Una frase misteriosa…

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Un ricordo

“… A cosa pensi? Perché non rispondi?”
“Un ricordo…”
“Nostro?”
“No, solo mio, di quando ero bambina”
“Prendilo, fammelo vedere…”

Sono la prima di quattro figlie, sono nata un venerdì di pioggia a Milano…
La Milano della mia infanzia era fatta di porte da attraversare, e una volta varcate mi trovavo immersa in mondi diversi, tutti da esplorare… E di odori e sapori tutti da assaporare a cuore aperto…
La Milano dei miei ricordi è un palazzo di ringhiera di quattro piani, con il bagno in comune sul ballatoio, alla turca, un buco nel pavimento; per i primi anni della mia vita mi sono chiesta cosa si nascondesse dietro quella porta di lamiera ondulata… L’unico accesso a me negato, perché in quegli anni la gente durante il giorno ancora soleva tenere le porte aperte in estate, e in inverno mi bastava girare la maniglia per immergermi in ogni casa…
Ho un’immagine di me bambina, camminavo appena, mi ritrovo catapultata in questo ricordo, una stanza grande, col tavolo rotondo, e la stufa smaltata, regina assoluta della cucina, e l’odore delle bucce di mandarino e arancia che vi mettevamo sopra si spande per tutta la stanza e per tutto il mio ricordo…
Mamma per me in quegli anni era la donna più bella del mondo, i capelli lunghi e neri che le ricadevano dolcemente sulle spalle, e quel suo sorriso caldo, avvolgente mentre Papà le accarezzava la pancia enorme, si voltano, mi sorridono ed io sono ancora bambina ai loro occhi…
“Qui” fanno cenno alla pancia di Mamma, “c’è la sorellina” “O il fratellino” corregge speranzoso mio padre…
“Lì dentro? Ma che ci fa lì dentro? Avevate detto che veniva la cicogna col fagotto…” sorridono dimentichi della favola che mi avevano propinato, “…E la sciura Maria ha detto che la Mamma va al mercato e compra un cavolo e sotto al cavolo c’è il bambino…”
Abitavo in un palazzo di ringhiera eravamo al quarto piano, credo di aver imparato a salire e scendere le scale ancor prima che a camminare, e già allora a Milano eravamo tutti migranti, venivamo dal sud Italia, parlavamo dialetti diversi, c’erano anche i primi stranieri e il palazzo dove stavamo noi era la mia torre di Babele…
Nella porta accanto a noi c’erano quattro egiziani, la porta aperta e mi ci infilavo, mangiavo quel che mangiavano e facevo le capriole sui tappeti insieme a loro, ahahahah le capriole, che bambina ignorante che ero…
Ricordo le polpette di carne buonissime, e le caramelle profumate di cannella, e l’halawa,il tipico dolce arabo di pasta di sesamo, che all’epoca arrivava in Italia avvolta nella carta oleata rossa, e si tagliava col coltello pronta ad essere spalmata sul pane… E poi ricordo uno di loro, che mi prendeva sulle ginocchia e mi diceva qualcosa all’orecchio e diceva sempre: “Non lo dimenticare”, ma ahimè, l’ho proprio dimenticato quello che mi diceva…
Dall’altro lato del ballatoio c’era il maestro di musica, di cui non ricordo il nome, ma mi resta intensamente ancorato al naso l’odore dolce di ciclamini, nella cui casa divenivo “direttore d’orchestra” agitando all’aria le mani piccine mentre lui suonava “per Elisa” di Beethoven… Ed io pensavo che l’avesse scritta lui, ahahahahah….
C’erano la “Tignosa” e suo marito, Tignosa non era il suo nome, ma un soprannome che s’era portata dietro dalla Sicilia insieme a dei piccoli frutti che si scioglievano in bocca, la frutta di Martorana, che dei frutti aveva solo la forma, e gli splendenti colori, ma il cuore, il cuore era zucchero e mandorle…
E nella casa piccolina ci stava sola nella sua stanzetta con il letto piccolino e il tavolo nel mezzo della stanza la nonna Bordin, una veneta dai capelli bianchi dolce e ricurva che litigava sempre con la Tignosa chiamandola “veccia butela” e potere dell’incomprensione tra dialetti la siciliana rispondeva chiamandola “bottana”; motivo della diatriba tra le due, oltre l’incompatibilità linguistica, ero io, poiché loro facevano a gara a chi mi donava più dolciumi così da farmi trascorrere con loro più tempo e lenire in tal modo le loro solitudini…

“Credi che quell’egiziano ti dicesse la Shahada?”

“Non so, Allah alam” (Dio lo sa)

Tratto dal libro “Da cuore a cuore” a cura della sorella Amal Maria Rosaria Stillante, che Allah la ricompensi per la pubblicazione.

La Storia di un punto di Luce…

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Carissime sorelle,

assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu, che la pace sia su di voi così come la misericordia di Allah e le sue benedizioni. Quando ero piccola amavo andare al piccolo Masjid della nostra città: si trattava in verità di una vecchia fabbrica abbandonata che il comune ci aveva messo a disposizione per pregare e riunirci per le festività religiose. Il posto in verità non era molto idoneo ad ospitare un Centro di Cultura ma ai miei occhi di bambina quel posto era il Paradiso in Terra! Quando mio padre, le sere di Ramadan, prendeva il pentolone preparato da mia madre e ci portava con lui a rompere il digiuno con Ammo Nabil (zio Nabil, era l’amico di mio padre e il direttore del nostro Centro) e gli altri fratelli i nostri sorrisi si facevano larghi larghi perchè stavamo andando al nostro Masjid!

Masjid Al-Nur era allora composto principalmente da due locali e un piccolo cortile: nello spazio più grande (quello che una volta era l’interno della fabbrica) si faceva la salat, gli uomini stavano davanti e le donne dietro, la stanza interna veniva usata come biblioteca, i fratelli si erano adoperati per riunire tanti libri sull’Islam, lì stava Ammo Nabil e riceveva gli ospiti del Centro; infine c’era il cortile, lo spazio da noi tanto amato, dove poter correre e giocare.

Ricordo quanti doni ci facevano i fratelli che frequentavano il Masjid e i giochi che ci faceva fare Ammo Yusuf (noi lo chiamavamo zio per rispetto ma era un giovane tornato all’Islam che amava stare coi bambini), ricordo le salat che facevo vicino a papà col mio hijab stando nella fila degli uomini 🙂 , ricordo i nostri disegni nella bibiloteca e tutti i momenti di immensa felicità che ho vissuto lì alhamduliLlah.

Questo nostro Centro era nato in verità tempo addietro, dentro ad un garage nel centro di Bologna: mio padre e gli altri studenti stranieri si riunivano lì per compiere la salat del venerdì e ascoltare il sermone (che uno di loro si prendeva il compito di preparare). Erano quasi tutti studenti universitari, di diversi paesi islamici, che per diversi motivi si erano trovati a scegliere di continuare gli studi in Italia.

Il Masjid è la più grande istituzione islamica: in essa si riuniscono i credenti per pregare, aiutarsi a vicenda, leggere e studiare la fede, conoscersi e comunicare tra loro e verso l’esterno… Il Masjid è un posto unico, speciale: riunisce tutti i credenti senza distinzione di proveninenza, lingua e livello sociale. Nel Masjid si impara a vivere la fede, ad amare la comunità, a conoscere e a comunicare la fede.

Questa nostra semplice struttura era sempre stata mantenuta dal sudore di gente semplice, per la maggior parte straniera, che pur di avere un posto dove fare la preghiera si sforzava di aderire alle costanti collette per pagare acqua, luce e gas per il riscaldamento. Questo perchè a differenza di altre fedi, la religione islamica non è riconosciuta dallo stato italiano, e non gode di tutti i privilegi di cui godono i centri religiosi in Italia. Per questo il nostro sogno è quello di avere un vero centro, pagato col nostro sudore, dove trovarci e pregare assieme. AlhamduliLlah Rabbi-l-°alamin! La lode va ad Allah, il Signore dei Mondi, per tutti i suoi doni!

La Storia di una scuola.. speciale!

Bismillah al Rahman al Rahim

Carissima Bushra,
Mashallah quest’anno con la presenza di Ahmad, il fratello di Amena, abbiamo iniziato a fare la scuola a casa.
A giugno ci saranno gli esami, saranno una prova anche per noi per capire come impostare le cose e quale livello davvero chiedono.
Comunque, al hamdulillah, siamo stati molto attenti a come muoverci e Allah ta’ala ci ha facilitato molto. Infatti, io mi ero informata bene attraverso vari forum e siti di homeschooling, per capire bene ciò che prescrive la legge, i riferimenti normativi e tutto, e così, sulla scia di una lettera standard che altri genitori usano, abbiamo comunicato, appena Ahmad è arrivato, subito alla scuola più vicina le nostre intenzioni, con una raccomandata.
Poi abbiamo telefonato e abbiamo preso un appuntamento con la preside, mio marito si era preparato su cosa chiedere e dire (non c’è nessun bisogno formale di motivare la scelta, per esempio, perché è un semplice diritto come quello di mandare i figli a scuola), però l’atteggiamento che volevamo tenere era gentile, cortese, ma sicuro. Così mio marito è andato insieme anche ad Ahmad, ha chiesto il loro programma, se potevamo acquistare gratuitamente come gli altri i libri di testo, etc., e loro ci hanno dato tutto, poi mio marito si è incontrato anche con gli insegnanti, ci hanno dato il programma loro che avevamo chiesto, ha discusso un po’ con loro dei contenuti (avevamo già visto i libri quando ha incontrato gli insegnanti), perché non capiamo per quale motivo un bambino debba imparare chi sono i maghi, le streghe, i draghi, i folletti, gli gnomi, storie di paurosi mostri, tutte le attività sul natale, la pasqua e il carnevale… in realtà gli insegnanti hanno convenuto che queste cose non sono necessarie per studiare.
Subhanallah, abbiamo iniziato i nostri programmi di tutte le materie prima di avere i libri di testo, c’è tantissimo materiale didattico su internet molto utile e pratico, anche modificabile. Il problmea principale per noi è riuscire a insegnare le cose senza proporre le loro “stupidaggini”, scusa se le definisco così ma questa è la mia opinione, all’inizio sono rimasta scioccata dei libri di testo, perché davvero i contenuti sono falsi, assurdi, senza contatto con la realtà.
Abbiamo seguito le cose più neutre dei libri, integrando con altro materiale, nostro e da internet, anche usando dei materiali islamici. Però tante cose mi sono sentita di proporle comunque, se non altro perché Ahmad non conosce nulla di questo contesto italiano, tante cose non le capisce (Amena vedo che già le comprende di più, più facilmente, perché è sempre stata inserita qui, sebbene noi abbiamo pochissimi contatti significativi con il mondo esterno e non proponiamo ai nostri figli praticamente nulla di cartoni animati, libri di favole, etc).
Comunque, la mia idea è di riuscire a fare di più, cioé fare a meno dei loro programmi assurdi. Solo che devo fare un po’ di esperienza per capire come, perché comunque ora per legge ogni anno c’è l’esame a scuola, e quindi si è un po’ meno liberi. Più che altro, se poi all’esame propongono contenuti su biancaneve e i sette nani, cenerentola, cappuccetto rosso, non so se i nostri bimbi sono in grado di capire. Forse per Amena sarà diverso, ma per Ahmad è un problema anche capire che “biancaneve” è il nome di una ragazza…
Ma la cosa più bella, mashallah, è come imparano Amena e Fatima!!!
Amena ovviamente vuole fare tutto quello che fa Ahmad, perciò ho cercato tanti materiali anche per lei per imparare i numeri, l’alfabeto, poi lei ormai capisce tutti gli esercizi (cerchia questa parola, collega il nome al disegno, etc…) non sa fare tutto, ovviamente, però mashallah tante cose le ha imparate (per esempio di matematica ha imparato che 5+4 fa nove!).
Disegni, scrivere le lettere, riconoscerle, colorare le lettere, nomi di parole e numeri in inglese, fa queste cose qui!
Poi c’è tutta la parte di arabo e Qur’an. Ahmad sta memorizzando diverse sure con mio marito, al hamdulillah, e Amena, ascoltando e ripetendo, ha memorizzato diversi versetti anche lei, mashallah.
Anche Fatima partecipa al tutto con pennarelli, quaderni, matite, la salaat e i du’a, tutti vogliono fare wudhu (continuamente,,, per giocare con l’acqua), però poi davvero si mettono a fare a modo loro due rakaat… al hamdulillah Rabbi al Alamin, è così bello vederli fare queste cose, e spontaneamente, naturalmente…
Hajra partecipa un po’ ma si vede che è più piccola e ha condiviso ancora poco con loro, è molto attaccata ancora alla madre.
Poi abbiamo costruito insieme, con il cartone, colorando noi, diversi giochi per studiare le lettere arabe: un trenino delle lettere, un bingo, un memory. subhanallah tante idee vengono anche dai siti di fratelli e sorelle che condividono tante loro esperienze su internet, che Allah li ricompensi tantissimo tutti!
Devo dire che è stancante però anche molto stimolante, unisce la famiglia, arricchisce il nostro tempo, e a pensarci bene, abbiamo fatto davvero tante cose di cui mi rendo conto solo ora scrivendoti. Per esempio tante attività di scienze, leggendo libri sulla natura, colorando alberi, foglie, il ciclo dell’acqua (ci sono anche bei video su questo), esperimenti con l’acqua e le sostanze, fare insieme i biscotti, giocare con la pasta di farina e acqua, andare al mare a raccogliere conchiglie.. sono tante cose con cui loro imparano sempre, e anche noi con loro,  mashallah.
A volte mi chiedo, ma sarò capace, ma sarò in grado, ma sono abbastanza brava, sono troppo dura, troppo flessibile… all’inizio avevamo scritto un programma giornaliero fittissimo, dopo qualche settimana io ero k.o. .. sotto stress! Allora ho un po’ mollato il programma, che comunque è servito a noi per capire cosa avevamo intenzione di fare, quali materie, che contenuti, però poi ho cercato di seguire di più i nostri ritmi,le nostre esigenze, anche ascoltando i nostri momenti di stanchezza.. a volte divento matta con tutti i bambini insieme che vogliono qualcosa, e nessuno, soprattutto Ahmad, che riesce a concentrarsi bene sui suoi compiti……. a volte grido come una pazza… subhanallah, alla fine ho pensato, devo affidarmi ad Allah ta’ala e fare ciò che posso, le nostre intenzioni inshallah sono chiare e sincere, Lui ci aiuterà. Mi sono impegnata a mantenere la calma, a non scaricare su di loro le mie difficoltà, inshallah qualcosa è migliorato…
Fai tanti du’a per noi!
Ora vado perché stanno sporcando tutta la coperta con acqua e acquarelli… a presto inshallah
Assalamu alaylum wa rahmatullahi wa barakatuh
Aysha umm Amena