BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
![Ogni religione e' caratterizzata da un comportamento [prevalente]; l'atteggiamento [più in risalto] dell'Islam è [quello caratterizzato dal] pudore.](http://storiedalloccidente.files.wordpress.com/2013/01/pudore.jpg?w=600)
Assalamu ‘alaykum wa rahmatuliallah care sorelle,
BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
![Ogni religione e' caratterizzata da un comportamento [prevalente]; l'atteggiamento [più in risalto] dell'Islam è [quello caratterizzato dal] pudore.](http://storiedalloccidente.files.wordpress.com/2013/01/pudore.jpg?w=600)
Assalamu ‘alaykum wa rahmatuliallah care sorelle,
BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalam alaykum wa rahmatu Lahi wa barakatuhu,
questa è la sorella hasna una ragazza di 16 anni, scrivo per raccontarvi un po’ della storia del mio hijab
.
Tutto è cominciato da quando con mio padre e la mia famiglia ci siamo trasferiti in italia; allora avevo 5 anni e a quel tempo e non sapevo dove fossi e che cosa fossimo venuti a fare qua.
Compiuti i 6 anni entrai a scuola: non sapevo parlare la lingua italiana e non sapevo cosa dire, nemmeno quando mi chiedevano come ti chiami non sapevo come rispondere e guardavo solo… il mondo in cui mi ero trasferita era completamente diverso dal mondo in cui sono nata, un mondo di culture diverse e abbigliamenti diversi.
Ebbene cominciai pian piano ad adattarmi a questo nuovo paese ed alle persone, cominciai a parlare, a vestirmi come loro, a pettinarmi come loro, ha parlare come loro.
Quando ebbi compiuto gli 11 anni iniziai a frequentare le scuola medie, e da li cominciai a crescere e a rendermi conto che anche se mi fossi vestita come loro non sarei mai stata uguale, perchè sapevo di provenire da un molto lontano e da una cultura diversa.
In terza media mi aspettavano gli esami e a ognuno di noi venne chiesto di portare un percorso, allora al banco mi misi a riflettere su quale mappa portare, poi andai a casa e iniziai a guardare dei libri… ad un tratto decisi di portare come programma il MIO PAESE ,il mio luogo d’origine, che rappresenta la mia provenienza, il mondo dove sono nata, per mostrare a tutti qual’è è la differenza tra un paese di origine musulmana e uno di origne cattolica.
La mia profesoressa rimase stupita, stupefatta di ciò che raccontai loro.
Pian piano, col passare dei mesi, la mia sorella maggiore Nadia, aveva deciso da un giorno all’altro di mettersi il hijab! Provai molta invidia e allo stesso tempo mi chiedevo se non avesse vergogna di ciò che la gente avrebbe potuto pensare di lei e del suo abbigliamento.
Tutti i sabati mia sorella andava al Masjid, dove si incotrava con un gruppo di ragazze musulmane: li parlavano di fede e di cose che riguardano solo la nostra religone.
Un giorno Nadia mi disse di andare con lei, per vedere ciò che lei voleva che io vedessi. Entrai al Masjid e dissi “assalamu alaykum ragazze”, loro gentilemente con sorriso mi risposero: “Wa alaykum assalam wa rahmatu Llah wa tabarakatuhu… Passai quel pomeriggio con loro e non dissi una parola, ascoltavo solo ciò che dicevano.
Pian piano la voglia di andare con Nadia si affievoliva sempre di più, cominciavo a vergognarmi per come mi vedevo, dato che non portavo il hijab.
Così dopo qualche mese dopo essere entrata nella scuola superiore, cominciò a venire a casa mia un ragazza musulmana di nome Sokaina, l’amica di mia sorella; eravamo come due sorelle e quando non avevamo niente da fare parlavo di fede e lei mi spiegava, assieme a mia sorella, tutto ciò che era da spiegare punto per punto, e così ogni volta che Sokaina veniva a casa nostra la pregavo di informarmi di altre cose che non sapevo.
Arrivata l’estate e il grande caldo Sokaina veniva spesso da noi a casa e stavamo tutto il giorno assieme, a chiaccherare e divertirci. Un giorno venne con un abito belissimo e le chiesi: “Ma non hai caldo tesoro?”. Lei rispose dicendo non c’è caldo peggiore di quello dell’inferno, così andai in camera e cominciai a riflettere riflettere… fu così che mi promisi che anch’io uno di questi giorni sarei uscita con il Hijab per provare l’emozione che provavano loro.
Un giorno mia sorella maggiore mi disse: “Dai Hasna, vieni con al supermarcato… torneremo in fretta! Avevo i capelli disordinati e non potevo di certo uscire in quella maniera, così mi son detta: “Dai proviamo a mettere il Hijab e come va va”! Camminavo per strada, mi vergognavo quando una persona mi guardava abbassavo lo sguardo: mi vergognavo e il mio cuore batteva forte; si trattava per me di un esame che pensai di non aver mai potuto superare.. in quel momento feci due respiri e continuai per la mia strada. Ma arrivata a casa non avevo voglia di togliermi il Hijab: mi guardavo allo specchio e mi dicevo “Ma guarda come sono bella così!!”.
Arrivato Ramadan ogni volta con mia sorella guardavamo video sull’Islam, su come sarebbe stato il Giorno del Giudizio, poi andavo al Masjid coi miei genitori tutti i giorni e vedevo quell’affascinante spettacolo di donne riunite a pregare e a chiedere perdono ad Allah. Un giorno svegliandomi la mattina, sentii la forte volontà di voler indossare l’Hijab, sì l’avrei fatto ad ogni costo, nessuno avrebbe potuto probirmelo, se non Allah l’Onnipotente!
La mia decisione era chiara così da quel giorno inziai a pregare e pregare Dio di darmi di nuovo il coraggio di frequentare la seconda superiore col mio Hijab, qualsiasi cosa avressero detto i Prof e i compagni… avrei risposto ad ogni domanda e curiosità.
AlhamduliLlah adesso sento un grande coraggio nel cuore, esco per mostrare alla gente che non sono più la persona che conoscevano, ora sono un’altra! Adesso la voglia di continuare questo cammino mi emoziona sempre di più alhamduliLlah e mi pento di quei 14 anni che ho sprecato, ma adesso dirò “AlamduliLlah ala kulli hal” (ad Allah va il ringraziamento in ogni circostanza e in ogni stato),
jazakum Llahu khayran
,
Wa alaykum assalam wa rahmatu Llahi wa barakatuhu.
Ukhtukum Hasna
Riportiamo la testimonianza della nostra cara sorella, comparso col titolo
su Kelebek Blog http://kelebeklerblog.com/2012/06/22/una-vita-diversa-dalla-vostra/
Mi chiamo Muslimah per i miei fratelli e sorelle nell’Islam;
vivo nella terra delle contraddizioni, dove la “malanova” (1) non è un personaggio di fantasia nato dalla penna di qualche scrittore, ma un essere umano, una donna, realmente esistita, che ha dovuto cambiare tutta la sua vita rinunciando ai propri affetti per poter continuare a vivere, o meglio sopravvivere;
Risale a sei anni fa il mio ritorno all’Islam, in questa terra dove il diverso non ha mai fatto paura, prima di quell’undici settembre, (2) in questa terra dove le radici riaffiorano aprendo i cassetti delle nonne, che ancora conservano “l’hijab” con il quale uscivano di casa per andare a messa, e negli stretti vicoli, le anziane signore ancora salutano dicendoti “vai in pace figlia mia”.
Ho affondato le mie radici in questa terra 32 anni fa, e nonostante le sue mille contraddizioni l’ho sempre amata, e continuerò ad amarla… sempre.
Tre fratelli, due amiche cristiane e un padre testardo,”che non ha mai accettato il mio ritorno all’Islam” e che viene continuamente provocato dalla gente per le amicizie della figlia con gente straniera… e che molto probabilmente se venisse a sapere di tutta questa storia mi butterebbe fuori casa ! …
questo è tutto quello che rimane dei miei affetti;
Si … questo e nient’altro;
Questo e nient’altro perché quel metro di stoffa che ho deciso di portare in testa, “l’hijab“, ha completamente cambiato la mia vita (3), in questa terra dove le croci d’oro possono essere tranquillamente esposte tra i seni, ben in vista, ma non ci si può permettere di coprirsi il capo (perché è un lusso riservato solo alle suore e alle madonne) e non ci si può permettere di testimoniare apertamente che Dio è uno solo, perché a prescindere da ciò che dici, se sei musulmana, detto da te è peccato; anche il solo ascoltarti!
Straniera nella mia nazione, e circondata da altri stranieri che come me, (4) hanno conosciuto prima l’anarchia e poi la democrazia, (5) “e analizzando i limiti di Tocqueville” , hanno trovato infine solo nell’Islam i valori che stavano rincorrendo da sempre e nei quali hanno da sempre creduto fermamente, cioè che Dio è uno solo e non ha mai fatto preferenze per nessuno, e questo anche quando l’Islam gli era sconosciuto…, e nonostante questo, non hanno mai smesso di rispettare le leggi del proprio stato.
Straniera … e costretta a vivere dietro un monitor, circondata da altri “Alias” che come me hanno sempre rincorso “il sogno” di una vita che viene definita da questa società come “utopica”; il sogno, di poter “convivere” insieme, senza l’obbligo di doversi necessariamente “integrare”; il sogno, di una vita nella quale nessun uomo prevale su un altro uomo… e si riesce a vivere nel rispetto reciproco che Dio … God… Dieu … Allah… ci ha imposto nella più antica delle leggi che nessun uomo è riuscito mai a cambiare …
Ho attraversato il mare, per vedere con i miei occhi, la terra dalla quale fuggono milioni di
persone in cerca di una vita migliore; ed ho camminato tra palazzi altissimi che si alternavano a baracche dove i tetti sembravano schiacciarsi sotto il peso delle parabole, che non hanno risparmiato neanche quest’angolo di mondo, dove i bambini giocano e si rincorrono sulla terra umida, e inseguono un pallone che ancora non è né virtuale né telecomandato, ed ho rivisto nei loro occhi e nei loro sorrisi, la felicità di un’innocenza che nel mio occidente non ritrovo più. ( … riferimento al libro “Bambini Psicoprogrammati” di A. Randazzo, casa editrice Il Leone Verde) (6)
Ho visto il ricco troppo ricco, e il povero troppo povero, ed ho pregato dietro donne che indossavano calzini talmente consumati, che la stoffa no ne ricopriva più, neanche mezza pianta, di quei piedi troppo logorati dalla fatica, e quell’immagine davanti ai miei occhi pesava sul mio cuore più di un macigno…;
Un macigno che ad ogni sujud (prostrazione) quasi mi impediva di rialzarmi, per la vergogna e la costernazione che provavo, quando quell’immagine si ripresentava davanti ai miei occhi;
Sono tornata in Italia con il cuore soffocato da mille pensieri e con un bisogno incontrollabile di raccontare ciò che avevano visto i miei occhi, ma al controllo bagagli un tesserino della polizia piazzatomi davanti la faccia ha interrotto ogni mia emozione e ogni entusiasmo, e senza neanche capire il perché, mi ritrovo qui adesso a raccontare, non più le emozioni di un viaggio lontano, durato troppo poco, ma il racconto di una ragazza normalissima, che dall’oggi al domani si è ritrovata sulle spalle un accusa di terrorismo islamico, il cui gravissimo reato si configura all’art. 270 quinquies del codice penale, e che si è fatta promettere dalla polizia che il suo nome non verrà sbattuto sui giornali, non per la vergogna di essere musulmana “anzi al contrario ne sono orgogliosa” ma per il solo timore di ferire un padre troppo vecchio, che non potrebbe mai capire il perché di tutto questo … e sinceramente ancora non l’ho capito neanche io!
Una vita semplice, un lavoretto da badante che mi permette di guadagnare 300 € al mese, con il quali mi mantengo gli studi universitari da quando mia madre è morta; Un padre anziano, che ha un costante bisogno di attenzioni, e un pc che mi permette di mantenermi in contatto con le mie sorelle nell’Islam, per poter scambiare con loro impressioni e opinioni sull’Islam… questo è tutto quel che possiedo …
Sono entrati in camera mia, e filmando con una piccola telecamera quell’angolo di paradiso di 2 metri per 3, mentre effettuavano la perquisizione …
mi hanno portato via, parte della muffa che affiorava dalle pareti “che gli è rimasta attaccata sui giubbotti” e insieme a quella, mi hanno portato via anche il mio inseparabile computer, la pendrive e i cd … e infine i libri di chimica che erano salvati nel pc e che mi sarebbero serviti per poter sostenere l’esame di giugno, e che molto probabilmente non sosterrò mai più perché adesso, con quelle 300 € mensili dovrò pagarmi le spese dell’avvocato, per una causa che probabilmente durerà anni…
La mia unica colpa !? … un ex ragazzo coinvolto in un’ indagine per terrorismo islamico, dal quale sono scappata via perché non sopportavo più il modo in cui mi trattava e perché assolutamente non potevo accettare il modo con il quale si rapportava con la gente; poiché era diventato troppo ostile verso tutti “compresi gli stessi musulmani” e i rapporti tra noi si erano deteriorati a tal punto che oltre alla completa rottura delle frequentazioni; quando parlavo del tempo passato insieme a lui con le mie amiche, facevo riferimento a quegli anni chiamandoli “i 4 anni di inferno”…
Ripenso a quei momenti, come se fossero la scena di un film, … mi fanno leggere un foglio indicandomi la parte in cui veniva riportato “POICHE … sussiste la possibilità che la signora… detenga nei supporti informatici o sulla stessa persona materiale inerente attività di terrorismo, quali manuali per costruire ordigni e libri per l’addestramento al jihad e altre attività terroristiche…si procede alla perquisizione ecc ecc … ;
Alla vista di quelle accuse ho sgranato gli occhi esclamando:
“ma per carità … ma non esiste proprio…… ma prendetevi tutto quello che vi serve, non ho assolutamente nulla da nascondere.. computer, pendrive, cellulare, macchina fotografica, valigie…non voglio niente .. e in ultimo gli ho fornito spontaneamente anche i dati del mio account di posta elettronica per potervi accedere liberamente direttamente dal server” … e a quella mia reazione forse loro erano più sgomenti di me … ;
e oggi, a distanza di pochi giorni leggo su internet, nel sito del Senato della chiusura dei blog (7) nei quali aiutavo la sorella Aicha Farina a pubblicare i libricini per bambini con le favole, e i racconti sul Ramadan, Hajj e le storie dei profeti… e vi prego qualcuno mi spieghi cosa sta succedendo, perché se vengo a sapere tramite un articolo pubblicato su internet dalla polizia, (8) che la stessa pensa di me, che sono più pericolosa delle mie sorelle che sono nate musulmane allora c’è seriamente qualcosa che non va ed ho paura!
L’avvocato d’ufficio che mi è stato assegnato al momento del fermo (una donna gentilissima e comprensiva) continua a dirmi che devo stare tranquilla e che non mi devo preoccupare di nulla.. ma io non so più cosa vuol dire dormire la notte… e quando guardo mio padre negli occhi, mi pervade un senso di angoscia che non riesco a controllare…;
Perché io appartengo ad una generazione che è cresciuta su internet … che è stata abituata a indagare sulle notizie e a verificarne la fonte… ; mentre lui è cresciuto davanti ad una tv che va avanti a senso unico… e nella quale non fanno altro che mandare messaggi islamofobi (dai dibattiti ai telefilm che parlano continuamente di terrorismo islamico e mostrano uomini con i turbanti e la barba lunga che fanno sempre la parte dei cattivi… ) quindi sono certa che non sarebbe mai in grado di capire che sua figlia è la stessa di sempre… così come non sono stati in grado di capirlo i miei fratelli di sangue, che appena appresa la notizia dell’avviso di garanzia hanno cominciato a guardarmi con sospetto … rendendo la propria sorella non solo estranea in patria ma anche estranea in casa propria.
Ricordo che una delle prime cose belle che ho appreso dell’Islam, è stato il senso di fratellanza (e per intenderci cito il Prof. Riccomini il quale durante una conferenza dal titolo “Islam mille anni di Arte” (9) (il cui video (10) è reperibile su internet da Arcoiris Tv), disse più o meno quanto segue: “I musulmani sono tutti riuniti insieme in un unica comunità che chiamano “Umma” la cui parola deriva dalla radice “Umm” cioè “Mamma”, come se fossero tutti figli di un unica madre… e non a caso sono l’unico popolo che a fronte di un conflitto che colpisce i propri fratelli e sorelle nei loro paesi musulmani, scendono tutti in piazza a manifestare e protestare, per l’ingiustizia subita, in ogni parte del mondo, anche se il conflitto è ben lontano da loro e dalle loro case…“
E queste parole si fanno ancora più pesanti quando mi rendo conto che a non accettarmi “non è solo la mia società occidentale” ma anche i miei stessi fratelli di sangue “per quale colpa? … per aver scelto l’Islam !”…
e la responsabilità di tutto questo non è nell’Islam …
ma nell’accanimento mediatico che si continua a perpetrare “contro” l’Islam! …
Ho letto tempo fa su internet, l’affermazione di uno studioso tedesco musulmano, che quando gli venne chiesto a proposito del terrorismo e l’Islam; Rispose:
Chi ha iniziato la prima guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha iniziato la seconda guerra mondiale? I Musulmani? Chi ha ucciso circa 20 milioni di aborigeni in Australia? I Musulmani? Chi ha inviato le bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 100 milioni di Indiani del Nord America? I Musulmani? Chi ha ucciso più di 50 milioni di indiani in Sud America? I Musulmani? Chi ha preso circa 180 milioni di africani come schiavi per poi gettarne l’88% di loro in pieno Oceano Atlantico? I Musulmani? No, non erano i Musulmani! Quindi … prima di tutto, è necessario definire correttamente il terrorismo … perché non è possibile che se un NON-musulmano commette qualcosa di sbagliato .. allora è un REATO. Ma se lo stesso reato lo commette un Musulmano … allora è un TERRORISTA … ;quindi prima di tutto è necessario rimuovere questo doppio standard … così forse possiamo davvero cominciare a dialogare serenamente!
Non sono in grado di sapere cosa c’è nel cuore e nella mente delle persone che invitano il prossimo a compiere stragi e atti terroristici in nome di un Dio che non gliene ha data nessuna autorità , ma posso affermare che quella gente causa un danno enorme sia all’Islam che agli stessi musulmani…oltre che al mondo intero… ; quindi non mi rappresenta!
E se dovete necessariamente considerarmi una terrorista; allora questo prendetelo come il mio jihad;
il jihad di una parola di verità per far chiarezza in questa valanga di menzogne fatte di ipotetici profili psicologici che non ci identificano affatto, e credo che in queste poche righe ho racchiuso il pensiero di molte delle mie sorelle musulmane ” italiane “ … che come me, sono certa si sentono ferite da questo accanimento mediatico; e a questo punto, se davvero ci considerate tutte delle probabili aspiranti terroriste, per la sola colpa di voler scoprire la storia della nostra Ummah, o capire il perché di tutti i massacri che stanno avvenendo in tutto il mondo, allora siamo qui a vostra disposizione, arrestateci tutte!
Note
(1) – Libro scritto da Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica,che ha raccontato nel romanzo “Malanova”, edito da Sperling & Kupfer, la storia di una ragazzina calabrese di 13 anni, violentata dal branco; La sua unica colpa è stata quella di ribellarsi all’omertà , e da quel giorno la sua vita è diventata un incubo. http://www.metropolisweb.it/Rubriche/Libri/malanova_ultimo_libro_cristina_zagaria.aspx
(2) – Dieci anni sono passati da quell’11 settembre che ha cambiato la storia del mondo, avviando la guerra infinita contro il terrorismo internazionale. I dubbi su quella vicenda si sono ingigantiti, diventando certezze. Non 19 terroristi, da soli, hanno attaccato l’America, bensì un pugno di terroristi “di stato” (occidentali e amici dell’occidente) con passaporti americani, israeliani, pakistani, sauditi. Osama bin Laden non è mai stato incriminato, sebbene, in suo nome, siano state combattute due guerre (contro l’Afghanistan e contro l’Iraq) che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti civili e che non sono ancora terminate.
Guantánamo è rimasta in funzione nonostante le promesse di Obama. Nessun processo contro nessun presunto colpevole è stato celebrato in questi dieci anni. Non ci sono prove che Osama bin Laden sia stato l’organizzatore dell’attentato; le due torri gemelle non sono state abbattute dall’impatto degli aerei e dai susseguenti incendi; nelle due torri gemelle ci sono state decine di esplosioni, antecedenti e successive all’impatto degli aerei; tre torri e non due caddero quel giorno, tutte e tre in caduta libera, in violazione di tutte le leggi della fisica; nessuno dei quattro equipaggi degli aerei dirottati innestò il codice 7500, cosa inspiegabile; il pilota presunto del volo AA77, che colpì il Pentagono, non poteva effettuare la manovra che viene descritta nella spiegazione ufficiale; il vice presidente degli USA, Dick Cheney si trovava nel bunker di comando ben prima che AA77 colpisse il Pentagono, mentre egli affermò il contrario. Gran parte dei “risultati” della Commissione ufficiale d’inchiesta (contenuti nel “9/11 Commission Report”) sono completamente inutilizzabili di fronte a qualunque tribunale perché ottenuti con l’uso sistematico della tortura contro i prigionieri. Nessuno dei torturatori è stato incriminato. Tutte le regole democratiche sono state violate, sia dentro che fuori degli Stati Uniti. L’Europa intera è divenuta complice ospitando prigioni segrete, permettendo l’atterraggio illegale di aerei con prigionieri a bordo nei propri aeroporti. Polonia, Romania, Lituania, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo sono stati direttamente coinvolti in queste operazioni criminali. Il segreto di Stato ha coperto la verità : che l’Europa e i suoi servizi segreti sono stati e sono agli ordini dell’Impero americano. Ultima perla: due dei terroristi, che sarebbero stati a bordo del volo AA77, al-Anjour e al-Mihdhar, vissero gli ultimi dieci mesi prima dell’11/9 in casa di un agente dell’FBI , a San Diego, California, e furono finanziati da un altro doppio agente dell’FBI e dell’Arabia Saudita. Erano protetti da un servizio segreto americano, entrarono negli Stati Uniti con un visto multiplo, concesso loro da un altro servizio segreto americano. Parlare di “errori”, o di “incompetenza” è ormai impossibile. Si deve parlare di connivenza e di partecipazione attiva. Ma se aspettiamo che Barack Obama ci dica la verità , aspetteremo invano. Lui ha assunto le vesti del vendicatore uccidendo per l’ennesima volta, il già defunto Osama bin Laden e seppellendolo in mare. Credere a questa storia e credere agli asini che volano è la stessa, identica cosa. (Inchiesta di Giulietto Chiesa) http://www.zerofilm.info/Contenuti/Articolo.aspx?IDContenuto=479
(3) – … i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia, i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto… http://storiedalloccidente.wordpress.com/2012/05/19/il-mio-amato-hijab/
(4) – Per lottare contro le discriminazioni Silvia Layla Olivetti ha fondato un movimento per la tutela dei diritti dei musulmani. Riceve telefonate minatorie e aggressioni verbali. Non ama il termine convertita, preferisce: “ritornata all’Islam”, da italiana si sente sospesa, un po’ apolide e un po’ cittadina: “Culturalmente le migranti maghrebine hanno più libertà di me. Nessuno si meraviglia se un’araba porta il velo ma se lo indosso io vengo guardata con sospetto. Il contesto sociale in cui vivo non mi permette di essere pienamente me stessa. Provo una condizione di anomia, non sono più com’ero ma non sono ancora come vorrei essere. Mi sento straniera in patria. Cerco di integrare i due aspetti, è un lavoro faticoso che comporta un continuo processo di sottrazione, sia come italiana che come musulmana>>.http://www.noidonne.org/barcamp.php?ID=00010
(5) – La dittatura della maggioranza è quel concetto politico che esprimerebbe, secondo il suo primo teorizzatore Tocqueville, il limite della democrazia moderna. Infatti laddove c’è un sistema democratico, la maggioranza “decide” e non tiene in considerazione la visione espressa dalla minoranza che può invece essere autorevole o talvolta più adeguata ad un determinato contesto.
(6) – Il problema è assai complesso, e dire ” la Tv fa male al bambino, limitiamola a due ore al giorno” equivale a non averne capito la portata. Non è soltanto per quanto tempo il bambino guarda la Tv , ma cosa guarda e “come” guarda.
Mentre durante la lettura il bambino è attivo, può elaborare mentalmente le immagini che il libro evoca, e può scegliere fra un panorama ampio e diversificato di temi, la tv esercita un effetto ipnotico sul cervello. La lettura, anche se viene fatta in solitudine, è creativa e stimola l’immaginazione, mentre lo schermo televisivo paralizza e blocca la creatività …. Il bambino che guarda lo schermo televisivo per alcune ore al giorno, riduce l’attività motoria e cognitiva. E’ indotto ad alterare la propria percezione della realtà , in quanto egli non è ancora capace di considerare i programmi televisivi come pura finzione. La realtà virtuale dello schermo è per lui una pericolosa intrusione, da cui non sa difendersi. Come osserva lo scrittore Guido Ceronetti, “chi accende la televisione spegne il bambino”. Recensione : (http://www.disinformazione.it/bambini_psicoprogrammati.htm) Anteprima del libro : ( http://books.google.it/books?id=Txbe8QFRXfoC&pg=PA10&dq=bambini+psico+programmati+casa+editrice+leone+verde&hl=it&sa=X&ei=A1HHT_uGKIjm4QTC7JHlDg&ved=0CFUQ6AEwAg#v=onepage&q&f=false )
(7) – Dal PD e dai Radicali è stato lanciato l’ennesimo allarme, attraverso un interrogazione parlamentare: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=658647 -
«La lotta al terrorismo non ci deve far calpestare i diritti civili: adesso gli inquirenti facciano chiarezza, perché non è chiaro se ci siano in effetti contenuti illegali su quei siti», dice Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e noto per le proprie battaglie sui diritti degli utenti. «La faccenda è molto strana: quei siti non hanno nemmeno le caratteristiche tipiche di covi terroristici. Hanno nomi e cognomi dei curatori, sono in italiano, messi su normali piattaforme; mica sono su server crittografati del Bahrein, per intenderci».
(8) – Citazione :
“La convertita aveva creato anche un blog, in italiano, significativamente intitolato Il Mujahidino – dedicato alla Ummah di domani: per tutte le bambine e i bambini musulmani.
In realtà , il blog era dedicato più che ai bambini ai loro genitori, in particolare alle madri, alla scopo di fornire loro esempi di indottrinamento religioso radicale. -” http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699
(9) – Riccomini è in video e spiega l’arte dell’Islam
12 febbraio 2002 — pagina 8 sezione: BOLOGNA
REGISTRATA nel ’91, alla Multisala di via dello Scalo, quando ancora il tema non era una ‘emergenza’ , la conferenza-lezione su ‘Islam. Mille anni di arte’ di Eugenio Riccomini è ora un video, prodotto da Eidostudio. A presentarlo, oggi alle 18 alla Feltrinelli International (via Zamboni 7/b) ci saranno lo stesso Riccomini e Giulio Soravia, docente dell’ Ateneo bolognese ed esperto di cultura islamica. ‘Già allora mi ero accorto di una lacuna molto grande – spiega il professore – sulla conoscenza dell’ arte islamica. Non se ne sapeva nulla anche se, in pratica, è la prosecuzione dell’ arte antica. Gli arabi mussulmani, usciti dal deserto, si sono trovati davanti a due colossi dell’ arte: il mondo Bizantino già erede del classicismo romano ed ellenico e l’ arte Persiana, di antichissima storia. In poco tempo hanno conquistato sia la Persia che parte del regno bizantino, trovandosi a disposizione architetti, scultori, mosaicisti di provata esperienza, tanto da riuscire a dare vita a modelli artistici importantissimi’ . La presentazione parte quindi dalle immagini più antiche, dell’ arte persiana, greca e romana per arrivare alla realtà dell’ Islam ottomano. (p. n.)
(10) – http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=887
BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
Alle superiori ero l’unica ragazza a portare il Hijab a scuola; nel mio istituto ero anche l’unica musulmana. Quando arrivai al terzo anno, alhamduliLlah, Allah l’Altissimo mi fece un bellissimo dono: si iscrissero altre tre ragazze musulmane e iniziarono a frequantare la prima!
Erano ragazze senza hijab ma ero talmente contenta di aver conosciuto delle musulmane a scuola che appena sentii che parlavano tra loro in arabo mi autopresentai senza mezze parole e iniziammo a conoscerci e a parlare. Parlavamo di tutto, del più e del meno… e sicuramente parlavamo della nostra fede, del vestiario che potevamo disegnare per le musulmane, del hijab, della salat… tutto questo nell’intervallo e nelle pause pranzo.
Non ci vedevo nulla di male in questo; è normale che ragazze che condividono la stessa fede e gli stessi principi passino più tempo assieme e abbiano più interessi da condividere. Ma non erano della mia stessa idea le Prof; infatti, quando le mie amiche indossarono il Hijab (alhamduliLlah!) la Prof. di religione venne da me e mi disse: “Bushra sei te che hai detto a Fatiha di mettere l’Hijab?”. E io: “No, penso che sia una sua decisione!”.
Tra le Prof. girava voce che la presenza di una ragazza col Hijab a scuola avesse incoraggiato quelle che non lo portavano a portarlo e questo rappresentva una grande fonte di preoccupazione per gli insegnanti. (!)
Nonostante questi accenni e allusioni io, Fatiha, Asma e Halima continuammo a frequentarci a scuola, a vederci qualche volta le sere di Ramadan al Masjid, e ad essere grandi amiche alhamduliLlah! Quanti sono i doni di cui dobbiamo ringraziare Allah l’Altissimo alhamduliLlah. Allahu ‘Akbar ua liLlahi al-hamd!
Hijab e pregiudizio: gli stereotipi di una filosofa
Cara Michela Marzano,
spiace leggere tali frasi così superficiali, soprattutto se vengono da una donna, e da una donna che come lei ha studiato, e ha scritto un libro, che parla delle donne, e del loro corpo. Possibile che lei non si sia mai chiesta che significato può avere un burqa per una donna musulmana? Come può limitarsi a definirlo con tanta ignoranza una sceltaintegralista, una rinuncia della donna a parlare?
Evidentemente, lei conosce molto poco l’Islam. Si è mai chiesta CHI e PERCHE’ ha “lottato tanti anni per potersi mostrare?”. Scusi, ma quando una donna si “mostra”, esponendo la sacralità del suo corpo a chiunque capiti a tiro, qual è l’obiettivo di tutto ciò? Poter parlare??? Dunque, una donna ha diritto di parlare ed
esprimersi solo esponendo il suo corpo? Lei combatte contro la donna in vetrina, ma non si rende conto che esporre la donna, che è simbolo di bellezza sempre e comunque, e naturalmente attrae l’uomo con il suo corpo, ha come conseguenza, inevitabilmente la “donna in vetrina”? Qual è questa emancipazione che deve passare attraverso l’esposizione del corpo della donna? Non mi risulta che gli uomini abbiano bisogno di esporsi in questo modo per potersi fare
ascoltare..
Non mi riferisco solo alle donne veline, ormai tutte le donne sono veline, quando non sono “velate”, perché l’unico soggetto ad essere interessato a una presenza pubblica della donna che passi attraverso il mettere in mostra se stessa, è l’uomo, ben contento di poter dilettarsi un poco
mentre svolge le sue “funzioni pubbliche”. Perché tutte le donne sono veline? Perché ovunque sia passata l’idea che la donna deve stare
accanto all’uomo in ogni ruolo pubblico, nella mescolanza di generi, la donna sempre e comunque punta tantissimo sulla sua immagine, il che vuol dire: capelli in piega dal parrucchiere o dopo ore davanti allo specchio a casa, make up e vestiti ricercati e scelti. Forse che l’uomo cura
la sua immagine in tal modo? Se anche lo fa, è con maggiore discrezione, e non a caso l’uomo veste, nel modello occidentale ma non solo, una specie di divisa di lavoro (giacca e cravatta), che sminuisce le differenze tra l’uno e l’altro. La donna invece no, in pubblico, deve sfruttare al massimo il suo appeal per distinguersi ed
apparire, per fare carriera, per mettere invidia nelle altre donne.
Non stiamo parlando di donne veline, no, stiamo parlando di donne nella politica, nell’economica, all’Università.
Ovunque, sempre la stessa storia, con rare eccezioni (che vengono guardate con commiserazione dal resto delle donne..).
Io non trovo che questa si possa definire emancipazione. La chiamerei piuttosto un tentativo mal riuscito di imitare l’uomo, per finire poi come sempre, da
parte della donna, succube e schiava del potere maschile e del piacere maschile, nonché schiava dei giochi di competitività e gelosia, tipici di donne superficiali che mirano solo alla conquista del potere mondano (di questo mondo) su altre donne, e che nulla hanno a che vedere con i
contenuti e la presa di parola in ambito pubblico.
Lasciamo il mondo occidentale, per guardare invece al modello musulmano (oggi non presente purtroppo in nessun paese al mondo) di società. Un modello che lei mi sembra conoscere molto poco. Il burqa non è uno strumento di sopraffazione dell’uomo sulla donna. Che interesse ha l’uomo infatti di non vedere corpi femminili nudi per le strade (eccetto quelli delle proprie figlie, moglie,madre, sorelle, etc..)? Nessuno.
L’hijab (velo, ndr), di cui il burqa è una delle possibile “coniugazioni”, è simbolo di sottomissione della donna a DIO, a nessun altro. E’ il simbolo di una scelta profonda, interiore. Innanzitutto. Poi, è strumento di tutela per la donna che lo indossa, che lei sceglie di indossare quale tutela e rispetto verso se stessa. La donna nell’Islam non è un essere demoniaco, non è il “Male”, la donna anzi è una creatura sacra e degna di rispetto, che merita di esprimersi totalmente nella società e nel mondo, e che ha il diritto di fare tutto ciò proteggendo se stessa dal male insito in ogni essere umano, dal rischio di diventare la famosa donna in vetrina, donna oggetto sessuale
etc. Non essendo possibile per l’essere umano – e specialmente per l’uomo, che è più incline della donna a esprimere in maniera diretta i suoi istinti di riproduzione – controllare il proprio desiderio sessuale, pena tutte le deformazioni e malattie mentali e fisiche diffuse oggi tantissimo tra uomini e donne dell’Occidente sviluppato, si ritiene utile, quando la donna deve essere presente nella sfera pubblica (guarda un po’, non per toglierla dalla sfera pubblica, ma per
garantirne il suo accesso!!!), che possa starci in pieno agio, comodità, senza sentirsi alla mercede dello sguardo altrui (maschile ma non solo, quanto sono ossessionate le donne dall’apparenza delle altre donne????). libera di poter essere giudicata per la sua parola, il suo pensiero, per i contenuti che vuole comunicare, non per la sua
immagine. A dimostrazione del reale intento dell’Islam, ovvero di garantire alla donna come all’uomo pieni diritti e presenza nella società, le consiglierei di studiare un po’ meglio la storia dell’Islam, basandosi su fonti originarie e autentiche. Così potrebbe scoprire il forte impatto politico e sociale, rivoluzionario, che l’Islam ha avuto nella società araba del tempo, il ruolo e le competenze delle prime donne musulmane, in particolare le mogli del Profeta – salla Allahu alaihi wa sallam, che Dio possa essere soddisfatto di loro.
Prendiamo Saddiya Aysha, una tra le donne che il Profeta alaihi salam ha citato tra le più sapienti, in materia di conoscenza religiosa, e che forniva consigli e pareri a tutti, uomini e donne, nel rispetto dell’hijab e della sua e altrui persona. Forse che lo stare coperta dietro a un velo ha limitato la sua conoscenza, la trasmissione della stessa, la sua fama nel mondo musulmano? Non aveva bisogno di andare in giro nuda, né di manifestare in piazza, per farsi riconoscere i
suoi diritti e prendere pienamente la parola. Possibile che non ci rendiamo conto che per la donna esporre il suo corpo, bello, perché Mashallah Dio lo ha fatto così, per uno scopo preciso, uno scopo sacro, come tutti gli scopi dell’essere umano, ovvero attrarre il suo compagno, per unirsi con lui, e dargli e ricevere piacere
da lui, al fine di generare altri esseri umani e di stare bene l’uno con l’altro, nel reciproco affetto e rispetto. Non ci rendiamo conto che esporre questo corpo liberamente (perché poi l’uomo non lo espone così? PERCHE’??? perché non va in giro mostrando il suo ombelico, il suo petto, etc?), degrada la donna, fa perdere al suo corpo la sua bellezza, la costringe a sprecare le sue energie nella cura del corpo finalizzata non alla salute e alla serena condivisione di esso nello spazio privato, protetto, ma mirante a imitare modelli stereotipati, faticosi, impossibili da raggiungere, cangianti nel tempo, sentendosi sempre non all’altezza, mai abbastanza perfetta, curata, bella…in una
parola sempre a disagio e fuori posto.
Qualcuna ha il coraggio di dire che non è così? Non sto parlando di veline e modelle in tv, parlo di noi, donne comuni, che lavoriamo accanto ad altre donne, accanto ad altri uomini, che non possiamo permetterci l’haute mode, che andiamo a comprare le misere imitazioni dei modelli da sfilata (volenti o nolenti, solo questa roba si trova in giro), e che cerchiamo di stare al passo con modelli costruiti dall’essere umano e lontani dalla nostra reale natura.
Molto altro ci sarebbe da dire, ma fermiamoci qui, sperando Inshallah di non avere detto nulla di incorretto.
Una donna italiana, nata cristiana, cattolica, veneta, e ora ritornata all’Islam, e velata.
Aysha Cristina Mattiuzzo
BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu care sorelle.
Questo racconto è stato già pubblicato dalla cara sorella Umm Usama nel suo blog http://ummusama.wordpress.com/2011/02/08/la-mia-esperienza-nello-yemen/. Lo ripropongo qui, in sha’a Llah, anche per avere occasione di rileggerlo e di rivivere i bellissimi ricordi, alhamduliLlah!

Praticamente un anno e mezzo fa (circa), dopo aver terminato la laurea triennale in moda, aver lavorato qualche tempo e aver poi terminato un anno di specializzazione sempre nel settore, mi sono sentita di non aver concluso niente; mi son resa conto di non sentirmi una donna “realizzata” per gli studi fatti o la carriera ma di essere una donna soffocata e sofferente.
AlhamduliLlah la fede mi ha sempre dato tanto (tutto) nella vita e ringrazio Allah swt per questo… ma sentivo di essere in mancanza verso la mia fede, in particolare verso la conoscenza, (e di conseguenza) l’applicazione di essa. Mia madre poveretta notava la sofferenza in cui passavo, soprattutto nel periodo post-laurea, e cercava di incoraggiarmi al meglio nelle mie scelte, che Allah swt la ricompensi al meglio e faccia sì che sia tra gli abitanti della Jannah, amin.
Un giorno, mentre ero a uno dei tanti stage aziendali (fatti e pensati per sfruttare le energie dei giovani senza dar loro nulla in cambio), Allah swt volle che mi venisse l’idea di studiare Sharia (legislazione islamica), nello Yemen, a Jameat Al Iman… subhanaLlah, tutto pronto e deciso (da Allah swt).
Mia madre era molto contenta alhamduliLlah… e dopo aver preso il permesso da mio padre giazahu Llahu khairan d’estate partii per lo Yemen.
Prima di tutto devo precisare che quest’università è tutta fi sabili Llah (si basa sul lavoro di volontariato mashaLlah), non si paga la retta ma la regola è che per ogni 3ilm acquisito (conoscenza) bisogna pagare la zakat (cioè insegnarlo ad altri o fare in modo che dia buoni frutti). Bellissimo concetto della fede islamica!
Poi la seconda cosa bellissima è che la parte femminile è completamente staccata da quella maschile (sono posizionate in zone molto lontane l’una dall’altra nella cittadella universitaria, per cui non c’era il problema della promiscuità… magari sembra scontato quello che dico ma non lo è perchè in tanti paesi musulmani i governi cedono alle richieste di “modernizzazione” delle nazioni unite e stanno di conseguenza nascendo univesità promiscue! hasbuna Llah ua ni3ma al wakil, ci basta Allah, a Lui ci affidiamo!) e dentro alla nostra parte femminile avevamo tutto quello di cui potevamo aver bisogno: la biblioteca, la libreria, il negozio di sartoria, la profumeria… di tutto alhamduliLlah.
La terza cosa comodissima è che sono organizzati dei servizi di scuolabus (disponibile col pagamento di un prezzo simbolico) che veniva a prenderci ogni mattina da casa e ci riaccompagnava alla fine della frequenza (se arrivava il momento della salat si fermava presso qualche Masjid e scendevamo tutti a fare la salat! Che bello, alhamduliLlah…)
Per poter essere ammessi all’università bisogna frequentare un mese di lezioni (propedeutico), fare l’esame di ammissione che si basa sulla memorizzazione di una parte del Qur’an Karim e su un colloquio motivazionale, dopodichè si inizia l’anno accademico.
AlhamduliLlah ho avuto il dono di frequentare questo mese durante il quale ci hanno impartito lezioni di tazkiah (purificazione della nafs, materia della quale non conoscevo neppure l’esistenza), di fiqh (conoscenza di come compiere gli atti di obbedienza ad Allah, ci hanno insegnato le regole di purificazione e le regole per compiere correttamente la salat) di tajuid (corretta lettura del Qur’an Karim), e tanto altro.
Le nostre insegnanti erano per la maggior parte donne giovani o di mezza età, tutte sorella laureate (o plurilaureate) che lavorano fi sabili Llah… la maggior parte sono madri di famiglia, quindi il loro impegno mashaLlah è lodevole, che Allah swt le guidi e le ricompensi al meglio inshaLlah.
Dentro all’università si respira un’aria di fede… il sorriso, la cordialità, l’umiltà e la dolcezza delle sorelle rendono anche le cose più banali un momento di 3ibadah (adorazione), di felicità e pace. L’essere lì per Allah swt ed essere uniti da un unico obbiettivo rende piccoli i problemi della vita e ti fa sentire che l’importanza dell’uomo è legata unicamente alla sua conoscenza di Allah swt e alla sua umiltà di fronte al Creatore… la conoscenza (della fede) fa capire le cose nella loro realtà, allontana il buio per lasciar spazio alla Luce…
Che Allah swt ci doni Luce della Sua Luce, amin.
Dopo aver terminato gli esami sono partita per l’Arabia Saudita e non sono più tornata nello Yemen e mi sono ricordata ciò che disse un giorno la Direttrice della sezione del Qur’an Karim: “Ragazze, non dipende dall’esito dell’esame se frequenterete o no questa Università… dipende dalla volontà di Allah swt. Molte ragazze hanno passato gli esami ma non sono potute andare avanti…”
Proprio vero subhanaLlah… allora mi chiedevo come potesse essere possibile, ma ora so che tutto è possibile alhamduliLlah. Ad ognuno Allah swt ha disegnato una strada ed essere sottomessi ad Allah swt vuol dire saper accettare la Sua volontà e cercare di arrivare a Lui con tutti i mezzi che ci da in ciascun momento (che Allah swt ci doni ciò, amin).
AlhamduliLlah dopo quest’esperienza dell’Università Allah swt mi donò la forza di volontà e la convinzione per iniziare a vestire con l’abbigliamento islamico (di portare oltre al jilbab -soprabito largo che si porta sopra ai vestiti normali-, il khimar -il velo che scende dalla testa sulle spalle e sul petto- e il niqab per la copretura del viso) e di capire l’universo delle sorelle mutanaqqibat (che portano il Niqab); quello che mi segnò di più è stato il caloroso saluto delle sorelle, la loro discrezione e il loro modo di fare da3wa (invitarti al bene) tramite il loro comportamento islamico.
Che Allah swt le ricompensi e ci riunisca con loro… se non in questa vita nella akhira (nell’Ultima vita) inshaLlah.
Giazakum Llahu khairan, che Allah swt vi benedica e ci doni sempre la Sua guida e benedizione… Uhibbukum fiLlah ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu..
Bushra
bismi-llāhi r-raḥmāni r-raḥīm
بسم الله الرحمن الرحيم
Accolgo con piacere la proposta della sorella Bushra di creare uno spazio dove raccontare le nostre esperienze sulla prima volta che abbiamo indossato l’hijab.
Da una prima analisi formulata tra me e me, riflettevo sulle esperienze e i racconti delle altre sorelle, e notavo come da subito, da un primo approccio tutte le sorelle conosciute, abbiano sentito la necessità di trovare accanto a se un’altra sorella che già indossasse l’hijab e che la sostenesse e incoraggiasse verso questo fondamentale passo … e quindi la necessità di avvicinarsi alla Ummah per trovare in essa sostegno e protezione (non a caso la parola Ummah deriva da mamma), e una volta superato questo ostacolo Allah Ta’ala ha donato sicurezza nei loro cuori ricompensando il loro sforzo e facendo si che col tempo acquisissero la consapevolezza che la migliore e l’unica protezione è presso Allah Ta’ala.
Ricordo che la prima volta che indossai l’hijab fu durante un viaggio lontano da casa perché i miei non hanno mai accettato il mio ritorno all’Islam (e ancora oggi purtroppo combatto con discriminazioni e pregiudizi) e la prima sensazione fu quella di sentirmi libera, fiera e felice di poterlo indossare: ricordo che camminavo per strada e vedevo il mondo come dal finestrino di un treno, fotogramma dopo fotogramma, passavano davanti a me donne semi nude che orgogliosamente esponevano le loro croci brillanti che dondolano sui loro petti e mamme dalle chiome stropicciate che urlano per strada ai loro figli indisciplinati mentre anziani signori cercavano di farsi strada tra gli spintoni dei ragazzini che si rincorrevano sui marciapiedi;
La prima sensazione guardandomi intorno fu quella di una totale estraneità, come se mi trovassi nel posto sbagliato in mezzo a gente sbagliata, non a causa dei loro sguardi inquisitori, ma a causa di quello che loro rappresentavano per me in quel momento … un passato che non mi apparteneva più!
Ho immaginato la mia vita lontano da li, dove le donne per strada ti salutano dicendoti “Salam Aleikum” e gli uomini rispettosamente abbassano i loro sguardi mentre i bambini giocano allegramente e fanno spazio all’anziano signore che gli passa accanto; e d’un tratto ho immaginato di sentire il suono dell’adhan e ho visto i miei passi convergere insieme a quelli dei miei fratelli e sorelle nella stessa direzione, e ho visto quei bambini mano nella mano avviarsi insieme ai loro genitori verso la moschea, ed ho immaginato che quello fosse il paradiso su questa terra.
A questi eventi ne sono susseguiti altri meno piacevoli, quando conobbi un ragazzo anch’egli musulmano col quale avrei dovuto sposarmi, i suoi genitori non erano musulmani e la loro reazione quando mi presentò a loro fu di una freddezza glaciale; cercai di dimostrargli la nobiltà d’animo che contraddistingue noi musulmani, comportandomi verso di loro nel migliore dei modi nonostante le continue battute sull’hijab e le provocazioni sulla poligamia “poligimia” ma mi rendevo conto che era tutto inutile, alla fine spinsero il figlio ad un esasperazione tale che per strada camminava dieci passi lontano da me e in gran parte delle occasioni se entrava in qualche negozio a comprare qualcosa mi pregava di aspettarlo fuori… e nonostante questo non rinunciai ad indossare il mio hijab perché sentivo nel mio cuore che sarebbe stato come rinunciare a me stessa e a ciò che avevo desiderato per tutta la vita anche quando non ne ero consapevole ed era soprattutto un grande segno di ingratitudine verso Allah Ta’ala… e quando non ebbi più la pazienza di sopportare tale comportamento chiesi di essere accompagnata in stazione per prendere il primo treno che mi avrebbe riportata a casa… fu così che mi ritrovai sola alle 7 del mattino seduta in una vecchia panchina della stazione ad aspettare il treno che mi avrebbe portata via da quel posto e da quella gente, il capostazione cercava di scrutare da lontano il mio sguardo nascosto sotto un grande cappuccio del mio giaccone che mi ricopriva parte del volto e tenevo il capo abbassato per non far vedere la tristezza nei miei occhi mentre le lacrime mi rigavano il viso… passò più di un ora prima di veder arrivare il mio treno, che mi avrebbe portata a Milano, rimasi per tutto il tempo con il viso girato verso il finestrino per non intravedere lo sguardo della gente indifferente che mi passava accanto mentre il cellulare squillava di continuo, era la mia dolce sorella Aicha che provava a telefonarmi di continuo per sapere se ero arrivata a casa e cercava per me le parole più dolci per alleviare la tristezza che sentivo nel cuore (che Allah gliene renda merito).
Giunta alla stazione centrale di Milano tirai giu’ la mia valigia e mi avviai verso lo schermo gigante per vedere l’orario dell’ennesimo treno che dovevo prendere per rientrare a casa … ma avevo ancora gli occhi annebbiati dal pianto e con difficoltà riuscivo a scorgere i numeri sullo schermo, fu in quel momento che una donna dallo sguardo dolcissimo incorniciato dal suo hijab bianco e nero mi sorrise e dicendomi qualcosa in arabo (che per me era incomprensibile) mi sistemo’ il ciufetto di capelli che usciva fuori dal mio hijab e dandomi una carezza si allontanò da me sorridendomi mentre io la osservavo mentre la sua sagoma si perdeva tra la gente … e quando finalmente riuscii a salire sul treno un’altra anziana signora con i capelli rossi colorati dall’henna che gli spuntavano da sotto l’hijab si avvicinò a me e mi sorrise dicendomi qualcosa in arabo che nuovamente non riuscii a comprendere … riuscii però a ricambiare il suo sorriso e a spiegarle che non capivo quel che mi diceva, prima di vedere sparire anche lei in quel lungo corridoio nel quale si allontanava per andare a prendere il suo posto dopo che, con un gesto dolcissimo mi ha regalato la carezza più tenera che io abbia mai ricevuto e che mi ha riempito il cuore d’affetto.
Non ho mail più rivisto quelle due donne ma ho i loro visi impressi nel mio cuore e non mi scorderò mai del loro affetto e della loro misericordia, i loro volti brillavano come la luna in mezzo all’indifferenza della gente che gli passava accanto, ed è stato quell’hijab che ci ha avvicinato e ci ha fatte amare per Allah, perché il nostro hijab oltre ad essere un segno di sottomissione verso il nostro Creatore è anche un segno di amore in Allah che fa si che riusciamo a ritrovarci tra noi e che ci fa amare per Lui e che non conosce ostacoli di lingua colore o razza perché l’amore in Allah e la sua Misericordia vanno ben oltre quel che siamo in grado di immaginare.
Che Allah ci aiuti e ci faciliti guidandoci sempre al bene … amin
7/04/2012 Germania
BISMILLAHI A RAHMANI A RAHIM
AS SALAMU ALAIKOM WA RAHMATULLAHI WA BARAKATUHU
Ebbene da piccola, quando avevo all’incirca 10 anni frequentavo una ragazza turca qui in germania e un giorno lei mi disse di provare ad indossare l’hijab J; io felicissima lo indossai e così fece anche mia sorella… mi guardavo e mi riguardavo allo specchio e dentro di me sentivo che quell’hijab sarebbe stato il mio sogno, desideravo poterlo indossare un giorno indossarlo per sempre.
L’indomani andai a scuola con la mia sorellina di quattro anni più piccola di me, tutti e due con il velo, mashallah; non avevo nessuna vergogna ad indossarlo: poi però quando arrivai a casa mi tolsi tutto e non ci pensati più…
Dopo quattro anni incontrai una ragazza marocchina e diventammo talmente amiche che eravamo come sorelle, sempre insieme… inseparabili. Un giorno sua madre mi invitò a una delle loro feste e appena arrivata mi portò nella stanza da letto e mi ha disse di indossare una jillaba e un foular, e così feci; mi sentii di nuovo felice indossando il velo e quelle vesti, che mai nella mia vita avrei pensato di poter indossare. Finita la festa tornai a casa conservando un buon ricordo con la mia amica, che un giorno, per motivi di lavoro decise di trasferirsi altrove.
Passati cinque anni da quell’evento trovai lavoro e mi affittai una casa da sola; è stato a quel tempo che conobbi un ragazzo del Marocco che veniva a trovarmi ogni sera e la cosa strana, subhanallah, è che si metteva a navigare su internet e a guardare i video sui miracoli di ALLAH l’Altissimo nel creato e mi leggeva alcune Suar (plurale di Surah, capitolo) tradotte in italiano; alchè vedendo che faceva la stessa cosa tutti i giorni gli dissi: “Ma scusa non ti annoi? Non ti va di vedere un film?”, e lui imperterrito: “No, vieni che ti faccio leggere qualche cosa sull’islam”, e così mi scusai dicendogli che non mi andava e che preferivo andare a dormire.
Nonostante queste mie reticenze questo fratello, sera per sera, continuava a leggere il Libro di Allah e ad invitarmi all’asclto e arrivò il giorno in cui accettai e mi misi a guardare i documentari che trattavano dei miracoli di Allah l’Altissimo e piano piano iniziai anch’io a leggere alcune Suar tradotte in italiano, finchè giungendo a leggere Surat “Al-Rahman” (del Sommamente Misericordioso) il cuore iniziò a battermi forte e iniziai a piangere.
A quel punto vergognandomi delle mie lacrime sentii la necessità stare da sola ma egli mi disse di non vergognarmi, che era normale commuoversi all’ascolto del Qur’an. Fu così che dopo due giorni, la sera prima dell’inizio di Ramadan (che sarebbe la prima sera, essendo che Allah ci insegna che la notte anticipa il giorno).. dunque la prima sera di Ramadan, dopo essermi informata sulla modalità di compiere la shahadah (la testimonianza di fede) abbracciai l’Islam e tornai verso la mia religione naturale, religione che da sempre avevo amato senza sapere e con la quale Allah mi aveva creato sin da neonata.
La cosa che mi preme di raccontare è che quando feci il lavaggio di purufucazione (per entrare nell’Islam bisogna compiere un lavaggio chiamato ghusl) vidi tanto fumo uscire dal bagno e questa cosa non mi era mai capitata prima di allora. Quando ne ebbi occasione chiesi al fratello (che è l’attuale mio maritoalhamduliLlah) di cosa si trattasse e lui mi disse che subhanallah poteva essere stato un segno della purificazione del corpo, solo Allah poteva sapere esattamente come. Fatto sta che fu per me una cosa meravigliosa sentirmi così pura, così vicina al mio Signore.
Dopo il lavaggio e la shahadah il fratello mi propose di portarmi in un masjid per fare la mia prima salat e io tutta entusiasta acconsentii e mi andai a preparare: fu quella la prima volta che mettevo piede in un masjid e la sensazione che provai era bellissima alhamduliLlah.
Quando il giorno iniziò il mese di Ramadan il fratello mi disse: “Se te la senti puoi fare il digiuno”, e io gli dissi che se era questo che la mia religione prevedeva lo avrei fatto con tutto il cuore; fu così che feci il digiuno di tutto il mese di Ramadan (Allahu ‘Akbar ua liLlahi al-hamd!) e fu per me una soddisfazione grande alhamduliLlah.
Quando pensammo di andare a fare un giro, dissi al fratello di aspettarmi e mi andai a preparare: mi misi una maglia larga, un folulard che mi aveva regalato la mia amica prima di trasferirsi al nord e un pantalone largo e mi presentai così in salotto, dove il fratello mi aspettava per uscire. Non vi dico che faccia fece, era contentissimo di vedermi col Hijab subhanallah e mi chiese con stupore: “Ma davvero vuoi uscire così?”, e io: “Certamente, se l’Islam dice che mettere il velo è obbligatorio devo metterlo. Su, andiamo!”. Lui mi disse: “Brava mashallah! Sai che non lo devi più togliere?” J… “Inshallah”, io risposi: “Se Dio vuole vorrei morire così”.
Da allora sono passati quattro anni alhamduliLlah e adesso porto l’°abaia oltre all’hijab alhamdulillah. Sono così contenta di questa pace che ho trovato che ringrazio immensamente il mio Signore e chiedo ad Allah di guidare tutti i musulmani e di facilitarci e di aiutarci guidandoci nel bene, AMIN…
Jazakiallahu khairan ua as salam alaikom wa rahmatullahi wa barakatuhu
ukhtukum (vostra sorella)
Angela Khadija
بسم الله الرحمن الرحيم
الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله
20/04/2012 10:12 Jeddah, Arabia Saudita
Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu,
eccomi di nuovo qui (a dir la verità non mi sono staccata dal pc, ma dato che ci sono ho deciso di ricominciare a scrivere in sha’a Llah).
Innanzitutto mi presento… mi chiamo Bushra, che in arabo significa “buona notizia, buona novella”; questo nome, che da piccola mi faceva a volte vergognare (era l’unico nome straniero in tutta la scuola) è un dono di Allah l’Altissimo per il bellissimo significato che ha e per il messaggio che porta… alhamduliLlah, grazie ad Allah.
Essere una buona notizia (o per meglio dire: portare con sè una buona notizia) può voler dire dover condividere tante cose con tutti; solitamente, per il carattere che ho, non lo faccio molto volentieri di raccontare i miei fatti personali… ma quando si tratta di Islam è una cosa diversa: per Allah l’Altissimo, questo e altro.
… Essere nati in una città italiana da genitori stranieri non porta in sè una grande novità… tanti sono i bambini stranieri che nascono e crescono in Italia diventando cittadini a tutti gli effetti; ma così non è stato per me. Non mi lamento del fatto di non aver ottenuto la cittadinanza del paese in cui sono nata e nel quale ho vissuto per più di vent’anni, penso solo a quante cose strane ci sono al mondo, subhanaLlah
.
Dunque, sono nata e crescita in Italia come tanti, ma raggiunta all’età dei diciotto anni tutto questo non contava più perchè da allora sarei dovuta andare ogni anno a rinnovare il mio permesso di soggiorno, come tutti i poveri stranieri in Italia (così aveva deciso la bossi-fini… che essendo l’Italia “un paese fondato sul lavoro”, ci avrebbero fatto capire che il denaro era l’unica cosa che contava dello straniero e che una volta perso il lavoro la propria presenza diventava di nessun conto)…
Iniziarono così le mie avventure alla questura. Inizialmente, quando la questura si trovava in piazza XX Settembre, andavo con mia sorella (anche lei con lo stesso problema)… il posto era stretto e c’era sempre una lunghissima coda (fuori e dentro), in cui gli stranieri stavano ammassati, c’erano anche gli anziani e i bambini piccoli tenuti dai genitori; c’è chi veniva dalle quattro del mattino per riuscire ad entrare e a rinnovare i documenti e chi faceva la coda per cinque o sei ore senza riuscire ad avere il turno. Ma essere stranieri voleva dire dover stare in silenzio e accettare tutto, e così era per quei poveri immigrati.
Gli anni passavano e le mie visite alla questura continuavano in maniera assidua… ci volevano a volte anni in termini di attesa per rinnovare il permesso e tante volte ottenuto il rinnovo, questo era già scaduto o stava per scadere: toccava quindi ricominciare tutta la pratica da capo.
In questo tempo ho imparato tempo ho imparato tante cose: ho imparato ad avere pazienza, a stare in mezzo alle persone umili, ad amarle e a cercare di aiutarle; ho conosciuto tante sorelle e rivisto tante che non vedevo da tanto. Ho sentito lingue nuove e visto diversi modi di vivere la propria cultura, in un paese che si diceva multietnico ma che nella pratica lasciava pochissima libertà nello studiare la propria lingua e nel vivere la propria cultura di origine.
… Ma subhanaLlah, Allah gloria a Lui l’Altissimo è Saggio, Sapiente. Non avrei mai immaginato di indossare il niqab un giorno… così come non avrei mai immaginato che sarei stata una delle prime donne ad andare col niqab in questura, subhanaLlah.
Da quando porto il niqab, dal 2009 alhamduliLlah, sono state due le volte in cui mi sono recata alla questura col Niqab: la prima per ritirare il permesso di soggiorno e la seconda per fare di nuovo richiesta di rinnovo.
La prima volta ero da sola, andai presto a fare la fila e a parte il poliziotto all’entrata che mi disse che dovevo togliere il “burqa” (che ignorai volontariamente, dato che non aveva nessun diritto di dirmi cosa dovevo indossare) fu un’avventura abbastanza calma. Più che altro tutti guardavano da lontano perchè non se lo aspettavano proprio… Il secondo giorno quando tornai con l’appuntamento (il primo giorno non ce l’avevo perchè non sapevo avessero cambiato le regole e che ci fosse bisogno di prenotare elettronicamente un appuntamento per potersi presentare) una poliziotta mi si avvicinò dicendo: “Seguimi!..”, e una volta entrate in una stanzetta interna mi disse di mostrarle i documenti. Una volta accertato era tutto in regola mi disse che il giorno precedente avevano chiamato per sapere come si sarebbero dovuti comportare con le donne col Niqab e che il responsabile disse che non c’erano problemi: bastava che la donna col volto coperto si facesse riconoscere da un’altra donna perchè il TAR (tribunale regionale) aveva appurato che portare il Niqab non violava nessuna legge dello stato, ma che si trattava di una libertà religiosa. Allahu ‘Akbar ua liLlahi al hamd! (Allah è più grande e a Lui appartiene la lode!). Fu così che tornai fuori a fare la coda ringraziando Allah l’Altissimo di vivere in un paese che rispetta la fede; quindi dopo aver fatto le impronte e ritirato il permesso (che sarebbe dovuto durare due anni ma dato che era stato un anno in rinnovo mancava solo un anno alla sua scadenza… pazienza!) tornai di nuovo a casa.
Nonostante avessi avuto questa prima esperienza, quando arrivò la volta del rinnovo il mio cuore batteva di nuovo forte perchè avevo il presentimento che la questione non sarebbe finita lì e che mi aspettava un’altra prova. Così quando arrivò il fatidico giorno (di cui parlai in http://storiedalloccidente.wordpress.com/2012/05/19/un-niqab-nellingranaggio-titolo-di-miguel-martinez-che-ringraziamo-della-pubblicazione-8/) mi recai di nuovo alla questura dove stavolta mi aspettava tutt’altro!
Dopo aver fatto la fila il primo impiegato rifiutò di farmi la pratica e mi disse di andare dal suo collega. Anche il secondo non sembra essere molto comprensivo, ma infine decise di chiamare una collega, la quale mi obbligò di farmi riconoscere allo sportello, davanti a tutti…
Dopo aver esaminato, per l’ennesima volta, tutta la documentazione il poliziotto dice: “Non è scritto che hai fatto il test di lingua italiana”, alchè gl risposi: “Certo che non l’ho fatto, sono nata in Italia e so parlare italiano”.. Sopraggiunge stavolta la poliziotta che dice: “Sì però la nascita occasionale non conta”…!!!
E io: “Scusi ma cosa intende con nascita occasionale”??
“Cioè che si sia nati per caso in un posto”.
“Ma guardi che io sono nata e vissuta qui, non si tratta mica di una nascita occasionale!”…
Alchè il collega le fa notare che in effetti ho il pemesso di soggiorno senza interruzioni sin dalla nascita, fino ai diciotto anni col papà e poi da sola… ma lei continua imperterrita: “Sì ma non vuol dire.. lei..”.
Lasciamo perdere gli ignoranti, non c’è più sordo di chi non vuol sentire…
Come già dissi nel primo racconto anche stavolta mi toccava andare per due giorni consecutivi alla questura e sia il primo che il secondo giorno salta su un impiegato che si mette a urlare come un matto per via del Niqab; ma stavolta avevo di che rispondere alhamduliLlah…
AlhamduliLlah l’avvocato mi aveva tenuto un’ora al telefono per spiegarmi la questione dal punto di vista legislativo e che in effetti essendo il niqab rientrante nella legge sulla libertà religiosa, un fatto personale che non impedisce la riconoscibilità (dato che una volta richiesto le sorelle si fanno riconoscere dalle forze dell’ordine) e un’esterioramento della fede non può essere vietato dalle norme civili.
Ma la cosa che più mi dava forza era un’altra… si trattava del fatto di avere il “mio avvocato” cone me: Allah l’Altissimo. Questa era la sensazione più bella e la fonte di ogni forza di volontà e coerenza… Infatti portavo il niqab per coerenza, perchè era qualcosa che sentivo da dentro e che mi sentivo di fare solo per Lui. Ed era per questo motivo non mi toccava il commento di quelle persone che provavano a intimorirmi, consigliandomi di togliere il Niqab “almeno per andare alla questura”.
Questo è quanto… alhamduliLlah; da allora ho sentito solo esperienze positive dalle sorelle che sono andate a rinnovare ii documenti alla questura in diverse città italiane. AlhamduliLlah, che Allah swt ci doni di essere per Lui, sempre.
Ukhtukum (vostra sorella)
Bushra