La Storia della mia Hijrah!

بسم الله الرحمن الرحيم

hijrah

BismiLlah ir-Rahmani ir-Rahim

Carissime sorelle e fratelli,

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullah wa barakatuh! Sono una vostra giovane sorella fiLlah, italiana come tanti ritornati all’Islam alhamduliLlah, sposata con un giovane musulmano, voglio raccontarvi di un recente radicale cambiamento nel mio vivere la fede, Allahu Akbar!

Di recente la mia vita ha avuto una svolta risolutiva: l’Hijrah (emigrare verso un paese musulmano per la causa di Allah). Avevo cominciato a nutrire il bisogno e comprendere l’importanza di vivere in un paese musulmano ormai da diverso tempo. Questa necessità è cresciuta con la pratica e l’approfondimento della religione, il bisogno di rafforzare la fede e di apprendere meglio la Sunnah del Profeta (saws) e, così, di avvicinarmi maggiormente al mio Signore.

Ci sono voluti alcuni anni prima che (io e mio marito) prendessimo definitivamente la decisione di lasciare la nostra terra natia (l’Occidente). Avevamo bisogno di tempo ed esperienza per maturare e capire a fondo che non c’è posto per un musulmano che ama Allah in un paese di gente (kuffar, miscredenti) che odia Allah.

Purtroppo, l’Hijrah oggi è un aspetto della nostra fede, al quale molti fratelli e sorelle non danno la giusta importanza. Molti coltivano il sogno di una pacifica coesistenza con i miscredenti, ma questo è un pensiero davvero ingenuo. Vivendo tra di loro, non possiamo applicare molti aspetti essenziali della Sunnah che fanno parte della vita del musulmano e viviamo nella costante lotta contro l’inevitabilità di commettere peccati che – se circondati da musulmani – potrebbero essere evitati, e nel timore di praticare la religione stessa per poterci “integrare” meglio. Ma noi non dobbiamo compiacere i kuffar, bensì dobbiamo impegnarci perché Allah Ta’ala sia soddisfatto di noi. È davvero importante che un musulmano capisca ciò e si capaciti dell’importanza dell’Hijrah verso un paese dove può praticare e adempiere il più possibile alla Legge di Allah, e circondarsi di credenti. Allah Ta’ala ha detto nel Qur’an (traduzione del significato):

Colui che fa la Hijrah sulla via di Allah (per il compiacimento di Allah) troverà sulla terra molti luoghi per emigrare e abbondanza (di cibo e di altri mezzi). Chiunque lascia la sua casa per fare la Hijrah attraverso (un luogo dove può adempiere ai comandi di) Allah e il Suo Messaggero e poi la morte lo trova, senza dubbio la sua ricompensa è assicurata da Allah. Allah è il Più Perdonatore, il Più Misericordioso. (4:100)

Lasciare la propria casa, la propria famiglia, i luoghi noti, le persone che parlano la nostra lingua e conoscono le nostre usanze per andare in un paese straniero dove ogni cosa ci appare estraneo, fa paura a tutti. Ma l’amore per Allah deve essere in noi ben più grande, e se lo si ha, ci si affida a Lui e si vince la paura. Si può superare ogni ostacolo con l’aiuto di Allah Ta’ala, ed io ne ho avuto la conferma ed ora vorrei condividerla con voi.

Mio marito partì per la Hijrah senza una casa pronta ad ospitarlo, né un lavoro perché si potesse mantenere, né conosceva la lingua di quel paese. Tuttavia, sin dal suo arrivo, mai una notte ha dormito per strada e mai un giorno ha patito la fame. Allah Ta’ala gli ha fornito i mezzi di cui aveva bisogno, subhanaLlah.

Una sera mi raccontò che un uomo si era avvicinato a lui mentre era per strada – il solo a parlare italiano in tutto il quartiere – e gli disse: “Forse Allah mi ha mandato per voi”. Da quel momento lo ha aiutato ad affrontare le necessità quotidiane. In seguito altre facilità sono provenute da Allah Ta’ala che dimostrano che davvero Egli provvede senza contare a chi compie dei sacrifici per amor Suo. Dopo alcune difficoltà, infatti, abbiamo potuto affittare una casa, alhamdiLlah, affinché io potessi raggiungerlo. Al mio arrivo la casa era vuota, ma abbiamo ricevuto molta sadaqa (elemosina) da parte di fratelli che hanno provveduto all’arredamento della casa (dalle stoviglie e le cose più superflue alle più importanti), subhanaLlah! Ma frigo e dispensa restano spesso quasi vuoti; ed è in quei momenti che ci si accorge che Allah Ta’ala provvede ai Suoi servi come vuole. Come il caso di mezzo chilo di pasta che ha saziato ben sette persone in diversi pasti, subhanaLlah. Ogni giorno in cucina il cibo non sembra mai abbastanza, ma appena raggiunge la tavola diventa persino troppo. La misericordia che Allah Ta’ala ci ha concesso è, tuttavia ben più grande e non può essere facilmente riportata a parole.

Intanto iniziano a prendere forma progetti futuri e comuni che in Occidente difficilmente potevano avere luogo, come costruirsi una famiglia senza il timore che l’educazione islamica dei figli entri in contrasto con la loro vita fuori dalle mura di casa, dove prevale la legge e la morale dei kuffar. E quelle cose quotidiane che fanno di noi dei musulmani. Pregare e frequentare i Masajid (moschee) senza suscitare sospetto e timore nei kuffar, e, così, subire le angherie da parte della popolazione e dello stato verso la comunità islamica. Uscire velate senza timore di subire aggressioni o licenziamenti, o essere “cortesemente invitati a uscire” dal negozio perché s’indossa il niqab. Non essere costretti talvolta, se non spesso, a cedere allo stile di vita immorale dei kuffar e adeguarsi a qualcosa che è haram.

Quest’ultimo è sicuramente il punto cruciale. In un significato di una ayah nel Sublime Qur’an Allah Ta’ala ha detto che: “E chi avrà fatto (anche solo) un peso di un atomo di male lo vedrà.” (99:8).

Ogni cattiva azione, anche piccola, corrompe la nostra anima, come una bottiglietta d’inchiostro che gocciola in un bicchiere d’acqua. L’acqua tende ad annerirsi sempre di più mescolandosi con le gocce d’inchiostro. Così il nostro Iman. Ogni peccato commesso (oggi per accomodare il capriccio del nostro vicino, domani per il datore di lavoro, poi per la famiglia o per l’amico… e così via) anneriscono il nostro Iman. Se, invece, vogliamo che la nostra fede non si guasti, è necessario cominciare con l’allontanamento di ciò che la danneggia. In tal caso, l’ambiente miscredente di un paese. Inoltre, è necessario lasciare le compagnie che non giovano alla nostra fede, per quelle che la accrescono. Il modo migliore per farlo, è circondarsi di credenti che amano Allah, rispettano la Sua Legge e la Sunnah del Suo Profeta e la seguono.

Dì: “Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso” (3:31).

Che Allah l’Altissimo doni la Hijra a ogni musulmano oppresso desideroso di vivere liberamente la sua fede per Allah Potente e Glorioso e ci doni il buon finale in questa vita. Allahumma amin.

Ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu

Un amico dimenticato

بسم الله الرحمن الرحيم

 

Ramadan-Quran

La luna nuova di ramadân era stata avvistata. Sedevo al solito posto, tutto solo, nell’angolo della moschea, osservando un insolito numero di persone che si accalcavano all’entrata. Mentre guardavo la folla, notai un viso familiare dirigersi verso di me. Quando si avvicinò, mi resi conto che si trattava di Ahmad – un amico che avevo incontrato alla madrasa serale, tanti anni prima. Aveva solo 6 anni quando il suo insegnante me l’aveva presentato. All’inizio non credo gli piacessi, ma col passare degli anni il nostro legame si rafforzò e pensavo non mi avrebbe mai lasciato. Ma non appena compì 14 anni e terminò la madrasa, smise persino di rivolgermi lo sguardo. Lo aspettavo in moschea, col cuore dolente, sperando che tornasse, ma la sua vita era così piena di impegni da non avere nemmeno il tempo di pensare a me. Ora era passato un anno, 11 mesi per la precisione, da quando l’avevo visto l’ultima volta. Subhanallah! Com’era cambiato. Non in meglio, sfortunatamente, ma in peggio. Mentre rispolverava la nostra amicizia interrotta, si rese conto dell’errore commesso. Mi abbracciò, stringendomi forte. I suoi occhi si riempirono di lacrime, quando si rese conto che stare lontano da me l’aveva fatto allontanare dal suo Signore. Gli dissi di non preoccuparsi, poiché Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ama i Suoi servi e perdona coloro che si pentono.

Man mano che i giorni di ramadân passavano, ritornammo uniti come un tempo. Giorno e notte eravamo insieme. Gli spiegai come vivere la sua vita e cosa fare per avvicinarsi ad Allah (subhânaHu waTa’âlâ). Ahmad non si stancava mai della mia compagnia. Prestava attenzione ad ogni mia parola – sforzandosi di comprendere – ma la verità è che io sono qualcuno che non tutti comprendono. Lo rivestii delle qualità dei credenti. Le lacrime scendevano lungo le sue guance, mentre gli descrivevo la punizione che lo avrebbe atteso se non si fosse attenuto ai comandi di Allah Ta’âlâ.

I suoi genitori e i suoi insegnanti gli consigliarono di coltivare la nostra amicizia e di continuare a frequentarmi. Cominciammo persino ad andare a scuola insieme, e lui passava l’ora di pranzo insieme a me. I suoi compagni di classe lo prendevano in giro e gli ridevano dietro le spalle, quando lo vedevano bazzicare in cortile dietro a me, ma ad Ahmad non importava e non mi lasciò. Gli dissi di non preoccuparsi, e gli narrai le storie dei profeti (pace su tutti loro); di come i loro popoli si presero gioco di loro e di come furono ingiusti nei loro confronti, eppure essi furono costanti e non rinunciarono.

Il nostro legame crebbe, sempre più forte, e passavamo sempre più tempo insieme. Trascorremmo pure gli ultimi dieci giorni di ramadân insieme, in i’tikâf, il ritiro spirituale in moschea. Ahmad stava sveglio tutta la notte ad ascoltarmi, ancora ed ancora, ma il suo interesse non scemava, e scopriva sempre qualcosa di nuovo in quello che avevo da dirgli.

Così, il ramadân passò. La gente che aveva trascorso l’i’tikâf in moschea andò a casa, a prepararsi per l’ ‘Îd, eccetto me. Rimasi in moschea, immaginando come avrei trascorso il giorno dell’ ‘Îd con Ahmad. E quel giorno giunse. Lo aspettai al solito posto, nell’angolo della moschea. La preghiera dell’ ‘Îd terminò e la congregazione si disperse, ma non vi era segno di Ahmad. Continuai ad aspettarlo, alle ore delle successive preghiere, ma non venne mai, e il mio cuore si spezzò quando mi resi conto che mi aveva abbandonato di nuovo.

È tardi, la preghiera dell’ ‘Ishâ’ è appena terminata. La moschea è vuota. Il custode chiude la porta e se ne va, ma io sono ancora qui, nel mio angolino, mentre la polvere comincia a posarsi su di me. Un’auto passa vicina alla moschea e i suoi fari, attraverso il vetro della finestra, mi illuminano il dorso. Il mio nome diviene per un attimo visibile, prima di sparire nuovamente nell’oscurità della notte: ‘Il Sublime Qur’an’.

Luqman Musa – Al-Jâme’ah, Leicester.

Si ringrazia lamadrasadibaraka per la pubblicazione

Oltre i pregiudizi, oltre la banalità… Musulmana per Allah!

بسم الله الرحمن الرحيم

صفية

As-Salamu ‘alaykum wa rahmatuLlahi wa barakatuh, fratelli e sorelle. BismiLlahi ar-Rahman ar-Rahim (nel nome di Dio, il Misericordioso, il Misericorde). Mi chiamo Lucia, e sono una ragazza italiana di soli 14 anni e mezzo (specifichiamo. :D), anche se i miei mi hanno scelto il nome Safyyah.

I miei genitori sono italiani, nati in Italia, i cui genitori sono nati in Italia, e via dicendo. I miei parenti, dai più stretti ai più lontani, fratelli, cugini, zii… Sono tutti quanti nati qui, in Italia. Sono, insomma, italiana DOC. E a questo punto, la domanda sorge spontanea: “ma allora, come fai ad essere musulmana?”.

Cercherò di essere breve e coincisa il più possibile nel rispondere, in sha Allah.

I miei genitori sono nati cristiani e hanno vissuto buona parte della loro vita seguendo quella religione. Entrambi sono sempre stati molto praticanti, ed hanno sempre avuto il desiderio di approfondire la propria religione per conoscerla a fondo e saperne di più.

Ma, ad un certo punto, è stato proprio studiandolo che, piano piano, hanno sentito emergere un senso crescente di insoddisfazione, di incompletezza nei riguardi del cristianesimo. I dubbi e i quesiti che si ponevano aumentavano di giorno in giorno; finché, così decisero, si misero in cerca della vera religione. Di qualcosa, insomma, che donasse loro la vera felicità e, per usare il termine più appropriato, dissetasse veramente le loro anime.

Partirono quindi senza presupposti verso alcuna religione e, a dire la verità, provarono davvero un po’ di tutto, dal new age al buddismo. Questo percorso di ricerca è durato ben 10 anni. Ma alla fine, alhamduliLlah, è proprio grazie a questo lungo, lunghissimo percorso che alla fine sono riusciti ad arrivare all’Islam.

Questo quasi 9 anni fa, quando avevo solo 6 anni: fu così che, quindi, crebbi con l’Islam come religione, sebbene fossi stata persino battezzata. Tuttavia, purtroppo, subito dopo essersi convertiti, i miei si persero in quello che scoprimmo solo dopo essere nient’altro che una deviazione dell’Islam (astaghfiruLlah), cioè nel sufismo.

Per 7 anni circa non riuscirono a rendersi conto di che cosa il sufismo veramente fosse, ed ai tempi, in buona fede, pensavano fosse una strada più che giusta. AlhamduliLlah, recentemente, nel 2013, siamo riusciti a liberarcene definitivamente.

Tornando a me, come ho già detto dai 6 anni in poi sono stata cresciuta con l’Islam come religione, anche se spesso gli insegnamenti che ricevevo non erano propriamente corretti, perché presi dal sufismo. Ad ogni modo, confesso di non essere mai stata molto praticante: andare in moschea, fino a due-tre anni fa, era per me un sacrificio immane; di mettermi il velo, non se ne parlava neanche; e non avevo mai letto una sola riga del Corano fino a circa tre anni fa. Pregare, quello sì, lo facevo, anche se ho iniziato tardi e non lo facevo nel modo corretto.

Fu nell’estate del 2013 che la mia vita iniziò a cambiare lentamente, ma in modo radicale, alhamduliLlah! Ricominciammo ad andare in moschea durante l’inizio del Ramadan, quella moschea tanto amata, anche se lontanissima da casa, di cui avevo solo vaghi ricordi, soubhan Allah. Inoltre, i miei decisero di andare almeno due o tre volte a settimana in una moschea più vicina (il che era, soprattutto per me, un cambiamento allucinante).

Arrivai lì pensando che sarebbe stata una noia mortale, mentre fui piacevolmente sorpresa nel vederla piena di ragazze giovani, ed un sacco di mie coetanee. Ma sha Allah! Ho stretto molte amicizie e sono entrata a far parte così di una comunità musulmana. E’ per questo che non smetterò mai di stressare (si fa per dire : D) sull’importanza del frequentare ragazze musulmane della propria età. Ci si confronta, ci si aiuta e ci si supporta e consiglia, si chiacchiera e si scambiano esperienze essenziali per la crescita interiore e spirituale.

E’ così che, gradualmente, ho capito l’importanza del seguire la mia religione sempre e comunque: essa non mi ha portato che felicità. Prima, lo confesso, ero una ragazza sempre triste, solitaria, che non faceva mai nulla per cambiare la propria vita e situazione, ed ogni problema era per me una montagna insormontabile! AlhamduliLlah, non ringrazierò mai abbastanza Allah, subhana wa taala, per avermi condotto all’Islam.

Contemporaneamente, quella stessa estate cominciai un corso di arabo via Skype assieme a mia madre con la sorella che gestisce questo blog, ma sha Allah. ( : Che Allah la ricompensi! Discutendo noi tre assieme sull’Islam, arrivai a capire che per adorare sul serio e in modo completo Allah, subhana wa taala, ciò che facevo – le preghiere, la lettura del Qur’an – non era abbastanza. Anche se mia madre aveva indossato il hijab a maggio, io non avevo mai riflettuto seriamente a proposito. Iniziai, quindi, ad osservarmi: essendo estate, andavo in giro vestita con t-shirt e canottiere, jeans corti attillati e la mia bellezza, la qualità più preziosa e delicata di una donna, sbandierata davanti a tutti. Non capivo bene cosa ci fosse di sbagliato nell’ostentare la propria bellezza davanti agli altri, ma qualcosa in me era scattato. Qualcosa di sbagliato, c’era.

Non era nemmeno possibile passare dalle magliette corte all’hijab, questo è certo; ed infatti, senza nemmeno accorgermene, ci fu un passaggio graduale. Iniziai prima ad evitare di mettermi i jeans corti; anche d’estate mi mettevo i pantaloni lunghi. Poi, eliminai le canottiere scollate e le t-shirt attillatissime. Intanto, mi accorsi che avevo bisogno di capire perché era necessario un cambiamento del genere. Pertanto, mi misi a studiare, mi documentai sul hijab, su che cosa simboleggiasse e rappresentasse per noi donne musulmane.

AlhamduliLlah, scoprii che non era affatto un simbolo di oppressione. Anzi, le donne che portano il hijab DEVONO venire rispettate dai fratelli in quanto sorelle fiLlah e, soprattutto, in quanto DONNE. Qualche mese dopo, arrivai alla conclusione che stavo solo diventando una schiava dell’apparenza, e pensai: “L’oggettificazione della donna è un problema fin troppo grave ed evidente per seguire anch’io la massa e diventare, quindi, anche io un misero oggetto. Nient’altro che un misero oggetto. Non lo posso permettere!”.

A convincermi fu, in particolare, uno spezzone di una conferenza tenuta da una donna (non musulmana) di cui purtroppo non ricordo il nome, soubhan Allah. Questa donna disse: “E’ incredibile come l’oggettificazione della donna nei paesi occidentali sia un fenomeno dilagante. Secondo i risultati dei più recenti studi psicologici, le donne sono letteralmente in costante preoccupazione per la loro apparenza. Guardano e correggono/aggiustano sempre la forma dei propri capelli, come appaiono le loro gambe, e via dicendo. Tant’è che non riescono nemmeno ad avere un po’ di intimità col proprio partner senza avere questo chiodo fisso: ‘com’è il mio trucco? E’ apposto? E le mie gambe, sono in una posizione tale da apparire attraenti? Controlliamo se i miei capelli sono perfetti, controlliamo qui, controlliamo là’. La donna è ossessionata da questi pensieri, cerca sempre di essere perfetta, e ne soffre psicologicamente ogni giorno! Tutto questo… per soddisfare l’uomo.”

Ciò fu a dir poco scioccante per me. Soprattutto perché… era tutto più che verissimo! Ci pensai su e realizzai alcune cose importanti. Realizzai, ad esempio che, anche a scuola, l’unica preoccupazione che avevo era la forma dei miei ricci, e che la mia pancia risultasse piatta, che i jeans mi evidenziassero in maniera perfetta le gambe… e si trattava di una vera e propria ossessione!

AlhamduliLlah, da dicembre 2013 ho deciso di mettere il Hijab (: La prima cosa che ho riscontrato, è che ero libera psicologicamente dall’ossessione di sistemarmi, sistemarmi, controllarmi, controllarmi di continuo. La seconda, è che più lo indossavo, più ne andavo fiera, e più sicurezza e fiducia in me stessa acquistavo! AlhamduliLlah. Da quel momento le cose sono risultate solo più facili.

Le persone mi guardavano, sì, ma ciò non faceva altro che farmi sentire più fiera e sicura della mia scelta. E dopo un po’, a forza di vedere che non mollavo, hanno smesso. Anche se questa cosa gli ha dato un (bel) po’ fastidio. ( :

Ogni giorno, da quando sono diventata più praticante, ho solo ulteriori conferme che quel che faccio è giusto! Che tutte le sorelle che ora non indossano il hijab trovino presto la forza di indossarlo. Amin!

Salamu alaykum wa rahmatuLlah