La Storia della mia Hijrah!

بسم الله الرحمن الرحيم

hijrah

BismiLlah ir-Rahmani ir-Rahim

Carissime sorelle e fratelli,

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullah wa barakatuh! Sono una vostra giovane sorella fiLlah, italiana come tanti ritornati all’Islam alhamduliLlah, sposata con un giovane musulmano, voglio raccontarvi di un recente radicale cambiamento nel mio vivere la fede, Allahu Akbar!

Di recente la mia vita ha avuto una svolta risolutiva: l’Hijrah (emigrare verso un paese musulmano per la causa di Allah). Avevo cominciato a nutrire il bisogno e comprendere l’importanza di vivere in un paese musulmano ormai da diverso tempo. Questa necessità è cresciuta con la pratica e l’approfondimento della religione, il bisogno di rafforzare la fede e di apprendere meglio la Sunnah del Profeta (saws) e, così, di avvicinarmi maggiormente al mio Signore.

Ci sono voluti alcuni anni prima che (io e mio marito) prendessimo definitivamente la decisione di lasciare la nostra terra natia (l’Occidente). Avevamo bisogno di tempo ed esperienza per maturare e capire a fondo che non c’è posto per un musulmano che ama Allah in un paese di gente (kuffar, miscredenti) che odia Allah.

Purtroppo, l’Hijrah oggi è un aspetto della nostra fede, al quale molti fratelli e sorelle non danno la giusta importanza. Molti coltivano il sogno di una pacifica coesistenza con i miscredenti, ma questo è un pensiero davvero ingenuo. Vivendo tra di loro, non possiamo applicare molti aspetti essenziali della Sunnah che fanno parte della vita del musulmano e viviamo nella costante lotta contro l’inevitabilità di commettere peccati che – se circondati da musulmani – potrebbero essere evitati, e nel timore di praticare la religione stessa per poterci “integrare” meglio. Ma noi non dobbiamo compiacere i kuffar, bensì dobbiamo impegnarci perché Allah Ta’ala sia soddisfatto di noi. È davvero importante che un musulmano capisca ciò e si capaciti dell’importanza dell’Hijrah verso un paese dove può praticare e adempiere il più possibile alla Legge di Allah, e circondarsi di credenti. Allah Ta’ala ha detto nel Qur’an (traduzione del significato):

Colui che fa la Hijrah sulla via di Allah (per il compiacimento di Allah) troverà sulla terra molti luoghi per emigrare e abbondanza (di cibo e di altri mezzi). Chiunque lascia la sua casa per fare la Hijrah attraverso (un luogo dove può adempiere ai comandi di) Allah e il Suo Messaggero e poi la morte lo trova, senza dubbio la sua ricompensa è assicurata da Allah. Allah è il Più Perdonatore, il Più Misericordioso. (4:100)

Lasciare la propria casa, la propria famiglia, i luoghi noti, le persone che parlano la nostra lingua e conoscono le nostre usanze per andare in un paese straniero dove ogni cosa ci appare estraneo, fa paura a tutti. Ma l’amore per Allah deve essere in noi ben più grande, e se lo si ha, ci si affida a Lui e si vince la paura. Si può superare ogni ostacolo con l’aiuto di Allah Ta’ala, ed io ne ho avuto la conferma ed ora vorrei condividerla con voi.

Mio marito partì per la Hijrah senza una casa pronta ad ospitarlo, né un lavoro perché si potesse mantenere, né conosceva la lingua di quel paese. Tuttavia, sin dal suo arrivo, mai una notte ha dormito per strada e mai un giorno ha patito la fame. Allah Ta’ala gli ha fornito i mezzi di cui aveva bisogno, subhanaLlah.

Una sera mi raccontò che un uomo si era avvicinato a lui mentre era per strada – il solo a parlare italiano in tutto il quartiere – e gli disse: “Forse Allah mi ha mandato per voi”. Da quel momento lo ha aiutato ad affrontare le necessità quotidiane. In seguito altre facilità sono provenute da Allah Ta’ala che dimostrano che davvero Egli provvede senza contare a chi compie dei sacrifici per amor Suo. Dopo alcune difficoltà, infatti, abbiamo potuto affittare una casa, alhamdiLlah, affinché io potessi raggiungerlo. Al mio arrivo la casa era vuota, ma abbiamo ricevuto molta sadaqa (elemosina) da parte di fratelli che hanno provveduto all’arredamento della casa (dalle stoviglie e le cose più superflue alle più importanti), subhanaLlah! Ma frigo e dispensa restano spesso quasi vuoti; ed è in quei momenti che ci si accorge che Allah Ta’ala provvede ai Suoi servi come vuole. Come il caso di mezzo chilo di pasta che ha saziato ben sette persone in diversi pasti, subhanaLlah. Ogni giorno in cucina il cibo non sembra mai abbastanza, ma appena raggiunge la tavola diventa persino troppo. La misericordia che Allah Ta’ala ci ha concesso è, tuttavia ben più grande e non può essere facilmente riportata a parole.

Intanto iniziano a prendere forma progetti futuri e comuni che in Occidente difficilmente potevano avere luogo, come costruirsi una famiglia senza il timore che l’educazione islamica dei figli entri in contrasto con la loro vita fuori dalle mura di casa, dove prevale la legge e la morale dei kuffar. E quelle cose quotidiane che fanno di noi dei musulmani. Pregare e frequentare i Masajid (moschee) senza suscitare sospetto e timore nei kuffar, e, così, subire le angherie da parte della popolazione e dello stato verso la comunità islamica. Uscire velate senza timore di subire aggressioni o licenziamenti, o essere “cortesemente invitati a uscire” dal negozio perché s’indossa il niqab. Non essere costretti talvolta, se non spesso, a cedere allo stile di vita immorale dei kuffar e adeguarsi a qualcosa che è haram.

Quest’ultimo è sicuramente il punto cruciale. In un significato di una ayah nel Sublime Qur’an Allah Ta’ala ha detto che: “E chi avrà fatto (anche solo) un peso di un atomo di male lo vedrà.” (99:8).

Ogni cattiva azione, anche piccola, corrompe la nostra anima, come una bottiglietta d’inchiostro che gocciola in un bicchiere d’acqua. L’acqua tende ad annerirsi sempre di più mescolandosi con le gocce d’inchiostro. Così il nostro Iman. Ogni peccato commesso (oggi per accomodare il capriccio del nostro vicino, domani per il datore di lavoro, poi per la famiglia o per l’amico… e così via) anneriscono il nostro Iman. Se, invece, vogliamo che la nostra fede non si guasti, è necessario cominciare con l’allontanamento di ciò che la danneggia. In tal caso, l’ambiente miscredente di un paese. Inoltre, è necessario lasciare le compagnie che non giovano alla nostra fede, per quelle che la accrescono. Il modo migliore per farlo, è circondarsi di credenti che amano Allah, rispettano la Sua Legge e la Sunnah del Suo Profeta e la seguono.

Dì: “Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso” (3:31).

Che Allah l’Altissimo doni la Hijra a ogni musulmano oppresso desideroso di vivere liberamente la sua fede per Allah Potente e Glorioso e ci doni il buon finale in questa vita. Allahumma amin.

Ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu

Dal Vaticano a Makkah: il mio viaggio verso l’Islam!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu! Ringraziamo il blog “Io Musulmana Italiana!” per averci concesso la pubblicazione della Storia della cara Ayesha. Buona lettura!
BismiLlah Al Rahman Al Rahim
Ho lasciato la mia città natale in gennaio 1998. Volevo studiare l’Inglese a Londra per poi trovare lavoro una volta tornata a casa. L’idea era di diventare una guida turistica a Roma o in giro per l’Italia. La lingua di cui avevo più bisogno era l’Inglese. Così lasciai l’Italia. Avevo solo diciotto anni e non conoscevo nessuno a Londra, ma era un’avventura …
Una volta arrivata a Londra, iniziai a cercare un posto dove stare … sì, lo so, è da pazzi! Ma davvero non conoscevo proprio nessuno … alla fine trovai un posto per passare la notte. Il giorno dopo mi misi immediatamente alla ricerca di un lavoro e di una scuola. I giorni passavano e la mia preoccupazione cresceva perché non trovavo lavoro e i soldi che avevo se ne stavano andando velocemente. Mi ritrovai in una cappella in centro a Londra e decisi di entrarvi a pregare. Ero molto triste e mi sentivo sola. Mi inginocchiai ed iniziai a pregare Dio. Non sono mai stata il tipo di Cristiana che pregava Gesù (pace su di lui). Pregai solo Dio e Gli chiesi di aiutarmi. Mentre pregavo il Signore piangendo, un sacerdote uscì e, sorpreso di vedere una ragazza che pregava e piangeva, venne a chiedermi se andava tutto bene. Mi disse di avere pazienza perché Dio ricompensa i pazienti. Mi sentii meglio e me ne andai; la mia preghiera di quel giorno sarebbe stata esaudita un anno e mezzo dopo.
A questo punto fui sfrattata dal posto in cui abitavo perché non potevo più pagare l’affitto. Così dovetti fare i bagagli e mettermi in cerca di una nuova sistemazione. Più tardi quella sera incontrai alcune ragazze italiane. Mi invitarono a stare da loro in un ostello della gioventù. Era un ostello gestito da suore ed erano ammesse solo ragazze. In questo “convento”, cominciai una nuova vita. Non sono mai stata una persona timida, infatti ero sempre l’anima della festa; ma quell’anno avrei ricevuto una sorpresa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre!
Per cominciare, trovai un lavoro, il che significava potermi permettere la retta della scuola di Inglese. Al lavoro conobbi alcuni Musulmani, persone molto gentili che trascorrevano ore parlando di Dio. Facevo loro domande sull’Islam e sul Corano. A volte mi arrabbiavo perché dicevano che Gesù (pace su di lui) non era Dio, e rispondevo: “Cosa?! Ma come puoi dire così?”. Passavo del tempo specialmente in compagnia di un ragazzo. Trascorrevamo pomeriggi interi in Hyde Park (un parco molto grande nel centro di Londra), parlando dell’Islam. Comprai persino una Bibbia e difendevo la mia religione. Lui si portava il suo Corano per provare le sue affermazioni.
Lo stesso ragazzo mi presentò alla sua famiglia e sua cognata mi parlò dell’Islam. Anche lei era una convertita e mi mostrò alcune sue fotografie di quando era Sikh. Anche lei era l’anima della festa. “Questa sono io adesso” – pensai – la ammiravo perché aveva avuto il coraggio di cambiare la sua vita e la sua situazione in meglio. Era pura, rinata. Sentii che avevo bisogno di fare qualcosa.
Così me ne andai. Mi aveva detto molte cose che mi avevano toccato il cuore. Ero paziente e credevo in Dio. Mentre camminavo verso casa quel giorno, sentii una chiamata: era l’Adhaan (la chiamata alla preghiera) che mi risuonava nelle orecchie. Non avevo mai saputo della sua esistenza, né avevo mai sentito un suono così bello e melodioso. Allah mi stava chiamando al successo! (una delle frasi dell’Adhaan è “Vieni alla preghiera! Vieni verso il successo!”, al tempo non lo sapevo).
Così accettai la Sua chiamata – l’invito di Dio – e una settimana dopo feci la mia Shahaadah (il giuramento che non vi è altro Dio all’infuori di Allah e che Muhammad – pace e benedizioni su di lui – è il servo e l’ultimo Messaggero di Allah).
[Shahaadah: dopo aver pronunciato le parole della professione di fede con piena convinzione, si diventa musulmani, cioè servi sottomessi a Dio].
La mia invocazione quel giorno in quella cappella era: “Oh Allah, se davvero mi ami, guidami a ciò che è giusto. Amin.” Allah mi ha guidata perché mi ama, ma ci è voluto più di un anno di pazienza da parte mia per accettare l’Islam come mio modo di vivere, la stessa “pazienza” (sabr in Arabo) di cui quel sacerdote parlava quel giorno nella cappella. La mia vita è completamente cambiata.
Andavo in discoteca e bevevo. Fumavo e prendevo droghe. Non c’era mai una festa in città a cui non partecipassi. La mia vita era molto triste; piena di amici, eppure solitaria. Allah mi ama: lo so con certezza perché mi ha salvata da quella vita! Mi ha salvata da una vita di tristezza, solitudine e infelicità! Più che benedetta, mi sento ONORATA che Allah abbia scelto me. Avrebbe potuto lasciarmi nella disperazione. Ero persa nell’oscurità. Chi mi conosceva da prima, ora mi guarda con rispetto. Ero l’anima della festa e ora la mia anima la curo e la nutro.
E che Allah guidi anche la mia famiglia. Amin.
Ho lasciato la mia città natale in gennaio 1998. Volevo studiare l’Inglese a Londra per poi trovare lavoro una volta tornata a casa. L’idea era di diventare una guida turistica a Roma o in giro per l’Italia. La lingua di cui avevo più bisogno era l’Inglese. Così lasciai l’Italia. Avevo solo diciotto anni e non conoscevo nessuno a Londra, ma era un’avventura …
Una volta arrivata a Londra, iniziai a cercare un posto dove stare … sì, lo so, è da pazzi! Ma davvero non conoscevo proprio nessuno … alla fine trovai un posto per passare la notte. Il giorno dopo mi misi immediatamente alla ricerca di un lavoro e di una scuola. I giorni passavano e la mia preoccupazione cresceva perché non trovavo lavoro e i soldi che avevo se ne stavano andando velocemente. Mi ritrovai in una cappella in centro a Londra e decisi di entrarvi a pregare. Ero molto triste e mi sentivo sola. Mi inginocchiai ed iniziai a pregare Dio. Non sono mai stata il tipo di Cristiana che pregava Gesù (pace su di lui). Pregai solo Dio e Gli chiesi di aiutarmi. Mentre pregavo il Signore piangendo, un sacerdote uscì e, sorpreso di vedere una ragazza che pregava e piangeva, venne a chiedermi se andava tutto bene. Mi disse di avere pazienza perché Dio ricompensa i pazienti. Mi sentii meglio e me ne andai; la mia preghiera di quel giorno sarebbe stata esaudita un anno e mezzo dopo.
A questo punto fui sfrattata dal posto in cui abitavo perché non potevo più pagare l’affitto. Così dovetti fare i bagagli e mettermi in cerca di una nuova sistemazione. Più tardi quella sera incontrai alcune ragazze italiane. Mi invitarono a stare da loro in un ostello della gioventù. Era un ostello gestito da suore ed erano ammesse solo ragazze. In questo “convento”, cominciai una nuova vita. Non sono mai stata una persona timida, infatti ero sempre l’anima della festa; ma quell’anno avrei ricevuto una sorpresa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre!
Per cominciare, trovai un lavoro, il che significava potermi permettere la retta della scuola di Inglese. Al lavoro conobbi alcuni Musulmani, persone molto gentili che trascorrevano ore parlando di Dio. Facevo loro domande sull’Islam e sul Corano. A volte mi arrabbiavo perché dicevano che Gesù (pace su di lui) non era Dio, e rispondevo: “Cosa?! Ma come puoi dire così?”. Passavo del tempo specialmente in compagnia di un ragazzo. Trascorrevamo pomeriggi interi in Hyde Park (un parco molto grande nel centro di Londra), parlando dell’Islam. Comprai persino una Bibbia e difendevo la mia religione. Lui si portava il suo Corano per provare le sue affermazioni.
Lo stesso ragazzo mi presentò alla sua famiglia e sua cognata mi parlò dell’Islam. Anche lei era una convertita e mi mostrò alcune sue fotografie di quando era Sikh. Anche lei era l’anima della festa. “Questa sono io adesso” – pensai – la ammiravo perché aveva avuto il coraggio di cambiare la sua vita e la sua situazione in meglio. Era pura, rinata. Sentii che avevo bisogno di fare qualcosa.
Così me ne andai. Mi aveva detto molte cose che mi avevano toccato il cuore. Ero paziente e credevo in Dio. Mentre camminavo verso casa quel giorno, sentii una chiamata: era l’Adhaan (la chiamata alla preghiera) che mi risuonava nelle orecchie. Non avevo mai saputo della sua esistenza, né avevo mai sentito un suono così bello e melodioso. Allah mi stava chiamando al successo! (una delle frasi dell’Adhaan è “Vieni alla preghiera! Vieni verso il successo!”, al tempo non lo sapevo).
Così accettai la Sua chiamata – l’invito di Dio – e una settimana dopo feci la mia Shahaadah (il giuramento che non vi è altro Dio all’infuori di Allah e che Muhammad – pace e benedizioni su di lui – è il servo e l’ultimo Messaggero di Allah).
[Shahaadah: dopo aver pronunciato le parole della professione di fede con piena convinzione, si diventa musulmani, cioè servi sottomessi a Dio].
La mia invocazione quel giorno in quella cappella era: “Oh Allah, se davvero mi ami, guidami a ciò che è giusto. Amin.” Allah mi ha guidata perché mi ama, ma ci è voluto più di un anno di pazienza da parte mia per accettare l’Islam come mio modo di vivere, la stessa “pazienza” (sabr in Arabo) di cui quel sacerdote parlava quel giorno nella cappella. La mia vita è completamente cambiata.
Andavo in discoteca e bevevo. Fumavo e prendevo droghe. Non c’era mai una festa in città a cui non partecipassi. La mia vita era molto triste; piena di amici, eppure solitaria. Allah mi ama: lo so con certezza perché mi ha salvata da quella vita! Mi ha salvata da una vita di tristezza, solitudine e infelicità! Più che benedetta, mi sento ONORATA che Allah abbia scelto me. Avrebbe potuto lasciarmi nella disperazione. Ero persa nell’oscurità. Chi mi conosceva da prima, ora mi guarda con rispetto. Ero l’anima della festa e ora la mia anima la curo e la nutro.
E che Allah guidi anche la mia famiglia. Amin.
Ayesha

La Storia di un’insolita visita alla sinagoga

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

 

Care sorelle fiLlah,

qualche tempo fa lessi un articolo online che raccontava dell’arresto di un ragazzo marocchino colpevole di aver salvato la mappa di una sinagoga sul suo computer, e mi sono chiesta: ma che razza di prova è mai questa?!

E così che mi trovo a scrivervi di questa mia insolita avventura: visita alla sinagoga!

Anni fa successero dei fatti in Palestina che non poterono passare inosservati: l’ingiustizia e le atrocità compiute dai criminali sionisti avevano oltrepassato ogni limite e tutti sentivano la necessità di esprimere il loro dissendo e finacheggiare la popolazione oppressa palestinese.

Fu in quel frangente che pensai di andare alla sinagoga della mia città a parlare col Rabbino, per capire la sua posizione n merito ai fatti di cronaca e regalargli un bel libro (sulla Palestina ovviamente!).

E’ così che mi recai alla sinagoga. Fuori, appena arrivata trovai il deserto assoluto e tutto a un tratto mi trovai parato davanti un poliziotto (preciso che sono musulmana ma non portando il velo non vengo riconosciuta come tale): “Signora, ferma lì, dove sta andando?!”. Risposi tranquillamente salutando e speigando che ero venuta per parlare col Rabbino. Alchè il poliziotto gentilmente suona il campanello e al citofono gli rispondono: “No guardi, non è possibile parlare così a due piedi col Rabbino. Innanzitutto ci vuole un appuntamento, e questo appuntamento non può essere accordato se non dopo aver riempito una modulistica con tutti i dati anagrafici del richiedente, e comunque anche dopo aver compilato il modulo non vi garantiamo la visita”. Io allibita dissi:”Ma guardi non devo mica fargli un’intervista, sono venuta a scambiare due paroline e a regalargli un libro…”. E l’altro al citofono: “Mi spiace ma queste sono le regole”. E io: “Allora mi dia da compilare il modulo”. “Si, si glielo diamo… ma guardi che non è che compilandolo otterrà qualcosa…” (!!).

 

Ero veramente allibita! Sembrava di essere a una caserma, mica in un centro di culto! Nel vedere la mia sopresa anche il poliziotto mi confidò: “Guardi anch’io non ne posso più… è una cosa assurda, stanno tutti chiusi e noi a dover far la guardia fuori! E’ assurdo ma putroppo questi sono gli ordini e siamo obbligati a rispettarli”. 

Fu così che ringraziai il gentile poliziotto e tornai senza aver avuto l'”onore” di parlare col famoso Rabbino: che la paura gli impedisca pure di uscire di casa a far la spesa?? Mah! Speriamo solo che Allah liberi presto la nostra amata Palestina dai malvagi e non permetta che ci resti se non il credente e il timorato di Lui, amin!

 

La Storia dell’mp3

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

mp3

Habibty Fatima,

assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu! Scusa se ti scrivo di nuovo, so che hai poco tempo per leggere la posta e per rispondere… ma questa te la devo proprio raccontare! Habibty hai presente l’mp3 che mi avevi regalato tempo fa (che Allah l’Altissimo ti ricompensi con la Jannah, amin ia Rab)… ebbene habibty, questo mp3 ne ha fatte di avventure…

All’inizio quando non avevo tanto bisogno di usarlo ci misi delle lezioni e lo lasciai a mia madre, poi quando tornai lo diedi in prestito alla sorella Um Mariam che lo metteva quando era al lavoro, poi lei smise di lavorare e me lo restitui’ di nuovo. Cosi’ stavolta decisi di portarlo con me in viaggio e ringrazio Allah swt di averlo fatto, alhamduliLlah! perche’ mi e’ servito tantissimo soprattutto quando dovevo pregare con la televisione accesa (con l’mp3 nelle orecchie invece di sentire la TV sentivo Qur’an alhamduliLlah… dunque il problem era risolto!)…

L’ultima e’ stata che ho messo il jilbab nella lavatrice senza svuotare le tasche e quando l’ho preso fuori per stenderlo mi sono resa conto che l’mp3 era dentro e che aveva fatto una lavata alla grande!! 😦

Ero tristissima subhanaLlah perche’ non si accendeva piu’ e non dava segni di vita… cosi’ lo lasciai ad asciugare in un posto aerato (anche se avevo perso completamente le speranze e dicevo ra me e me: bisogna sempre dire alhamduliLlah e non essere tristi per le cose della dunya!)… Comunque continuavo a dire tra me e me: Oh Allah, Tu sai che non l’abbiamo mai usato per fare peccato in sha’a Llah, fa’ sì che ritorni in vita! E habibty subhanaLlah… Quando riprovai di nuovo ad accenderlo si accese miracolosamente subhanaLlah e funzionava benissimo come prima, l’acqua non lo aveva danneggiato per niente! Allahu ‘Akbar ua liLlahi al Hamd! Sempre subhanaLlah mi commuovo quando penso a quanto Allah l’Altissimo e’ generoso con noi alhamduliLlah… Poi bisogna dire che questo mp3 e’ un regalo per me speciale perche’ mi ricorda una persona che amo in Allah, alhamduliLlah

Ti abbraccio forte forte habibty

che Allah swt ti guidi e ti protegga e ti ami e ci riunisca sempre nell’amore per Lui

fi ‘amani Llah

ukhtuki fiLlah

Un cammino per Te, solo per Te…

Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

paradise-engineering

Nel 2002 frequentavo un gruppo di suore e mi incontravo con un gruppo di ragazze; più andavo avanti però più mi rendevo conto che questi incontri spiritualmente non mi davano niente. Così accadde la grande disgrazia dell’11 settembre alle Torri gemelle, ed è stato allora che ho iniziato a pormi delle domande sulla religione islamica. Navigando su internet cercai la parola Islam ed è così che scoprii il Corano e leggendolo capii che quella era la mia vera spiritualità al hamdu lillah perché qualcosa dentro di me stava cambiando ed era come se sentissi un’altra persona dentro di me… era proprio la mia anima che stava riacquistando una personalità.

Così iniziai a leggere tutto ciò che trovavo sulla donna musulmana e altro e più leggevo e più pensavo che quella era la mia strada; e dopo aver avuto dei riferimenti su persone che potevo contattare, iniziai a fare la preghiera di nascosto a casa mia, ma mia madre mi chiedeva il motivo per cui non andavo più in chiesa e allora iniziavano le prime discussioni.

Siamo 7 figli, potete immaginare… io ero la più piccola e la più combattiva, così decisi per il bene di tutti di partire e ai miei genitori dissi che partivo perché volevo trovare un lavoro che nella mia città a causa della crisi non avrei mai trovato. Dissi  di aver conosciuto delle persone che mi avrebbero dato una mano, così feci il biglietto e partii, essendo cosciente di aver dato un grande dolore ai miei genitori ma era tempo ormai di pensare alla mia vita.  Appena salii sull’aereo meisi il foulard e da allora non l’ho più tolto.

Al hamdu lillah bene sono arrivata da Cagliari al Sud, a Bolzano nel più alto nord e lì ho iniziato a vivere il mio ISLAM, sempre con Allah al mio fianco, con la famiglia avevo rotto i legami e l’unica persona con cui riuscivo a parlare dopo un paio di mesi fu’ ma madre, che è stata per me fondamentale per comunicare successivamente con gli altri membri della mia famiglia.

Ho rivisto mia madre, un fratello e una sorella dopo che è nato il mio primo figlio; quando chiesi a mia madre di venire a vederlo, sono venuti rimanendo con me 4 giorni, ma al hamdu lillah ero molto contenta anche perché al suo rientro mia madre disse agli altri che facevo una vita normale e stavo bene, sicuramente gli altri pensavano di vedermi vestita come le sorelle che portano il niqab e che fanno vedere in televisione.

Dopo due anni di pieni momenti tristi ma anche belli ho conosciuto mio marito, con cui oggi vivo assieme a due bimbi alhamduliLlah.

Dopo il matrimonio e i due figli ho riavvicinato un pò la famiglia, ci siamo reincontrati anche se per brevi periodi: l’ignoranza da parte loro è rimasta ma almeno ho portato a loro la conoscenza di una faccia dell’Islam, che non è quella che sentono in tv.  Alcune volte sento la mancanza di mia madre ma al hamdu lillah ognuno di noi deve scegliere la propria strada e spero insha allah che Allah sia contento di me. Il Corano è la soluzione ai nostri problemi, soprattutto è la religione come dicevo all’inizio che mantiene viva la tua anima attraverso l’amore per Allah l’Altissimo, che è l’unica che può salvare il tuo corpo dal peccato e dal male. Baraka allahu fikum, fi amani allah

Zaynab Um Ayoub