirsi sempre di più mescolandosi con le gocce d’inchiostro. Così il nostro Iman. Ogni peccato commesso (oggi per accomodare il capriccio del nostro vicino, domani per il datore di lavoro, poi per la famiglia o per l’amico… e così via) anneriscono il nostro Iman. Se, invece, vogliamo che la nostra fede non si guasti, è necessario cominciare con l’allontanamento di ciò che la danneggia. In tal caso, l’ambiente miscredente di un paese. Inoltre, è necessario lasciare le compagnie che non giovano alla nostra fede, per quelle che la accrescono. Il modo migliore per farlo, è circondarsi di credenti che amano Allah, rispettano la Sua Legge e la Sunnah del Suo Profeta e la seguono.

Dì: “Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso” (3:31).

Che Allah l’Altissimo doni la Hijra a ogni musulmano oppresso desideroso di vivere liberamente la sua fede per Allah Potente e Glorioso e ci doni il buon finale in questa vita. Allahumma amin.

Ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu

Un amico dimenticato

بسم الله الرحمن الرحيم

 

Ramadan-Quran

La luna nuova di ramadân era stata avvistata. Sedevo al solito posto, tutto solo, nell’angolo della moschea, osservando un insolito numero di persone che si accalcavano all’entrata. Mentre guardavo la folla, notai un viso familiare dirigersi verso di me. Quando si avvicinò, mi resi conto che si trattava di Ahmad – un amico che avevo incontrato alla madrasa serale, tanti anni prima. Aveva solo 6 anni quando il suo insegnante me l’aveva presentato. All’inizio non credo gli piacessi, ma col passare degli anni il nostro legame si rafforzò e pensavo non mi avrebbe mai lasciato. Ma non appena compì 14 anni e terminò la madrasa, smise persino di rivolgermi lo sguardo. Lo aspettavo in moschea, col cuore dolente, sperando che tornasse, ma la sua vita era così piena di impegni da non avere nemmeno il tempo di pensare a me. Ora era passato un anno, 11 mesi per la precisione, da quando l’avevo visto l’ultima volta. Subhanallah! Com’era cambiato. Non in meglio, sfortunatamente, ma in peggio. Mentre rispolverava la nostra amicizia interrotta, si rese conto dell’errore commesso. Mi abbracciò, stringendomi forte. I suoi occhi si riempirono di lacrime, quando si rese conto che stare lontano da me l’aveva fatto allontanare dal suo Signore. Gli dissi di non preoccuparsi, poiché Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ama i Suoi servi e perdona coloro che si pentono.

Man mano che i giorni di ramadân passavano, ritornammo uniti come un tempo. Giorno e notte eravamo insieme. Gli spiegai come vivere la sua vita e cosa fare per avvicinarsi ad Allah (subhânaHu waTa’âlâ). Ahmad non si stancava mai della mia compagnia. Prestava attenzione ad ogni mia parola – sforzandosi di comprendere – ma la verità è che io sono qualcuno che non tutti comprendono. Lo rivestii delle qualità dei credenti. Le lacrime scendevano lungo le sue guance, mentre gli descrivevo la punizione che lo avrebbe atteso se non si fosse attenuto ai comandi di Allah Ta’âlâ.

I suoi genitori e i suoi insegnanti gli consigliarono di coltivare la nostra amicizia e di continuare a frequentarmi. Cominciammo persino ad andare a scuola insieme, e lui passava l’ora di pranzo insieme a me. I suoi compagni di classe lo prendevano in giro e gli ridevano dietro le spalle, quando lo vedevano bazzicare in cortile dietro a me, ma ad Ahmad non importava e non mi lasciò. Gli dissi di non preoccuparsi, e gli narrai le storie dei profeti (pace su tutti loro); di come i loro popoli si presero gioco di loro e di come furono ingiusti nei loro confronti, eppure essi furono costanti e non rinunciarono.

Il nostro legame crebbe, sempre più forte, e passavamo sempre più tempo insieme. Trascorremmo pure gli ultimi dieci giorni di ramadân insieme, in i’tikâf, il ritiro spirituale in moschea. Ahmad stava sveglio tutta la notte ad ascoltarmi, ancora ed ancora, ma il suo interesse non scemava, e scopriva sempre qualcosa di nuovo in quello che avevo da dirgli.

Così, il ramadân passò. La gente che aveva trascorso l’i’tikâf in moschea andò a casa, a prepararsi per l’ ‘Îd, eccetto me. Rimasi in moschea, immaginando come avrei trascorso il giorno dell’ ‘Îd con Ahmad. E quel giorno giunse. Lo aspettai al solito posto, nell’angolo della moschea. La preghiera dell’ ‘Îd terminò e la congregazione si disperse, ma non vi era segno di Ahmad. Continuai ad aspettarlo, alle ore delle successive preghiere, ma non venne mai, e il mio cuore si spezzò quando mi resi conto che mi aveva abbandonato di nuovo.

È tardi, la preghiera dell’ ‘Ishâ’ è appena terminata. La moschea è vuota. Il custode chiude la porta e se ne va, ma io sono ancora qui, nel mio angolino, mentre la polvere comincia a posarsi su di me. Un’auto passa vicina alla moschea e i suoi fari, attraverso il vetro della finestra, mi illuminano il dorso. Il mio nome diviene per un attimo visibile, prima di sparire nuovamente nell’oscurità della notte: ‘Il Sublime Qur’an’.

Luqman Musa – Al-Jâme’ah, Leicester.

Si ringrazia lamadrasadibaraka per la pubblicazione

Oltre i pregiudizi, oltre la banalità… Musulmana per Allah!

بسم الله الرحمن الرحيم

صفية

As-Salamu ‘alaykum wa rahmatuLlahi wa barakatuh, fratelli e sorelle. BismiLlahi ar-Rahman ar-Rahim (nel nome di Dio, il Misericordioso, il Misericorde). Mi chiamo Lucia, e sono una ragazza italiana di soli 14 anni e mezzo (specifichiamo. :D), anche se i miei mi hanno scelto il nome Safyyah.

I miei genitori sono italiani, nati in Italia, i cui genitori sono nati in Italia, e via dicendo. I miei parenti, dai più stretti ai più lontani, fratelli, cugini, zii… Sono tutti quanti nati qui, in Italia. Sono, insomma, italiana DOC. E a questo punto, la domanda sorge spontanea: “ma allora, come fai ad essere musulmana?”.

Cercherò di essere breve e coincisa il più possibile nel rispondere, in sha Allah.

I miei genitori sono nati cristiani e hanno vissuto buona parte della loro vita seguendo quella religione. Entrambi sono sempre stati molto praticanti, ed hanno sempre avuto il desiderio di approfondire la propria religione per conoscerla a fondo e saperne di più.

Ma, ad un certo punto, è stato proprio studiandolo che, piano piano, hanno sentito emergere un senso crescente di insoddisfazione, di incompletezza nei riguardi del cristianesimo. I dubbi e i quesiti che si ponevano aumentavano di giorno in giorno; finché, così decisero, si misero in cerca della vera religione. Di qualcosa, insomma, che donasse loro la vera felicità e, per usare il termine più appropriato, dissetasse veramente le loro anime.

Partirono quindi senza presupposti verso alcuna religione e, a dire la verità, provarono davvero un po’ di tutto, dal new age al buddismo. Questo percorso di ricerca è durato ben 10 anni. Ma alla fine, alhamduliLlah, è proprio grazie a questo lungo, lunghissimo percorso che alla fine sono riusciti ad arrivare all’Islam.

Questo quasi 9 anni fa, quando avevo solo 6 anni: fu così che, quindi, crebbi con l’Islam come religione, sebbene fossi stata persino battezzata. Tuttavia, purtroppo, subito dopo essersi convertiti, i miei si persero in quello che scoprimmo solo dopo essere nient’altro che una deviazione dell’Islam (astaghfiruLlah), cioè nel sufismo.

Per 7 anni circa non riuscirono a rendersi conto di che cosa il sufismo veramente fosse, ed ai tempi, in buona fede, pensavano fosse una strada più che giusta. AlhamduliLlah, recentemente, nel 2013, siamo riusciti a liberarcene definitivamente.

Tornando a me, come ho già detto dai 6 anni in poi sono stata cresciuta con l’Islam come religione, anche se spesso gli insegnamenti che ricevevo non erano propriamente corretti, perché presi dal sufismo. Ad ogni modo, confesso di non essere mai stata molto praticante: andare in moschea, fino a due-tre anni fa, era per me un sacrificio immane; di mettermi il velo, non se ne parlava neanche; e non avevo mai letto una sola riga del Corano fino a circa tre anni fa. Pregare, quello sì, lo facevo, anche se ho iniziato tardi e non lo facevo nel modo corretto.

Fu nell’estate del 2013 che la mia vita iniziò a cambiare lentamente, ma in modo radicale, alhamduliLlah! Ricominciammo ad andare in moschea durante l’inizio del Ramadan, quella moschea tanto amata, anche se lontanissima da casa, di cui avevo solo vaghi ricordi, soubhan Allah. Inoltre, i miei decisero di andare almeno due o tre volte a settimana in una moschea più vicina (il che era, soprattutto per me, un cambiamento allucinante).

Arrivai lì pensando che sarebbe stata una noia mortale, mentre fui piacevolmente sorpresa nel vederla piena di ragazze giovani, ed un sacco di mie coetanee. Ma sha Allah! Ho stretto molte amicizie e sono entrata a far parte così di una comunità musulmana. E’ per questo che non smetterò mai di stressare (si fa per dire : D) sull’importanza del frequentare ragazze musulmane della propria età. Ci si confronta, ci si aiuta e ci si supporta e consiglia, si chiacchiera e si scambiano esperienze essenziali per la crescita interiore e spirituale.

E’ così che, gradualmente, ho capito l’importanza del seguire la mia religione sempre e comunque: essa non mi ha portato che felicità. Prima, lo confesso, ero una ragazza sempre triste, solitaria, che non faceva mai nulla per cambiare la propria vita e situazione, ed ogni problema era per me una montagna insormontabile! AlhamduliLlah, non ringrazierò mai abbastanza Allah, subhana wa taala, per avermi condotto all’Islam.

Contemporaneamente, quella stessa estate cominciai un corso di arabo via Skype assieme a mia madre con la sorella che gestisce questo blog, ma sha Allah. ( : Che Allah la ricompensi! Discutendo noi tre assieme sull’Islam, arrivai a capire che per adorare sul serio e in modo completo Allah, subhana wa taala, ciò che facevo – le preghiere, la lettura del Qur’an – non era abbastanza. Anche se mia madre aveva indossato il hijab a maggio, io non avevo mai riflettuto seriamente a proposito. Iniziai, quindi, ad osservarmi: essendo estate, andavo in giro vestita con t-shirt e canottiere, jeans corti attillati e la mia bellezza, la qualità più preziosa e delicata di una donna, sbandierata davanti a tutti. Non capivo bene cosa ci fosse di sbagliato nell’ostentare la propria bellezza davanti agli altri, ma qualcosa in me era scattato. Qualcosa di sbagliato, c’era.

Non era nemmeno possibile passare dalle magliette corte all’hijab, questo è certo; ed infatti, senza nemmeno accorgermene, ci fu un passaggio graduale. Iniziai prima ad evitare di mettermi i jeans corti; anche d’estate mi mettevo i pantaloni lunghi. Poi, eliminai le canottiere scollate e le t-shirt attillatissime. Intanto, mi accorsi che avevo bisogno di capire perché era necessario un cambiamento del genere. Pertanto, mi misi a studiare, mi documentai sul hijab, su che cosa simboleggiasse e rappresentasse per noi donne musulmane.

AlhamduliLlah, scoprii che non era affatto un simbolo di oppressione. Anzi, le donne che portano il hijab DEVONO venire rispettate dai fratelli in quanto sorelle fiLlah e, soprattutto, in quanto DONNE. Qualche mese dopo, arrivai alla conclusione che stavo solo diventando una schiava dell’apparenza, e pensai: “L’oggettificazione della donna è un problema fin troppo grave ed evidente per seguire anch’io la massa e diventare, quindi, anche io un misero oggetto. Nient’altro che un misero oggetto. Non lo posso permettere!”.

A convincermi fu, in particolare, uno spezzone di una conferenza tenuta da una donna (non musulmana) di cui purtroppo non ricordo il nome, soubhan Allah. Questa donna disse: “E’ incredibile come l’oggettificazione della donna nei paesi occidentali sia un fenomeno dilagante. Secondo i risultati dei più recenti studi psicologici, le donne sono letteralmente in costante preoccupazione per la loro apparenza. Guardano e correggono/aggiustano sempre la forma dei propri capelli, come appaiono le loro gambe, e via dicendo. Tant’è che non riescono nemmeno ad avere un po’ di intimità col proprio partner senza avere questo chiodo fisso: ‘com’è il mio trucco? E’ apposto? E le mie gambe, sono in una posizione tale da apparire attraenti? Controlliamo se i miei capelli sono perfetti, controlliamo qui, controlliamo là’. La donna è ossessionata da questi pensieri, cerca sempre di essere perfetta, e ne soffre psicologicamente ogni giorno! Tutto questo… per soddisfare l’uomo.”

Ciò fu a dir poco scioccante per me. Soprattutto perché… era tutto più che verissimo! Ci pensai su e realizzai alcune cose importanti. Realizzai, ad esempio che, anche a scuola, l’unica preoccupazione che avevo era la forma dei miei ricci, e che la mia pancia risultasse piatta, che i jeans mi evidenziassero in maniera perfetta le gambe… e si trattava di una vera e propria ossessione!

AlhamduliLlah, da dicembre 2013 ho deciso di mettere il Hijab (: La prima cosa che ho riscontrato, è che ero libera psicologicamente dall’ossessione di sistemarmi, sistemarmi, controllarmi, controllarmi di continuo. La seconda, è che più lo indossavo, più ne andavo fiera, e più sicurezza e fiducia in me stessa acquistavo! AlhamduliLlah. Da quel momento le cose sono risultate solo più facili.

Le persone mi guardavano, sì, ma ciò non faceva altro che farmi sentire più fiera e sicura della mia scelta. E dopo un po’, a forza di vedere che non mollavo, hanno smesso. Anche se questa cosa gli ha dato un (bel) po’ fastidio. ( :

Ogni giorno, da quando sono diventata più praticante, ho solo ulteriori conferme che quel che faccio è giusto! Che tutte le sorelle che ora non indossano il hijab trovino presto la forza di indossarlo. Amin!

Salamu alaykum wa rahmatuLlah

Mai dire mai… subhanaLlah!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

AlhamduliLlah, su gentile concessione delle sorelle dell’Aims-UK pubblichiamo questa bellissima storia, link originale: http://aims-uk.org/index.php?option=com_content&view=article&id=98%3Ala-storia-di-una-signora-italiana-di-81-anni&catid=25%3Astorie-di-conversioni&Itemid=53&lang=it

Gli eventi dell’11 Marzo 2011 rimarranno per sempre affettuosamente conservati nel mio libro di ricordi. Mi è infatti accaduto di testimoniare un’esperienza tra le più edificanti, sfidabile soltanto dalla mia prima visita alla Ka’ba, quando avevo 16 anni, che fu grandiosa!

Mi dispiace dare inizio al mio racconto in un modo alquanto stereotipato ma, quel giorno iniziò davvero come una comune fredda mattina nel Nord di Londra, con nulla da aspettare impazientemente a parte il sermone del Venerdì, ma che molto rapidamente si rivelò in una serie di avvenimenti divinamente architettati che nessun altro a parte il Signore avrebbe potuto disporre in quel modo.

 

Di ritorno di recente (a dire il vero piuttosto controvoglia) dall’Arabia Saudita, mi ritrovai ospite per la notte nel Nord di Londra a casa di mia nonna, cosa che non aveva mai perso la sua gradevolezza sin dalla fanciulezza!

Mia nonna, sempre piena di vita, e io gareggiavamo spesso nel vedere chi fosse il primo a svegliare l’intera casa per Fajr, sebbene quel giorno ella mi battè, in genere il vincitore ero io (sì!). Mi svegliai e attentamente mi indirizzai giù per le scale nel buio per avviare l’acqua calda così che mia nonna si risparmiasse un’abluzione fredda, torturante per la preghiera del Fajr, la sentii bisbligliare da cima le scale: “Figlioulo, l’acqua calda non funziona!” Che noia! L’uomo della caldaia avrebbe dovuto già ripararla! Comunque visto che non ha nessun senso piangere sul latte versato, noi sfidiamo l’acqua fredda, preghiamo il Fajr e ci rituffiamo nei nostri letti al calduccio per ripararci dal freddo pungente. Di solito parto da casa subito dopo il Fajr per dirigermi verso la Biblioteca Universitaria, ma quel giorno il letto sembrava molto più invitante! Mi intrufolai di soppiatto accanto a mia nonna nel suo letto in un angolino, nel modo in cui avevo fatto sin da quando avevo 10 anni e non mi vergogno a dirlo. Non ci vuole un genio per capire che in quattro e quattro otto ero KO!

 

Prima che me ne rendessi conto, erano già le 11.10. Oh mio Dio! Ero in ritardo, questa era la prima volta in mesi che mi rimettevo a dormire dopo la preghiera del Fajr, ero sconvolto e deluso, eppure cercavo ancora di giustificarmi dando la colpa al freddo! Tut tut! Ero irritato quando lasciai casa con il mio abito bianchissimo e il mio cappello della preghiera nuovo di zecca. Presi l’autobus snodabile numero 29, che, come al solito, era pieno come una scatoletta di sardine! Comunque  fui abbastanza fortunato da trovare un posto, aprire il mio Corano e leggere Surah Kahf, come si raccomanda, mentre mi dirigevo alla preghiera congregazionale.

 

Un paio di fermate più in là, notai una signora anziana fragile salire sull’autobus affollato con tante di quelle buste da causare impiccio alle persone che  impietosamente la strattonavano di lato in lato! Il mio cuore si impietosì e la chiamai dall’altro lato affinché venisse a sedersi e le offrii il mio posto e tutto ebbe così inizio. Ella ricambiò il mio gesto con una tale gratitudine, che non ricordo mi sia mai stata mostrata prima, mi colpì profondamente per come si sforzava a fatica di montare sul posto. “Grazie infinite.” Disse, infine, col fiato corto per essere montata sul sedile.

“È molto gentile da parte tua esserti alzato per me.” Aggiunse con un accento italiano molto delicato, appena percettibile.

“Il piacere è tutto mio, lei è come una madre per me, i suoi diritti sono ben maggiori di questo che io ho fatto.” Risposi educatamente. Un gesto cortese che in arabo sarebbe suonato piuttosto ‘standard’?! Eppure sembrò echeggiare piuttosto profondamente in lei, ella mi fissava mentre il suo sorriso tenero ed affettuoso si ingrandiva, completando il rossore del suo volto! Però pensai, voglio dire a parte il fatto che questa signora anziana era tanto carina, ma essendo stato via per un po’ di tempo, iniziai a comprendere il profondo abisso esistente tra il come i cittadini anziani sono trattati nel mondo arabo e come sono trattati, o dovrei dire maltrattati, a casa, sulle nostre strade londinesi. Senza alcun dubbio cibo per la mente ed una urgente responsabilità sociale che ha bisogno di essere sbandierata. È davvero deplorevole, lasciando a parte quanto offensivamente sconvolgente, che un pensionato su cinque in un paese tanto ricco quanto il nostro, viva ufficialmente al di sotto della soglia di povertà!

 

“Cos’è quello che leggi fra le mani?” Ella mi chiese.

“È il Corano?” Ella disse sorridendo perché mi aveva battuto nella risposta.

“Sì!” Balzai, travolto, meravigliandomi di questa donna. La mia compassione si tramutò velocemente in ammirazione e riverenza. Una benvenuta distrazione… ed intanto chiudevo il mio Corano lasciando l’indice come segnalibro, ella aveva oramai catturato la mia attenzione. Ella aveva qualcosa che non riuscivo a spiegarmi.

“Ho sempre desiderato leggere il Corano.” Ella aggiunse. Il passeggero accanto a lei si alzò quietamente per lasciare l’autobus, presunsi che la sua fermata fosse giunta, mi affrettai ad occupare nuovamente il posto libero ed apprendere di più su questa donna.

“Questo libro viene da Dio per innalzare la coscienza dell’uomo e guidarlo verso quello che gli permetterà di prosperare.” Dissi entusiaticamente in un tono evangelico degno di professionista.

“Sì, mi sono imbattuta in molti musulmani durante la mia vita, sono molto simpatici e cortesi nei miei confronti.” Ella disse.

“Questo è molto gentile detto da parte sua.” Replicai. Una raffica di domande mi inondò il cervello, ma raccontava la sua storia così bene, dunque preferii ascoltare con orecchio attento, piuttosto che parlare, almeno per il momento… “Hai ascoltato il notiziario oggi?” Mi chiese scioccata. “Quello che è accaduto in Giappone, i terremoti e lo tsunami? È davvero terribile. Dio è arrabbiato con noi.” Ella commentò. “Abbiamo messo tutto sottosopra.” Ella aggiunse.

Diedi per scontato che fosse cattolica romana viste le origini italiane che ella in seguito rivelò durante la nostra conversazione.

 

La signora si inoltrò in una analisi piuttosto prolissa sulla degradazione sociale e morale che ella aveva penosamente testimoniato diffondersi intorno a lei negli anni. Mi godevo i minimi dettagli della nostra conversazione. Mi sentivo come se stessi conversando con un vecchio amico, ella affrontava le mie domande inquisitorie con un punto di vista profondo. Era chiaro che ne aveva viste tante nella sua vita.

 

“Ho 81 anni!” Ella sorrise. Quasi mi cadeva la mascella. Questa donna era più anziana di mia nonna e aveva vissuto più a lungo di quanto altri sognerebbero di vivere.

“Cosa fa nella vita?” Chiesi. “Gestisco una libreria.” Ella rispose, il che spiegava un bel po’ il perché sembrasse così erudita e così ben aggiornata.

“La chiesa cattolica lo ha perso.” Ella aggiunse in modo casuale riportando la conversazione nuovamente sulla religione con tanto imbarazzo da parte mia. “Soltanto i musulmani rimangono saldi ai loro insegnamenti e ai loro valori.” Ella aggiunse. Il mio cuore in quel momento iniziò a battere rumorosamente, può essere che Allah salvi questa donna ore prima del suo appuntamento? Era questo il pensiero che mi scorreva nella testa. Sembrava proprio andare in quella direzione… Dawah Dawah Dawah mi dissi! Continuammo a tessere lodi all’Islam. Una cosa che posso dire col senno di poi è che ella ne sembrava davvero impressionata e quasi emozionata nella conversazione sulla generale volontà dei musulmani di rimanere saldamente convinti delle Leggi di Dio all’interno di una cultura impietosa dell’anti-Dio.

 

Ella mi fissava finché ci guardammo imbarazzati. “Sono molto felice di averti incontrato.” Ella disse quasi casualmente toccandosi il petto, mentre i suoi occhi lentamente sgorgavano dai suoi occhiali spessi. Strano pensai, ma potevo vedere la sincerità trasparire da tutto il volto di questa donna. Un incontro veramente inconsueto e a questo punto l’intero autobus era intento alla nostra conversazione siccome sembrava che lentamente stava per raggiungere il suo punto culminante. La mia fermata dell’autobus si stava velocemente approssimando, dunque rapidamente cercai di direzionare la conversazione su ciò che veramente contava, Allah (che sia Glorificato ed Esaltato), o al minimo ripetere pedestremente ogni cosa che potevo rammentare dalla mia scarsa comprensione delle lezioni di Aqidah 101.

 

“L’Islam è una bellissima religione.” Predicai, “Nulla viene tralasciato affinché l’uomo sia guidato, la cosa più importante è il Suo servizio (di Dio), l’adorazione e il conoscerLo. Egli ci ha creati ed è troppo compassionevole per lasciarci senza un messaggero che ci guidi sulla retta via. Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Ogni cosa tra i Cieli e la Terra celebrano le Sue lodi e Egli non ha associati.” Notai  che a mano a mano si appoggiava sempre più verso di me. Le sue spalle adesso premevano contro le mie, siccome ella si sforzava di ascoltare. Strizzava i suoi occhi mentre delicatamente spingeva i suoi occhiali nuovamente in posizione, si stava concentrando. Io proseguii: “In questo mondo il credente sta intraprendendo un viaggio verso il suo Signore finché Lo raggiunga, coloro che non conoscono il sentiero verso il loro Signore o che non si sforzano di conoscerlo sono in grave perdita.”

“Sono così contenta, sono così contenta!” Ella esclamò col suo timbro molto delicato con interruzioni emotive nella voce. Ormai pregavo nel mio cuore che Allah guidasse questa donna, ella sembrava davvero sincera.

 

Le lacrime nei suoi occhi lentamente si accumulavano mentre le descrivevo Allah finché alcune riuscirono a scappare e scorrere giù lungo la sua guancia.

Ella mi interruppe e raggiunse la mia mano: “Lo sai che sono stata in coma quando avevo 79 anni?” Ella disse con un riso di tensione soffocato. “SubbhanaAllah” bisbigliai al limite del respiro, mentre mi avvicinavo, esplorando sempre più profondamente la storia raccontata dal suo volto piuttosto che dalle sue labbra. Adesso erano i miei occhi a strizzarsi… Più navigavo attorno alle striature delle tante rughe, più mi innamoravao di questo personaggio, la sua faccia era un’enciclopedia di eventi. Volevo sapere di più, ero molto preso.

“Sì!” Ella continuò. “I dottori dicono che sono fortunata ad essere viva, sono così felice di averti incontrato, Dio mi ha salvato per vivere questo momento.

Ho letto in un articolo da qualche parte che cinque mila persone qui nel Regno Unito sono diventate musulmane l’anno scorso!?” Ella disse in tono semi inquisitorio. Era evidente che ella era colpita.

“Oh mi piacerebbe leggere il Corano, puoi per favore farmene avere una copia, ti darò il denaro!” Ella cercò la sua borsa.

“No, no, certo che no, non accetterò, è davvero un piacere per me, quante persone simili potrei mai incontrare nella mia vita.” Dissi cortesemente.

Ella sorrise ed era profondamente colpita, capii subito che non era abituata che le si parlasse così educatamente.

“Lascia che ti dia il mio indirizzo.” Ella disse mentre lo scriveva.

“Qui per favore, spediscemelo a questo indirizzo.”

“Certamente.” Replicai. “Glielo porterò personalmente.”

“Oh! Ma per favore, procurami una copia con caratteri grossi.” Ella richiese. “La mia vista non è più quella di una volta.”

Ella rimise la penna nella borsa e sorrise come se si fosse riunita ad un vecchio amico perso di vista. Sedevo scuotendomi il cervello pensando a questa donna in un imbarazzante momento di silenzio. Voglio dire: è davvero anziana! Cosa succede se muore prima che io le porti una copia del Corano? E se morisse prima di pronunciare la Shahada?! Ella interruppe i miei pensieri e le mie domande dicendo: “Dunque figlioulo, dove si trova la moschea più vicina? So che ce n’è una molto grande in Regents Park, no?” Ancora non sono sicuro di quale fosse il preciso intento dietro questa domanda, ma questa era la mia possibilità e non mi sarei mai perdonato se non l’avessi colta al balzo. Qualcosa mi diceva che ella voleva pronunciare la testimonianza di fede, ma che evidentemente pensava che il processo di conversione fosse come nel cristianesimo e che si deve essere battezzati in una chiesa e quant’altro! Dunque mi feci avanti.

“No, signora.” Replicai. “Si può incontrare Dio come musulmani semplicemente pronunciando delle parole, testimoniando che Egli è Uno.”

Il suo volto si illuminò mentre implicitamente mi invitava a continuare.

“Ripeta dopo di me!” Dissi: “Ash-hadu…”, “Ash-hadu…” fino alla fine.

 

Lentamente completammo la testimonianza di fede in arabo e iniziammo a pronunciarla in inglese. Si sforzò duramente e ridacchiammo diverse volte, ma ella mostrava una certa determinazione a pronunciare ogni lettera. E siccome ella proveniva da un contesto cattolico, fu pertinente aggiungere alla shahadah la frase secondo la quale ‘Gesù è un profeta di Dio e che Dio non ha progenie.’

Oh no! Ella non ripetette dopo me, fece una pausa, si ritrasse da me,  guardò in basso e vidi il suo sorriso lentamente sparire e le sue rughe prendere posizione. Mi caddero le spalle, avevo il cuore in frantumi. “Laa ilaaha illa Allah!” Sospirai tristemente al limite del respiro. Davvero volevo che lo pronunciasse, Oh quanto fu deludente. La osservai prendere un paio di respiri, una pausa, lentamente sembrava ritornare alla vita. Ella si sforzò di parlare mentre guardava di nuovo nella mia direzione.

“Che…che…cosa bellissima da dire!” Ella balbettò mentre la sua voce si interrompeva di nuovo dall’emozione. Il suo sorriso celestiale si era ripristinato! Ella recuperava le forze. “Sì, sì!” Ella disse stringendo i suoi piccoli pugni mentre energeticamente si sistemava sul sedile. “Sì!” Ella insistette. “Gesù è il profeta di Dio, sì lo è, sai che ho sentito questo per tutta la mia vita e non sapevo cosa fare, sono così felice, sono così felice.” Ella continuò a ripetere.

 

Iniziò ad asciugarsi gli occhi. Non potevo trattenere le mie stesse lacrime e avevo i capelli rizzati. Le promisi che le avrei spedito una copia del Corano.

“Per favore scrivimela.” Ella disse. Ero sconcertato. “Quella testimonianza, quella testimonianza che abbiamo appena detto, è così bella!” Ella aggiunse. Felicemente le feci questa cortesia tirando fuori la penna dal mio taschino.

“E per favore ho un figlio, non è musulmano, potresti parlargli? Ha 45 anni.” Ella supplicava. Non avevo parole e in completo timore reverenziale per questa donna, riuscii solo ad annuire col capo in silenzio. “Certamente.” Dissi in modo calmo, sperando in segreto di sopravvivere a quella promessa.

 

Ella sorrise con un sorriso indimenticabile. “Mi chiamo Maria.” Disse. Le ritornai il sorriso, cercando di uguagliare il gesto caldo “E io mi chiamo Ibrahim.”

Ero giunto alla mia fermata, premetti la campanella, alzai la mia pesante borsa sulle spalle, le rivolsi un sorriso gentile e senza indugi mi incamminai per la preghiera congregazionale pizzicandomi, stavo per incontrare i miei amici e condividere con loro la storia incredibile di questa donna che Allah aveva salvato dall’Inferno prima del suo appuntamento. Speravo soltanto di poterle procurare il Corano in tempo.