Quando i propri sogni si possono… cucire! :)

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

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Pensavo fosse un pomeriggio come i tanti… e invece quella fu una lezione completamente rivoluzionaria. Appena entrata vidi le solite ragazze con cui mi riunivo al sabato pomeriggio per imparare a leggere Qur’an e a discutere della fede, ma da una parte stava seduta una ragazza sorridente vestita tutta di nero… Sì, era la prima volta che vedevo una sorella col niqab in carne ed ossa.

All’inizio mi sentivo intimorita dalla sua presenza… Temevo di sbagliare o di dire cose che non andassero bene, poi invece mi sono rilassata e abbiamo iniziato a parlare del più e del meno,

Queste lezioni, rivolte solo a ragazze, erano qualcosa di unico, di speciale: servivano a far rivivere un importante sentimento di Amore per Allah, dopo una lunga settimana scolastica di distacco e a convidere fra noi ciò che avevamo appreso della nostra amata, preziosa fede.

Questa sorella speciale aveva una gran voglia di fare e ci trasmetteva tanta buona energia. Un giorno si è presentata portando diversi tipi di Niqab e facendoceli indossare come prova… Era una sensazione unica, bellissima, quello di portare il Niqab! Mi sentivo finalmente coperta, preziosa, lontana dagli sguardi dei passanti… Chiesi di poterci un attimo uscire, così fu che andai fuori nel cortile del nostro amato Masjid a fare una passeggiata speciale, sperimentando quello che prova una munaqqabah* camminando per strada. C’era un sentimento di euforia generale, chi andava in bagno a guardarsi allo specchio, chi usciva, chi lo ha tenuto per tutta le lezione :)

Quel giorno parlammo di abbigliamento islamico e finita la lezione ci siamo rese conto di dover cambiare nettamente il guardaroba per adattarlo alle esigenze di una vera ragazza musulmana… ma dove potevamo trovare le gonne lunghe con le quali sostituire i pantaloni stretti, e jellaba da portare sopra ai vestiti, e hijab lunghi, larghi e coprenti, di colore neutro con cui sostituire la sciarpa colorata che portavamo sopra la testa?

Fu così che la sorella disse… ebbene ce le possiamo cucire!!! Era un’idea fantastica, non mi era venuta in mente questa soluzione, io che avevo da sempre sognato di poter cucire… Ora il mio sogno si stava realizzando! Iniziammo così a trovarci il pomeriggio per la lezione di cucito…! Sì, potevamo fare di tutto: dal semplice Niqab che si poteva annodare dietro la nuca, molto facile da confezionare, dalle gonne lunghe alle abaya da portare sopra ai vestiti, dal khimar alle jellaba, alle tuniche lunghe da portare sotto ampi pantaloni. Infine quello che non riuscivamo a confezionare lo ordinavamo tramite internet e ce lo spedivano per posta, un modo nuovo di fare shopping!

Quella lezione servì a rivoluzionare tutto il nostro modo di intendere la copertura, tutto grazie ad Allah, e alla sorella che con il suo Niqab nero aveva portati i colori dell’arcobaleno nella vita noiosa e routinaria a cui ci eravamo abituati… Fu questo a farmi cambiare pensiero sulla moda… un sistema di omologazione mondiale, che annulla la creatività e la vera libertà di abbigliamento, rendendo la gente schiava di un modo di pensare lontano dalla naturalezza della fede e dagli obbiettivi di copertura e purezza che l’abbigliamento islamico intende preservare. Oh Allah, ti ringrazio per questa luce che ci hai dato, guida noi e le nostre sorelle e i nostri fratelli a fare ciò che Tu solo ami, ti voglio bene, o Allah!

*Munaqqabah: donna portatrice di Niqab.

Fiera del mio Hijab!

بسم الله الرحمان الرحيم

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Da adolescente, vivendo in una cittadina lontana da ogni richiamo, da ogni conferenza, da ogni libreria e da ogni Masjid, avevo la mia idea di questo velo, questa “prigione” come lo chiamavo… Mi ricordo ancora la copertura mediatica riguardante la lotta intrapresa da alcune sorelle Musulmane, in Francia, allo scopo di farsi accettare in quanto Musulmane, a pieno diritto, anche nelle istituzioni scolastiche. Le mie parole furono: “Ma perché si ostinano? Sono pazze! Perché si battono per la loro prigione? Perché vogliono essere sottomesse? In più, ci fanno vergognare…”. La vergogna… sapevo cosa significasse questa parola? Oggi, lo so, ed ho vergogna di aver pronunciato quelle parole. Ero sempre stata alla ricerca della verità riguardante l’Islâm, tuttavia pensavo che il velo fosse un obbligo derivante dall’uomo, che fosse talmente fiero e geloso da imprigionare sua moglie dietro l’Hijâb. Dopo l’esame di maturità, partii per andare a studiare in una grande città, dove a poco a poco scoprii che cos’è l’Islâm… Il mio cuore cominciava ad intravvedere la luce della fede. Divenni più calma, meno scatenata, più riflessiva. Mi ricordo ancora di quella ragazza, che si sedette di fronte a me nella metropolitana, la guardavo: era una sorella, velata… come quelle che avevo visto alla tv anni prima. Il mio sguardo non poteva staccarsi da lei, la guardavo e la trovavo bella, una bellezza completamente differente da quella che conosciamo; avevo l’impressione di vedere una luce sul suo viso… Senza capire perché, la invidiavo, era là, dinanzi a me, calma, serena, la pace e la dolcezza si leggevano sul suo viso. Uscii dal metrò con questa immagine del velo che, per la prima volta, era una sensazione positiva. I giorni passavano, e l’immagine della sorella non mi aveva ancora lasciata, delle domande si affacciavano senza sosta nel mio cuore: “Ma perché… perché si vela? Perché aveva l’aria così contenta?! Perché?”. Fu allora che mi recai in una libreria per acquistare qualche libro che, forse, avrebbe potuto chiarirmi le cose… Lessi, e lessi… e cominciai infine a comprendere che, ben più che un ordine, questo velo era una protezione e una misericordia per la donna, e che l’uomo – quest’uomo che avevo sempre accusato a torto – non era affatto l’aguzzino della sua sposa, ma al contrario era la sua metà, il suo sostegno e il suo benamato. Per la prima volta, non ero più contraria, e alla fine delle mie letture, le mie parole furono: “Ne avrei il coraggio…?”. Poiché, in realtà, la difficoltà non risiedeva nel fatto di portare quest’abito del pudore. La difficoltà, per me, era di riuscire a passare oltre gli sguardi di meraviglia, di derisione, o di odio… “Oh Allah, dammi la forza…” Per misericordia di Allah, arrivò il giorno – era un giorno d’estate – in cui, senza sapere perché proprio in quel momento preciso, dissi a me stessa: “Oggi ci provo”, presi il velo con cui pregavo e lo misi in testa. I miei vestiti già di solito erano lunghi, dunque non ebbi troppi problemi per trovare l’abito adatto. Respirai profondamente e uscii, avevo come l’impressione di gettarmi nell’arena dei leoni, ma appena mi ritrovai fuori tutto sembrò andare meglio… ma non a lungo! Cominciai ad avere – come si dice – i sudori freddi, sentivo gli sguardi della gente posarsi su di me… normale! Con quel caldo, nel mese di luglio, come potrebbe una persona tutta vestita di nero, dalla testa ai piedi, non attirare l’attenzione? Mi sentivo male, e cominciai a rimpiangere di aver voluto provare. Durante tutta la giornata, ero davvero in collera, constatando l’intolleranza dell’essere umano; ero abituata a mostrare un carattere fiero, così quando qualcuno mi fissava cominciavo a guardarlo a mia volta con disprezzo, fino a fargli abbassare lo sguardo… Di ritorno, nel metrò, alla sera, vidi due giovanotti arabi salire nella mia stessa carrozza: uno fumava uno spinello, e l’altro aveva una lattina di birra in mano; facevano baccano, scherzavano, ridevano forte, come se fossero un po’ fuori di testa. Ammetto che avevo un po’ paura, e dissi a me stessa: “Nello stato in cui si trovano, può accadere qualsiasi cosa!”. Si vantavano di tutto il chiasso che facevano al loro passaggio, e quando le porte si chiusero, si trovarono all’improvviso dinanzi a me… Mi guardarono… e mi ricordo ancora perfettamente la scena: entrambi nascosero immediatamente dietro la schiena ciò che tenevano in mano, mi passarono davanti, come vergognandosi, e dicendomi a voce bassa “Assalamu ‘alaykum” (pace su di te), e andarono in fretta in fondo al vagone per ritrovare i loro amici. “Wa’alaykumu-s-salâm…” risposi, benché si fossero già allontanati. Fu come uno scatto, compresi in quel momento preciso che uno degli aspetti dell’Hijâb, malgrado tutto ciò che viene detto in giro, è che si tratta di una protezione per Grazia di Allah (‘azza waJalla)… e in quel mentre decisi che da quel giorno in poi l’avrei sempre indossato con amore e convinzione. Ringrazio Allah l’Altissimo di avermi guidata verso la Luce… il cammino è lungo e seminato di prove (i genitori, le amiche, gli studi…), ma è attraverso le prove che si forgia il nostro carattere. Oggi, sono diversi anni che indosso l’Hijâb, e quando mi guardano di traverso, non ho come risposta che un sorriso… Un sorriso di pace e di quiete… Il sorriso di una donna che ama il suo hijab

Una perla… preziosa!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

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Sono nata musulmana, ma cominciai a sentirmi tale al 100% solo dopo aver messo il mio amato hijab.

Salam u alikum mie carissime sorelle, io mi chiamo Sofia, ho 20 anni. A causa del mio nome ”occidentale” voi penserete che io sia una ragazza europea appena ritornata all’Islam, invece no, io sono marocchina, nata e cresciuta in Marocco in una famiglia musulmana, ma cominciai a sentirmi serva di ALLAH l’Altissimo solo dopo aver cominciato a portare il mio amato hijab.

Adesso sono in fase di preparazione degli esami di maturità e ho fatto la mia tesina su quel simbolo con il quale mi identifico come musulmana, il mio adorato velo, ebbi dei problemi riguardanti la conclusione, non sapevo come terminare la mia trattazione, e la sorella Cinzia Amatullah mi consigliò di raccontare la mia esperienza con il hijab.
Io provengo da una famiglia numerosa, composta da sette figli: quattro femmine e tre maschi. Io sono la penultima di questa lunga lista. La mia è una famiglia atipica, vale a dire che non siamo molto uniti, purtroppo ognuno pensa per sé. Nonostante io abbia 2 fratelli e tre sorelle maggiori, che bene o male sono abbastanza praticanti e sanno di religione, nessuno di loro mi ha spiegato che io doveva indossare il velo e vestire in modo modesto. Certe cose riguardanti l’Islam le conoscevo solo perchè facenti parte della mia cultura araba e musulmana, per esempio il Ramadan, sin da piccola forse all’età di 7 anni cominciai a provare a digiunare metà giornata e cosi via fino ad arrivare a fare l’intera giornata dall’alba al tramonto. Da piccola, mi ricordo che i bambini in Marocco facevano a gara per digiunare, quindi anche io per non sentirmi diversa ci provavo. Infatti quando arrivai in Italia all’età di 11 anni, digiunai tutto il mese di Ramadan, nonostante le critiche dei miei insegnanti cattolici, che ritenevano fosse una cosa assurda e alquanto massacrante.
Anche per la preghiera, né i miei fratelli né i miei genitori mi insegnarono, mi ricordo che un giorno, forse ero dodicenne, avevo qualche problema a scuola e necessitavo di comunicare con ALLAH, ma non sapevo come fare, come supplicarLo ad avere il Suo sostegno  e la Sua misericordia. Sempre lo stesso giorno osservai mia madre che compiva le solite preghiere, una volta che ebbe terminato, e salutò sia a destra che a sinistra, alzò le sue mani verso il cielo e si mise a bisbigliare. Quando terminò gli chiesi: ”Mamma perchè hai alzato le mani e bisbigliavi??Mi rispose: ”Stavo facendo duaa (suppliche) e chiedevo ad ALLAH  di mandarci la Sua misericordia e di proteggere i miei cari e di darci tanta salute”. Da quel momento decisi che non potevo vivere senza una guida, poiché mi sentivo talmente debole da avere bisogno di quella forza suprema e assoluta che mi guidasse sulla retta via e mi proteggesse, e cosìdecisi che dovevo cominciare a pregare e mi rivolsi a mia sorella che fu più che contenta di insegnarmi i riti dell’abluzione, la preghiera in modo corretto, seguendo le giuste posture e recitando i versi adatti.
La stessa cosa per quanto concerne il velo, penso che se fossi rimasta in Marocco, arrivata a una certa età avrei cominciato a coprirmi in modo automatico, come avevano fatto le mie sorelle, solo perchè era consuetudine nella nostra famiglia e nel nostro piccolo mondo.
Anche i miei genitori ci tengono alla nostra amata fede e cercano di metterla in pratica, ma date le loro condizioni culturali e la poca istruzione ricevuta, poiché quando erano bimbi il Marocco si trovava sotto dominio francese e si liberò solo nel 1956, e i francesi non gli permettevano di studiare, non dispongono di buone capacità comunicative per potermi spiegare il vero significato del velo. I miei, al massimo si limitavano ad ammonirmi: non portare quei jeans sono troppo stretti! Quel trucco è troppo pesante! Quella maglietta è troppo corta! Non ti fidanzare! Devi arrivare al matrimonio vergine!…ecc…

Fino a meno di un anno fa, non indossavo il velo. Mostravo il fascino dei miei lunghi, ricci e fluenti capelli. A un tratto, nel 2011 all’incirca cominciai a perdere i miei bellissimi capelli. Inizialmente non riuscivo a capire quale fosse la causa di tale perdita, feci vari esami sanguigni senza alcun risultato. Giorno dopo giorno mi addolorava vedere sulle mie spalle qualche lunghissimo capello senza piu’ vita. Cominciai a farmi delle domande: la mia coscienza mi tormentava e vedevo ciò come una punizione del Divino poiché all’epoca non indossavo il velo. Un giorno, era il 15 di Agosto 2012, era in corso il Ramadan, feci uno strano sogno. Ero abbigliata di un lungo vestito, di cui non mi ricordo esattamente il colore, mi ricordo solo che esso splendeva di un bianco puro. Io mi prostravo per effettuare la preghiera, che ero solita effettuare sin da quando ero bambina, avevo sotto i piedi un tappetino, tipico della preghiera islamica, ma non potevo pregare perchè avevo i capelli scoperti e provavo a coprirli con un foulard, che immediatamente volava via, ne provavo diversi ma nulla. A un tratto vidi passare varie donne, che io conoscevo, quali parenti e amiche, provai a chiedere loro aiuto. Gli chiedevo se potevano prestarmi un foulard per effettuare l’orazione, ma nessuna mi prestava ascolto. Mi svegliai di soprassalto con gli occhi lacrimanti e pensai che Dio mi stesse comunicando che era arrivato il tempo di iniziare ad indossare il velo da Egli prescritto. Il 20 di agosto, giorno in cui Ramadan volgeva al termine, c’era un caldo torrido, e osai uscire di casa col capo coperto con il mio amato velo. Da quando cominciai ad indossare il velo, sento che la mia vita sia cambiata in meglio. Non vivo piu’ la competizione della donna moderna schiava e oppressa dall’aspetto fisico, non ho piu quel bisogno di ricevere incessanti complimenti per il fascino dei miei capelli per sentirmi sicura, perché ora c’e questo pezzo di stoffa a farmi sentire me stessa, a farmi sentire migliore e a proteggermi dagli sguardi lusingati e indiscreti di estranei. Ho sentito la stessa sensazione di uno schiavo al quale si ridona la libertà, e si sente padrone di sé, del proprio corpo.

Questa la mia storia, mie adorate sorelle, che ho deciso di condividere con voi e soprattutto mi rivolgo a quelle sorelle che come me sono nate musulmane da entrambi genitori musulmani e non apprezzano questa immensa fortuna che ALLAH l’Altissimo gli ha donato. Sorelle mie, non importa se noi viviamo in Italia, o in qualsiasi paese dove la maggioranza delle persone non sono musulmane, non abbiate paura di portare il velo a scuola, o al lavoro o di essere derise per strada, o guardate male. Credetemi anche io ero timorosa del giudizio altrui, ma quando cominciai a portare quel pezzo di stoffa, facendolo il mio segno di orgoglio, e la gente poteva leggermi negli occhi quella fierezza per cui lo portavo, quel senso di umiltà che mi differenzia dalla massa di donne poco coperte, nessuno e dico nessuno per ora, che ormai quasi un anno che lo porto, si è mai permesso di lanciarmi occhiate di disprezzo o di criticarmi. Solo ALLAH può giudicarmi e se proprio la gente mi deve dare la sua opinione, voglio che lo faccia riguardo al mio cervello, la mia cultura, la mia educazione, ma non per il mio aspetto fisico. Carissime ricordatevi che se portate il velo obbedite ad ALLAH e potrete avere una bella ricompensa nel Paradiso, e ricordatevi << la bellezza della donna è preziosa come una perla e il velo costituisce la sua conchiglia>>. Non abbiate paure di portare il velo e fatevi coraggio, perchè vorrei che anche voi provaste quella bellissima sensazione che io provo giorno dopo giorno da quando lo porto.
Un abbraccio e buona fortuna che ALLAH ci guidi sulla retta via e ci riservi un posto nel paradiso.
Assalamu alikum, vostra sorella Sofia.

La purezza… un dono inestimabile

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

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Tahira è nata in Italia, ma è di origini arabe, fin da bambina ha sentito le differenze tra lei e le sue compagne; non ne era molto contenta, e ogni giorno tentava di accorciare le “distanze” tra lei e loro, cercava di imitarne di nascosto dalla sua famiglia gli usi e i costumi…

E quando le sue amiche hanno iniziato a mettere il lucido sulle labbra, anche Tahira ne ha comprato uno, e lo nascondeva nel fondo dello zainetto della scuola, e metteva il khol, e scioglieva i suoi capelli lunghissimi e morbidi, senza ascoltare sua mamma che le diceva che ormai signorina doveva indossare l’hijab…

E poiché l’Islam non si può imporre, la mamma di Tahira scoteva il capo mentre osservava quella figlia e faceva du3a, affinché Allah swt le illuminasse la strada…

Tahira aveva 15 anni, e sognava l’amore, lo sognava puro e dolcissimo come solo le giovani della sua età possono sognarlo, e un giorno mentre tornava a piedi da scuola, lungo la strada incrocia lo sguardo di un uomo, ha forse il doppio dei suoi anni, ma le sorride, e Tahira è ingenua, e sogna l’amore, e crede che gli uomini siano tutti buoni, tutti principi azzurri in attesa di principesse da amare; e nonostante gli ammonimenti si ferma a parlargli…

Said sorride, è dolce, e dice parole bellissime, parole che il cuore di Tahira anela di sentire da tempo, Said sorride e giorno dopo giorno, parola dopo parola conquista la fiducia della piccola Tahira, lui le promette amore eterno…

Tahira non sa che se Said avesse sincere intenzioni suo dovere sarebbe star lontano da lei, e recarsi a casa sua, e dire a suo padre, o a suo zio, ad un uomo, insomma, che le sue intenzioni verso Tahira sono buone, sono pure, e che lui teme di Allah swt…

Said tende infine la sua trappola, dice a Tahira: “se tu m’ami, e tu m’ami vero? se tu m’ami raggiungimi e partiamo”

E Tahira lo ama, e quel mattino nello zainetto infila qualche capo di vestiario, invece dei libri, e raggiunge Said, dove lui la attende, ma Said è impaziente e appena vede Tahira arrivare si palesa per ciò che è…

Si getta su Tahira con violenza, e tenta di farle del male, e Tahira tra le lacrime vede il vero volto dell’uomo che credeva di amare, e fugge, fugge più veloce che può, ripetendo: ” Ya Rabbi perdono, perdono, prometto, prometto sarò migliore di ciò che sono stata fino ad oggi, Ya Rabbi, grazie, grazie del segno che mi hai dato oggi”

La storia di Tahira è vera, ho cambiato il suo nome, lei oggi indossa con orgoglio il suo hijab, il velo islamico, copre le sue forme come Allah swt ha comandato, e attende l’amore, quello vero, quello puro, e ora lo sa, passerà dalla sua porta e incrocerà lo sguardo di suo padre per primo, poi il suo…

Coloro che davvero ti amano non useranno le tue fragilità per ferirti ma per ricordare a se stessi dove devono proteggerti.

 Tratto da Tratto dal libro “Da cuore a cuore” a cura della sorella Amal Maria Rosaria Stillante, che Allah la ricompensi.

 

Il mio prezioso… Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu ‘alaykum wa rahmatuliallah care sorelle,

Volevo raccontarvi la mia storia riguardo l’Hijab!
Innanzitutto all’età di tre anni mi trasferii dal Marocco in Italia con la mia famiglia, e all’età di dieci anni indossai per la prima volta il mio Hijab; nonostante fossi abbastanza piccola, sentivo, uscendo di casa, di aver fatto una scelta bellissima indossando questo piccolo indumento che proteggeva la mia femminilità.
Al tempo frequentavo la quinta elementare, e sentivo, appena salita sul bus che tutti gli occhi erano su di me, ma nessuno osava criticarmi per mio abbigliamento islamico.
Arrivata a scuola però le maestre mi chiesero: Come mai lo hai messo? Se i tuoi genitori ti costringono ce lo puoi dire che prendiamo seri provvedimenti… (le solite frasi che ci sentiamo dire anche a vent’anni e passa!)… Purtroppo però con queste continue pressioni finii per cedere ai ricatti delle maestre, dopo averlo portato per un mesetto o due :(
Esse infatti mi dicevano continuamente: Vediamo che ti distrai (visto che non ero abituata a tenerlo me lo sistemavo continuamente)… Magari è a causa dell’Hijab che fai fatica a sentire la lezione… Sei troppo piccola per esser sottoposta a questa tortura (!)… Parliamo noi coi tuoi genitori per farli cambiare opinione…! E tante di queste frasi, a cui una bimba di dieci anni vorrebbe rispondere, senza avere la forza sufficiente per farlo!
Infine chiamarono mio padre a scuola, gli “spiegarono” le loro ragioni (il cui unico obbiettivo era quello di convincerlo a farmelo togliere), cosa inutile visto che mio padre fin dall’inizio aveva detto che la decisione spettava unicamente a me…
Così tutte le pressioni si riversarono su di me, che purtroppo amareggiata e triste fecero in modo che cedessi alle forzature, e dal giorno seguente al colloquio smisi di portare il mio prezioso Hijab!
 Al tempo intuivo che c’era qualcosa che non andava!… Sembrava che quel piccolo Hijab piacesse solo a me e a mia madre (visto che anche lei lo portava, alhamduliLlah!), ma che non piacesse a nessun altro in Italia… Mi chiedevo: Chissà come mai ce l’hanno così tanto con il mio velo?!
Dopo la grande delusione di non esser riuscita a resistere alle pressioni delle insegnanti delle elementari volli riprovare due anni dopo, quando frequentavo già la seconda media. Quell’anno finalmente trovai il coraggio per rimetterlo e riaffrontare il mondo… questa volta più convinta che mai! All’inizio mi sentivo a disagio, ma resistetti alle difficoltà e non lo tolsi più, fino ad oggi, e ne vado fiera… AlhamduliLlah!
All’inizio conoscevo la mia religione (l’Islam) solo tramite la mia famiglia, ma dall’età di tredici/quattordici anni cominciai a frequentare la scuola di arabo tutte le domeniche, iniziai a fare le mie ricerche tramite internet e fu così che trovai preziosi siti islamici, video, forum ecc… che mi aiutarono ad approfondire la conoscenza relativa alla fede. SubhanaLlah più conosco l’Islam e più mi piace ..alhamduliallah ‘ala ni’mata l’islam (alhamduliLlah, ringrazio Allah per il dono dell’Islam!).
Essendo musulmana di nascita ma cresciuta in Italia non riuscivo a vedere il vero valore dell’Islam, questo sicuramente per la brutta propaganda che ne fanno i mass media in questo paese!.. Queste cattive informazioni han fatto sì che la gente comune avesse un cattivo pregiudizio sui musulmani, visto soprattutto che essi non conoscono il vero Islam e non lo hanno mai visto praticato interamente, come sistema di vita che abbraccia tutti gli aspetti del quotidiano.
Volevo dire inoltre che ad oggi non sono ancora riuscita a mettere l’Hijab come desiderei fare (vestendo in maniera più coprente, indossando le gonne, la abaya e il Khimar -il velo che scende coprendo le spalle e il petto-) per il fatto che a lavoro uso i pantaloni e non so se riuscirei a stare con la gonna, ma faccio del mio meglio per uscire coperta e rispettosa della mia amata fede!.. AstaghfiruLlah, chiedo perdono ad Allah, se faccio talvolta qualche errore.
Sento che l’Hijab mi valorizza come persona e mi fa uscire dalla logica della donna-marionetta della società che ci vuole tutte perfette, truccate e pronte a sedurre il passante di turno! Quando esco di casa sono felice di compiacere Allah ‘azza wa jalla -Gloria a Lui l’Altissimo!- e non lo sguardo degli uomini e inizio così a sentirmi soddisfatta e felice. Talvolta è dura, lo ammetto, ma ne vale la pena. <3
In sha Llah vorrei tornare in Marocco quest’estate… definitivamente. Ho in mente molti progetti, come ad esempio quello di indossare correttamente l’Hijab al 100%, quello di studiare arabo e tajweeed del Qur’an (le regole per la corretta lettura)… Allahumma yassir kulla umurina, oh Allah facilitaci in tutte le nostre faccende!
uhibbukum fi allah
ukhtukum Rachida

Sognando l’Hijab!!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Voglio essere come loro!!

il Hijab… Ho da sempre amato questo affascinante accessorio dell’abbigliamento della donna musulmana: il Hijab. Sin da quando ero bambina guardavo mia madre uscire sempre coperta con un ampio giaccone lungo fin sotto le ginocchia e con questo Hijab che svettava come una bandiera sulla sua testa: era la donna più forte e coraggiosa che avessi mai visto! E’ così che presa dai miei sogni ad occhi aperti cominciavo ad immaginare di esser diventata una bella ragazza coi capelli lunghi lunghi che in qualche modo doveva nasconderli alla vista delle persone “appiccicaticcie” :) dunque talvolta immaginavo di portare un cappello sotto cui facevo stare tutti i cappelli, altre volte pensavo a qualche strana acconciatura che me li tenesse nascosti e cosi’ via… e’ bellissimo essere delle preziose e irraggiungibili principesse!! :)
Cosi’ crebbi piano piano guardando quella che era per me la donna piu’ bella di questo mondo: mia madre… ella mi lasciava pettinare i suoi capelli, me li faceva sistemare e talvolta anche… tagliare! (si vede che mi voleva incoraggiare a diventare una brava parrucchiera!
Quando mi avvicinai all’eta’ della puberta’ cominciai a riceve alcune “lusinghe” (per me non erano affatto tali!): Ma che bella bambina!… Lo sai che fai bene  a non mettere il velo come tua mamma? Hai dei bellissimi capelli!
Queste frasi invece di sortire l’effetto desiderato dagli ammiratori producevano in me l’effetto contrario… cosi’ li guardavo di traverso e fra me e me dicevo: Non avete affatto indovinato! Io il mio Hijab lo portero’ eccome! In sha’a Llah!… e cosi’ dall’eta’ dei nove anni iniziai a chiedere a mia madre il permesso di portare come lei il copricapo islamico.
All’eta’ di undici anni ebbi il tanto agognato permesso, e così fiera del mio bellissimo Hijab entrai in prima media! I miei compagni si chiedevano cosa avessi in testa, allora il professore disse loro di non disturbarmi perchè erano i miei genitori a volere che portassi il velo!! Invece io dissi loro che questa era la mia scelta e che non potevo far vedere  miei capelli a nessuno! :) Un bambino insolente disse che sicuramente io dovevo essre calva, ma che per nasconderlo portavo l’Hijab!! Allora una delle mie compagne che aveva visto un po’ di capelli disse: E invece i capelli ce li ha, eccome! E sono sicuramente più belli dei tuoi!!
Così fu che portai il mio amato Hijab dalla prima media… ma crescendo sentivo che cresceva in me la necessità di essere ancora più coperta e così dai pantloni iniziai a portare le gonne e anzichè le giacche corte cominciavo a preferire quelle lunghe… un questione di pudore innato mi diceva che questa era la scelta giusta!
Quando all’età di diciassette anni mi recai per la prima volta in Arabia Saudita ebbi la possibilità di indossare il Burqa che si lega sopra all’Hijab nascondendo gli occhi, sotto al quale portavo la Abaya che mio zio si era fatto premura di regalarmi. Era una sensazione bellissima quella di avere il volto coperto! Mi sentivo molto più libera di parlare senza poter esser guardata per la mia fattezza fisica, inoltre questa copertura faceva sì che mi sentissi molto più protetta e custodita! Allahu Akbar!
Ovviamente mi innamorai di questo nuovo modo di portare l’Hijab, ma mio padre mi chiese di toglierlo una volta tornati in Italia… Cos’avrebbe detto la gente vedendomi così? E i professori? E i compagni?… Purtroppo fu il pensiero di dover affrontare la gente a farmi desistere dal tenere il mio nuovo abbigliamento (sicuramente più raccomandabile dal punto di vista islamico rispetto a quello che portavo in precedenza)! Ma i sogni non si possono spegnere con così tanta facilità, alhamduliLlah!…
E’ così che arrivò il giorno in cui, dopo aver terminato i miei studi ed ottenuto la mia laurea in Culture e Tecniche del Costume e della Moda, feci un bellissimo viaggo nello Yemen ed lì incontrai delle mie coetanee col Niqab e l’Isdal (l’Isdal è la copertura che parte sin dalla testa e cade morbida sulle spalle nascondendo anche la forma di queste ultime) e mi chiedvo curiosamente come fosse fatto l’abito portato da loro!
Sì, perchè avevo tentato invano di produrre un Isdal mio (mi annodavo in testa un secondo Hijab cercando di farlo cadere in maniera morbida ma non sortiva lo stesso effetto subhanaLlah, tanto che mio padre mi disse che sembrava avessi una tenda legata sulla testa!! :)
Così quando incontrai queste nuove amiche chiesi con franchezza: scusate, mi potete insegnare a portare il Niqab come voi? (lo mettevano che era bellissimo: la parte che copriva gli occhi era leggermente inamidata e staccata dagli occhi in maniera che esse vedessero mentre non potessero esser viste, e la seconda parte si poteva comodamente abbassare in caso di necessità per mostrare il volto)!
Fu così che dopo che ebbi comprato il Niqab dello stesso modello esse iniziarono con tanta pazienza ad aiutarmi a portarlo (si perchè talvota lo mettevo storto, talvolta mi cadeva, altre volte scivolava.. sembrava che il mio fosse l’unico Niqab così ribelle!! :))
Decisi che per non toglierlo non sarei più tornata in Italia… me ne sarei potuta tranquillamente stare nello Yemen o in Arabia Saudita o in qualsiasi paese islamico in cui si era decisamente più liberi di indossare quello che si voleva rispetto all’Europa (che vende tanto fumo ma niente arrosto! Basta vedere di cosa partiscono le nostre sorelle in Francia, Belgio, Danimarca.. e anche Italia, Spagna e Germania dove spesso fan fatica a trovare un lavoro adeguato per via del loro abbigliamento!).
Ma dovetti ben presto modificare i miei piani… ecco la telefonata di mia madre: Bushra il tuo permesso di soggiorno sta per scadere, devi assolutamente tornare in Italia!!. Così pensai al mio amato nuovo Hijab e iniziai a riflettere a proposito dei tanto sbandierati diritti dell’uomo e della cruda realtà che ci attendeva come Musulmani in Europa… ma poi ricordai la cara Aysha, la coraggiosa Hanady e la forte Khadija… tutte mie care sorelle italiane che nonostante le difficoltà avevano portato e tenuto prima di me il Niqab in Italia!
Già… la nostra religione ci insegna a non temere se non Allah unico, e a mostrare timore ed obbedienza unicamente a Lui! Se Allah mi ha concesso di portare qulalcosa per Lui ebbene mi aiuterà ad esprimermi a riguardo e a far capire (a chi cerca di capire) la mia scelta! Così decisi di non mollare e di tornare vestita nel modo da me amato, col vestito che dunque rispecchiava i miei principi e il mio tanto amato credo!
Ual-hamdu-liLlahi Rabbi-l-àalamin! La lode appartiene ad Allah il Signore dei mondi!

Il mio bellissimo Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalam alaykum wa rahmatu Lahi wa barakatuhu,

questa è la sorella hasna una ragazza di 16 anni, scrivo per raccontarvi un po’ della storia del mio hijabkiki.
Tutto è cominciato da quando  con mio padre e la mia famiglia ci siamo trasferiti in italia; allora avevo 5 anni e a quel tempo e non sapevo dove fossi e che cosa fossimo venuti a fare qua.
Compiuti i 6 anni entrai a scuola: non sapevo parlare la lingua italiana e non sapevo cosa dire, nemmeno quando mi chiedevano come ti chiami non sapevo come rispondere e guardavo solo… il mondo in cui mi ero trasferita era completamente diverso dal mondo in cui sono nata, un mondo di culture diverse e abbigliamenti diversi.
Ebbene cominciai pian piano ad adattarmi a questo nuovo paese ed alle persone, cominciai a parlare, a vestirmi come loro, a pettinarmi come loro, ha parlare come loro.
Quando ebbi compiuto gli 11 anni iniziai a frequentare le scuola medie, e da li cominciai a crescere  e a rendermi conto che anche se mi fossi vestita come loro non sarei mai stata uguale, perchè sapevo di provenire da un molto lontano e da una cultura diversa.
In terza media mi aspettavano gli esami e a ognuno di noi venne chiesto di portare un percorso, allora al banco mi misi a riflettere su quale mappa portare, poi andai a casa e iniziai a guardare dei libri… ad un tratto decisi di portare come programma il MIO PAESE ,il mio luogo d’origine, che rappresenta la mia provenienza, il mondo dove sono nata, per mostrare a tutti qual’è è la differenza tra un paese di origine musulmana e uno di origne cattolica.
La mia profesoressa rimase stupita, stupefatta di ciò che raccontai loro.

Pian piano, col passare dei mesi, la mia sorella maggiore Nadia, aveva deciso da un giorno all’altro di mettersi il hijab! Provai molta invidia e allo stesso tempo mi chiedevo se non avesse vergogna di ciò che la gente avrebbe potuto pensare di lei e del suo abbigliamento.

Tutti i sabati mia sorella andava al Masjid, dove si incotrava con un gruppo di ragazze musulmane: li parlavano di fede e di cose che riguardano solo la nostra religone.
Un giorno Nadia mi disse di andare con lei, per vedere ciò che lei voleva che io vedessi. Entrai al Masjid e dissi “assalamu alaykum ragazze”, loro gentilemente con sorriso mi risposero: “Wa alaykum assalam wa rahmatu Llah wa tabarakatuhu… Passai quel pomeriggio con loro e non dissi una parola, ascoltavo solo ciò che dicevano.
Pian piano la voglia di andare con Nadia si affievoliva sempre di più, cominciavo a vergognarmi per come mi vedevo, dato che non portavo il hijab.
Così dopo qualche mese dopo essere entrata nella scuola superiore, cominciò a venire a casa mia un ragazza musulmana di nome Sokaina, l’amica di mia sorella; eravamo come due sorelle e quando non avevamo niente da fare parlavo di fede e lei mi spiegava, assieme a mia sorella, tutto ciò che era da spiegare punto per punto, e così ogni volta che Sokaina veniva a casa nostra la pregavo di informarmi di altre cose che non sapevo.

Arrivata l’estate e il grande caldo Sokaina veniva spesso da noi a casa e stavamo tutto il giorno assieme, a chiaccherare e divertirci. Un giorno venne con un abito belissimo e le chiesi: “Ma non hai caldo tesoro?”. Lei rispose dicendo non c’è caldo peggiore di quello dell’inferno, così andai in camera e cominciai a riflettere riflettere… fu così che mi promisi che anch’io uno di questi giorni sarei uscita con il Hijab per provare l’emozione che provavano loro.

Un giorno mia sorella maggiore mi disse: “Dai Hasna, vieni con al supermarcato… torneremo in fretta! Avevo i capelli disordinati e non potevo di certo uscire in quella maniera, così mi son detta: “Dai proviamo a mettere il Hijab e come va va”! Camminavo per strada, mi vergognavo quando una persona mi guardava abbassavo lo sguardo: mi vergognavo e il mio cuore batteva forte; si trattava per me di un esame che pensai di non aver mai potuto superare.. in quel momento feci due respiri e continuai per la mia strada. Ma arrivata a casa non avevo voglia di togliermi il Hijab: mi guardavo allo specchio e mi dicevo “Ma guarda come sono bella così!!”.

Arrivato Ramadan ogni volta con mia sorella guardavamo video sull’Islam, su come sarebbe stato il Giorno del Giudizio, poi andavo al Masjid coi miei genitori tutti i giorni e vedevo quell’affascinante spettacolo di donne riunite a pregare e a chiedere perdono ad Allah. Un giorno svegliandomi la mattina, sentii la forte volontà di voler indossare l’Hijab, sì l’avrei fatto ad ogni costo, nessuno avrebbe potuto probirmelo, se non Allah l’Onnipotente!
La mia decisione era chiara così da quel giorno inziai a pregare e pregare Dio di darmi di nuovo il coraggio di frequentare la seconda superiore col mio Hijab, qualsiasi cosa avressero detto i Prof e i compagni… avrei risposto ad ogni domanda e curiosità.

AlhamduliLlah adesso sento un grande coraggio nel cuore, esco per mostrare alla gente che non sono più la persona che conoscevano, ora sono un’altra! Adesso la voglia di continuare questo cammino mi emoziona sempre di più alhamduliLlah e mi pento di quei 14 anni che ho sprecato, ma adesso dirò “AlamduliLlah ala kulli hal” (ad Allah va il ringraziamento in ogni circostanza e in ogni stato),

jazakum Llahu khayranheart,

Wa alaykum assalam wa rahmatu Llahi  wa barakatuhu.

Ukhtukum Hasna

Perché sono musulmana…

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

muslima

Riportiamo la testimonianza della nostra cara sorella, comparso col titolo

Una vita diversa dalla vostra?

su Kelebek Blog http://kelebeklerblog.com/2012/06/22/una-vita-diversa-dalla-vostra/

Mi chiamo Muslimah per i miei fratelli e sorelle nell’Islam;
vivo nella terra delle contraddizioni, dove la “malanova” (1) non è un personaggio di fantasia nato dalla penna di qualche scrittore, ma un essere umano, una donna, realmente esistita, che ha dovuto cambiare tutta la sua vita rinunciando ai propri affetti per poter continuare a vivere, o meglio sopravvivere;

Risale a sei anni fa il mio ritorno all’Islam, in questa terra dove il diverso non ha mai fatto paura, prima di quell’undici settembre, (2) in questa terra dove le radici riaffiorano aprendo i cassetti delle nonne, che ancora conservano “l’hijab” con il quale uscivano di casa per andare a messa, e negli stretti vicoli, le anziane signore ancora salutano dicendoti “vai in pace figlia mia”.

Ho affondato le mie radici in questa terra 32 anni fa, e nonostante le sue mille contraddizioni l’ho sempre amata, e continuerò ad amarla… sempre.

Tre fratelli, due amiche cristiane e un padre testardo,”che non ha mai accettato il mio ritorno all’Islam” e che viene continuamente provocato dalla gente per le amicizie della figlia con gente straniera… e che molto probabilmente se venisse a sapere di tutta questa storia mi butterebbe fuori casa ! …

questo è tutto quello che rimane dei miei affetti;
Si … questo e nient’altro;

Questo e nient’altro perché quel metro di stoffa che ho deciso di portare in testa, “l’hijab“, ha completamente cambiato la mia vita (3), in questa terra dove le croci d’oro possono essere tranquillamente esposte tra i seni, ben in vista, ma non ci si può permettere di coprirsi il capo (perché è un lusso riservato solo alle suore e alle madonne) e non ci si può permettere di testimoniare apertamente che Dio è uno solo, perché a prescindere da ciò che dici, se sei musulmana, detto da te è peccato; anche il solo ascoltarti!

Straniera nella mia nazione, e circondata da altri stranieri che come me, (4) hanno conosciuto prima l’anarchia e poi la democrazia, (5) “e analizzando i limiti di Tocqueville” , hanno trovato infine solo nell’Islam i valori che stavano rincorrendo da sempre e nei quali hanno da sempre creduto fermamente, cioè che Dio è uno solo e non ha mai fatto preferenze per nessuno, e questo anche quando l’Islam gli era sconosciuto…, e nonostante questo, non hanno mai smesso di rispettare le leggi del proprio stato.

Straniera … e costretta a vivere dietro un monitor, circondata da altri “Alias” che come me hanno sempre rincorso “il sogno” di una vita che viene definita da questa società come “utopica”; il sogno, di poter “convivere” insieme, senza l’obbligo di doversi necessariamente “integrare”; il sogno, di una vita nella quale nessun uomo prevale su un altro uomo… e si riesce a vivere nel rispetto reciproco che Dio … God… Dieu … Allah… ci ha imposto nella più antica delle leggi che nessun uomo è riuscito mai a cambiare …

Ho attraversato il mare, per vedere con i miei occhi, la terra dalla quale fuggono milioni di
persone in cerca di una vita migliore; ed ho camminato tra palazzi altissimi che si alternavano a baracche dove i tetti sembravano schiacciarsi sotto il peso delle parabole, che non hanno risparmiato neanche quest’angolo di mondo, dove i bambini giocano e si rincorrono sulla terra umida, e inseguono un pallone che ancora non è né virtuale né telecomandato, ed ho rivisto nei loro occhi e nei loro sorrisi, la felicità di un’innocenza che nel mio occidente non ritrovo più. ( … riferimento al libro “Bambini Psicoprogrammati” di A. Randazzo, casa editrice Il Leone Verde) (6)

Ho visto il ricco troppo ricco, e il povero troppo povero, ed ho pregato dietro donne che indossavano calzini talmente consumati, che la stoffa no ne ricopriva più, neanche mezza pianta, di quei piedi troppo logorati dalla fatica, e quell’immagine davanti ai miei occhi pesava sul mio cuore più di un macigno…;

Un macigno che ad ogni sujud (prostrazione) quasi mi impediva di rialzarmi, per la vergogna e la costernazione che provavo, quando quell’immagine si ripresentava davanti ai miei occhi;

Sono tornata in Italia con il cuore soffocato da mille pensieri e con un bisogno incontrollabile di raccontare ciò che avevano visto i miei occhi, ma al controllo bagagli un tesserino della polizia piazzatomi davanti la faccia ha interrotto ogni mia emozione e ogni entusiasmo, e senza neanche capire il perché, mi ritrovo qui adesso a raccontare, non più le emozioni di un viaggio lontano, durato troppo poco, ma il racconto di una ragazza normalissima, che dall’oggi al domani si è ritrovata sulle spalle un accusa di terrorismo islamico, il cui gravissimo reato si configura all’art. 270 quinquies del codice penale, e che si è fatta promettere dalla polizia che il suo nome non verrà sbattuto sui giornali, non per la vergogna di essere musulmana “anzi al contrario ne sono orgogliosa” ma per il solo timore di ferire un padre troppo vecchio, che non potrebbe mai capire il perché di tutto questo … e sinceramente ancora non l’ho capito neanche io!

Una vita semplice, un lavoretto da badante che mi permette di guadagnare 300 € al mese, con il quali mi mantengo gli studi universitari da quando mia madre è morta; Un padre anziano, che ha un costante bisogno di attenzioni, e un pc che mi permette di mantenermi in contatto con le mie sorelle nell’Islam, per poter scambiare con loro impressioni e opinioni sull’Islam… questo è tutto quel che possiedo …

Sono entrati in camera mia, e filmando con una piccola telecamera quell’angolo di paradiso di 2 metri per 3, mentre effettuavano la perquisizione …

mi hanno portato via, parte della muffa che affiorava dalle pareti “che gli è rimasta attaccata sui giubbotti” e insieme a quella, mi hanno portato via anche il mio inseparabile computer, la pendrive e i cd … e infine i libri di chimica che erano salvati nel pc e che mi sarebbero serviti per poter sostenere l’esame di giugno, e che molto probabilmente non sosterrò mai più perché adesso, con quelle 300 € mensili dovrò pagarmi le spese dell’avvocato, per una causa che probabilmente durerà anni…

La mia unica colpa !? … un ex ragazzo coinvolto in un’ indagine per terrorismo islamico, dal quale sono scappata via perché non sopportavo più il modo in cui mi trattava e perché assolutamente non potevo accettare il modo con il quale si rapportava con la gente; poiché era diventato troppo ostile verso tutti “compresi gli stessi musulmani” e i rapporti tra noi si erano deteriorati a tal punto che oltre alla completa rottura delle frequentazioni; quando parlavo del tempo passato insieme a lui con le mie amiche, facevo riferimento a quegli anni chiamandoli “i 4 anni di inferno”…

Ripenso a quei momenti, come se fossero la scena di un film, … mi fanno leggere un foglio indicandomi la parte in cui veniva riportato “POICHE … sussiste la possibilità che la signora… detenga nei supporti informatici o sulla stessa persona materiale inerente attività di terrorismo, quali manuali per costruire ordigni e libri per l’addestramento al jihad e altre attività terroristiche…si procede alla perquisizione ecc ecc … ;

Alla vista di quelle accuse ho sgranato gli occhi esclamando:

“ma per carità … ma non esiste proprio…… ma prendetevi tutto quello che vi serve, non ho assolutamente nulla da nascondere.. computer, pendrive, cellulare, macchina fotografica, valigie…non voglio niente .. e in ultimo gli ho fornito spontaneamente anche i dati del mio account di posta elettronica per potervi accedere liberamente direttamente dal server” … e a quella mia reazione forse loro erano più sgomenti di me … ;

e oggi, a distanza di pochi giorni leggo su internet, nel sito del Senato della chiusura dei blog (7) nei quali aiutavo la sorella Aicha Farina a pubblicare i libricini per bambini con le favole, e i racconti sul Ramadan, Hajj e le storie dei profeti… e vi prego qualcuno mi spieghi cosa sta succedendo, perché se vengo a sapere tramite un articolo pubblicato su internet dalla polizia, (8) che la stessa pensa di me, che sono più pericolosa delle mie sorelle che sono nate musulmane allora c’è seriamente qualcosa che non va ed ho paura!

L’avvocato d’ufficio che mi è stato assegnato al momento del fermo (una donna gentilissima e comprensiva) continua a dirmi che devo stare tranquilla e che non mi devo preoccupare di nulla.. ma io non so più cosa vuol dire dormire la notte… e quando guardo mio padre negli occhi, mi pervade un senso di angoscia che non riesco a controllare…;

Perché io appartengo ad una generazione che è cresciuta su internet … che è stata abituata a indagare sulle notizie e a verificarne la fonte… ; mentre lui è cresciuto davanti ad una tv che va avanti a senso unico… e nella quale non fanno altro che mandare messaggi islamofobi (dai dibattiti ai telefilm che parlano continuamente di terrorismo islamico e mostrano uomini con i turbanti e la barba lunga che fanno sempre la parte dei cattivi… ) quindi sono certa che non sarebbe mai in grado di capire che sua figlia è la stessa di sempre… così come non sono stati in grado di capirlo i miei fratelli di sangue, che appena appresa la notizia dell’avviso di garanzia hanno cominciato a guardarmi con sospetto … rendendo la propria sorella non solo estranea in patria ma anche estranea in casa propria.

Ricordo che una delle prime cose belle che ho appreso dell’Islam, è stato il senso di fratellanza (e per intenderci cito il Prof. Riccomini il quale durante una conferenza dal titolo “Islam mille anni di Arte” (9) (il cui video (10) è reperibile su internet da Arcoiris Tv), disse più o meno quanto segue: “I musulmani sono tutti riuniti insieme in un unica comunità che chiamano “Umma” la cui parola deriva dalla radice “Umm” cioè “Mamma”, come se fossero tutti figli di un unica madre… e non a caso sono l’unico popolo che a fronte di un conflitto che colpisce i propri fratelli e sorelle nei loro paesi musulmani, scendono tutti in piazza a manifestare e protestare, per l’ingiustizia subita, in ogni parte del mondo, anche se il conflitto è ben lontano da loro e dalle loro case…

E queste parole si fanno ancora più pesanti quando mi rendo conto che a non accettarmi “non è solo la mia società occidentale” ma anche i miei stessi fratelli di sangue “per quale colpa? … per aver scelto l’Islam !”…

e la responsabilità di tutto questo non è nell’Islam …

ma nell’accanimento mediatico che si continua a perpetrare “contro” l’Islam! …

Ho letto tempo fa su internet, l’affermazione di uno studioso tedesco musulmano, che quando gli venne chiesto a proposito del terrorismo e l’Islam; Rispose:

Chi ha iniziato la prima guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha iniziato la seconda guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha ucciso circa 20 milioni di aborigeni in Australia? I Musulmani? Chi ha inviato le bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 100 milioni di Indiani del Nord America? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 50 milioni di indiani in Sud America? I Musulmani? Chi ha preso circa 180 milioni di africani come schiavi per poi gettarne l’88% di loro in pieno Oceano Atlantico? I Musulmani? No, non erano i Musulmani! Quindi … prima di tutto, è necessario definire correttamente il terrorismo … perché non è possibile che se un NON-musulmano commette qualcosa di sbagliato .. allora è un REATO. Ma se lo stesso reato lo commette un Musulmano … allora è un TERRORISTA … ;quindi prima di tutto è necessario rimuovere questo doppio standard … così forse possiamo davvero cominciare a dialogare serenamente!

Non sono in grado di sapere cosa c’è nel cuore e nella mente delle persone che invitano il prossimo a compiere stragi e atti terroristici in nome di un Dio che non gliene ha data nessuna autorità , ma posso affermare che quella gente causa un danno enorme sia all’Islam che agli stessi musulmani…oltre che al mondo intero… ; quindi non mi rappresenta!

E se dovete necessariamente considerarmi una terrorista; allora questo prendetelo come il mio jihad;

il jihad di una parola di verità per far chiarezza in questa valanga di menzogne fatte di ipotetici profili psicologici che non ci identificano affatto, e credo che in queste poche righe ho racchiuso il pensiero di molte delle mie sorelle musulmane ” italiane “ … che come me, sono certa si sentono ferite da questo accanimento mediatico; e a questo punto, se davvero ci considerate tutte delle probabili aspiranti terroriste, per la sola colpa di voler scoprire la storia della nostra Ummah, o capire il perché di tutti i massacri che stanno avvenendo in tutto il mondo, allora siamo qui a vostra disposizione, arrestateci tutte!

Note

(1) – Libro scritto da Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica,che ha raccontato nel romanzo “Malanova”, edito da Sperling & Kupfer, la storia di una ragazzina calabrese di 13 anni, violentata dal branco; La sua unica colpa è stata quella di ribellarsi all’omertà , e da quel giorno la sua vita è diventata un incubo. http://www.metropolisweb.it/Rubriche/Libri/malanova_ultimo_libro_cristina_zagaria.aspx

(2) – Dieci anni sono passati da quell’11 settembre che ha cambiato la storia del mondo, avviando la guerra infinita contro il terrorismo internazionale. I dubbi su quella vicenda si sono ingigantiti, diventando certezze. Non 19 terroristi, da soli, hanno attaccato l’America, bensì un pugno di terroristi “di stato” (occidentali e amici dell’occidente) con passaporti americani, israeliani, pakistani, sauditi. Osama bin Laden non è mai stato incriminato, sebbene, in suo nome, siano state combattute due guerre (contro l’Afghanistan e contro l’Iraq) che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti civili e che non sono ancora terminate.

Guantánamo è rimasta in funzione nonostante le promesse di Obama. Nessun processo contro nessun presunto colpevole è stato celebrato in questi dieci anni. Non ci sono prove che Osama bin Laden sia stato l’organizzatore dell’attentato; le due torri gemelle non sono state abbattute dall’impatto degli aerei e dai susseguenti incendi; nelle due torri gemelle ci sono state decine di esplosioni, antecedenti e successive all’impatto degli aerei; tre torri e non due caddero quel giorno, tutte e tre in caduta libera, in violazione di tutte le leggi della fisica; nessuno dei quattro equipaggi degli aerei dirottati innestò il codice 7500, cosa inspiegabile; il pilota presunto del volo AA77, che colpì il Pentagono, non poteva effettuare la manovra che viene descritta nella spiegazione ufficiale; il vice presidente degli USA, Dick Cheney si trovava nel bunker di comando ben prima che AA77 colpisse il Pentagono, mentre egli affermò il contrario. Gran parte dei “risultati” della Commissione ufficiale d’inchiesta (contenuti nel “9/11 Commission Report”) sono completamente inutilizzabili di fronte a qualunque tribunale perché ottenuti con l’uso sistematico della tortura contro i prigionieri. Nessuno dei torturatori è stato incriminato. Tutte le regole democratiche sono state violate, sia dentro che fuori degli Stati Uniti. L’Europa intera è divenuta complice ospitando prigioni segrete, permettendo l’atterraggio illegale di aerei con prigionieri a bordo nei propri aeroporti. Polonia, Romania, Lituania, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo sono stati direttamente coinvolti in queste operazioni criminali. Il segreto di Stato ha coperto la verità : che l’Europa e i suoi servizi segreti sono stati e sono agli ordini dell’Impero americano. Ultima perla: due dei terroristi, che sarebbero stati a bordo del volo AA77, al-Anjour e al-Mihdhar, vissero gli ultimi dieci mesi prima dell’11/9 in casa di un agente dell’FBI , a San Diego, California, e furono finanziati da un altro doppio agente dell’FBI e dell’Arabia Saudita. Erano protetti da un servizio segreto americano, entrarono negli Stati Uniti con un visto multiplo, concesso loro da un altro servizio segreto americano. Parlare di “errori”, o di “incompetenza” è ormai impossibile. Si deve parlare di connivenza e di partecipazione attiva. Ma se aspettiamo che Barack Obama ci dica la verità , aspetteremo invano. Lui ha assunto le vesti del vendicatore uccidendo per l’ennesima volta, il già defunto Osama bin Laden e seppellendolo in mare. Credere a questa storia e credere agli asini che volano è la stessa, identica cosa. (Inchiesta di Giulietto Chiesa) http://www.zerofilm.info/Contenuti/Articolo.aspx?IDContenuto=479

(3) – … i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia, i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto… http://storiedalloccidente.wordpress.com/2012/05/19/il-mio-amato-hijab/

(4) – Per lottare contro le discriminazioni Silvia Layla Olivetti ha fondato un movimento per la tutela dei diritti dei musulmani. Riceve telefonate minatorie e aggressioni verbali. Non ama il termine convertita, preferisce: “ritornata all’Islam”, da italiana si sente sospesa, un po’ apolide e un po’ cittadina: “Culturalmente le migranti maghrebine hanno più libertà di me. Nessuno si meraviglia se un’araba porta il velo ma se lo indosso io vengo guardata con sospetto. Il contesto sociale in cui vivo non mi permette di essere pienamente me stessa. Provo una condizione di anomia, non sono più com’ero ma non sono ancora come vorrei essere. Mi sento straniera in patria. Cerco di integrare i due aspetti, è un lavoro faticoso che comporta un continuo processo di sottrazione, sia come italiana che come musulmana>>.http://www.noidonne.org/barcamp.php?ID=00010

(5) – La dittatura della maggioranza è quel concetto politico che esprimerebbe, secondo il suo primo teorizzatore Tocqueville, il limite della democrazia moderna. Infatti laddove c’è un sistema democratico, la maggioranza “decide” e non tiene in considerazione la visione espressa dalla minoranza che può invece essere autorevole o talvolta più adeguata ad un determinato contesto.

(6) – Il problema è assai complesso, e dire ” la Tv fa male al bambino, limitiamola a due ore al giorno” equivale a non averne capito la portata. Non è soltanto per quanto tempo il bambino guarda la Tv , ma cosa guarda e “come” guarda.

Mentre durante la lettura il bambino è attivo, può elaborare mentalmente le immagini che il libro evoca, e può scegliere fra un panorama ampio e diversificato di temi, la tv esercita un effetto ipnotico sul cervello. La lettura, anche se viene fatta in solitudine, è creativa e stimola l’immaginazione, mentre lo schermo televisivo paralizza e blocca la creatività …. Il bambino che guarda lo schermo televisivo per alcune ore al giorno, riduce l’attività motoria e cognitiva. E’ indotto ad alterare la propria percezione della realtà , in quanto egli non è ancora capace di considerare i programmi televisivi come pura finzione. La realtà virtuale dello schermo è per lui una pericolosa intrusione, da cui non sa difendersi. Come osserva lo scrittore Guido Ceronetti, “chi accende la televisione spegne il bambino”. Recensione : (http://www.disinformazione.it/bambini_psicoprogrammati.htm) Anteprima del libro : ( http://books.google.it/books?id=Txbe8QFRXfoC&pg=PA10&dq=bambini+psico+programmati+casa+editrice+leone+verde&hl=it&sa=X&ei=A1HHT_uGKIjm4QTC7JHlDg&ved=0CFUQ6AEwAg#v=onepage&q&f=false )

(7) – Dal PD e dai Radicali è stato lanciato l’ennesimo allarme, attraverso un interrogazione parlamentare: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=658647 -

«La lotta al terrorismo non ci deve far calpestare i diritti civili: adesso gli inquirenti facciano chiarezza, perché non è chiaro se ci siano in effetti contenuti illegali su quei siti», dice Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e noto per le proprie battaglie sui diritti degli utenti. «La faccenda è molto strana: quei siti non hanno nemmeno le caratteristiche tipiche di covi terroristici. Hanno nomi e cognomi dei curatori, sono in italiano, messi su normali piattaforme; mica sono su server crittografati del Bahrein, per intenderci».

(8) – Citazione :

“La convertita aveva creato anche un blog, in italiano, significativamente intitolato Il Mujahidino – dedicato alla Ummah di domani: per tutte le bambine e i bambini musulmani.

In realtà , il blog era dedicato più che ai bambini ai loro genitori, in particolare alle madri, alla scopo di fornire loro esempi di indottrinamento religioso radicale. -” http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699

(9) – Riccomini è in video e spiega l’arte dell’Islam
12 febbraio 2002 — pagina 8 sezione: BOLOGNA

REGISTRATA nel ’91, alla Multisala di via dello Scalo, quando ancora il tema non era una ‘emergenza’ , la conferenza-lezione su ‘Islam. Mille anni di arte’ di Eugenio Riccomini è ora un video, prodotto da Eidostudio. A presentarlo, oggi alle 18 alla Feltrinelli International (via Zamboni 7/b) ci saranno lo stesso Riccomini e Giulio Soravia, docente dell’ Ateneo bolognese ed esperto di cultura islamica. ‘Già allora mi ero accorto di una lacuna molto grande – spiega il professore – sulla conoscenza dell’ arte islamica. Non se ne sapeva nulla anche se, in pratica, è la prosecuzione dell’ arte antica. Gli arabi mussulmani, usciti dal deserto, si sono trovati davanti a due colossi dell’ arte: il mondo Bizantino già erede del classicismo romano ed ellenico e l’ arte Persiana, di antichissima storia. In poco tempo hanno conquistato sia la Persia che parte del regno bizantino, trovandosi a disposizione architetti, scultori, mosaicisti di provata esperienza, tanto da riuscire a dare vita a modelli artistici importantissimi’ . La presentazione parte quindi dalle immagini più antiche, dell’ arte persiana, greca e romana per arrivare alla realtà dell’ Islam ottomano. (p. n.)

(10) – http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=887

Storia di un “pericoloso” proselitismo a scuola 2

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

mybeauty

Alle superiori ero l’unica ragazza a portare l’Hijab a scuola; nel mio istituto ero anche l’unica musulmana. Quando arrivai al terzo anno, alhamduliLlah, Allah l’Altissimo mi fece un bellissimo dono: si iscrissero altre tre ragazze musulmane e iniziarono a frequantare la prima!

Erano ragazze senza hijab ma ero talmente contenta di aver conosciuto delle musulmane a scuola che appena sentii che parlavano tra loro in arabo mi autopresentai senza mezze parole e iniziammo a conoscerci e a parlare. Parlavamo di tutto, del più e del meno… e sicuramente parlavamo della nostra fede, del vestiario che potevamo disegnare per le musulmane, dell’hijab, della salat… tutto questo nell’intervallo e nelle pause pranzo.

Non ci vedevo nulla di male in questo; è normale che ragazze che condividono la stessa fede e gli stessi principi passino più tempo assieme e abbiano più interessi da condividere. Ma non erano della mia stessa idea le mie professoresse; infatti, quando le mie amiche indossarono il Hijab (alhamduliLlah!) la prof. di religione venne da me e mi disse: “Bushra sei te che hai detto a Fatiha di mettere l’Hijab?”. E io: “No, penso anzi che sia una sua decisione!”.

Tra le insegnanti girava voce che la presenza di una ragazza coll’Hijab a scuola avesse incoraggiato quelle che non lo portavano a portarlo e questo rappresentva una grande fonte di preoccupazione per gli insegnanti. (!)

Nonostante questi accenni e allusioni io, Fatiha, Asma e Halima continuammo a frequentarci a scuola, a vederci qualche volta le sere di Ramadan al Masjid, e ad essere grandi amiche alhamduliLlah! Quanti sono i doni di cui dobbiamo ringraziare Allah l’Altissimo alhamduliLlah. Allahu ‘Akbar ua liLlahi al-hamd!