Il mio caro papà…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

Il mio caro papà.. l’ho visto serio, scherzoso, sano e malato.. severo, gentile, tenero e sensibile… papà.

Quando ero bambina lo vedevo al mattino quando certe volte ci accompagnava a scuola, a me e alle mie sorelle, e la sera, quando tornava stanco dal lavoro. Gli anni son passati in fretta e con essi l’infanzia e l’adolescenza… Ma un ricordo in particolare mi è rimasto molto impresso nella mente. Ero nella camera da letto dei miei genitori e massaggiavo i piedi di mio padre quando egli mi disse: “Sai cosa devi fare se dovessi diventare vecchio un giorno?”

“Cosa papà?”

“Devi portarmi nella casa di cura per gli anziani!”.  Rimasi in silenzio, triste…

Gli anni passavano ma mio padre non invecchiava.. un cuore scattante e tanta voglia di vivere e di lavorare facevano di lui un uomo arzillo e vivace anche oltre i cinquanta.. oltre i sessanta.. poi improvvisamente arrivò la vecchiaia! I capelli grigio scuro si fecero via via più chiari, il corpo cominciò a dare segni di stanchezza e gli occhi e le orecchie improvvisamente si indebolirono…

“Ora cosa vuoi da me?” mi dice…

“Voglio starti vicino, per recuperare tutti quei momenti che non abbiamo passato assieme”…

Sorrido quando non sente qualcosa, e per rincuorarlo gli dico: “Guarda papà che anch’io non sento certe volte quando mi chiami!”. Sono contenta, perché è un immenso dono di Allah l’Altissimo quello di avere i propri genitori ancora vivi e poter godere del loro affetto e della loro vicinanza… e imparare tanto da loro tante piccole cose, subhanaLlah.

Ricordo con timore e speranza l’Hadith del nostro amato Messaggero, pace e benedizione su di lui, quando disse (traduzione dei significati):

È giunto a me Jibrīl e mi ha detto: O Muhammad! Chi giunge a [vivere] Ramadān e non [ottiene che] gli vengano perdonati i peccati, possa egli essere allontanato da Allah! Allora dissi: Āmīn. Egli disse: E chi giunge a [poter assistere] entrambi i genitori o uno di essi e [si è meritato di] entrare nel Fuoco, possa egli essere allontanato da Allah! Allora dissi: Āmīn. Disse [Jibrīl]: E chi è presente mentre vieni menzionato e non dice la preghiera di saluto su di te, possa egli essere allontanto da Allah. Allora dissi: Āmīn.

[Sahīh li-ghaīrihi – Sahīh Al-Targhīb: 996]

Oh Allah usa misericordia verso i nostri genitori, guidali sulla retta via, perdona i loro peccati, dona loro una lieta morte con la fede nel cuore, falli morire da puri monoteisti musulmani, dacci la tua misericordia quando sono in vita e dopo la loro assenza, aiutaci nel dare loro l’affetto e l’amore che ci hanno donato da piccoli, amin!

Fiera di essere Musulmana!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

BismiAllah Ar-Rahman Ar-Rahim.

Assalamu alaykum wa rahamtullahi wa barakatuhu a tutti!

Non è facile raccontare la mia conversione. E’ successo tutto gradualmente e inaspettatamente…

Dovessi ripescare il bandolo della matassa (e che matassa!), direi che è nel mio cuore cresciuto in occidente. In un mondo così lontano dai ritmi che tanto ho desiderato senza saperlo e che ho ritrovato solo nell’Islam. Quattro anni fa era una religione per me sconosciuta, talmente sconosciuta che era un luogo comune. Oggi è la mia religione, la Sola Religione che è perfetta come un cerchio che si chiude, in cui trovo finalmente tante risposte, e di cui mi fido ciecamente per quello che non mi è dato sapere, perchè l’immagine che mi rende di Allah subhana wa t’Ala, è talmente grande, talmente potente da non poterla neanche immaginare oltre la sua luce. Nel mio cammino ci sono stati momenti di stupore, serenità ma anche dolore. Prima mio marito, e la lettura del Corano poi, alhamdulillah sono stati la mia salvezza. Quando ho cominciato a leggerlo, leggevo rispettosamente e con curiosità uno dei libri sacri, il Libro che mio marito venerava sin da bambino. E’ stata la lettura più coinvolgente della mia vita, ha sbaragliato “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera e tutti i dubbi e le paure del nostro triste e depresso millennio che cozza con la sua folle corsa. Mi ha accarezzato dolcemente, ma mi ha anche ferita e in qualche occasione, trafitta quando parlava di Abramo, alaihi sallam, e di suo padre. Mi ci sentivo dentro con tutte le scarpe… e ho pianto. Mi sono sentita giudicata, senza possibilità e volontà di replica. Ricordo agli inizi una mia amica mi chiese un parere sul Corano, non avevo ancora finito di leggere “Al-Baqara”, dissi che era come la voce di un padre autoritario, una lettura difficile. Una volta ho anche provato ad ignorarla, ma non si può tornare indietro. Ho capito che quella voce era dolce, anzi la più dolce, la voce del Misericordioso, del Compassionevole e che quello che mi chiedeva era veramente poco, rispetto al dono che mi aveva fatto. Alhamdulillah, mi sono ritrovata a volerne sapere di più, e sempre alhamdulillah ho trovato quello che cercavo, la strada giusta e le persone giuste. Volevo che la mia shahada fosse vera, volevo essere fiera di essere mussulmana, fiera di uscire con il velo. Ma non ero così forte qualche tempo fa. Oggi, non mi sento ancora forte come vorrei, però questo hijab(velo) non lo toglierò tanto facilmente… perchè è per Allah, subhanaHu wa t’ala, è il simbolo del patto che abbiamo stretto, e della Sua immensa misericordia verso di me.

Formalmente il mio ritorno all’Islam è stato di martedì 20 febbraio ad Al-Ahzar, al Cairo. Direi che il mio viaggio verso l’Egitto è andato liscio ed è stato piacevole. Allah, subahanaHu wa t’Ala, ha voluto che in un aereo che era mezzo vuoto, noi capitassimo accanto ad un’altra famiglia simile a noi, lei egiziana mussulmana e lui italiano ritornato all’Islam (Mashallah!), con tanto di mamma italiana al seguito. Al decollo dell’aereo mentre noi mussulmani facevamo le nostre invocazioni, la signora si faceva il segno della croce. Mi sembrava un ottimo auspicio ed un segno che l’Islam non divide nè le persone e nè le famiglie. Arrivati ad Alessandria d’Egitto, sono rimasta a bocca aperta nel vedere, la partecipazione anche di gente sconosciuta a quello che mi stavo apprestando a fare. Il sarto, mai visto e conosciuto, non si è fatto pagare una lira per tutte le gonne e i pantaloni che mi ha accorciato, un Imam ha dato di tasca sua a mia suocera, 20 lire egiziani per comprarmi una copia del Generoso Corano…. Alhamdulillah… le strade erano aperte e quando abbiamo viaggiato verso il Cairo e siamo arrivati ad Al-Ahzar, ero veramente emozionata… ma proprio tanto tanto, ancora mi commuovo. Non ci credevo, finalmente dopo tutti quegli arrovellamenti del cervello e del cuore!

Ho fatto piangere quasi tutti. Insieme a me c’erano altri due neo-fratelli, uno dalla Svezia ed uno dal Portogallo. Abbiamo parlato con l’Imam, che aveva la faccia più buona e serena del mondo, direi il volto di chi l’Islam lo conosce bene, e ormai lo traspira e la trasuda. Non dimenticherò mai la sua espressione, le sue parole, e la sua voce nel dire il mio nome islamico, Ayah… sorella Ayah. Vista la sua enorme disponibilità, gli ho chiesto se, tornando nel mio paese non islamico, avrei fatto un peccato grave nel non indossare il velo. E lui ha detto che l’Hijab per la mussulmana è come la corona per la regina, esiste una regina senza corona? No! Ovviamente. E’ così che lo indosso da quel giorno e chiedo ad Allah ogni volta che esco di casa di proteggermi da Satana il lapidato, e invoco il Suo Nome perchè so con certezza che solo in Lui c’è forza e potenza e alhamdulillah, nessuno ancora tra amici, lavoro, genitori mi ha attaccata per questo esotico fazzoletto (come lo chiama qualcuno), Lui mi sta proteggendo. Addirittura il mio capo ufficio, mi ha detto, che devo essere felice e pensare alla mia famiglia, non sembrano neanche parole dette da lui, Alhamdulillah! Non mi vergognerò mai della mia religione, inshallah bismillah.

Riponete la vostra vita in Allah, e niente di quello che avete dato sarà mai perso. E’ vero, vivere l’Islam qui in occidente non è facile. Sono miliardi le piccole cose che ci possono traviare. Per questo mi tengo stretta al mio Corano e alla Nobile Sunna e indosso il velo nel nome di Allah il Sommamente Misericordioso e Compassionevole, Re del Giorno del Giudizio.

Rabbena, afrigh alaina sabran wa tawaffana muslimiin (O Signore, concedici la pazienza e facci morire [a Te] sottomessi).

Alhamdulillah Rabbì al-Alamiin (la lode appartiene ad Allah, il Signore dei Mondi).

ukhtukum Ayah

La Storia di un Libro Rivelato

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

nur

 

SubhanaLlah… il Qur’an è uno dei più grandi doni di Allah a questa Ummah, è il Libro di Allah e il miracolo eterno fatto scendere sul Suo Messaggero; quando apri questo Libro per ricercare la verità, munendoti di una sincera intenzione, Allah ti manda un messaggio, un segno che ti guidi; colui che invece ha una malattia nel cuore (dubita di Allah e dei Suoi segni, non è sincero nella ricerca della verità) quando lo apre legge senza capire e cerca senza trovare: è una persona che ha smarrito la Strada verso il Creatore. Dice Allah l’Altissimo nel Suo Libro Sublime:

 وَإِذَا مَا أُنزِلَتْ سُورَةٌ فَمِنْهُم مَّن يَقُولُ أَيُّكُمْ زَادَتْهُ هَذِهِ إِيمَانًا فَأَمَّا الَّذِينَ آمَنُواْ فَزَادَتْهُمْ إِيمَانًا وَهُمْ يَسْتَبْشِرُونَ (124) وَأَمَّا الَّذِينَ فِي قُلُوبِهِم مَّرَضٌ فَزَادَتْهُمْ رِجْسًا إِلَى رِجْسِهِمْ وَمَاتُواْ وَهُمْ كَافِرُونَ (125)

124. Quando viene fatta scendere una Surah, alcuni di loro dicono: “A chi di voi [questa Surah] ha fatto accrescere la fede?”. Quanto a coloro che credono, essa accresce la loro fede ed essi se ne rallegrano.

125. Quanto a coloro che hanno una malattia nel cuore, essa aggiunge sozzura alla loro sozzura e muoiono da miscredenti.

Uno dei più importanti du°aa insegnatoci dal Messaggero di Allah, pace e benedizione su di lui, ci viene insegnato nel seguente Hadith:

 ما أصاب أحدا قط هم ولا حزن فقال اللهم إني عبدك ابن عبدك ابن أمتك ناصيتي بيدك ماض في حكمك عدل في قضاؤك أسألك بكل اسم هو لك سميت به نفسك أو علمته أحدا من خلقك أو أنزلته في كتابك أو استأثرت به في علم الغيب عندك أن تجعل القرآن ربيع قلبي ونور صدري وجلاء حزني وذهاب همي إلا أذهب الله همه وحزنه وأبدله مكانه فرجا قال : فقيل : يا رسول الله ألا نتعلمها فقال : بلى ينبغي لمن سمعها أن يتعلمها

الراوي: عبدالله بن مسعود المحدث: أحمد شاكر – المصدر: مسند أحمد – الصفحة أو الرقم: 5/267
خلاصة حكم المحدث: إسناده صحيح

Non c’è nessuno che, quando colpito da afflizione o tristezza, dica: “Oh Allah in verità io sono il Tuo servo, figlio del Tuo servo, figlio della Tua serva, la mia fronte è nelle tue mani*, su di me è in atto il Tuo decreto, ogni tua sentenza su di me è giusta; Ti chiedo in nome di ogni Nome che Ti appartiene, che Tu hai scelto per la Tua persona, che Tu hai fatto scendere nel Tuo Libro o che hai insegnato a qualcuno dei Tuoi servi, o che hai deciso di tenere riservato tra la conoscenza del ghaib (di ciò che è a noi sconosiuto e custodito) presso di te… di fare del Sublime Qur’an la sorgente di acqua che ristora il mio cuore, la luce del mio petto, la sparizione della mia tristezza e l’allontanamento della mia afflizione” non allontani da lui la sua afflizione e la sua preoccupazione e gli dia in cambio di esse felicità. Dissero: O Profeta di Allah, non dobbiamo imparare [questa invocazione]? Egli rispose: Certo, è doveroso impararla per ogni persona che la senta.

Catena di trasmissione: Sahih (autentica), Musnad ‘Ahmad: 5/267

In questo Mese Benedetto che ci sta per ospitare dobbiamo dedicarci completamente a vivere il Sublime Qur’an: per leggerlo, per capirlo, per amarlo, per studiarlo, per applicarlo.. Iniziamo dunque da ora a prepararci imparando e ripetendo questo eccente du°aa!

Buon Ramadan a tutti i Musulmani, e che possa essere questo il mese del nostro definitivo allontanamento dal Fuoco, amin!

Che ogni anno vi possa ritrovare in ottima forma di fede e salute.

*La mia fronte è nelle tue mani: in arabo “ناصيتي بيدك”, la nasiyah è la parte alta del capo, quella più nobile, che il credente poggia a terra in segno di completa sottomissione al Creatore. In questa parte del cervello viene elaborato il pensiero e la volontà di compiere un’azione piuttosto che un’altra.

Dal Vaticano a Makkah: il mio viaggio verso l’Islam!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu! Ringraziamo il blog “Io Musulmana Italiana!” per averci concesso la pubblicazione della Storia della cara Ayesha. Buona lettura!
BismiLlah Al Rahman Al Rahim
Ho lasciato la mia città natale in gennaio 1998. Volevo studiare l’Inglese a Londra per poi trovare lavoro una volta tornata a casa. L’idea era di diventare una guida turistica a Roma o in giro per l’Italia. La lingua di cui avevo più bisogno era l’Inglese. Così lasciai l’Italia. Avevo solo diciotto anni e non conoscevo nessuno a Londra, ma era un’avventura …
Una volta arrivata a Londra, iniziai a cercare un posto dove stare … sì, lo so, è da pazzi! Ma davvero non conoscevo proprio nessuno … alla fine trovai un posto per passare la notte. Il giorno dopo mi misi immediatamente alla ricerca di un lavoro e di una scuola. I giorni passavano e la mia preoccupazione cresceva perché non trovavo lavoro e i soldi che avevo se ne stavano andando velocemente. Mi ritrovai in una cappella in centro a Londra e decisi di entrarvi a pregare. Ero molto triste e mi sentivo sola. Mi inginocchiai ed iniziai a pregare Dio. Non sono mai stata il tipo di Cristiana che pregava Gesù (pace su di lui). Pregai solo Dio e Gli chiesi di aiutarmi. Mentre pregavo il Signore piangendo, un sacerdote uscì e, sorpreso di vedere una ragazza che pregava e piangeva, venne a chiedermi se andava tutto bene. Mi disse di avere pazienza perché Dio ricompensa i pazienti. Mi sentii meglio e me ne andai; la mia preghiera di quel giorno sarebbe stata esaudita un anno e mezzo dopo.
A questo punto fui sfrattata dal posto in cui abitavo perché non potevo più pagare l’affitto. Così dovetti fare i bagagli e mettermi in cerca di una nuova sistemazione. Più tardi quella sera incontrai alcune ragazze italiane. Mi invitarono a stare da loro in un ostello della gioventù. Era un ostello gestito da suore ed erano ammesse solo ragazze. In questo “convento”, cominciai una nuova vita. Non sono mai stata una persona timida, infatti ero sempre l’anima della festa; ma quell’anno avrei ricevuto una sorpresa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre!
Per cominciare, trovai un lavoro, il che significava potermi permettere la retta della scuola di Inglese. Al lavoro conobbi alcuni Musulmani, persone molto gentili che trascorrevano ore parlando di Dio. Facevo loro domande sull’Islam e sul Corano. A volte mi arrabbiavo perché dicevano che Gesù (pace su di lui) non era Dio, e rispondevo: “Cosa?! Ma come puoi dire così?”. Passavo del tempo specialmente in compagnia di un ragazzo. Trascorrevamo pomeriggi interi in Hyde Park (un parco molto grande nel centro di Londra), parlando dell’Islam. Comprai persino una Bibbia e difendevo la mia religione. Lui si portava il suo Corano per provare le sue affermazioni.
Lo stesso ragazzo mi presentò alla sua famiglia e sua cognata mi parlò dell’Islam. Anche lei era una convertita e mi mostrò alcune sue fotografie di quando era Sikh. Anche lei era l’anima della festa. “Questa sono io adesso” – pensai – la ammiravo perché aveva avuto il coraggio di cambiare la sua vita e la sua situazione in meglio. Era pura, rinata. Sentii che avevo bisogno di fare qualcosa.
Così me ne andai. Mi aveva detto molte cose che mi avevano toccato il cuore. Ero paziente e credevo in Dio. Mentre camminavo verso casa quel giorno, sentii una chiamata: era l’Adhaan (la chiamata alla preghiera) che mi risuonava nelle orecchie. Non avevo mai saputo della sua esistenza, né avevo mai sentito un suono così bello e melodioso. Allah mi stava chiamando al successo! (una delle frasi dell’Adhaan è “Vieni alla preghiera! Vieni verso il successo!”, al tempo non lo sapevo).
Così accettai la Sua chiamata – l’invito di Dio – e una settimana dopo feci la mia Shahaadah (il giuramento che non vi è altro Dio all’infuori di Allah e che Muhammad – pace e benedizioni su di lui – è il servo e l’ultimo Messaggero di Allah).
[Shahaadah: dopo aver pronunciato le parole della professione di fede con piena convinzione, si diventa musulmani, cioè servi sottomessi a Dio].
La mia invocazione quel giorno in quella cappella era: “Oh Allah, se davvero mi ami, guidami a ciò che è giusto. Amin.” Allah mi ha guidata perché mi ama, ma ci è voluto più di un anno di pazienza da parte mia per accettare l’Islam come mio modo di vivere, la stessa “pazienza” (sabr in Arabo) di cui quel sacerdote parlava quel giorno nella cappella. La mia vita è completamente cambiata.
Andavo in discoteca e bevevo. Fumavo e prendevo droghe. Non c’era mai una festa in città a cui non partecipassi. La mia vita era molto triste; piena di amici, eppure solitaria. Allah mi ama: lo so con certezza perché mi ha salvata da quella vita! Mi ha salvata da una vita di tristezza, solitudine e infelicità! Più che benedetta, mi sento ONORATA che Allah abbia scelto me. Avrebbe potuto lasciarmi nella disperazione. Ero persa nell’oscurità. Chi mi conosceva da prima, ora mi guarda con rispetto. Ero l’anima della festa e ora la mia anima la curo e la nutro.
E che Allah guidi anche la mia famiglia. Amin.
Ho lasciato la mia città natale in gennaio 1998. Volevo studiare l’Inglese a Londra per poi trovare lavoro una volta tornata a casa. L’idea era di diventare una guida turistica a Roma o in giro per l’Italia. La lingua di cui avevo più bisogno era l’Inglese. Così lasciai l’Italia. Avevo solo diciotto anni e non conoscevo nessuno a Londra, ma era un’avventura …
Una volta arrivata a Londra, iniziai a cercare un posto dove stare … sì, lo so, è da pazzi! Ma davvero non conoscevo proprio nessuno … alla fine trovai un posto per passare la notte. Il giorno dopo mi misi immediatamente alla ricerca di un lavoro e di una scuola. I giorni passavano e la mia preoccupazione cresceva perché non trovavo lavoro e i soldi che avevo se ne stavano andando velocemente. Mi ritrovai in una cappella in centro a Londra e decisi di entrarvi a pregare. Ero molto triste e mi sentivo sola. Mi inginocchiai ed iniziai a pregare Dio. Non sono mai stata il tipo di Cristiana che pregava Gesù (pace su di lui). Pregai solo Dio e Gli chiesi di aiutarmi. Mentre pregavo il Signore piangendo, un sacerdote uscì e, sorpreso di vedere una ragazza che pregava e piangeva, venne a chiedermi se andava tutto bene. Mi disse di avere pazienza perché Dio ricompensa i pazienti. Mi sentii meglio e me ne andai; la mia preghiera di quel giorno sarebbe stata esaudita un anno e mezzo dopo.
A questo punto fui sfrattata dal posto in cui abitavo perché non potevo più pagare l’affitto. Così dovetti fare i bagagli e mettermi in cerca di una nuova sistemazione. Più tardi quella sera incontrai alcune ragazze italiane. Mi invitarono a stare da loro in un ostello della gioventù. Era un ostello gestito da suore ed erano ammesse solo ragazze. In questo “convento”, cominciai una nuova vita. Non sono mai stata una persona timida, infatti ero sempre l’anima della festa; ma quell’anno avrei ricevuto una sorpresa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre!
Per cominciare, trovai un lavoro, il che significava potermi permettere la retta della scuola di Inglese. Al lavoro conobbi alcuni Musulmani, persone molto gentili che trascorrevano ore parlando di Dio. Facevo loro domande sull’Islam e sul Corano. A volte mi arrabbiavo perché dicevano che Gesù (pace su di lui) non era Dio, e rispondevo: “Cosa?! Ma come puoi dire così?”. Passavo del tempo specialmente in compagnia di un ragazzo. Trascorrevamo pomeriggi interi in Hyde Park (un parco molto grande nel centro di Londra), parlando dell’Islam. Comprai persino una Bibbia e difendevo la mia religione. Lui si portava il suo Corano per provare le sue affermazioni.
Lo stesso ragazzo mi presentò alla sua famiglia e sua cognata mi parlò dell’Islam. Anche lei era una convertita e mi mostrò alcune sue fotografie di quando era Sikh. Anche lei era l’anima della festa. “Questa sono io adesso” – pensai – la ammiravo perché aveva avuto il coraggio di cambiare la sua vita e la sua situazione in meglio. Era pura, rinata. Sentii che avevo bisogno di fare qualcosa.
Così me ne andai. Mi aveva detto molte cose che mi avevano toccato il cuore. Ero paziente e credevo in Dio. Mentre camminavo verso casa quel giorno, sentii una chiamata: era l’Adhaan (la chiamata alla preghiera) che mi risuonava nelle orecchie. Non avevo mai saputo della sua esistenza, né avevo mai sentito un suono così bello e melodioso. Allah mi stava chiamando al successo! (una delle frasi dell’Adhaan è “Vieni alla preghiera! Vieni verso il successo!”, al tempo non lo sapevo).
Così accettai la Sua chiamata – l’invito di Dio – e una settimana dopo feci la mia Shahaadah (il giuramento che non vi è altro Dio all’infuori di Allah e che Muhammad – pace e benedizioni su di lui – è il servo e l’ultimo Messaggero di Allah).
[Shahaadah: dopo aver pronunciato le parole della professione di fede con piena convinzione, si diventa musulmani, cioè servi sottomessi a Dio].
La mia invocazione quel giorno in quella cappella era: “Oh Allah, se davvero mi ami, guidami a ciò che è giusto. Amin.” Allah mi ha guidata perché mi ama, ma ci è voluto più di un anno di pazienza da parte mia per accettare l’Islam come mio modo di vivere, la stessa “pazienza” (sabr in Arabo) di cui quel sacerdote parlava quel giorno nella cappella. La mia vita è completamente cambiata.
Andavo in discoteca e bevevo. Fumavo e prendevo droghe. Non c’era mai una festa in città a cui non partecipassi. La mia vita era molto triste; piena di amici, eppure solitaria. Allah mi ama: lo so con certezza perché mi ha salvata da quella vita! Mi ha salvata da una vita di tristezza, solitudine e infelicità! Più che benedetta, mi sento ONORATA che Allah abbia scelto me. Avrebbe potuto lasciarmi nella disperazione. Ero persa nell’oscurità. Chi mi conosceva da prima, ora mi guarda con rispetto. Ero l’anima della festa e ora la mia anima la curo e la nutro.
E che Allah guidi anche la mia famiglia. Amin.
Ayesha

La Storia di un punto di Luce…

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Carissime sorelle,

assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu, che la pace sia su di voi così come la misericordia di Allah e le sue benedizioni. Quando ero piccola amavo andare al piccolo Masjid della nostra città: si trattava in verità di una vecchia fabbrica abbandonata che il comune ci aveva messo a disposizione per pregare e riunirci per le festività religiose. Il posto in verità non era molto idoneo ad ospitare un Centro di Cultura ma ai miei occhi di bambina quel posto era il Paradiso in Terra! Quando mio padre, le sere di Ramadan, prendeva il pentolone preparato da mia madre e ci portava con lui a rompere il digiuno con Ammo Nabil (zio Nabil, era l’amico di mio padre e il direttore del nostro Centro) e gli altri fratelli i nostri sorrisi si facevano larghi larghi perchè stavamo andando al nostro Masjid!

Masjid Al-Nur era allora composto principalmente da due locali e un piccolo cortile: nello spazio più grande (quello che una volta era l’interno della fabbrica) si faceva la salat, gli uomini stavano davanti e le donne dietro, la stanza interna veniva usata come biblioteca, i fratelli si erano adoperati per riunire tanti libri sull’Islam, lì stava Ammo Nabil e riceveva gli ospiti del Centro; infine c’era il cortile, lo spazio da noi tanto amato, dove poter correre e giocare.

Ricordo quanti doni ci facevano i fratelli che frequentavano il Masjid e i giochi che ci faceva fare Ammo Yusuf (noi lo chiamavamo zio per rispetto ma era un giovane tornato all’Islam che amava stare coi bambini), ricordo le salat che facevo vicino a papà col mio hijab stando nella fila degli uomini 🙂 , ricordo i nostri disegni nella bibiloteca e tutti i momenti di immensa felicità che ho vissuto lì alhamduliLlah.

Questo nostro Centro era nato in verità tempo addietro, dentro ad un garage nel centro di Bologna: mio padre e gli altri studenti stranieri si riunivano lì per compiere la salat del venerdì e ascoltare il sermone (che uno di loro si prendeva il compito di preparare). Erano quasi tutti studenti universitari, di diversi paesi islamici, che per diversi motivi si erano trovati a scegliere di continuare gli studi in Italia.

Il Masjid è la più grande istituzione islamica: in essa si riuniscono i credenti per pregare, aiutarsi a vicenda, leggere e studiare la fede, conoscersi e comunicare tra loro e verso l’esterno… Il Masjid è un posto unico, speciale: riunisce tutti i credenti senza distinzione di proveninenza, lingua e livello sociale. Nel Masjid si impara a vivere la fede, ad amare la comunità, a conoscere e a comunicare la fede.

Questa nostra semplice struttura era sempre stata mantenuta dal sudore di gente semplice, per la maggior parte straniera, che pur di avere un posto dove fare la preghiera si sforzava di aderire alle costanti collette per pagare acqua, luce e gas per il riscaldamento. Questo perchè a differenza di altre fedi, la religione islamica non è riconosciuta dallo stato italiano, e non gode di tutti i privilegi di cui godono i centri religiosi in Italia. Per questo il nostro sogno è quello di avere un vero centro, pagato col nostro sudore, dove trovarci e pregare assieme. AlhamduliLlah Rabbi-l-°alamin! La lode va ad Allah, il Signore dei Mondi, per tutti i suoi doni!

Storia di un “pericoloso” proselitismo a scuola 2

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

mybeauty

Alle superiori ero l’unica ragazza a portare l’Hijab a scuola; nel mio istituto ero anche l’unica musulmana. Quando arrivai al terzo anno, alhamduliLlah, Allah l’Altissimo mi fece un bellissimo dono: si iscrissero altre tre ragazze musulmane e iniziarono a frequantare la prima!

Erano ragazze senza hijab ma ero talmente contenta di aver conosciuto delle musulmane a scuola che appena sentii che parlavano tra loro in arabo mi autopresentai senza mezze parole e iniziammo a conoscerci e a parlare. Parlavamo di tutto, del più e del meno… e sicuramente parlavamo della nostra fede, del vestiario che potevamo disegnare per le musulmane, dell’hijab, della salat… tutto questo nell’intervallo e nelle pause pranzo.

Non ci vedevo nulla di male in questo; è normale che ragazze che condividono la stessa fede e gli stessi principi passino più tempo assieme e abbiano più interessi da condividere. Ma non erano della mia stessa idea le mie professoresse; infatti, quando le mie amiche indossarono il Hijab (alhamduliLlah!) la prof. di religione venne da me e mi disse: “Bushra sei te che hai detto a Fatiha di mettere l’Hijab?”. E io: “No, penso anzi che sia una sua decisione!”.

Tra le insegnanti girava voce che la presenza di una ragazza coll’Hijab a scuola avesse incoraggiato quelle che non lo portavano a portarlo e questo rappresentva una grande fonte di preoccupazione per gli insegnanti. (!)

Nonostante questi accenni e allusioni io, Fatiha, Asma e Halima continuammo a frequentarci a scuola, a vederci qualche volta le sere di Ramadan al Masjid, e ad essere grandi amiche alhamduliLlah! Quanti sono i doni di cui dobbiamo ringraziare Allah l’Altissimo alhamduliLlah. Allahu ‘Akbar ua liLlahi al-hamd!

Islam al quadrato!

islam al quadrato

Ringraziamo il blog “Io, Musulmana Italiana!” e la gentile sorella che ci han permesso di pubblicare qui questa bellissima e incredibile storia. http://io-musulmana-italiana.blogspot.com/2012/04/dhu-n-nurayn-la-mia-storia.html#comment-form.

Bismillahi-r-Rahmani-r-Rahim
As-salamu ‘alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu
Quando feci Shahada, avevo 21anni e mia sorella quasi 20… pensavo che di tutta la famiglia sarebbe stata quella che piu’ mi avrebbe sostenuta, dato che eravamo, fino a quel momento le “inseparabili”. Invece non ebbi molti problemi coi miei genitori, e nel giro di qualche anno neanche coi miei nonni, ma mia sorella, dalla prima volta che mi vide col velo ne fece un dramma e fu una lotta con lei.
Diceva che non poteva presentare “una come me” alle amiche, che lo avevo certamente fatto per far piacere a mio marito, che si vergognava di me. Non vi racconto neanche come stavo io, da inseparabili a nemiche! Per anni interi abbiamo parlato solo di cose banali e superficiali (il tempo, i miei bambini che crescevano…), ma mai niente di islam, altrimenti mi avrebbe di certo attaccata e se ne sarebbe andata al volo: il patto silenzioso era questo, parliamo ma solo se non si parla di Islam… e non solo, di niente che attaccasse il suo modo di vivere, dal punto di vista morale, perche’ secondo lei qualunque cosa dicessi di “profondo”, della sfera dei sentimenti era comunque condizionato dal mio essere musulmana! Ho tirato dritto, ovviamente, continuando a pregare che Allah Taala la guidasse alla Sua Luce, i veli sono diventati Khimar (quelli lunghi lunghi), e poi Niqab nel 1999. Alhamdulillah!
Un giorno, nel 2004, complice l’incontro suo con un ragazzo maghrebino che di religione non ci capiva un accidente e neanche gliene importava, al telefono mia sorella mi chiede una cosa riguardo il digiuno di Ramadan! Qualche giorno dopo, la domenica, viene da me e si fa spiegare tutto, per filo e per segno cosa si fa e cosa non si fa a Ramadan (in realta’ voleva impressionare quel ragazzo e prendere come sfida il provare a digiunare)…
Dopo tanti anni che ci parlavamo a stento, avevo paura di non trovare le parole giuste, pregai due rakat e le scrissi una lettera. A casa mia le spiegai tutto per benino, e prima di andarsene le consegnai la lettera, chiedendole di aprirla e leggerla solo il primo giorno di Ramadan: dentro c’era scritto cos’era per me Ramadan, cosa sento, come mi sento… era tutto sentimenti e un pizzico di “dottrina”.
Mi scrisse un sms la prima sera di Ramadan, dicendo di aver letto e di non riuscire a smettere di piangere… da quel giorno e’ venuta a casa mia ogni domenica e dopo diversi mesi ha fatto Shahada tenendomi la mano: subhanaLlah! non avrei mai creduto di pregatre un giorno assieme a mia sorella!! Ora lei dice che siamo “sorelle al quadrato”, due volte, di sangue e di fede!
Barakallahu fikunna, inshaa Allah non ci dimenticate nei du’a, wa-s-salam dalla vostra sorella fiLlah.

La Storia dell’mp3

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

mp3

Habibty Fatima,

assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu! Scusa se ti scrivo di nuovo, so che hai poco tempo per leggere la posta e per rispondere… ma questa te la devo proprio raccontare! Habibty hai presente l’mp3 che mi avevi regalato tempo fa (che Allah l’Altissimo ti ricompensi con la Jannah, amin ia Rab)… ebbene habibty, questo mp3 ne ha fatte di avventure…

All’inizio quando non avevo tanto bisogno di usarlo ci misi delle lezioni e lo lasciai a mia madre, poi quando tornai lo diedi in prestito alla sorella Um Mariam che lo metteva quando era al lavoro, poi lei smise di lavorare e me lo restitui’ di nuovo. Cosi’ stavolta decisi di portarlo con me in viaggio e ringrazio Allah swt di averlo fatto, alhamduliLlah! perche’ mi e’ servito tantissimo soprattutto quando dovevo pregare con la televisione accesa (con l’mp3 nelle orecchie invece di sentire la TV sentivo Qur’an alhamduliLlah… dunque il problem era risolto!)…

L’ultima e’ stata che ho messo il jilbab nella lavatrice senza svuotare le tasche e quando l’ho preso fuori per stenderlo mi sono resa conto che l’mp3 era dentro e che aveva fatto una lavata alla grande!! 😦

Ero tristissima subhanaLlah perche’ non si accendeva piu’ e non dava segni di vita… cosi’ lo lasciai ad asciugare in un posto aerato (anche se avevo perso completamente le speranze e dicevo ra me e me: bisogna sempre dire alhamduliLlah e non essere tristi per le cose della dunya!)… Comunque continuavo a dire tra me e me: Oh Allah, Tu sai che non l’abbiamo mai usato per fare peccato in sha’a Llah, fa’ sì che ritorni in vita! E habibty subhanaLlah… Quando riprovai di nuovo ad accenderlo si accese miracolosamente subhanaLlah e funzionava benissimo come prima, l’acqua non lo aveva danneggiato per niente! Allahu ‘Akbar ua liLlahi al Hamd! Sempre subhanaLlah mi commuovo quando penso a quanto Allah l’Altissimo e’ generoso con noi alhamduliLlah… Poi bisogna dire che questo mp3 e’ un regalo per me speciale perche’ mi ricorda una persona che amo in Allah, alhamduliLlah

Ti abbraccio forte forte habibty

che Allah swt ti guidi e ti protegga e ti ami e ci riunisca sempre nell’amore per Lui

fi ‘amani Llah

ukhtuki fiLlah

Un cammino per Te, solo per Te…

Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

paradise-engineering

Nel 2002 frequentavo un gruppo di suore e mi incontravo con un gruppo di ragazze; più andavo avanti però più mi rendevo conto che questi incontri spiritualmente non mi davano niente. Così accadde la grande disgrazia dell’11 settembre alle Torri gemelle, ed è stato allora che ho iniziato a pormi delle domande sulla religione islamica. Navigando su internet cercai la parola Islam ed è così che scoprii il Corano e leggendolo capii che quella era la mia vera spiritualità al hamdu lillah perché qualcosa dentro di me stava cambiando ed era come se sentissi un’altra persona dentro di me… era proprio la mia anima che stava riacquistando una personalità.

Così iniziai a leggere tutto ciò che trovavo sulla donna musulmana e altro e più leggevo e più pensavo che quella era la mia strada; e dopo aver avuto dei riferimenti su persone che potevo contattare, iniziai a fare la preghiera di nascosto a casa mia, ma mia madre mi chiedeva il motivo per cui non andavo più in chiesa e allora iniziavano le prime discussioni.

Siamo 7 figli, potete immaginare… io ero la più piccola e la più combattiva, così decisi per il bene di tutti di partire e ai miei genitori dissi che partivo perché volevo trovare un lavoro che nella mia città a causa della crisi non avrei mai trovato. Dissi  di aver conosciuto delle persone che mi avrebbero dato una mano, così feci il biglietto e partii, essendo cosciente di aver dato un grande dolore ai miei genitori ma era tempo ormai di pensare alla mia vita.  Appena salii sull’aereo meisi il foulard e da allora non l’ho più tolto.

Al hamdu lillah bene sono arrivata da Cagliari al Sud, a Bolzano nel più alto nord e lì ho iniziato a vivere il mio ISLAM, sempre con Allah al mio fianco, con la famiglia avevo rotto i legami e l’unica persona con cui riuscivo a parlare dopo un paio di mesi fu’ ma madre, che è stata per me fondamentale per comunicare successivamente con gli altri membri della mia famiglia.

Ho rivisto mia madre, un fratello e una sorella dopo che è nato il mio primo figlio; quando chiesi a mia madre di venire a vederlo, sono venuti rimanendo con me 4 giorni, ma al hamdu lillah ero molto contenta anche perché al suo rientro mia madre disse agli altri che facevo una vita normale e stavo bene, sicuramente gli altri pensavano di vedermi vestita come le sorelle che portano il niqab e che fanno vedere in televisione.

Dopo due anni di pieni momenti tristi ma anche belli ho conosciuto mio marito, con cui oggi vivo assieme a due bimbi alhamduliLlah.

Dopo il matrimonio e i due figli ho riavvicinato un pò la famiglia, ci siamo reincontrati anche se per brevi periodi: l’ignoranza da parte loro è rimasta ma almeno ho portato a loro la conoscenza di una faccia dell’Islam, che non è quella che sentono in tv.  Alcune volte sento la mancanza di mia madre ma al hamdu lillah ognuno di noi deve scegliere la propria strada e spero insha allah che Allah sia contento di me. Il Corano è la soluzione ai nostri problemi, soprattutto è la religione come dicevo all’inizio che mantiene viva la tua anima attraverso l’amore per Allah l’Altissimo, che è l’unica che può salvare il tuo corpo dal peccato e dal male. Baraka allahu fikum, fi amani allah

Zaynab Um Ayoub

Il mio amato Hijab!

bismi-llāhi r-raḥmāni r-raḥīm
بسم الله الرحمن الرحيم

Amo il mio Hijab

Accolgo con piacere la proposta della sorella Bushra di creare uno spazio dove raccontare le nostre esperienze sulla prima volta che abbiamo indossato l’hijab.

Da una prima analisi formulata tra me e me, riflettevo sulle esperienze e i racconti delle altre sorelle, e notavo come da subito, da un primo approccio tutte le sorelle conosciute, abbiano sentito la necessità di trovare accanto a se un’altra sorella che già indossasse l’hijab e che la sostenesse e incoraggiasse verso questo fondamentale passo … e quindi la necessità di avvicinarsi alla Ummah per trovare in essa sostegno e protezione (non a caso la parola Ummah deriva da mamma), e una volta superato questo ostacolo  Allah Ta’ala ha donato sicurezza nei loro cuori ricompensando il loro sforzo e facendo si che col tempo  acquisissero la consapevolezza che la migliore e l’unica protezione è presso Allah Ta’ala.

Ricordo che la prima volta che indossai l’hijab fu durante un viaggio lontano da casa perché i miei non hanno mai accettato il mio ritorno all’Islam (e ancora oggi purtroppo combatto con discriminazioni e pregiudizi) e la prima sensazione fu quella di sentirmi libera, fiera e felice di poterlo indossare: ricordo che camminavo per strada e vedevo il mondo come dal finestrino di un treno, fotogramma dopo fotogramma, passavano davanti a me donne semi nude che orgogliosamente esponevano le loro croci brillanti che dondolano sui loro petti e mamme dalle chiome stropicciate che urlano per strada ai loro figli indisciplinati mentre anziani signori cercavano di farsi strada tra gli spintoni dei ragazzini che si rincorrevano sui marciapiedi;

La prima sensazione guardandomi intorno fu quella di una totale estraneità, come se mi trovassi nel posto sbagliato in mezzo a gente sbagliata, non a causa dei loro sguardi inquisitori, ma a causa di quello che loro rappresentavano per me in quel momento …  un passato che non mi apparteneva più!

Ho immaginato la mia vita lontano da li, dove le donne per strada ti salutano dicendoti “Salam Aleikum” e gli uomini rispettosamente abbassano i loro sguardi mentre i bambini giocano allegramente e fanno spazio all’anziano signore che gli passa accanto; e d’un tratto ho immaginato di sentire il suono dell’adhan e ho visto i miei passi convergere insieme a quelli dei miei fratelli e sorelle nella stessa direzione, e ho visto quei bambini mano nella mano avviarsi insieme ai loro genitori verso la moschea, ed ho immaginato che quello fosse il paradiso su questa terra.

A questi eventi ne sono susseguiti altri meno piacevoli, quando conobbi un ragazzo anch’egli musulmano col quale avrei dovuto sposarmi, i suoi genitori non erano musulmani e la loro reazione quando mi presentò a loro fu di una freddezza glaciale; cercai di dimostrargli la nobiltà d’animo che contraddistingue noi musulmani, comportandomi verso di loro nel migliore dei modi nonostante le continue battute sull’hijab e le provocazioni sulla poligamia “poligimia” ma mi rendevo conto che era tutto inutile, alla fine spinsero il figlio ad un esasperazione tale che per strada camminava dieci passi lontano da me e in gran parte delle occasioni se entrava in qualche negozio a comprare qualcosa mi pregava di aspettarlo fuori… e nonostante questo non rinunciai ad indossare il mio hijab perché sentivo nel mio cuore che sarebbe stato come rinunciare a me stessa e a ciò che avevo desiderato per tutta la vita anche quando non ne ero consapevole ed era soprattutto un grande segno di ingratitudine verso Allah Ta’ala… e quando non ebbi più la pazienza di sopportare tale comportamento chiesi di essere accompagnata in stazione per prendere il primo treno che mi avrebbe riportata a casa… fu così che mi ritrovai sola alle 7 del mattino seduta in una vecchia panchina della stazione ad aspettare il treno che mi avrebbe portata via da quel posto e da quella gente, il capostazione cercava di scrutare da lontano il mio sguardo nascosto sotto un grande cappuccio del mio giaccone che mi ricopriva parte del volto e tenevo il capo abbassato per non far vedere la tristezza nei miei occhi mentre le lacrime mi rigavano il viso… passò più di un ora prima di veder arrivare il mio treno, che mi avrebbe portata a Milano, rimasi per tutto il tempo con il viso girato verso il finestrino per non intravedere lo sguardo della gente indifferente che mi passava accanto mentre il cellulare squillava di continuo, era la mia dolce sorella Aicha che provava a telefonarmi di continuo per sapere se ero arrivata a casa e cercava per me le parole più dolci per alleviare la tristezza che sentivo nel cuore (che Allah gliene renda merito).

Giunta alla stazione centrale di Milano tirai giu’ la mia valigia e mi avviai verso lo schermo gigante per vedere l’orario dell’ennesimo treno che dovevo prendere per rientrare a casa … ma avevo ancora gli occhi annebbiati dal pianto e con difficoltà riuscivo a scorgere i numeri sullo schermo, fu in quel momento che una donna dallo sguardo dolcissimo incorniciato dal suo hijab bianco e nero mi sorrise e dicendomi qualcosa in arabo (che per me era incomprensibile) mi sistemo’ il ciufetto di capelli che usciva fuori dal mio hijab e dandomi una carezza si allontanò da me sorridendomi mentre io la osservavo mentre la sua sagoma si perdeva tra la gente … e quando finalmente riuscii a salire sul treno un’altra anziana signora con i capelli rossi colorati dall’henna che gli spuntavano da sotto l’hijab  si avvicinò a me e mi sorrise dicendomi qualcosa in arabo che nuovamente non riuscii a comprendere … riuscii però a ricambiare il suo sorriso e a spiegarle che non capivo quel che mi diceva, prima di vedere sparire anche lei in quel lungo corridoio nel quale si allontanava per andare a prendere il suo posto dopo che, con un gesto dolcissimo mi ha regalato la carezza più tenera che io abbia mai ricevuto e che mi ha riempito il cuore d’affetto.

Non ho mail più rivisto quelle due donne ma ho i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia,  i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto, ed è stato quell’hijab che ci ha avvicinato e ci ha fatte amare per Allah, perché il nostro hijab oltre ad essere un segno di sottomissione verso il nostro Creatore è anche un segno di amore in Allah che fa si che riusciamo a ritrovarci tra noi e che ci fa amare per Lui e che non conosce ostacoli di lingua colore o razza perché l’amore in Allah e la sua Misericordia vanno ben oltre quel che siamo in grado di immaginare.

Che Allah ci aiuti e ci faciliti guidandoci sempre al bene … amin