Il mio amato Hijab!

bismi-llāhi r-raḥmāni r-raḥīm
بسم الله الرحمن الرحيم

Amo il mio Hijab

Accolgo con piacere la proposta della sorella Bushra di creare uno spazio dove raccontare le nostre esperienze sulla prima volta che abbiamo indossato l’hijab.

Da una prima analisi formulata tra me e me, riflettevo sulle esperienze e i racconti delle altre sorelle, e notavo come da subito, da un primo approccio tutte le sorelle conosciute, abbiano sentito la necessità di trovare accanto a se un’altra sorella che già indossasse l’hijab e che la sostenesse e incoraggiasse verso questo fondamentale passo … e quindi la necessità di avvicinarsi alla Ummah per trovare in essa sostegno e protezione (non a caso la parola Ummah deriva da mamma), e una volta superato questo ostacolo  Allah Ta’ala ha donato sicurezza nei loro cuori ricompensando il loro sforzo e facendo si che col tempo  acquisissero la consapevolezza che la migliore e l’unica protezione è presso Allah Ta’ala.

Ricordo che la prima volta che indossai l’hijab fu durante un viaggio lontano da casa perché i miei non hanno mai accettato il mio ritorno all’Islam (e ancora oggi purtroppo combatto con discriminazioni e pregiudizi) e la prima sensazione fu quella di sentirmi libera, fiera e felice di poterlo indossare: ricordo che camminavo per strada e vedevo il mondo come dal finestrino di un treno, fotogramma dopo fotogramma, passavano davanti a me donne semi nude che orgogliosamente esponevano le loro croci brillanti che dondolano sui loro petti e mamme dalle chiome stropicciate che urlano per strada ai loro figli indisciplinati mentre anziani signori cercavano di farsi strada tra gli spintoni dei ragazzini che si rincorrevano sui marciapiedi;

La prima sensazione guardandomi intorno fu quella di una totale estraneità, come se mi trovassi nel posto sbagliato in mezzo a gente sbagliata, non a causa dei loro sguardi inquisitori, ma a causa di quello che loro rappresentavano per me in quel momento …  un passato che non mi apparteneva più!

Ho immaginato la mia vita lontano da li, dove le donne per strada ti salutano dicendoti “Salam Aleikum” e gli uomini rispettosamente abbassano i loro sguardi mentre i bambini giocano allegramente e fanno spazio all’anziano signore che gli passa accanto; e d’un tratto ho immaginato di sentire il suono dell’adhan e ho visto i miei passi convergere insieme a quelli dei miei fratelli e sorelle nella stessa direzione, e ho visto quei bambini mano nella mano avviarsi insieme ai loro genitori verso la moschea, ed ho immaginato che quello fosse il paradiso su questa terra.

A questi eventi ne sono susseguiti altri meno piacevoli, quando conobbi un ragazzo anch’egli musulmano col quale avrei dovuto sposarmi, i suoi genitori non erano musulmani e la loro reazione quando mi presentò a loro fu di una freddezza glaciale; cercai di dimostrargli la nobiltà d’animo che contraddistingue noi musulmani, comportandomi verso di loro nel migliore dei modi nonostante le continue battute sull’hijab e le provocazioni sulla poligamia “poligimia” ma mi rendevo conto che era tutto inutile, alla fine spinsero il figlio ad un esasperazione tale che per strada camminava dieci passi lontano da me e in gran parte delle occasioni se entrava in qualche negozio a comprare qualcosa mi pregava di aspettarlo fuori… e nonostante questo non rinunciai ad indossare il mio hijab perché sentivo nel mio cuore che sarebbe stato come rinunciare a me stessa e a ciò che avevo desiderato per tutta la vita anche quando non ne ero consapevole ed era soprattutto un grande segno di ingratitudine verso Allah Ta’ala… e quando non ebbi più la pazienza di sopportare tale comportamento chiesi di essere accompagnata in stazione per prendere il primo treno che mi avrebbe riportata a casa… fu così che mi ritrovai sola alle 7 del mattino seduta in una vecchia panchina della stazione ad aspettare il treno che mi avrebbe portata via da quel posto e da quella gente, il capostazione cercava di scrutare da lontano il mio sguardo nascosto sotto un grande cappuccio del mio giaccone che mi ricopriva parte del volto e tenevo il capo abbassato per non far vedere la tristezza nei miei occhi mentre le lacrime mi rigavano il viso… passò più di un ora prima di veder arrivare il mio treno, che mi avrebbe portata a Milano, rimasi per tutto il tempo con il viso girato verso il finestrino per non intravedere lo sguardo della gente indifferente che mi passava accanto mentre il cellulare squillava di continuo, era la mia dolce sorella Aicha che provava a telefonarmi di continuo per sapere se ero arrivata a casa e cercava per me le parole più dolci per alleviare la tristezza che sentivo nel cuore (che Allah gliene renda merito).

Giunta alla stazione centrale di Milano tirai giu’ la mia valigia e mi avviai verso lo schermo gigante per vedere l’orario dell’ennesimo treno che dovevo prendere per rientrare a casa … ma avevo ancora gli occhi annebbiati dal pianto e con difficoltà riuscivo a scorgere i numeri sullo schermo, fu in quel momento che una donna dallo sguardo dolcissimo incorniciato dal suo hijab bianco e nero mi sorrise e dicendomi qualcosa in arabo (che per me era incomprensibile) mi sistemo’ il ciufetto di capelli che usciva fuori dal mio hijab e dandomi una carezza si allontanò da me sorridendomi mentre io la osservavo mentre la sua sagoma si perdeva tra la gente … e quando finalmente riuscii a salire sul treno un’altra anziana signora con i capelli rossi colorati dall’henna che gli spuntavano da sotto l’hijab  si avvicinò a me e mi sorrise dicendomi qualcosa in arabo che nuovamente non riuscii a comprendere … riuscii però a ricambiare il suo sorriso e a spiegarle che non capivo quel che mi diceva, prima di vedere sparire anche lei in quel lungo corridoio nel quale si allontanava per andare a prendere il suo posto dopo che, con un gesto dolcissimo mi ha regalato la carezza più tenera che io abbia mai ricevuto e che mi ha riempito il cuore d’affetto.

Non ho mail più rivisto quelle due donne ma ho i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia,  i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto, ed è stato quell’hijab che ci ha avvicinato e ci ha fatte amare per Allah, perché il nostro hijab oltre ad essere un segno di sottomissione verso il nostro Creatore è anche un segno di amore in Allah che fa si che riusciamo a ritrovarci tra noi e che ci fa amare per Lui e che non conosce ostacoli di lingua colore o razza perché l’amore in Allah e la sua Misericordia vanno ben oltre quel che siamo in grado di immaginare.

Che Allah ci aiuti e ci faciliti guidandoci sempre al bene … amin