La Storia della mia Hijrah!

بسم الله الرحمن الرحيم

hijrah

BismiLlah ir-Rahmani ir-Rahim

Carissime sorelle e fratelli,

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullah wa barakatuh! Sono una vostra giovane sorella fiLlah, italiana come tanti ritornati all’Islam alhamduliLlah, sposata con un giovane musulmano, voglio raccontarvi di un recente radicale cambiamento nel mio vivere la fede, Allahu Akbar!

Di recente la mia vita ha avuto una svolta risolutiva: l’Hijrah (emigrare verso un paese musulmano per la causa di Allah). Avevo cominciato a nutrire il bisogno e comprendere l’importanza di vivere in un paese musulmano ormai da diverso tempo. Questa necessità è cresciuta con la pratica e l’approfondimento della religione, il bisogno di rafforzare la fede e di apprendere meglio la Sunnah del Profeta (saws) e, così, di avvicinarmi maggiormente al mio Signore.

Ci sono voluti alcuni anni prima che (io e mio marito) prendessimo definitivamente la decisione di lasciare la nostra terra natia (l’Occidente). Avevamo bisogno di tempo ed esperienza per maturare e capire a fondo che non c’è posto per un musulmano che ama Allah in un paese di gente (kuffar, miscredenti) che odia Allah.

Purtroppo, l’Hijrah oggi è un aspetto della nostra fede, al quale molti fratelli e sorelle non danno la giusta importanza. Molti coltivano il sogno di una pacifica coesistenza con i miscredenti, ma questo è un pensiero davvero ingenuo. Vivendo tra di loro, non possiamo applicare molti aspetti essenziali della Sunnah che fanno parte della vita del musulmano e viviamo nella costante lotta contro l’inevitabilità di commettere peccati che – se circondati da musulmani – potrebbero essere evitati, e nel timore di praticare la religione stessa per poterci “integrare” meglio. Ma noi non dobbiamo compiacere i kuffar, bensì dobbiamo impegnarci perché Allah Ta’ala sia soddisfatto di noi. È davvero importante che un musulmano capisca ciò e si capaciti dell’importanza dell’Hijrah verso un paese dove può praticare e adempiere il più possibile alla Legge di Allah, e circondarsi di credenti. Allah Ta’ala ha detto nel Qur’an (traduzione del significato):

Colui che fa la Hijrah sulla via di Allah (per il compiacimento di Allah) troverà sulla terra molti luoghi per emigrare e abbondanza (di cibo e di altri mezzi). Chiunque lascia la sua casa per fare la Hijrah attraverso (un luogo dove può adempiere ai comandi di) Allah e il Suo Messaggero e poi la morte lo trova, senza dubbio la sua ricompensa è assicurata da Allah. Allah è il Più Perdonatore, il Più Misericordioso. (4:100)

Lasciare la propria casa, la propria famiglia, i luoghi noti, le persone che parlano la nostra lingua e conoscono le nostre usanze per andare in un paese straniero dove ogni cosa ci appare estraneo, fa paura a tutti. Ma l’amore per Allah deve essere in noi ben più grande, e se lo si ha, ci si affida a Lui e si vince la paura. Si può superare ogni ostacolo con l’aiuto di Allah Ta’ala, ed io ne ho avuto la conferma ed ora vorrei condividerla con voi.

Mio marito partì per la Hijrah senza una casa pronta ad ospitarlo, né un lavoro perché si potesse mantenere, né conosceva la lingua di quel paese. Tuttavia, sin dal suo arrivo, mai una notte ha dormito per strada e mai un giorno ha patito la fame. Allah Ta’ala gli ha fornito i mezzi di cui aveva bisogno, subhanaLlah.

Una sera mi raccontò che un uomo si era avvicinato a lui mentre era per strada – il solo a parlare italiano in tutto il quartiere – e gli disse: “Forse Allah mi ha mandato per voi”. Da quel momento lo ha aiutato ad affrontare le necessità quotidiane. In seguito altre facilità sono provenute da Allah Ta’ala che dimostrano che davvero Egli provvede senza contare a chi compie dei sacrifici per amor Suo. Dopo alcune difficoltà, infatti, abbiamo potuto affittare una casa, alhamdiLlah, affinché io potessi raggiungerlo. Al mio arrivo la casa era vuota, ma abbiamo ricevuto molta sadaqa (elemosina) da parte di fratelli che hanno provveduto all’arredamento della casa (dalle stoviglie e le cose più superflue alle più importanti), subhanaLlah! Ma frigo e dispensa restano spesso quasi vuoti; ed è in quei momenti che ci si accorge che Allah Ta’ala provvede ai Suoi servi come vuole. Come il caso di mezzo chilo di pasta che ha saziato ben sette persone in diversi pasti, subhanaLlah. Ogni giorno in cucina il cibo non sembra mai abbastanza, ma appena raggiunge la tavola diventa persino troppo. La misericordia che Allah Ta’ala ci ha concesso è, tuttavia ben più grande e non può essere facilmente riportata a parole.

Intanto iniziano a prendere forma progetti futuri e comuni che in Occidente difficilmente potevano avere luogo, come costruirsi una famiglia senza il timore che l’educazione islamica dei figli entri in contrasto con la loro vita fuori dalle mura di casa, dove prevale la legge e la morale dei kuffar. E quelle cose quotidiane che fanno di noi dei musulmani. Pregare e frequentare i Masajid (moschee) senza suscitare sospetto e timore nei kuffar, e, così, subire le angherie da parte della popolazione e dello stato verso la comunità islamica. Uscire velate senza timore di subire aggressioni o licenziamenti, o essere “cortesemente invitati a uscire” dal negozio perché s’indossa il niqab. Non essere costretti talvolta, se non spesso, a cedere allo stile di vita immorale dei kuffar e adeguarsi a qualcosa che è haram.

Quest’ultimo è sicuramente il punto cruciale. In un significato di una ayah nel Sublime Qur’an Allah Ta’ala ha detto che: “E chi avrà fatto (anche solo) un peso di un atomo di male lo vedrà.” (99:8).

Ogni cattiva azione, anche piccola, corrompe la nostra anima, come una bottiglietta d’inchiostro che gocciola in un bicchiere d’acqua. L’acqua tende ad annerirsi sempre di più mescolandosi con le gocce d’inchiostro. Così il nostro Iman. Ogni peccato commesso (oggi per accomodare il capriccio del nostro vicino, domani per il datore di lavoro, poi per la famiglia o per l’amico… e così via) anneriscono il nostro Iman. Se, invece, vogliamo che la nostra fede non si guasti, è necessario cominciare con l’allontanamento di ciò che la danneggia. In tal caso, l’ambiente miscredente di un paese. Inoltre, è necessario lasciare le compagnie che non giovano alla nostra fede, per quelle che la accrescono. Il modo migliore per farlo, è circondarsi di credenti che amano Allah, rispettano la Sua Legge e la Sunnah del Suo Profeta e la seguono.

Dì: “Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso” (3:31).

Che Allah l’Altissimo doni la Hijra a ogni musulmano oppresso desideroso di vivere liberamente la sua fede per Allah Potente e Glorioso e ci doni il buon finale in questa vita. Allahumma amin.

Ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu

Una notte di… luce!

 Bismillah al- Rahman al- Rahim
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Salam alaykoum. Mi vergogno a dire la mia storia perché le ragazze tornate all’Islam che ho conosciuto mi hanno sempre raccontato di una vita comunque abbastanza regolare, alcune erano molto credenti, altre meno, ma comunque sempre nei ranghi della “normalità…”. Io NO… Io ho fatto una vita allucinante, ho lavorato in discoteca per anni, purtroppo a causa dei miei disturbi alimentari dove ho rischiato perfino la vita e che per anni mi hanno distrutta, ho avuto dipendenze da droghe e alcool, ho subito violenze e ancora me ne dò la colpa io stessa, ho pensato a un certo punto perfino di farla finita…
Rifiutavo di chiedere aiuto nella chiesa, come mi diceva una cara zia molto credente, ma nella mia cameretta da sola quando tornavo tardi dalle mie serate e le lacrime erano le protagoniste delle mie notti chiedevo a Dio di aiutarmi, disperatamente. Anche se (ASTAGHFIRULLAH) dicevo di NON CREDERE… Non è vero, ho sempre creduto!!! Poi ho conosciuto lui… Che è mio marito tuttora e che mi ha accettata e amata così, fragile e incompleta. Lui non era molto praticante finché a un certo punto è successo un miracolo… Sentivo parlare ogni tanto di islam, magari da mio marito che mi diceva: “Dovrei pregare… Dovrei leggere il Corano…”, o da suo padre (che per me è come se fosse il mio vero padre visto che io non ce l’ho) che fin dal primo giorno mi accolse come una figlia e mi disse: “Tu sarai una brava musulmana alhamdulilah!!” e io mi ero presentata in minigonna e calze bucate quel giorno… Astaghfirullah.
Ma lui ha visto qualcosa in me, qualcosa che io non vedevo… La mia “conversione” inizia per caso, qualche video su youtube, leggevo su internet.. Mi sentivo sempre più catturata dall’Islam e non capivo il perché. Cominciai a passare notti intere a guardare video sull’Islam, a cercare Sure del Corano; conosco la Bibbia quindi ricordavo e collegavo con le aya del corano; chiamavo mio marito vicino a me e lui era come un bambino, curioso e attento!
Purtroppo la storia con mio marito (che all’epoca era ancora il mio fidanzato) stava per crollare perché a causa della sua dipendenza dall’alcool e dai miei problemi col cibo e con le droghe eravamo sempre in lite, arrivavamo a litigi fisici molto intensi, ma Dio trovava sempre il modo di farci tornare insieme, ci incontravamo ovunque anche se cercavamo di sfuggirci l’un l’altro… Siamo stati lontani per qualche periodo e le nostre vite si stavano rovinando sempre di più. Poi il miracolo, alhamdulillah: ci rivediamo per caso e decidiamo di riprovare a ricostruire tutto. Suo padre mi regala un libro, che cambierà per sempre la mia vita: IL CORANO. Iniziamo a leggerlo pagina per pagina io e mio marito, e lui si ricorda che quando era piccolo usava aprire una pagina a caso per trovare le risposte ai suoi interrogativi e perché no, la trovo una cosa meravigliosa.
E cosi’ dal giorno alla notte mio marito che non apriva il Corano da quando aveva 14 anni CAMBIA IMPROVVISAMENTE… Il giorno comincia a pregare 5 volte, SMETTE DI BERE, va in Moschea, riscopre la sua religione e la ama immensamente. La nostra vita cambia: capisco che lui è sempre stato così, così dolce, paziente, così buono, solo che era come offuscato. L’islam mi ha travolto… come un fiume di pace una sorgente immensa di speranza e felicità per il futuro…. Decido di dare la Shahada (Testimonianza di fede Islamica) di notte, da sola.
La notte che tante volte mi aveva portato a distruggermi… Ma quella volta, quella notte… Mi ha salvato la vita. Cominciai a studiare seriamente la MIA religione, ancora oggi devo imparare tanto, non porto ancora l’hijab (ma so che è un mio dovere e prima o poi IN CHA-LLAH lo porterò) ma la mia vita è un’altra, il mio abbigliamento è tutt’altro, i miei pensieri sono puri, liberi: mi sento RINATA. Sono sempre io ma ora ho trovato UN SENSO…. Il mio è L’Islam, alhamdulillah!! Laila è il mio nome nell’Islam (anche se non lo uso molto), e vuol dire notte perché di notte io ho fatto la Shahada nel mio cuore (prima di dirla in pubblico…) e di notte Allah mi ha fatto il più bel regalo del mondo: farmi tornare all’Islam…
Vostra sorella
Debby Laila

Quando i propri sogni si possono… cucire! :)

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

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Pensavo fosse un pomeriggio come i tanti… e invece quella fu una lezione completamente rivoluzionaria. Appena entrata vidi le solite ragazze con cui mi riunivo al sabato pomeriggio per imparare a leggere Qur’an e a discutere della fede, ma da una parte stava seduta una ragazza sorridente vestita tutta di nero… Sì, era la prima volta che vedevo una sorella col niqab in carne ed ossa.

All’inizio mi sentivo intimorita dalla sua presenza… Temevo di sbagliare o di dire cose che non andassero bene, poi invece mi sono rilassata e abbiamo iniziato a parlare del più e del meno,

Queste lezioni, rivolte solo a ragazze, erano qualcosa di unico, di speciale: servivano a far rivivere un importante sentimento di Amore per Allah, dopo una lunga settimana scolastica di distacco e a convidere fra noi ciò che avevamo appreso della nostra amata, preziosa fede.

Questa sorella speciale aveva una gran voglia di fare e ci trasmetteva tanta buona energia. Un giorno si è presentata portando diversi tipi di Niqab e facendoceli indossare come prova… Era una sensazione unica, bellissima, quello di portare il Niqab! Mi sentivo finalmente coperta, preziosa, lontana dagli sguardi dei passanti… Chiesi di poterci un attimo uscire, così fu che andai fuori nel cortile del nostro amato Masjid a fare una passeggiata speciale, sperimentando quello che prova una munaqqabah* camminando per strada. C’era un sentimento di euforia generale, chi andava in bagno a guardarsi allo specchio, chi usciva, chi lo ha tenuto per tutta le lezione 🙂

Quel giorno parlammo di abbigliamento islamico e finita la lezione ci siamo rese conto di dover cambiare nettamente il guardaroba per adattarlo alle esigenze di una vera ragazza musulmana… ma dove potevamo trovare le gonne lunghe con le quali sostituire i pantaloni stretti, e jellaba da portare sopra ai vestiti, e hijab lunghi, larghi e coprenti, di colore neutro con cui sostituire la sciarpa colorata che portavamo sopra la testa?

Fu così che la sorella disse… ebbene ce le possiamo cucire!!! Era un’idea fantastica, non mi era venuta in mente questa soluzione, io che avevo da sempre sognato di poter cucire… Ora il mio sogno si stava realizzando! Iniziammo così a trovarci il pomeriggio per la lezione di cucito…! Sì, potevamo fare di tutto: dal semplice Niqab che si poteva annodare dietro la nuca, molto facile da confezionare, dalle gonne lunghe alle abaya da portare sopra ai vestiti, dal khimar alle jellaba, alle tuniche lunghe da portare sotto ampi pantaloni. Infine quello che non riuscivamo a confezionare lo ordinavamo tramite internet e ce lo spedivano per posta, un modo nuovo di fare shopping!

Quella lezione servì a rivoluzionare tutto il nostro modo di intendere la copertura, tutto grazie ad Allah, e alla sorella che con il suo Niqab nero aveva portati i colori dell’arcobaleno nella vita noiosa e routinaria a cui ci eravamo abituati… Fu questo a farmi cambiare pensiero sulla moda… un sistema di omologazione mondiale, che annulla la creatività e la vera libertà di abbigliamento, rendendo la gente schiava di un modo di pensare lontano dalla naturalezza della fede e dagli obbiettivi di copertura e purezza che l’abbigliamento islamico intende preservare. Oh Allah, ti ringrazio per questa luce che ci hai dato, guida noi e le nostre sorelle e i nostri fratelli a fare ciò che Tu solo ami, ti voglio bene, o Allah!

*Munaqqabah: donna portatrice di Niqab.

Il mio prezioso… Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu ‘alaykum wa rahmatuliallah care sorelle,

Volevo raccontarvi la mia storia riguardo l’Hijab!
Innanzitutto all’età di tre anni mi trasferii dal Marocco in Italia con la mia famiglia, e all’età di dieci anni indossai per la prima volta il mio Hijab; nonostante fossi abbastanza piccola, sentivo, uscendo di casa, di aver fatto una scelta bellissima indossando questo piccolo indumento che proteggeva la mia femminilità.
Al tempo frequentavo la quinta elementare, e sentivo, appena salita sul bus che tutti gli occhi erano su di me, ma nessuno osava criticarmi per mio abbigliamento islamico.
Arrivata a scuola però le maestre mi chiesero: Come mai lo hai messo? Se i tuoi genitori ti costringono ce lo puoi dire che prendiamo seri provvedimenti… (le solite frasi che ci sentiamo dire anche a vent’anni e passa!)… Purtroppo però con queste continue pressioni finii per cedere ai ricatti delle maestre, dopo averlo portato per un mesetto o due 😦
Esse infatti mi dicevano continuamente: Vediamo che ti distrai (visto che non ero abituata a tenerlo me lo sistemavo continuamente)… Magari è a causa dell’Hijab che fai fatica a sentire la lezione… Sei troppo piccola per esser sottoposta a questa tortura (!)… Parliamo noi coi tuoi genitori per farli cambiare opinione…! E tante di queste frasi, a cui una bimba di dieci anni vorrebbe rispondere, senza avere la forza sufficiente per farlo!
Infine chiamarono mio padre a scuola, gli “spiegarono” le loro ragioni (il cui unico obbiettivo era quello di convincerlo a farmelo togliere), cosa inutile visto che mio padre fin dall’inizio aveva detto che la decisione spettava unicamente a me…
Così tutte le pressioni si riversarono su di me, che purtroppo amareggiata e triste fecero in modo che cedessi alle forzature, e dal giorno seguente al colloquio smisi di portare il mio prezioso Hijab!
 Al tempo intuivo che c’era qualcosa che non andava!… Sembrava che quel piccolo Hijab piacesse solo a me e a mia madre (visto che anche lei lo portava, alhamduliLlah!), ma che non piacesse a nessun altro in Italia… Mi chiedevo: Chissà come mai ce l’hanno così tanto con il mio velo?!
Dopo la grande delusione di non esser riuscita a resistere alle pressioni delle insegnanti delle elementari volli riprovare due anni dopo, quando frequentavo già la seconda media. Quell’anno finalmente trovai il coraggio per rimetterlo e riaffrontare il mondo… questa volta più convinta che mai! All’inizio mi sentivo a disagio, ma resistetti alle difficoltà e non lo tolsi più, fino ad oggi, e ne vado fiera… AlhamduliLlah!
All’inizio conoscevo la mia religione (l’Islam) solo tramite la mia famiglia, ma dall’età di tredici/quattordici anni cominciai a frequentare la scuola di arabo tutte le domeniche, iniziai a fare le mie ricerche tramite internet e fu così che trovai preziosi siti islamici, video, forum ecc… che mi aiutarono ad approfondire la conoscenza relativa alla fede. SubhanaLlah più conosco l’Islam e più mi piace ..alhamduliallah ‘ala ni’mata l’islam (alhamduliLlah, ringrazio Allah per il dono dell’Islam!).
Essendo musulmana di nascita ma cresciuta in Italia non riuscivo a vedere il vero valore dell’Islam, questo sicuramente per la brutta propaganda che ne fanno i mass media in questo paese!.. Queste cattive informazioni han fatto sì che la gente comune avesse un cattivo pregiudizio sui musulmani, visto soprattutto che essi non conoscono il vero Islam e non lo hanno mai visto praticato interamente, come sistema di vita che abbraccia tutti gli aspetti del quotidiano.
Volevo dire inoltre che ad oggi non sono ancora riuscita a mettere l’Hijab come desiderei fare (vestendo in maniera più coprente, indossando le gonne, la abaya e il Khimar -il velo che scende coprendo le spalle e il petto-) per il fatto che a lavoro uso i pantaloni e non so se riuscirei a stare con la gonna, ma faccio del mio meglio per uscire coperta e rispettosa della mia amata fede!.. AstaghfiruLlah, chiedo perdono ad Allah, se faccio talvolta qualche errore.
Sento che l’Hijab mi valorizza come persona e mi fa uscire dalla logica della donna-marionetta della società che ci vuole tutte perfette, truccate e pronte a sedurre il passante di turno! Quando esco di casa sono felice di compiacere Allah ‘azza wa jalla -Gloria a Lui l’Altissimo!- e non lo sguardo degli uomini e inizio così a sentirmi soddisfatta e felice. Talvolta è dura, lo ammetto, ma ne vale la pena. ❤
In sha Llah vorrei tornare in Marocco quest’estate… definitivamente. Ho in mente molti progetti, come ad esempio quello di indossare correttamente l’Hijab al 100%, quello di studiare arabo e tajweeed del Qur’an (le regole per la corretta lettura)… Allahumma yassir kulla umurina, oh Allah facilitaci in tutte le nostre faccende!
uhibbukum fi allah
ukhtukum Rachida

La Storia dell’incredibile viaggio di ritorno dall’Arabia

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

La sera della partenza giunse una furtiva chiamata di papà: “Prepara le valigie, ho fatto il biglietto, domani alle sei prendiamo l’aereo per l’Italia!”. Rimasi sbalordita perché proprio qualche giorno fa avevamo disdetto un viaggio e rinunciato alla partenza… Ma il destino nessuno lo conosce, eccetto Colui che lo ha primordialmente scritto…

Ed eccoci nuovamente all’aeroporto di Jeddah; gli impiegati al solito erano gentilissimi e disponibilissimi ed infatti ci ritrovammo in un batter d’occhio pronti ad aspettare l’imbarco sull’aereo.

Papà era al solito super elegante e non si trattenne dal fare la sua battutina: “Chissà cosa pensa la gente quando vede un uomo elegante e moderno come me camminare accanto ad una terrorista come te (alludendo al mio Niqab)…” 🙂

Il viaggio andò benissimo e passammo le cinque ore di volo in pace e tranquillità… sull’aereo della Saudi Arabian Airlines c’era cibo halal, inservienti gentili, e tanti piccoli doni dei quali ringraziare Allah l’Altissimo: l’invocazione per il viaggio fatta ad alta voce dal pilota, il sentire ancora parlare in lingua araba e il vedere tanta gente di diverse nazionalità riunita sotto la bandiera dell’Islam. Allahu Akbar ua liLlahi al-hamd!

Giunti all’aeroporto di Roma aspettammo un po’ sull’aereo, poi quelli dell’assistenza portarono la sedia a rotelle e ci aiutarono a scendere… mi sentivo tranquilla come non mai perché ero convinta che se Allah aveva decretato questo viaggio sicuramente vi era del bene per noi.

Mio padre era in vena di chiacchiere e appena ci trovammo fuori dall’aereo disse agli accompagnatori: “Ma voi ci credete che una bolognese, dottore, abbia deciso di vestirsi così? Sembra una cosa incredibile! Secondo lei è normale?”. La signora lo guardò e disse: “Possiamo dire che si veste in maniera diversa dalla nostra!”. Sorrisi fra me e me e ringraziai Allah l’Altissimo per averci donato un vestiario tutto nostro, che marca e contraddistingue la nostra identità ed incarna i nostri principi. “Mi scusi ma come mai ha deciso di indossare il Niqab?” mi chiese poi la signora dell’assistenza. “Per me -le dissi- è stato un percorso graduale.. all’inizio portavo il comune Hijab, ma dopo aver approfondito la conoscenza della fede ed aver studiato la vita del Messaggero pace e benedizione su di lui e delle sue onorevoli mogli, ho iniziato ad amarle e a voler essere come loro”. La mia risposta l’aveva lasciata pensosa e così dopo un po’ ci salutò per tornare al suo lavoro.

… Più ci pensavo e più mi convincevo che questo viaggio improvviso era stato un po’ azzardato perché ci ricordammo di non aver avvertito l’azienda ferroviaria del nostro arrivo ed eravamo quindi rimasti senza assistenza; camminando sembravamo una carovana: papà spingeva il carrello dei bagagli e io la sua sedia a rotelle. 🙂

Non so bene come riuscimmo a salire sul treno e a caricare tutti i bagagli, la cosa sicura è che Allah ci aveva assistito e facilitato, a Lui la lode e il ringraziamento! Ma durante il viaggio continuavo ad invocare Allah l’Altissimo e a chiedere il suo aiuto perché ci aspettava un lungo tragitto e da soli non ce l’avremmo mai potuta fare.

Arrivati alla stazione centrale di Roma Termini sbucarono improvvisamente degli addetti all’assistenza disabili che aiutarono papà a scendere e a prendere i bagagli!! AlhamduliLlah, alhamduliLlah, alhamduliLlah! Allah aveva accolto le nostre preghiere e qualcuno aveva chiamato per avvertire del nostro arrivo!

Fu così che ci riposammo nella sala d’attesa e quando fu il momento di riprendere il secondo treno ci riaccompagnarono e ci aiutarono a caricare i bagagli… ed eccoci nuovamente in viaggio! Allahu Akbar!

Vicino a papà ora sedeva una simpatica vecchietta con cui mio padre trovò parecchio da discorrere: “Lei di dov’è? Dove sta andando? Che mestiere faceva? Ha famiglia?”… Parlarono del più e del meno, la cosa strana è che questa signora non sembrava affatto infastidita o suggestionata dal mio Niqab e continuava a dire a papà: “Guardi che sua figlia è una donna in gamba!” e mi guardava sorridendo. La sua affermazione arrivava inaspettata giacché mio padre si era un poco arrabbiato per il fatto che ci avevano poc’anzi fermati dei poliziotti per verificare la nostra identità e mi aveva allora detto: “Figlia mia da quando sono in Italia mai nessuno mi ha fermato, indubbiamente sei te la causa di questo controllo! Meno male che non ci han fatto la multa!”… “Papà ma che multa vuoi che ci facciano? È un diritto quello di potersi liberamente vestire secondo i dettami della propria religione!”.

Fu così che iniziai a discorrere con la gentile signora e a parlare della religione e dei valori, infine ella mi disse: “Il fatto che nell’Islam venga adorato un unico Dio onnipotente, senza associare a Lui patroni, santi e martiri è una cosa molto importante ed è un principio chiaramente puro; sì, sicuramente le nostre fedi hanno molto in comune e bisogna studiare ed approfondire la conoscenza di questa religione che troppo spesso viene accusata ingiustamente ed infangata dai media in vena di grandi notizie!”.

SubhanaLlah, ero davvero stupita come Allah l’Altissimo preserva la fitra (la natura innata, la religione pura) in certe persone senza che il sudiciume dell’idolatria e dell’ipocrisia inondi il loro cuore! Questa era una delle persone che miracolosamente Allah mi aveva fatto il dono di far conoscere!… e nonostante ella fosse in carrozzina e portatrice di handicap, era in verità più normale di tantissime persone che camminano su due gambe ma che dentro la testa hanno poco di cui vantarsi…! SubhanaLlah!

Infine ci fu un altro fatto del nostro viaggio che mi colpì e del quale ci tengo a parlare… SubhanaLlah mentre eravamo intenti a parlare, a un certo punto comparve il cameriere del servizio bar chiedendo se volessimo qualcosa da bere. Papà chiese subito un caffè, per cui mi apprestai a prendere i soldi per pagare, ma egli ci informò che il servizio era gratuito. A quel punto anche la signora e la sua accompagnatrice ordinarono qualcosa e quando fu il mio turno dissi: “La ringrazio, non prendo nulla, sono a digiuno”. Egli chiese: “Ma che digiuno è? Ramadan?”. E io: “No si tratta dei giorni del pellegrinaggio, che è meritorio digiunare”. Allora egli gentilmente mi pose una salviettina profumata poi e mi disse: “Allora mi dirai se questa scritta è fatta bene o no!” e si sollevò la manica della maglia scoprendo una scritta grande: لا إلاه إلا الله محمد رسول الله، الله أكبر! (la ilaha illa Llah, Muhammad Rasulu Llah, Allahu Akbar!). Guardai la scritta ipnotizzata: “Sì, è scritta bene!”. Poi egli disse: “L’ho fatto in Tunisia… anche se so che non si potrebbe fare…” e mi padre: “In che senso non si potrebbe…?”. Ma io avevo capito benissimo cosa intendeva dire, egli intendeva dire che nell’Islam non va bene fare i tatuaggi… dunque anche lui era musulmano!!

SubhanaLlah, come Egli guida le sue creature e fa trovare la Sua Luce a colui che Lo cerca! Allahu Akbar ua liLlahi al-hamd (Allah è il più grande e a Lui appartiene la lode)! Ti ringrazio Allah per come mi hai guidato, facilitato e fatta musulmana. Ti chiedo di darci la forza per essere testimoni della verità, sempre, quando e come Tu desideri che siamo, amin, amin, amin! Ual hamdu liLlahi rabbi-l-alamin (e la lode appartiene ad Allah, il Signore dei Mondi)!

Non c’è Dio oltre ad Allah!…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

Chiudo gli occhi, e cerco nella mia mente il primo lontanissimo ricordo…
Nella mia testa scorrono lente le immagini del passato, prima vivide, cosa ho fatto ieri, e l’altro ieri; mentalmente inizio a riavvolgerle veloci indietro, indietro, sempre più indietro…
Piccole fitte al cuore quando il film nella mia testa rimanda momenti dolorosamente vissuti.
Chissà perché se pensiamo al nostro passato i giorni in cui abbiamo pianto e sofferto riaffiorano per primi?
Mi fermo, e piango, oggi come allora, con quel dolore, con quello stesso strazio con cui ho vissuto gli istanti che ora nella mia memoria rivivono.
Sento il calore del sole, vedo la luce stagliarsi bellissima nella stanza filtrata dalle tende, sono sul letto dei miei genitori, accanto a mio padre, e mio padre è una farfalla con le ali di piombo che sbatte debolmente le ali senza riuscire a librarsi nel cielo.
Stringo a me mio padre, non ricordo di essergli stata più così vicina da tanto tempo, e oggi me ne rammarico.
E ora lo stringo a me, ho paura che mi lasci, lo so che sta per lasciarci, lo stringo istintivamente più forte, ingenuamente più forte, come se questo abbraccio potesse trasferire la mia vita a lui, come se tenendolo saldamente attaccato a me io avessi il potere di tenerlo attaccato alla vita. Ma non è vero niente, e Papà sta morendo.
Chiudo gli occhi, non oggi, ma quell’oggi già vissuto, già ancorato ai ricordi, quell’oggi in cui la vita di mio padre si spegneva lentamente, inesorabilmente.
Non si può piangere, Mamma l’ha proibito, l’ultima cosa che Papà le ha detto è stata: ”Non farmi andare via”; non si può piangere, Mamma l’ha proibito perché Papà sta morendo e non è pronto a morire.
Ricaccio indietro le lacrime, le sento scendere con un nodo nella mia gola e inizio a pregare “oh, Dio” e mi fermo, presa dal dubbio, mi chiedo come devo pregare, chi devo invocare, sto studiando la religione islamica, sto leggendo il Corano da un po’ di tempo e dentro di me sono combattuta…
Prendo il Rosario da sopra il comodino, il mio Rosario, Mamma l’ha messo lì per me; da qualche tempo non me lo sente più recitare, ma crede che adesso ne sentirò il desiderio.
Faccio scorrere tra le dita le perle che lo compongono, mi ritrovo nel palmo della mano il crocifisso, “Dio non ha figli” e lo ripongo, ma la paura di aver offeso Dio mi coglie.
Accarezzo con lo sguardo il crocifisso “Gesù è il figlio di Dio, morto per noi sulla croce”.
Papà ha un arresto cardiaco, inizio a praticare massaggio cardiaco, la voce mi esce dolce, calma: “chiama le altre” dico a mia sorella.
La vita di mio padre è tra le mie mani, quando smetterò di dare ritmo al suo cuore Papà, non avrà la forza di farlo da sé.
Inizio a pregare” Dio abbia pietà di mio Padre, abbi pietà di lui, abbi pietà di noi, accogli mio padre e perdonalo per non aver riconosciuto i tuoi segni, perdonalo e accoglilo in paradiso nel Giorno del Giudizio”
Accosto la mia bocca al suo orecchio e sussurro “Ashadu alla ila ilLah Allah, wa Ashadunu anna Muhammadun rasul Allah”, lo ripeto ancora e ancora…

Siamo tutte attorno a mio Papà, continuo a massaggiare il cuore di mio padre, lui mi guarda, non dice nulla, ma quello sguardo mi chiede di smettere…
Papà sospira, adesso si può piangere.

Tratto dal libro “Da cuore a cuore” a cura della sorella Amal Maria Rosaria Stillante

Il mio caro papà…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

Il mio caro papà.. l’ho visto serio, scherzoso, sano e malato.. severo, gentile, tenero e sensibile… papà.

Quando ero bambina lo vedevo al mattino quando certe volte ci accompagnava a scuola, a me e alle mie sorelle, e la sera, quando tornava stanco dal lavoro. Gli anni son passati in fretta e con essi l’infanzia e l’adolescenza… Ma un ricordo in particolare mi è rimasto molto impresso nella mente. Ero nella camera da letto dei miei genitori e massaggiavo i piedi di mio padre quando egli mi disse: “Sai cosa devi fare se dovessi diventare vecchio un giorno?”

“Cosa papà?”

“Devi portarmi nella casa di cura per gli anziani!”.  Rimasi in silenzio, triste…

Gli anni passavano ma mio padre non invecchiava.. un cuore scattante e tanta voglia di vivere e di lavorare facevano di lui un uomo arzillo e vivace anche oltre i cinquanta.. oltre i sessanta.. poi improvvisamente arrivò la vecchiaia! I capelli grigio scuro si fecero via via più chiari, il corpo cominciò a dare segni di stanchezza e gli occhi e le orecchie improvvisamente si indebolirono…

“Ora cosa vuoi da me?” mi dice…

“Voglio starti vicino, per recuperare tutti quei momenti che non abbiamo passato assieme”…

Sorrido quando non sente qualcosa, e per rincuorarlo gli dico: “Guarda papà che anch’io non sento certe volte quando mi chiami!”. Sono contenta, perché è un immenso dono di Allah l’Altissimo quello di avere i propri genitori ancora vivi e poter godere del loro affetto e della loro vicinanza… e imparare tanto da loro tante piccole cose, subhanaLlah.

Ricordo con timore e speranza l’Hadith del nostro amato Messaggero, pace e benedizione su di lui, quando disse (traduzione dei significati):

È giunto a me Jibrīl e mi ha detto: O Muhammad! Chi giunge a [vivere] Ramadān e non [ottiene che] gli vengano perdonati i peccati, possa egli essere allontanato da Allah! Allora dissi: Āmīn. Egli disse: E chi giunge a [poter assistere] entrambi i genitori o uno di essi e [si è meritato di] entrare nel Fuoco, possa egli essere allontanato da Allah! Allora dissi: Āmīn. Disse [Jibrīl]: E chi è presente mentre vieni menzionato e non dice la preghiera di saluto su di te, possa egli essere allontanto da Allah. Allora dissi: Āmīn.

[Sahīh li-ghaīrihi – Sahīh Al-Targhīb: 996]

Oh Allah usa misericordia verso i nostri genitori, guidali sulla retta via, perdona i loro peccati, dona loro una lieta morte con la fede nel cuore, falli morire da puri monoteisti musulmani, dacci la tua misericordia quando sono in vita e dopo la loro assenza, aiutaci nel dare loro l’affetto e l’amore che ci hanno donato da piccoli, amin!

Il mio bellissimo Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalam alaykum wa rahmatu Lahi wa barakatuhu,

questa è la sorella hasna una ragazza di 16 anni, scrivo per raccontarvi un po’ della storia del mio hijabkiki.
Tutto è cominciato da quando  con mio padre e la mia famiglia ci siamo trasferiti in italia; allora avevo 5 anni e a quel tempo e non sapevo dove fossi e che cosa fossimo venuti a fare qua.
Compiuti i 6 anni entrai a scuola: non sapevo parlare la lingua italiana e non sapevo cosa dire, nemmeno quando mi chiedevano come ti chiami non sapevo come rispondere e guardavo solo… il mondo in cui mi ero trasferita era completamente diverso dal mondo in cui sono nata, un mondo di culture diverse e abbigliamenti diversi.
Ebbene cominciai pian piano ad adattarmi a questo nuovo paese ed alle persone, cominciai a parlare, a vestirmi come loro, a pettinarmi come loro, ha parlare come loro.
Quando ebbi compiuto gli 11 anni iniziai a frequentare le scuola medie, e da li cominciai a crescere  e a rendermi conto che anche se mi fossi vestita come loro non sarei mai stata uguale, perchè sapevo di provenire da un molto lontano e da una cultura diversa.
In terza media mi aspettavano gli esami e a ognuno di noi venne chiesto di portare un percorso, allora al banco mi misi a riflettere su quale mappa portare, poi andai a casa e iniziai a guardare dei libri… ad un tratto decisi di portare come programma il MIO PAESE ,il mio luogo d’origine, che rappresenta la mia provenienza, il mondo dove sono nata, per mostrare a tutti qual’è è la differenza tra un paese di origine musulmana e uno di origne cattolica.
La mia profesoressa rimase stupita, stupefatta di ciò che raccontai loro.

Pian piano, col passare dei mesi, la mia sorella maggiore Nadia, aveva deciso da un giorno all’altro di mettersi il hijab! Provai molta invidia e allo stesso tempo mi chiedevo se non avesse vergogna di ciò che la gente avrebbe potuto pensare di lei e del suo abbigliamento.

Tutti i sabati mia sorella andava al Masjid, dove si incotrava con un gruppo di ragazze musulmane: li parlavano di fede e di cose che riguardano solo la nostra religone.
Un giorno Nadia mi disse di andare con lei, per vedere ciò che lei voleva che io vedessi. Entrai al Masjid e dissi “assalamu alaykum ragazze”, loro gentilemente con sorriso mi risposero: “Wa alaykum assalam wa rahmatu Llah wa tabarakatuhu… Passai quel pomeriggio con loro e non dissi una parola, ascoltavo solo ciò che dicevano.
Pian piano la voglia di andare con Nadia si affievoliva sempre di più, cominciavo a vergognarmi per come mi vedevo, dato che non portavo il hijab.
Così dopo qualche mese dopo essere entrata nella scuola superiore, cominciò a venire a casa mia un ragazza musulmana di nome Sokaina, l’amica di mia sorella; eravamo come due sorelle e quando non avevamo niente da fare parlavo di fede e lei mi spiegava, assieme a mia sorella, tutto ciò che era da spiegare punto per punto, e così ogni volta che Sokaina veniva a casa nostra la pregavo di informarmi di altre cose che non sapevo.

Arrivata l’estate e il grande caldo Sokaina veniva spesso da noi a casa e stavamo tutto il giorno assieme, a chiaccherare e divertirci. Un giorno venne con un abito belissimo e le chiesi: “Ma non hai caldo tesoro?”. Lei rispose dicendo non c’è caldo peggiore di quello dell’inferno, così andai in camera e cominciai a riflettere riflettere… fu così che mi promisi che anch’io uno di questi giorni sarei uscita con il Hijab per provare l’emozione che provavano loro.

Un giorno mia sorella maggiore mi disse: “Dai Hasna, vieni con al supermarcato… torneremo in fretta! Avevo i capelli disordinati e non potevo di certo uscire in quella maniera, così mi son detta: “Dai proviamo a mettere il Hijab e come va va”! Camminavo per strada, mi vergognavo quando una persona mi guardava abbassavo lo sguardo: mi vergognavo e il mio cuore batteva forte; si trattava per me di un esame che pensai di non aver mai potuto superare.. in quel momento feci due respiri e continuai per la mia strada. Ma arrivata a casa non avevo voglia di togliermi il Hijab: mi guardavo allo specchio e mi dicevo “Ma guarda come sono bella così!!”.

Arrivato Ramadan ogni volta con mia sorella guardavamo video sull’Islam, su come sarebbe stato il Giorno del Giudizio, poi andavo al Masjid coi miei genitori tutti i giorni e vedevo quell’affascinante spettacolo di donne riunite a pregare e a chiedere perdono ad Allah. Un giorno svegliandomi la mattina, sentii la forte volontà di voler indossare l’Hijab, sì l’avrei fatto ad ogni costo, nessuno avrebbe potuto probirmelo, se non Allah l’Onnipotente!
La mia decisione era chiara così da quel giorno inziai a pregare e pregare Dio di darmi di nuovo il coraggio di frequentare la seconda superiore col mio Hijab, qualsiasi cosa avressero detto i Prof e i compagni… avrei risposto ad ogni domanda e curiosità.

AlhamduliLlah adesso sento un grande coraggio nel cuore, esco per mostrare alla gente che non sono più la persona che conoscevano, ora sono un’altra! Adesso la voglia di continuare questo cammino mi emoziona sempre di più alhamduliLlah e mi pento di quei 14 anni che ho sprecato, ma adesso dirò “AlamduliLlah ala kulli hal” (ad Allah va il ringraziamento in ogni circostanza e in ogni stato),

jazakum Llahu khayranheart,

Wa alaykum assalam wa rahmatu Llahi  wa barakatuhu.

Ukhtukum Hasna