Una notte di… luce!

 Bismillah al- Rahman al- Rahim
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Salam alaykoum. Mi vergogno a dire la mia storia perché le ragazze tornate all’Islam che ho conosciuto mi hanno sempre raccontato di una vita comunque abbastanza regolare, alcune erano molto credenti, altre meno, ma comunque sempre nei ranghi della “normalità…”. Io NO… Io ho fatto una vita allucinante, ho lavorato in discoteca per anni, purtroppo a causa dei miei disturbi alimentari dove ho rischiato perfino la vita e che per anni mi hanno distrutta, ho avuto dipendenze da droghe e alcool, ho subito violenze e ancora me ne dò la colpa io stessa, ho pensato a un certo punto perfino di farla finita…
Rifiutavo di chiedere aiuto nella chiesa, come mi diceva una cara zia molto credente, ma nella mia cameretta da sola quando tornavo tardi dalle mie serate e le lacrime erano le protagoniste delle mie notti chiedevo a Dio di aiutarmi, disperatamente. Anche se (ASTAGHFIRULLAH) dicevo di NON CREDERE… Non è vero, ho sempre creduto!!! Poi ho conosciuto lui… Che è mio marito tuttora e che mi ha accettata e amata così, fragile e incompleta. Lui non era molto praticante finché a un certo punto è successo un miracolo… Sentivo parlare ogni tanto di islam, magari da mio marito che mi diceva: “Dovrei pregare… Dovrei leggere il Corano…”, o da suo padre (che per me è come se fosse il mio vero padre visto che io non ce l’ho) che fin dal primo giorno mi accolse come una figlia e mi disse: “Tu sarai una brava musulmana alhamdulilah!!” e io mi ero presentata in minigonna e calze bucate quel giorno… Astaghfirullah.
Ma lui ha visto qualcosa in me, qualcosa che io non vedevo… La mia “conversione” inizia per caso, qualche video su youtube, leggevo su internet.. Mi sentivo sempre più catturata dall’Islam e non capivo il perché. Cominciai a passare notti intere a guardare video sull’Islam, a cercare Sure del Corano; conosco la Bibbia quindi ricordavo e collegavo con le aya del corano; chiamavo mio marito vicino a me e lui era come un bambino, curioso e attento!
Purtroppo la storia con mio marito (che all’epoca era ancora il mio fidanzato) stava per crollare perché a causa della sua dipendenza dall’alcool e dai miei problemi col cibo e con le droghe eravamo sempre in lite, arrivavamo a litigi fisici molto intensi, ma Dio trovava sempre il modo di farci tornare insieme, ci incontravamo ovunque anche se cercavamo di sfuggirci l’un l’altro… Siamo stati lontani per qualche periodo e le nostre vite si stavano rovinando sempre di più. Poi il miracolo, alhamdulillah: ci rivediamo per caso e decidiamo di riprovare a ricostruire tutto. Suo padre mi regala un libro, che cambierà per sempre la mia vita: IL CORANO. Iniziamo a leggerlo pagina per pagina io e mio marito, e lui si ricorda che quando era piccolo usava aprire una pagina a caso per trovare le risposte ai suoi interrogativi e perché no, la trovo una cosa meravigliosa.
E cosi’ dal giorno alla notte mio marito che non apriva il Corano da quando aveva 14 anni CAMBIA IMPROVVISAMENTE… Il giorno comincia a pregare 5 volte, SMETTE DI BERE, va in Moschea, riscopre la sua religione e la ama immensamente. La nostra vita cambia: capisco che lui è sempre stato così, così dolce, paziente, così buono, solo che era come offuscato. L’islam mi ha travolto… come un fiume di pace una sorgente immensa di speranza e felicità per il futuro…. Decido di dare la Shahada (Testimonianza di fede Islamica) di notte, da sola.
La notte che tante volte mi aveva portato a distruggermi… Ma quella volta, quella notte… Mi ha salvato la vita. Cominciai a studiare seriamente la MIA religione, ancora oggi devo imparare tanto, non porto ancora l’hijab (ma so che è un mio dovere e prima o poi IN CHA-LLAH lo porterò) ma la mia vita è un’altra, il mio abbigliamento è tutt’altro, i miei pensieri sono puri, liberi: mi sento RINATA. Sono sempre io ma ora ho trovato UN SENSO…. Il mio è L’Islam, alhamdulillah!! Laila è il mio nome nell’Islam (anche se non lo uso molto), e vuol dire notte perché di notte io ho fatto la Shahada nel mio cuore (prima di dirla in pubblico…) e di notte Allah mi ha fatto il più bel regalo del mondo: farmi tornare all’Islam…
Vostra sorella
Debby Laila

Passo dopo passo… Musulmana!

بسم الله الرحمن الرحيم

khadija

Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala wa BarakatuHuو

Mi chiamo Khadijah, ho 30 anni e mi sono convertita all’Islâm 15 anni fa, alhamdulillah.

Ho conosciuto l’Islâm a soli 14 anni tramite mio zio, egiziano, marito di mia zia; fin da piccola ho sempre frequentato la loro casa, sia per la tranquillità e per la simpatia che mi trasmettevano, sia perché mio zio mi aiutava in alcune materie scolastiche, ed è grazie a lui che ho iniziato ad amare lo studio e la scuola, che Allah l’Altissimo lo ricompensi!
Quando iniziai a frequentare il primo anno delle superiori, un giorno, andando a casa degli zii per fare i compiti, sentii che mio zio stava ascoltando il Qur’an (il Corano). Quando entrai lui spense lo stereo, ma io rimasi colpita da quella melodia così dolce e rilassante. Gli chiesi di cosa si trattasse, e lui mi spiegò che si trattava del Qur’an. Da quel momento volli sapere tutto sull’Islâm; iniziammo un lungo discorso che durò mesi, iniziai a leggere il Vangelo e a capire che in realtà la vera religione è l’Islâm, e che stavo vivendo in qualcosa di sbagliato e di falso, senza nessuna radice… Quando fui profondamente convinta, mio zio mi disse che avrei dovuto pronunciare la Shahâdah, perché ormai, dato che credevo nell’Islâm, era giusto che mi convertissi. Inizialmente ebbi paura, non volevo fare questo passo, perché mi sembrava più grande di me. Così affermai che avrei rimandato questa decisione fino all’età dei 18 anni; i miei zii, anche se non lo ritenevano giusto, accettarono la mia scelta. Ma non avevo il cuore in pace, sentivo qualcosa dentro di me che mi diceva di fare Shahâdah, perché ci credevo, dunque era giusto “accettare l’Islâm”; iniziai anche a fare dei sogni che mi spingevano a convertirmi, e sentivo che, se avessi preso questa decisione, tutto sarebbe andato per il meglio e non avrei avuto rimorsi.
Alla fine mi feci coraggio, andai dagli zii e dissi: “Ho deciso, voglio diventare una serva di Allah (Gloria a Lui l’Altissimo)”, e così fu. Da allora, non ho mai avuto rimpianti ed ho sempre ringraziato Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) per aver illuminato il mio cuore. Man mano, iniziai la mia pratica religiosa, ma l’unica cosa che non potevo fare era indossare l’hijâb; la mia famiglia infatti era all’oscuro della conversione, non potevo dichiararmi Musulmana, perché pensavo che, data la mia giovane età, forse mi avrebbero potuto allontanare dai miei zii, e in tal modo non avrei potuto migliorare nell’Islâm. Dunque, vissi l’Islâm in silenzio fino alla quinta superiore. Nel frattempo, alhamdulillah la mia fede e la mia conoscenza crebbero.
Durante il quinto anno delle superiori informai i miei genitori della mia conversione; all’inizio erano molto infastiditi, e soprattutto dispiaciuti, però non mi trattarono male e non cercarono di farmi sentire in colpa. Frequentai l’ultimo anno della scuola superiore, senza però indossare il velo. Sicuramente non fu una cosa giusta, visto che ormai a casa lo sapevano, purtroppo però non me la sentivo, mancavano pochi mesi al diploma e, dato l’ambiente scolastico, sapevo che avrei avuto molti problemi con gli insegnanti. Inoltre, nello stesso periodo ebbi dei problemi di salute, e mi sarebbe stato molto difficile conciliare il tutto. Ma alhamdulillah, Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) mi ha aiutata, mi diplomai con il voto più alto della classe e fui molto felice.
Subito dopo la maturità, alhamdulillah indossai finalmente l’hijâb, del resto era una decisione che avevo nel cuore già da due anni, e Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) mi aiutò così a realizzare il mio sogno. Alhamdulillah. Adesso sono 12 anni che porto il velo, alhamdulillah sono felicissima della mia scelta, la vivo serenamente e no ho mai avuto problemi né con la mia famiglia, né all’università, né con la gente in generale. Il mio desiderio è quello di vivere sempre così tranquilla, impegnarmi sulla Via di Allah l’Altissimo, fare Da’wah con il mio hijâb ed il mio studio insha’a Allah.
Jazakumu-Llahu khayran a tutte le sorelle che leggeranno la mia storia.
Wassalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu
da vostra sorella Khadijah B.

Quando i propri sogni si possono… cucire! :)

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

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Pensavo fosse un pomeriggio come i tanti… e invece quella fu una lezione completamente rivoluzionaria. Appena entrata vidi le solite ragazze con cui mi riunivo al sabato pomeriggio per imparare a leggere Qur’an e a discutere della fede, ma da una parte stava seduta una ragazza sorridente vestita tutta di nero… Sì, era la prima volta che vedevo una sorella col niqab in carne ed ossa.

All’inizio mi sentivo intimorita dalla sua presenza… Temevo di sbagliare o di dire cose che non andassero bene, poi invece mi sono rilassata e abbiamo iniziato a parlare del più e del meno,

Queste lezioni, rivolte solo a ragazze, erano qualcosa di unico, di speciale: servivano a far rivivere un importante sentimento di Amore per Allah, dopo una lunga settimana scolastica di distacco e a convidere fra noi ciò che avevamo appreso della nostra amata, preziosa fede.

Questa sorella speciale aveva una gran voglia di fare e ci trasmetteva tanta buona energia. Un giorno si è presentata portando diversi tipi di Niqab e facendoceli indossare come prova… Era una sensazione unica, bellissima, quello di portare il Niqab! Mi sentivo finalmente coperta, preziosa, lontana dagli sguardi dei passanti… Chiesi di poterci un attimo uscire, così fu che andai fuori nel cortile del nostro amato Masjid a fare una passeggiata speciale, sperimentando quello che prova una munaqqabah* camminando per strada. C’era un sentimento di euforia generale, chi andava in bagno a guardarsi allo specchio, chi usciva, chi lo ha tenuto per tutta le lezione 🙂

Quel giorno parlammo di abbigliamento islamico e finita la lezione ci siamo rese conto di dover cambiare nettamente il guardaroba per adattarlo alle esigenze di una vera ragazza musulmana… ma dove potevamo trovare le gonne lunghe con le quali sostituire i pantaloni stretti, e jellaba da portare sopra ai vestiti, e hijab lunghi, larghi e coprenti, di colore neutro con cui sostituire la sciarpa colorata che portavamo sopra la testa?

Fu così che la sorella disse… ebbene ce le possiamo cucire!!! Era un’idea fantastica, non mi era venuta in mente questa soluzione, io che avevo da sempre sognato di poter cucire… Ora il mio sogno si stava realizzando! Iniziammo così a trovarci il pomeriggio per la lezione di cucito…! Sì, potevamo fare di tutto: dal semplice Niqab che si poteva annodare dietro la nuca, molto facile da confezionare, dalle gonne lunghe alle abaya da portare sopra ai vestiti, dal khimar alle jellaba, alle tuniche lunghe da portare sotto ampi pantaloni. Infine quello che non riuscivamo a confezionare lo ordinavamo tramite internet e ce lo spedivano per posta, un modo nuovo di fare shopping!

Quella lezione servì a rivoluzionare tutto il nostro modo di intendere la copertura, tutto grazie ad Allah, e alla sorella che con il suo Niqab nero aveva portati i colori dell’arcobaleno nella vita noiosa e routinaria a cui ci eravamo abituati… Fu questo a farmi cambiare pensiero sulla moda… un sistema di omologazione mondiale, che annulla la creatività e la vera libertà di abbigliamento, rendendo la gente schiava di un modo di pensare lontano dalla naturalezza della fede e dagli obbiettivi di copertura e purezza che l’abbigliamento islamico intende preservare. Oh Allah, ti ringrazio per questa luce che ci hai dato, guida noi e le nostre sorelle e i nostri fratelli a fare ciò che Tu solo ami, ti voglio bene, o Allah!

*Munaqqabah: donna portatrice di Niqab.

Fiera del mio Hijab!

بسم الله الرحمان الرحيم

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Da adolescente, vivendo in una cittadina lontana da ogni richiamo, da ogni conferenza, da ogni libreria e da ogni Masjid, avevo la mia idea di questo velo, questa “prigione” come lo chiamavo… Mi ricordo ancora la copertura mediatica riguardante la lotta intrapresa da alcune sorelle Musulmane, in Francia, allo scopo di farsi accettare in quanto Musulmane, a pieno diritto, anche nelle istituzioni scolastiche. Le mie parole furono: “Ma perché si ostinano? Sono pazze! Perché si battono per la loro prigione? Perché vogliono essere sottomesse? In più, ci fanno vergognare…”. La vergogna… sapevo cosa significasse questa parola? Oggi, lo so, ed ho vergogna di aver pronunciato quelle parole. Ero sempre stata alla ricerca della verità riguardante l’Islâm, tuttavia pensavo che il velo fosse un obbligo derivante dall’uomo, che fosse talmente fiero e geloso da imprigionare sua moglie dietro l’Hijâb. Dopo l’esame di maturità, partii per andare a studiare in una grande città, dove a poco a poco scoprii che cos’è l’Islâm… Il mio cuore cominciava ad intravvedere la luce della fede. Divenni più calma, meno scatenata, più riflessiva. Mi ricordo ancora di quella ragazza, che si sedette di fronte a me nella metropolitana, la guardavo: era una sorella, velata… come quelle che avevo visto alla tv anni prima. Il mio sguardo non poteva staccarsi da lei, la guardavo e la trovavo bella, una bellezza completamente differente da quella che conosciamo; avevo l’impressione di vedere una luce sul suo viso… Senza capire perché, la invidiavo, era là, dinanzi a me, calma, serena, la pace e la dolcezza si leggevano sul suo viso. Uscii dal metrò con questa immagine del velo che, per la prima volta, era una sensazione positiva. I giorni passavano, e l’immagine della sorella non mi aveva ancora lasciata, delle domande si affacciavano senza sosta nel mio cuore: “Ma perché… perché si vela? Perché aveva l’aria così contenta?! Perché?”. Fu allora che mi recai in una libreria per acquistare qualche libro che, forse, avrebbe potuto chiarirmi le cose… Lessi, e lessi… e cominciai infine a comprendere che, ben più che un ordine, questo velo era una protezione e una misericordia per la donna, e che l’uomo – quest’uomo che avevo sempre accusato a torto – non era affatto l’aguzzino della sua sposa, ma al contrario era la sua metà, il suo sostegno e il suo benamato. Per la prima volta, non ero più contraria, e alla fine delle mie letture, le mie parole furono: “Ne avrei il coraggio…?”. Poiché, in realtà, la difficoltà non risiedeva nel fatto di portare quest’abito del pudore. La difficoltà, per me, era di riuscire a passare oltre gli sguardi di meraviglia, di derisione, o di odio… “Oh Allah, dammi la forza…” Per misericordia di Allah, arrivò il giorno – era un giorno d’estate – in cui, senza sapere perché proprio in quel momento preciso, dissi a me stessa: “Oggi ci provo”, presi il velo con cui pregavo e lo misi in testa. I miei vestiti già di solito erano lunghi, dunque non ebbi troppi problemi per trovare l’abito adatto. Respirai profondamente e uscii, avevo come l’impressione di gettarmi nell’arena dei leoni, ma appena mi ritrovai fuori tutto sembrò andare meglio… ma non a lungo! Cominciai ad avere – come si dice – i sudori freddi, sentivo gli sguardi della gente posarsi su di me… normale! Con quel caldo, nel mese di luglio, come potrebbe una persona tutta vestita di nero, dalla testa ai piedi, non attirare l’attenzione? Mi sentivo male, e cominciai a rimpiangere di aver voluto provare. Durante tutta la giornata, ero davvero in collera, constatando l’intolleranza dell’essere umano; ero abituata a mostrare un carattere fiero, così quando qualcuno mi fissava cominciavo a guardarlo a mia volta con disprezzo, fino a fargli abbassare lo sguardo… Di ritorno, nel metrò, alla sera, vidi due giovanotti arabi salire nella mia stessa carrozza: uno fumava uno spinello, e l’altro aveva una lattina di birra in mano; facevano baccano, scherzavano, ridevano forte, come se fossero un po’ fuori di testa. Ammetto che avevo un po’ paura, e dissi a me stessa: “Nello stato in cui si trovano, può accadere qualsiasi cosa!”. Si vantavano di tutto il chiasso che facevano al loro passaggio, e quando le porte si chiusero, si trovarono all’improvviso dinanzi a me… Mi guardarono… e mi ricordo ancora perfettamente la scena: entrambi nascosero immediatamente dietro la schiena ciò che tenevano in mano, mi passarono davanti, come vergognandosi, e dicendomi a voce bassa “Assalamu ‘alaykum” (pace su di te), e andarono in fretta in fondo al vagone per ritrovare i loro amici. “Wa’alaykumu-s-salâm…” risposi, benché si fossero già allontanati. Fu come uno scatto, compresi in quel momento preciso che uno degli aspetti dell’Hijâb, malgrado tutto ciò che viene detto in giro, è che si tratta di una protezione per Grazia di Allah (‘azza waJalla)… e in quel mentre decisi che da quel giorno in poi l’avrei sempre indossato con amore e convinzione. Ringrazio Allah l’Altissimo di avermi guidata verso la Luce… il cammino è lungo e seminato di prove (i genitori, le amiche, gli studi…), ma è attraverso le prove che si forgia il nostro carattere. Oggi, sono diversi anni che indosso l’Hijâb, e quando mi guardano di traverso, non ho come risposta che un sorriso… Un sorriso di pace e di quiete… Il sorriso di una donna che ama il suo hijab