Alla ricerca disperata di Te, o Allah! – parte seconda

بسم الله الرحمن الرحيم

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[Parte prima]

Giunse questa persona come inviata da parte di Allah, Al Rahman (il Sommamente Misericordioso) che mi accompagnò dentro alla stanza; dopo questo episodio non pensai più di ripetere nuovamente un’azione del genere.

Per circa sei mesi vissi isolata dalla gente prendendo residenza in un piccolo albergo a Berlino. Berlino a quel tempo era divisa in est ed ovest; la parte centrale est assomigliava a una piccola penisola. Vi erano dei confini rigidissimi fra le due parti. Io abitavo vicino al confine, dove c’erano tanti poveracci che sentivo a volte sparare ed ammazzarsi di notte.

Trascorso quel lasso di tempo decisi di andarmene lontano, in Africa o in Asia poichè pensavo, dopo aver visitato quasi tutta l’Europa ed alcune città dell’America, che la situazione fosse uguale: non riuscivo a trovare in questi posti nulla che nutrisse il mio cuore; questo cuore che era il capo, la parte più importante di me stessa. Questa situazione era diventata per me davvero critica, dovevo trovare qualcosa. Presi tutti i libri che pensavo potessero essere utili per far star meglio il mio cuore: la Torah, il Vangelo, il Salterio, lo scritto di buddha, e la traduzione dei significati del Qur’an Karim.

Il Qur’an mi era stato consigliato da una persona, ma a primo impatto non riuscii a leggerlo, era come se ci fosse un ostacolo fra me e questo Libro, ma conservai con me il Libro portandogli rispetto.

Salutai tutte le persone che conoscevo, presi con me tutti questi libri e alcuni strumenti musicali –amavo la musica al tempo-, dicendo addio per ultima a mia madre. Avendo paura di partire sola per una simile avventura e sentendo di aver estremo bisogno di intraprendere questo viaggio (ero arrivata al bivio: partire o suicidarmi) mi misi d’accordo con una giovane ragazza che mi avrebbe fatto compagnia. Questa persona aveva però intenzioni diverse dalle mie: ella voleva intraprendere un viaggio di intrattenimento, nuotare, godersi la spiaggia e cose del genere. Anche il suo aspetto era diverso dal mio: ella portava i jeans, lasciava i capelli sciolti al vento, mentre io mi ero cucita un abito marrone molto largo, lungo sino a terra, simile alla °abaya che ora indosso, di tessuto molto pesante e tenevo i capelli intrecciati in una rigida treccia.

Pensavo che se avessi fatto come le ragazze che indossavano abiti aderenti e colorati avrei sicuramente attirato l’attenzione maschile, così camminavo un po’ in disparte perchè non desideravo che nessuno mi si avvicinasse. Desideravo unicamente stare in mezzo alla natura, quella natura che mi aveva sempre fatto star tranquilla, perchè tutte le creature lodano Allah e a Lui si prosternano.

Per due mesi viaggiai con questa ragazza facendo l’autostop, facendoci portare dai veicoli che andavano verso la nostra destinazione. Facemmo questo fino a quando non arrivammo in Grecia, dopo aver attraversato l’Austria, la Jugoslavia –un paese musulmano dove avevo visto musulmani con la barba e donne col hijab, dove avevo visto i Masajid e tutto questo mi fece buona impressione-, ed eccoci finalmente in Grecia!

In Grecia mi scelsi una piccola isola perchè non ci fosse prostituzione e non vi fossero turisti. Feci questo perchè come sapete i turisti sono soliti uriacarsi e portare corruzione nei posti in cui si recano durante il mese di vacanza che si prendono da lavoro. Nel posto in cui presi residenza vi erano persone che pregavano Gesù –chiediamo protezione ad Allah dall’associare qualcosa a Lui- ma erano persone con un buon comportamento: la donna non usciva di casa se non mettendosi un coprocapo nero sulla testa e una gonna nera lunga sino a terra, le donne non uscivano mai sole e non mai non le vedevi ai cafè o in giro per i negozi.

Ho vissuto sotto gli alberi con questa ragazza che era venuta con me, ma dopo due mesi la ragazza se ne tornò in Germania e io rimasi sola sotto gli alberi; dalla mia postazione potevo scorgere da lontano il paesino. Me ne stavo a leggere, a suonare un po’ di musica e a volte mi trovavo a camminare la notte sulla spiaggia coi pescatori.

Il mare era immenso, grandissimo, il cielo e la notte… Tutto questo mi faceva paura, ed io cercavo questo timore nel mio cuore, il timore nei confronti del Grandissimo che ha creato ogni cosa. Purtroppo però la gente vedendomi fare questa vita cominciò a pensare che non fossi una brava donna.

Un giorno mentre mi apprestavo a fare il pane –per sette anni non mangiai carne, fino a quando non abbracciai l’Islam-, questo pane che cuocevo presso un forno, giunse all’improvviso un militare che mi arrestò, prese la mia valigia da sotto gli alberi e con altri poliziotti mi misero nell’auto che mi portò nell’entroterra, fino in prigione.

Per dieci giorni rimasi dentro questa prigione, ma per la grandissima paura che avevo non riuscivo a mangiare e a dormire. Durante questo tempo mi misi ad invocare tantissimo Allah: mi ricordai di una maestra di religione cristiana delle scuole superiori che quando le chiesi come fare ad ottenere la fede mi disse di invocare tanto, con pazienza, devozione ed umiltà, perchè la fede è un grandissimo dono che non può essere acquistato con il denaro ma che Dio l’Altissimo dona a chi vuole fra le Sue creature.

Era in quella circostanza, in prigione, che mi trovai ad invocare immensamente e costantemente Allah, con la paura nel cuore, e questo mi portò una sensazione di felicità nel cuore, come fossi trasportata in un altro luogo. Nonostante la notte e il sentire l’abbaiare dei cani, i rumori notturni, il grido del gallo all’alba, avevo una sensazione di sicurezza dentro di me perchè percepivo il Grande, l’Immenso, che dall’alto governava ogni cosa: nulla in questo universo poteva muoversi esteriormente ed interiormente senza il permesso di questa Grande Entità. Era in quel momento, in prigione, che Allah l’Altissimo fece sì che la fede fiorisse nel mio cuore. Prima di allora avevo dubitato su Dio, se Egli esistesse, se se ne fosse andato, su chi Egli fosse, su quale fosse il Libro da seguire… Lo avevo invocato dicendo: o Allah se tu sei presente mostrami la via da seguire, indicami qual’è il Libro che devo seguire, fammi capire che cosa vuoi da me.

Uscii, dopo dieci giorni, dopo che era arrivato mio fratello, dottore in legge, e dopo aver telefonato anche a mia madre, per dimostrare alla polizia che non ero come quei ragazzi mondani che girovagano a caso per le strade. Mi liberarono dopo dieci giorni, quando uscii ero un’altra persona: avevo compreso che Allah l’Altissimo è presente, che Egli è il Signore dei Mondi, che è il mio Signore, che sicuramente Egli vuole qualcosa da me, anche se io non sapevo ancora esattamente cosa per il fatto che non avevo alcuna conoscenza, non avevo studiato approfonditamente i Libri in mio possesso per capire cosa Egli desiderava che facessi. È così che decisi di pentirmi ad Allah, dopo aver constatato che il mio cuore era nero, nero, Gli chiesi ripetutamente perdono per i miei peccati.

Dopo essere uscita mi trasferii in una grande isola, Krit, perchè ci fossero anche turisti e la gente non si sorprendesse nel vedere le donne camminare sole perchè in Occidente le donne usano uscire sole di casa. Lì trovai un piccolo paese vicino al mare, con delle montagne cave, fatte tutte di caverne limitrofe, le une vicino alle altre, ed era pieno di ragazzi occidentali. Trovare una grotta libera faceva al caso mio perchè stando sotto gli alberi mi bagnavo tutta e pure i miei libri e la mia roba rischiava di essere danneggiata quando scendeva la pioggia; dovete sapere che nei paesi occidentali piove abbondantemente.

Finalmente nella terza montagna trovai una grotta libera lontana dalla gente; abitai lì per circa sei mesi.

Umm Abdu-Rrahman trascorse giorni e notti in questo luogo e Allah l’Altissimo, il Saggio, volle che ella affrontasse alcune difficoltà e situazioni pericolose perchè la portassero a cercare rifugio in Lui l’Altissimo, a provare la sensazione di chi si rimette totalmente a Lui cercando il Suo aiuto e ponendosi con umiltà nei Suoi confronti nelle calamità. Tutto questo fece sì che la sua fede in Allah, gloria a Lui l’Altissimo, aumentasse sempre di più.

Ogni giorno mi recavo al paesino per prendere l’acqua, l’acqua per vivere, e tornavo senza parlare con nessuno. Me ne stavo a leggere i libri, a guardare le pecore, che amavo tanto perchè vedevo in questi animali l’umiltà e la mancanza di superbia che avevo constato nelle persone che avevo conosciuto fino ad allora. Anche di notte stavo ad ammirare queste pecore e mi pareva che stessero proprio pregando. In quel periodo mi ero imposta di pregare tre volte al giorno: al mattino, a mezzogiorno e la sera.

Sempre sentivo che fra me e questa traduzione del Qur’an vi era come un ostacolo, ma un giorno successe che lessi a lungo fino a che non arrivai a leggere la migliore fra le storie, la storia del Profeta Yusuf, pace e benedizione su di lui, e sul nostro Messaggero Muhammad. È così che cominciai ad amare questo Libro.

Scesi nuovamente al paese per prendere l’acqua ed incontrai una donna tedesca debole di salute, aveva una gamba sana e un’altra di legno; anche lei non stava in compagnia dei ragazzi scalmanati, ed ella aveva preso residenza in una stanza pulita, alta, in prossimità del mare, così rimasi a farle compagnia e lei non mi lasciò andare fino a notte inoltrata. La notte volli torare alla mia caverna, non desideravo un alloggio vicino ai turisti squilibrati. Era quella una notte di luna piena, e dopo aver attraversato la prima montagna Allah l’Altissimo mandò un vento fortissimo, improvvismente si scatenò una grande tempesta, e fra i tuoni, i fulmini e la pioggia camminavo e cadevo, avanzavo e barcollavo. Ebbi così una grande paura, cominciai ad urlare: “O mio Signore perdonami, perdonami, perdonami, salvami!” Stavo camminando sull’orlo di un precipizio che dava direttamente sul mare e nessuno poteva sapere dove fossi e il pericolo che stavo affrontando. Quella fu la prima volta che chiesi ad Allah di farmi vivere, non volevo morire, finalmente avevo visto della luce alla fine del tunnel della vita che stavo attraversando. Questa luce era quella che avevo sempre cercato, che consisteva nel sapere che Allah l’Altissimo è presente, che Egli ha mandato a noi un messaggio, e io finalmente avevo letto e amato il Qur’an, e questa era la cosa più importante.

[Segue…]

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Sorprendentemente… Musulmana!

 بسم الله الرحمن الرحيم

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Be’ che dire di me, sono una ragazza/donna italiana, sta a voi decidere come definirmi in sha’a Llah perché io mi sento una ragazza ma sul passaporto sono una donna visto i 36 anni che mi porto dietro. Al-hamdulillah (Lode ad Allah) per tutto. La storia della mia conversione potrebbe sembrare insignificante per chi non conosce il mio passato, ma per chi lo conosce è una cosa “fuori di testa”, come la definisce mia sorella. Sin da piccola sono sempre stata un po’ presa e coinvolta da questa dunya; di famiglia benestante e problematica, ho sempre condotto una vita fatta fatta di sport e divertimento, che mi sono sempre serviti per evadere i problemi familiari. Una madre simpaticissima, generosissima ma ossessionata dalla fama e dall’opinione altrui. Un padre simpaticissimo, un grande educatore e lavoratore ma poco presente (da non colpevolizzare). Vita religiosa gestita da mia madre al 100%, infatti, ho frequentato le scuole private dalle suore. Il tutto mi portò a vincere una competizione regionale chiamata “la bimba del papa Woytila”… Sì, ragazze, io, proprio io, l’attuale muhajjaba (portatrice di hijab), ho vinto e quindi accompagnato il papa Giovanni Paolo II nella sua visita alla mia città!!! Le mie foto sono esposte dentro la basilica e la mia povera zia, oramai novantenne, mi continua a dire che mi deve aver posseduta qualche demonio perché io sono la bimba di papa Giovanni Paolo II, non posso essere musulmana!!! Miskina (poveretta) che donna, le voglio un gran bene.

Alcuni anni dopo, sempre sotto l’influenza di mia madre, ho lavorato a cinecittà in un film con Renato Pozzetto, perciò vai… Le mie foto furono sui giornali regionali!!! Una volta arrivata l’adolescenza, arrivò l’ultima ciliegina sulla torta, mi fermarono in strada per chiedendomi di farmi un provino per un’agenzia di modelle -se mi vedete adesso potrei fare solo la modella per la pubblicità del detersivo, ma ai miei tempi ero guardabile-. Quindi sì modella, perciò completamente lontana da ciò che dovrebbe essere una ragazza musulmana, ma Al-hamduliLlah Allah ci perdona ogni peccato dopo la shahada (testimonianza di fede).

Ho fatto la modella e lavorato anche per Valtur in giro per l’Europa, fino a che non sono venuta a Londra ed ho imparato che la vita e che il mondo sono bellissimi e pieni di diversità e che la mia ben amata vita e Italia erano una parte piccolissima di questo mondo e  come tutti possono immaginare qui a Londra, ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo e da tutti ho imparato qualcosa.

Nei primi anni qui, viaggiavo tanto in giro per il mondo da donna single con tante amiche ed ero sempre molto lontana da ciò che era la religione, qualsiasi religione, fino a che un giorno un ragazzo mi disse: “Ciò che io ho dentro di me, tu non potrai mai averlo.” Io, da buona italiana convinta, gli dissi: “Ah sì??? E cosa sarebbe???”. Lui mi rispose: “L’ISLAM.” Mi disse inoltre: “Mi piacerebbe poter fare un trapianto e passartelo, mettertelo nel cuore per farti capire!”. Io ovviamente scioccata gli risposi: “Ma sei drogato?”. Che risate, non lo dimenticherò mai quel giorno! Rimasi stupita dal fatto che una persona così normale, per niente religiosa, mi parlasse in quel modo e ci tenesse così tanto alla sua religione.

SubhanAllah. Dopo poco questo fatto, accadde l’11 settembre ed allora sì… Da buona italiana curiosa iniziai a leggere sull’Islam, ovviamente tra un club e l’altro, nel bus mentre tornavo da lavoro, nell’aereo mentre andavo in Sud America leggevo, leggevo e leggevo! Al-hamduliLlah non conoscevo bene nessun musulmano/a perciò continuavo a leggere fino a che un giorno mi comprai un libro sui miracoli scentifici contenuti nel Qur’an e ovviamente a quel punto mi prese il classico scioccamento cronico. Non ci potevo credere che nel Qur’an si potessero trovare riferimenti scientifici di quel calibro!!! SubhanAllah ricordo di aver passato una nottata intera tra l’enciclopedia e il libro, era impossibile! Ma a chi chiedere? Be’ a Dio! Allora sì, senza neanche dormire per un’ora, presi l’indirizzo del Masjid di Baker Street e andai, con tre metri di capelli boccolosi per aria, camminai sulla strada per il Masjid pregando di non morire. Che scema, quanto ho riso dopo. Ad ogni modo arrivai lì, non avevo mai visto un Masjid prima perciò ero un po’ persa, chiesi ad un fratello di indicarmi il posto dove la gente poteva diventare musulmana. E così eccomi qua: musulmana ed orgogliosa.

Forse volete sapere cosa successe dopo… Be’ niente… Dopo aver pronunciato la Shahada (testimonianza di fede), andai a lavoro e là trovai tanti musulmani che non avevo mai visto prima, ma che per anni avevano lavorato al mio fianco e che ma sha’a Llah, che Allah li ricompensi col paradiso, mi hanno insegnato tanto: chi mi insegnava al-fatiha, chi mi diceva di dire bismiLlah, chi  mi chiamava per pregare con lui. Che bello ma sha’a Llah! La mia vita continuava così: andando a lavorare imparavo il mio deen (religione) coi miei colleghi e tornavo a casa, e le mie ex-amiche non capivano se mi ero presa una droga troppo forte che mi aveva fatto partire il cervello o se stavo scherzando… SubhanaLlah le ho perse tutte. Al-hamdulillah ne ho trovate di migliori. Poi un giorno, vi ricordate quel ragazzo che mi disse che voleva fare il trapianto? Be’ venne a trovarmi (non ho mai capito come aveva fatto a sapere che io ero diventata musulmana) e dopo che se ne andò tutti i miei insegnanti di deen del lavoro non potevano quasi rivolgermi la parola. Io non capivo, fino a che sempre il ragazzo del trapianto mi chiese di sposarlo!!! Be’ ragazze che dire… il trapianto è stato fatto!!!

Wa salam

Tratto dal blog Io Musulmana Italiana

La Storia della mia Hijrah!

بسم الله الرحمن الرحيم

hijrah

BismiLlah ir-Rahmani ir-Rahim

Carissime sorelle e fratelli,

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullah wa barakatuh! Sono una vostra giovane sorella fiLlah, italiana come tanti ritornati all’Islam alhamduliLlah, sposata con un giovane musulmano, voglio raccontarvi di un recente radicale cambiamento nel mio vivere la fede, Allahu Akbar!

Di recente la mia vita ha avuto una svolta risolutiva: l’Hijrah (emigrare verso un paese musulmano per la causa di Allah). Avevo cominciato a nutrire il bisogno e comprendere l’importanza di vivere in un paese musulmano ormai da diverso tempo. Questa necessità è cresciuta con la pratica e l’approfondimento della religione, il bisogno di rafforzare la fede e di apprendere meglio la Sunnah del Profeta (saws) e, così, di avvicinarmi maggiormente al mio Signore.

Ci sono voluti alcuni anni prima che (io e mio marito) prendessimo definitivamente la decisione di lasciare la nostra terra natia (l’Occidente). Avevamo bisogno di tempo ed esperienza per maturare e capire a fondo che non c’è posto per un musulmano che ama Allah in un paese di gente (kuffar, miscredenti) che odia Allah.

Purtroppo, l’Hijrah oggi è un aspetto della nostra fede, al quale molti fratelli e sorelle non danno la giusta importanza. Molti coltivano il sogno di una pacifica coesistenza con i miscredenti, ma questo è un pensiero davvero ingenuo. Vivendo tra di loro, non possiamo applicare molti aspetti essenziali della Sunnah che fanno parte della vita del musulmano e viviamo nella costante lotta contro l’inevitabilità di commettere peccati che – se circondati da musulmani – potrebbero essere evitati, e nel timore di praticare la religione stessa per poterci “integrare” meglio. Ma noi non dobbiamo compiacere i kuffar, bensì dobbiamo impegnarci perché Allah Ta’ala sia soddisfatto di noi. È davvero importante che un musulmano capisca ciò e si capaciti dell’importanza dell’Hijrah verso un paese dove può praticare e adempiere il più possibile alla Legge di Allah, e circondarsi di credenti. Allah Ta’ala ha detto nel Qur’an (traduzione del significato):

Colui che fa la Hijrah sulla via di Allah (per il compiacimento di Allah) troverà sulla terra molti luoghi per emigrare e abbondanza (di cibo e di altri mezzi). Chiunque lascia la sua casa per fare la Hijrah attraverso (un luogo dove può adempiere ai comandi di) Allah e il Suo Messaggero e poi la morte lo trova, senza dubbio la sua ricompensa è assicurata da Allah. Allah è il Più Perdonatore, il Più Misericordioso. (4:100)

Lasciare la propria casa, la propria famiglia, i luoghi noti, le persone che parlano la nostra lingua e conoscono le nostre usanze per andare in un paese straniero dove ogni cosa ci appare estraneo, fa paura a tutti. Ma l’amore per Allah deve essere in noi ben più grande, e se lo si ha, ci si affida a Lui e si vince la paura. Si può superare ogni ostacolo con l’aiuto di Allah Ta’ala, ed io ne ho avuto la conferma ed ora vorrei condividerla con voi.

Mio marito partì per la Hijrah senza una casa pronta ad ospitarlo, né un lavoro perché si potesse mantenere, né conosceva la lingua di quel paese. Tuttavia, sin dal suo arrivo, mai una notte ha dormito per strada e mai un giorno ha patito la fame. Allah Ta’ala gli ha fornito i mezzi di cui aveva bisogno, subhanaLlah.

Una sera mi raccontò che un uomo si era avvicinato a lui mentre era per strada – il solo a parlare italiano in tutto il quartiere – e gli disse: “Forse Allah mi ha mandato per voi”. Da quel momento lo ha aiutato ad affrontare le necessità quotidiane. In seguito altre facilità sono provenute da Allah Ta’ala che dimostrano che davvero Egli provvede senza contare a chi compie dei sacrifici per amor Suo. Dopo alcune difficoltà, infatti, abbiamo potuto affittare una casa, alhamdiLlah, affinché io potessi raggiungerlo. Al mio arrivo la casa era vuota, ma abbiamo ricevuto molta sadaqa (elemosina) da parte di fratelli che hanno provveduto all’arredamento della casa (dalle stoviglie e le cose più superflue alle più importanti), subhanaLlah! Ma frigo e dispensa restano spesso quasi vuoti; ed è in quei momenti che ci si accorge che Allah Ta’ala provvede ai Suoi servi come vuole. Come il caso di mezzo chilo di pasta che ha saziato ben sette persone in diversi pasti, subhanaLlah. Ogni giorno in cucina il cibo non sembra mai abbastanza, ma appena raggiunge la tavola diventa persino troppo. La misericordia che Allah Ta’ala ci ha concesso è, tuttavia ben più grande e non può essere facilmente riportata a parole.

Intanto iniziano a prendere forma progetti futuri e comuni che in Occidente difficilmente potevano avere luogo, come costruirsi una famiglia senza il timore che l’educazione islamica dei figli entri in contrasto con la loro vita fuori dalle mura di casa, dove prevale la legge e la morale dei kuffar. E quelle cose quotidiane che fanno di noi dei musulmani. Pregare e frequentare i Masajid (moschee) senza suscitare sospetto e timore nei kuffar, e, così, subire le angherie da parte della popolazione e dello stato verso la comunità islamica. Uscire velate senza timore di subire aggressioni o licenziamenti, o essere “cortesemente invitati a uscire” dal negozio perché s’indossa il niqab. Non essere costretti talvolta, se non spesso, a cedere allo stile di vita immorale dei kuffar e adeguarsi a qualcosa che è haram.

Quest’ultimo è sicuramente il punto cruciale. In un significato di una ayah nel Sublime Qur’an Allah Ta’ala ha detto che: “E chi avrà fatto (anche solo) un peso di un atomo di male lo vedrà.” (99:8).

Ogni cattiva azione, anche piccola, corrompe la nostra anima, come una bottiglietta d’inchiostro che gocciola in un bicchiere d’acqua. L’acqua tende ad annerirsi sempre di più mescolandosi con le gocce d’inchiostro. Così il nostro Iman. Ogni peccato commesso (oggi per accomodare il capriccio del nostro vicino, domani per il datore di lavoro, poi per la famiglia o per l’amico… e così via) anneriscono il nostro Iman. Se, invece, vogliamo che la nostra fede non si guasti, è necessario cominciare con l’allontanamento di ciò che la danneggia. In tal caso, l’ambiente miscredente di un paese. Inoltre, è necessario lasciare le compagnie che non giovano alla nostra fede, per quelle che la accrescono. Il modo migliore per farlo, è circondarsi di credenti che amano Allah, rispettano la Sua Legge e la Sunnah del Suo Profeta e la seguono.

Dì: “Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso” (3:31).

Che Allah l’Altissimo doni la Hijra a ogni musulmano oppresso desideroso di vivere liberamente la sua fede per Allah Potente e Glorioso e ci doni il buon finale in questa vita. Allahumma amin.

Ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu

Un amico dimenticato

بسم الله الرحمن الرحيم

 

Ramadan-Quran

La luna nuova di ramadân era stata avvistata. Sedevo al solito posto, tutto solo, nell’angolo della moschea, osservando un insolito numero di persone che si accalcavano all’entrata. Mentre guardavo la folla, notai un viso familiare dirigersi verso di me. Quando si avvicinò, mi resi conto che si trattava di Ahmad – un amico che avevo incontrato alla madrasa serale, tanti anni prima. Aveva solo 6 anni quando il suo insegnante me l’aveva presentato. All’inizio non credo gli piacessi, ma col passare degli anni il nostro legame si rafforzò e pensavo non mi avrebbe mai lasciato. Ma non appena compì 14 anni e terminò la madrasa, smise persino di rivolgermi lo sguardo. Lo aspettavo in moschea, col cuore dolente, sperando che tornasse, ma la sua vita era così piena di impegni da non avere nemmeno il tempo di pensare a me. Ora era passato un anno, 11 mesi per la precisione, da quando l’avevo visto l’ultima volta. Subhanallah! Com’era cambiato. Non in meglio, sfortunatamente, ma in peggio. Mentre rispolverava la nostra amicizia interrotta, si rese conto dell’errore commesso. Mi abbracciò, stringendomi forte. I suoi occhi si riempirono di lacrime, quando si rese conto che stare lontano da me l’aveva fatto allontanare dal suo Signore. Gli dissi di non preoccuparsi, poiché Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ama i Suoi servi e perdona coloro che si pentono.

Man mano che i giorni di ramadân passavano, ritornammo uniti come un tempo. Giorno e notte eravamo insieme. Gli spiegai come vivere la sua vita e cosa fare per avvicinarsi ad Allah (subhânaHu waTa’âlâ). Ahmad non si stancava mai della mia compagnia. Prestava attenzione ad ogni mia parola – sforzandosi di comprendere – ma la verità è che io sono qualcuno che non tutti comprendono. Lo rivestii delle qualità dei credenti. Le lacrime scendevano lungo le sue guance, mentre gli descrivevo la punizione che lo avrebbe atteso se non si fosse attenuto ai comandi di Allah Ta’âlâ.

I suoi genitori e i suoi insegnanti gli consigliarono di coltivare la nostra amicizia e di continuare a frequentarmi. Cominciammo persino ad andare a scuola insieme, e lui passava l’ora di pranzo insieme a me. I suoi compagni di classe lo prendevano in giro e gli ridevano dietro le spalle, quando lo vedevano bazzicare in cortile dietro a me, ma ad Ahmad non importava e non mi lasciò. Gli dissi di non preoccuparsi, e gli narrai le storie dei profeti (pace su tutti loro); di come i loro popoli si presero gioco di loro e di come furono ingiusti nei loro confronti, eppure essi furono costanti e non rinunciarono.

Il nostro legame crebbe, sempre più forte, e passavamo sempre più tempo insieme. Trascorremmo pure gli ultimi dieci giorni di ramadân insieme, in i’tikâf, il ritiro spirituale in moschea. Ahmad stava sveglio tutta la notte ad ascoltarmi, ancora ed ancora, ma il suo interesse non scemava, e scopriva sempre qualcosa di nuovo in quello che avevo da dirgli.

Così, il ramadân passò. La gente che aveva trascorso l’i’tikâf in moschea andò a casa, a prepararsi per l’ ‘Îd, eccetto me. Rimasi in moschea, immaginando come avrei trascorso il giorno dell’ ‘Îd con Ahmad. E quel giorno giunse. Lo aspettai al solito posto, nell’angolo della moschea. La preghiera dell’ ‘Îd terminò e la congregazione si disperse, ma non vi era segno di Ahmad. Continuai ad aspettarlo, alle ore delle successive preghiere, ma non venne mai, e il mio cuore si spezzò quando mi resi conto che mi aveva abbandonato di nuovo.

È tardi, la preghiera dell’ ‘Ishâ’ è appena terminata. La moschea è vuota. Il custode chiude la porta e se ne va, ma io sono ancora qui, nel mio angolino, mentre la polvere comincia a posarsi su di me. Un’auto passa vicina alla moschea e i suoi fari, attraverso il vetro della finestra, mi illuminano il dorso. Il mio nome diviene per un attimo visibile, prima di sparire nuovamente nell’oscurità della notte: ‘Il Sublime Qur’an’.

Luqman Musa – Al-Jâme’ah, Leicester.

Si ringrazia lamadrasadibaraka per la pubblicazione