Passo dopo passo… Musulmana!

بسم الله الرحمن الرحيم

khadija

Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala wa BarakatuHuو

Mi chiamo Khadijah, ho 30 anni e mi sono convertita all’Islâm 15 anni fa, alhamdulillah.

Ho conosciuto l’Islâm a soli 14 anni tramite mio zio, egiziano, marito di mia zia; fin da piccola ho sempre frequentato la loro casa, sia per la tranquillità e per la simpatia che mi trasmettevano, sia perché mio zio mi aiutava in alcune materie scolastiche, ed è grazie a lui che ho iniziato ad amare lo studio e la scuola, che Allah l’Altissimo lo ricompensi!
Quando iniziai a frequentare il primo anno delle superiori, un giorno, andando a casa degli zii per fare i compiti, sentii che mio zio stava ascoltando il Qur’an (il Corano). Quando entrai lui spense lo stereo, ma io rimasi colpita da quella melodia così dolce e rilassante. Gli chiesi di cosa si trattasse, e lui mi spiegò che si trattava del Qur’an. Da quel momento volli sapere tutto sull’Islâm; iniziammo un lungo discorso che durò mesi, iniziai a leggere il Vangelo e a capire che in realtà la vera religione è l’Islâm, e che stavo vivendo in qualcosa di sbagliato e di falso, senza nessuna radice… Quando fui profondamente convinta, mio zio mi disse che avrei dovuto pronunciare la Shahâdah, perché ormai, dato che credevo nell’Islâm, era giusto che mi convertissi. Inizialmente ebbi paura, non volevo fare questo passo, perché mi sembrava più grande di me. Così affermai che avrei rimandato questa decisione fino all’età dei 18 anni; i miei zii, anche se non lo ritenevano giusto, accettarono la mia scelta. Ma non avevo il cuore in pace, sentivo qualcosa dentro di me che mi diceva di fare Shahâdah, perché ci credevo, dunque era giusto “accettare l’Islâm”; iniziai anche a fare dei sogni che mi spingevano a convertirmi, e sentivo che, se avessi preso questa decisione, tutto sarebbe andato per il meglio e non avrei avuto rimorsi.
Alla fine mi feci coraggio, andai dagli zii e dissi: “Ho deciso, voglio diventare una serva di Allah (Gloria a Lui l’Altissimo)”, e così fu. Da allora, non ho mai avuto rimpianti ed ho sempre ringraziato Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) per aver illuminato il mio cuore. Man mano, iniziai la mia pratica religiosa, ma l’unica cosa che non potevo fare era indossare l’hijâb; la mia famiglia infatti era all’oscuro della conversione, non potevo dichiararmi Musulmana, perché pensavo che, data la mia giovane età, forse mi avrebbero potuto allontanare dai miei zii, e in tal modo non avrei potuto migliorare nell’Islâm. Dunque, vissi l’Islâm in silenzio fino alla quinta superiore. Nel frattempo, alhamdulillah la mia fede e la mia conoscenza crebbero.
Durante il quinto anno delle superiori informai i miei genitori della mia conversione; all’inizio erano molto infastiditi, e soprattutto dispiaciuti, però non mi trattarono male e non cercarono di farmi sentire in colpa. Frequentai l’ultimo anno della scuola superiore, senza però indossare il velo. Sicuramente non fu una cosa giusta, visto che ormai a casa lo sapevano, purtroppo però non me la sentivo, mancavano pochi mesi al diploma e, dato l’ambiente scolastico, sapevo che avrei avuto molti problemi con gli insegnanti. Inoltre, nello stesso periodo ebbi dei problemi di salute, e mi sarebbe stato molto difficile conciliare il tutto. Ma alhamdulillah, Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) mi ha aiutata, mi diplomai con il voto più alto della classe e fui molto felice.
Subito dopo la maturità, alhamdulillah indossai finalmente l’hijâb, del resto era una decisione che avevo nel cuore già da due anni, e Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) mi aiutò così a realizzare il mio sogno. Alhamdulillah. Adesso sono 12 anni che porto il velo, alhamdulillah sono felicissima della mia scelta, la vivo serenamente e no ho mai avuto problemi né con la mia famiglia, né all’università, né con la gente in generale. Il mio desiderio è quello di vivere sempre così tranquilla, impegnarmi sulla Via di Allah l’Altissimo, fare Da’wah con il mio hijâb ed il mio studio insha’a Allah.
Jazakumu-Llahu khayran a tutte le sorelle che leggeranno la mia storia.
Wassalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu
da vostra sorella Khadijah B.

Una perla… preziosa!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

hijabi

Sono nata musulmana, ma cominciai a sentirmi tale al 100% solo dopo aver messo il mio amato hijab.

Salam u alikum mie carissime sorelle, io mi chiamo Sofia, ho 20 anni. A causa del mio nome ”occidentale” voi penserete che io sia una ragazza europea appena ritornata all’Islam, invece no, io sono marocchina, nata e cresciuta in Marocco in una famiglia musulmana, ma cominciai a sentirmi serva di ALLAH l’Altissimo solo dopo aver cominciato a portare il mio amato hijab.

Adesso sono in fase di preparazione degli esami di maturità e ho fatto la mia tesina su quel simbolo con il quale mi identifico come musulmana, il mio adorato velo, ebbi dei problemi riguardanti la conclusione, non sapevo come terminare la mia trattazione, e la sorella Cinzia Amatullah mi consigliò di raccontare la mia esperienza con il hijab.
Io provengo da una famiglia numerosa, composta da sette figli: quattro femmine e tre maschi. Io sono la penultima di questa lunga lista. La mia è una famiglia atipica, vale a dire che non siamo molto uniti, purtroppo ognuno pensa per sé. Nonostante io abbia 2 fratelli e tre sorelle maggiori, che bene o male sono abbastanza praticanti e sanno di religione, nessuno di loro mi ha spiegato che io doveva indossare il velo e vestire in modo modesto. Certe cose riguardanti l’Islam le conoscevo solo perchè facenti parte della mia cultura araba e musulmana, per esempio il Ramadan, sin da piccola forse all’età di 7 anni cominciai a provare a digiunare metà giornata e cosi via fino ad arrivare a fare l’intera giornata dall’alba al tramonto. Da piccola, mi ricordo che i bambini in Marocco facevano a gara per digiunare, quindi anche io per non sentirmi diversa ci provavo. Infatti quando arrivai in Italia all’età di 11 anni, digiunai tutto il mese di Ramadan, nonostante le critiche dei miei insegnanti cattolici, che ritenevano fosse una cosa assurda e alquanto massacrante.
Anche per la preghiera, né i miei fratelli né i miei genitori mi insegnarono, mi ricordo che un giorno, forse ero dodicenne, avevo qualche problema a scuola e necessitavo di comunicare con ALLAH, ma non sapevo come fare, come supplicarLo ad avere il Suo sostegno  e la Sua misericordia. Sempre lo stesso giorno osservai mia madre che compiva le solite preghiere, una volta che ebbe terminato, e salutò sia a destra che a sinistra, alzò le sue mani verso il cielo e si mise a bisbigliare. Quando terminò gli chiesi: ”Mamma perchè hai alzato le mani e bisbigliavi??Mi rispose: ”Stavo facendo duaa (suppliche) e chiedevo ad ALLAH  di mandarci la Sua misericordia e di proteggere i miei cari e di darci tanta salute”. Da quel momento decisi che non potevo vivere senza una guida, poiché mi sentivo talmente debole da avere bisogno di quella forza suprema e assoluta che mi guidasse sulla retta via e mi proteggesse, e cosìdecisi che dovevo cominciare a pregare e mi rivolsi a mia sorella che fu più che contenta di insegnarmi i riti dell’abluzione, la preghiera in modo corretto, seguendo le giuste posture e recitando i versi adatti.
La stessa cosa per quanto concerne il velo, penso che se fossi rimasta in Marocco, arrivata a una certa età avrei cominciato a coprirmi in modo automatico, come avevano fatto le mie sorelle, solo perchè era consuetudine nella nostra famiglia e nel nostro piccolo mondo.
Anche i miei genitori ci tengono alla nostra amata fede e cercano di metterla in pratica, ma date le loro condizioni culturali e la poca istruzione ricevuta, poiché quando erano bimbi il Marocco si trovava sotto dominio francese e si liberò solo nel 1956, e i francesi non gli permettevano di studiare, non dispongono di buone capacità comunicative per potermi spiegare il vero significato del velo. I miei, al massimo si limitavano ad ammonirmi: non portare quei jeans sono troppo stretti! Quel trucco è troppo pesante! Quella maglietta è troppo corta! Non ti fidanzare! Devi arrivare al matrimonio vergine!…ecc…

Fino a meno di un anno fa, non indossavo il velo. Mostravo il fascino dei miei lunghi, ricci e fluenti capelli. A un tratto, nel 2011 all’incirca cominciai a perdere i miei bellissimi capelli. Inizialmente non riuscivo a capire quale fosse la causa di tale perdita, feci vari esami sanguigni senza alcun risultato. Giorno dopo giorno mi addolorava vedere sulle mie spalle qualche lunghissimo capello senza piu’ vita. Cominciai a farmi delle domande: la mia coscienza mi tormentava e vedevo ciò come una punizione del Divino poiché all’epoca non indossavo il velo. Un giorno, era il 15 di Agosto 2012, era in corso il Ramadan, feci uno strano sogno. Ero abbigliata di un lungo vestito, di cui non mi ricordo esattamente il colore, mi ricordo solo che esso splendeva di un bianco puro. Io mi prostravo per effettuare la preghiera, che ero solita effettuare sin da quando ero bambina, avevo sotto i piedi un tappetino, tipico della preghiera islamica, ma non potevo pregare perchè avevo i capelli scoperti e provavo a coprirli con un foulard, che immediatamente volava via, ne provavo diversi ma nulla. A un tratto vidi passare varie donne, che io conoscevo, quali parenti e amiche, provai a chiedere loro aiuto. Gli chiedevo se potevano prestarmi un foulard per effettuare l’orazione, ma nessuna mi prestava ascolto. Mi svegliai di soprassalto con gli occhi lacrimanti e pensai che Dio mi stesse comunicando che era arrivato il tempo di iniziare ad indossare il velo da Egli prescritto. Il 20 di agosto, giorno in cui Ramadan volgeva al termine, c’era un caldo torrido, e osai uscire di casa col capo coperto con il mio amato velo. Da quando cominciai ad indossare il velo, sento che la mia vita sia cambiata in meglio. Non vivo piu’ la competizione della donna moderna schiava e oppressa dall’aspetto fisico, non ho piu quel bisogno di ricevere incessanti complimenti per il fascino dei miei capelli per sentirmi sicura, perché ora c’e questo pezzo di stoffa a farmi sentire me stessa, a farmi sentire migliore e a proteggermi dagli sguardi lusingati e indiscreti di estranei. Ho sentito la stessa sensazione di uno schiavo al quale si ridona la libertà, e si sente padrone di sé, del proprio corpo.

Questa la mia storia, mie adorate sorelle, che ho deciso di condividere con voi e soprattutto mi rivolgo a quelle sorelle che come me sono nate musulmane da entrambi genitori musulmani e non apprezzano questa immensa fortuna che ALLAH l’Altissimo gli ha donato. Sorelle mie, non importa se noi viviamo in Italia, o in qualsiasi paese dove la maggioranza delle persone non sono musulmane, non abbiate paura di portare il velo a scuola, o al lavoro o di essere derise per strada, o guardate male. Credetemi anche io ero timorosa del giudizio altrui, ma quando cominciai a portare quel pezzo di stoffa, facendolo il mio segno di orgoglio, e la gente poteva leggermi negli occhi quella fierezza per cui lo portavo, quel senso di umiltà che mi differenzia dalla massa di donne poco coperte, nessuno e dico nessuno per ora, che ormai quasi un anno che lo porto, si è mai permesso di lanciarmi occhiate di disprezzo o di criticarmi. Solo ALLAH può giudicarmi e se proprio la gente mi deve dare la sua opinione, voglio che lo faccia riguardo al mio cervello, la mia cultura, la mia educazione, ma non per il mio aspetto fisico. Carissime ricordatevi che se portate il velo obbedite ad ALLAH e potrete avere una bella ricompensa nel Paradiso, e ricordatevi << la bellezza della donna è preziosa come una perla e il velo costituisce la sua conchiglia>>. Non abbiate paure di portare il velo e fatevi coraggio, perchè vorrei che anche voi provaste quella bellissima sensazione che io provo giorno dopo giorno da quando lo porto.
Un abbraccio e buona fortuna che ALLAH ci guidi sulla retta via e ci riservi un posto nel paradiso.
Assalamu alikum, vostra sorella Sofia.

La storia di una grande, grande menzogna! 2

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Carissime sorelle,

assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu :)

In risposta all’articolo della polizia moderna (http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699), intitolato appunto “Le convertite”, volevo precisare che le sorelle che loro chiamano “convertite” (più precisamente tornate alle religione della fitrah فطرة, all’Islam) non differiscono in nessun modo dalle loro sorelle nate musulmane.

La differenza nel praticare la  fede dipende unicamente dal livello di conoscenza/ignoranza che si ha di essa. A volte il fatto di essere cristiano/musulmano viene vissuto come il fatto di aver ricevuto in dote un carattere ereditario… “Va be’ ci sono nato.. i miei lo sono quindi lo sono anch’io!”.

In verità la questione andrebbe affrontata in maniera differente perchè Allah l’Altissimo ci rivela tramite i Suoi Messaggeri che quando la nostra vita giunge a termine, gli Angeli ci pongono una serie di domande appena entrati nella tomba: “Chi è il tuo Dio? Qual’è la tua Religione? Come si chiama il Profeta a voi inviato?”, e il Profeta pace e benedizione su di lui ci riporta che chi non ha vissuto con conoscenza, convinzione e pratica la sua fede durante la vita terrena, nel momento dell’interrogatorio non saprà rispondere e rimarrà titubante e impaurito! Vediamo nel Hadith del Messaggero, pace e benedizione su di lui cosa dice:

شهدت مع رسول الله صلى الله عليه وسلم جنازة فقال رسول الله صلى الله عليه وسلم : أيها الناس إن هذه الأمة تبتلى في قبورها فإذا الإنسان دفن فتفرق عنه أصحابه جاءه ملك الموت في يده مطراق فأقعده قال : ما تقول في هذا الرجل ؟ فإن كان مؤمنا قال : أشهد أن لا إله إلا الله وأن محمدا عبده ورسوله ، فيقول له : صدقت ، ثم يفتح له باب إلى النار فيقول : هذا كان منزلك لو كفرت بربك ، فأما إذا آمنت فهذا منزلك فيفتح له باب إلى الجنة فيريد أن ينهض إليه فيقول له : اسكن ، ويفسح له في قبره ، وإن كان كافرا أو منافقا فقيل له : ما تقول في هذا الرجل ؟ فيقول لا أدري سمعت الناس يقولون شيئا ، فيقول : لا دريت ولا تليت ولا اهتديت ، ثم يفتح له باب إلى الجنة فيقول : هذا منزلك لو آمنت بربك ، فأما إذا كفرت به فإن الله أبدلك به هذا ويفتح له باب إلى النار ثم يقمعه قمعة بالمطراق يسمعها خلق الله كلهم غير الثقلين . فقال بعض القوم : يا رسول الله ما أحد يقوم ملك في يده مطراق إلا هيل عند ذلك . فقال رسول الله صلى الله عليه وسلم { يثبت الله الذين آمنوا بالقول الثابت } [ إبراهيم : 27 ] الآية
الراوي: أبو سعيد الخدري المحدث: السيوطي - المصدر: شرح الصدور – الصفحة أو الرقم: 184
خلاصة حكم المحدث: إسناده صحيح
Colui che tramanda il Hadīth (‘Abu Sa°īd Al-Khudriī) ci racconta: Assistetti un giorno ad un funerale assieme al Profeta di Allah, pace e benedizione su di lui, e così lo sentii dire (Traduzione dei significati): Oh gente, questa comunità verrà provata nella tomba; quando l’uomo viene seppellito e la sua gente si allontana da lui, arriva presso di lui l’Angelo della Morte con in mano un martello, quindi lo fa sedere e gli chiede: “Cosa dici a proposito di questo uomo [Muhammad]?”. Se [il morto] è uno dei credenti dirà: “Testimonio che non c’è divinità ad avere diritto di adorazione eccetto Allah e che Muhammad è suo servo e inviato”. Gli viene quindi risposto: “Hai detto il vero!” Poi viene aperta una porta che dà sull’Inferno e gli vien detto: “Questo sarebbe stato il tuo posto se tu avessi negato il tuo Signore; se invece avevi creduto questo sarà il tuo posto” e gli viene aperta una porta che dà sul Paradiso; [Alla vista di tale porta] egli si appresta a raggiungerla ma gli vien detto: “Stai tranquillo” e gli viene allargato lo spazio della sua tomba. Se invece [il morto] era miscredente o ipocrita quando gli vien detto: “Cosa dici a proposito di quest’uomo?” Egli dice: “Non so. Ho sentito la gente dire qualcosa [a proposito]”. Allora gli vien detto: “Che tu non possa conoscere, ne’ recitare [il Qur'ān], nè essere guidato”. Poi gli viene aperta una porta che dà sul Paradiso e gli vien detto: “Questo sarebbe stato il tuo posto se tu avessi creduto nel tuo Signore, invece se tu Lo avevi negato Allah ti dà in cambio questo”… e gli viene aperta una porta che dà sull’Inferno, poi [l'Angelo] gli dà un colpo col martello, che sentono tutte le creature di Allah, eccetto gli uomini e i jinn.
Dissero alcuni presenti: “Oh Profeta di Allah, non c’è nessuno che vedendo un Angelo con un martello in mano non si spaventi!”. Rispose il Profeta pace e benedizione su di lui: “Allah da la fermezza tramite la parola ferma a coloro che credono” (Traduzione Significati Qur’an_Sura Ibrahim, 14:27).
Traduzione dei significati, catena di trasmissione del Hath: autentica (sahih).
Dunque è importante per ogni uomo approfondire la questione legata alla fede e al Messaggero, pace e benedizione su di lui.. perchè ad ogni uomo (dal tempo dalla venuta del Messaggero pace e benedizioni su di lui in poi) verranno poste queste domande. Che Allah l’Altissimo possa donarci guida e conoscenza, amin!!

La Storia di una grande, grande menzogna!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Care sorelle e cari lettori,

se avete letto il nostro precendete post (http://storiedalloccidente.wordpress.com/2012/06/22/perche-sono-musulmana-4/), scritto da una nostra cara sorella, ingiustamente accusata di terrorismo, vi starete chiedendo: “Ma in che mondo viviamo?!!”… appunto, è quello che mi sto chiedendo anch’io!

Se poi avete letto anche l’articolo della Polizia Moderna a cui ci rimanda la sorella (http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699), vi possono venire seri dubbi sull’affidabilità delle affermazioni delle forze dell'”ordine” (cossiddette dell’ordine, anche se non sappiamo se questa definizione sia appropriata o meno) o perlomeno questo fatto vi spingerà in futuro ad accertarvi prima di prendere “per vera” una notizia.

In verità tutti sappiamo come funziona la giustizia in Italia.. ricordo di una studentessa di legge sul treno che diceva: “All’inizio quando ho iniziato il percorso di avvocatessa pensavo che sarebbe stato per essere dalla parte della verità, della giustizia, per difendere una vittima contro l’oppressore e invece i professori ci hanno disilluso facendoci capire che dobbiamo prendere sempre e comunque la parte del nostro cliente, sia esso la vittima o l’assassino; l’importante è guadagnare soldi!!”.

Ora quest’affermazione può sembrare “normale” ma non lo è perchè è sintomo di una grave malattia sociale, quella di mischiare il vero al falso, il giusto all’ingiusto, di mettere sullo stesso piano la vittima e il carnefice.

Questo è quello che sta succedendo in generale: il ricco trova il modo di scappare ma il povero no, chi ha i soldi e può pagarsi l’avvocato può avere giustizia mentre la persona comune spesso no, e così via… Addirittura all’Università ci diedero da leggere libri che trattavano delle ingiustizie nelle carceri: persone uccise senza colpa, altri detenuti senza prova, altri pestati a morte per un gesto o una parola, ecc…

Questo è lo scenario generale… poi per quanto riguarda i musulmani (spesso per i praticanti) tante volte la realtà è ancora più drammatica e deludente. Dal 2001 ci sono stati numerosi arresti di persone “potenzialmente pericolose” (poi scopriamo che son considerate tali perchè vanno spesso a pregare al Masjid!), “presunti terroristi” (che per una battuta al telefono o per aver visitato un sito su internet si sono meritati tale appellativo) e di numerosi “potenziali collaboratori di Al-Qaeda” (addirittura questo ci fanno sorbire nei tg, e come ha giustamente detto Martinez: Tutta la potenza degli Stati Uniti ci ha messo qualche trilione di dollari, dieci anni e due guerre per arrivare ad al-Qaeda, ma badanti, operaie e casalinghe italiane riescono evidentemente a entrare facilmente in contatto con l’Organizzazione)!! (http://kelebeklerblog.com/2012/06/22/una-vita-diversa-dalla-vostra/)

Qui è di dovere dire che come io conosco bene l’autrice del post, e sono certa della sua innocenza da ogni accusa di terrorismo o di istigazione alla violenza o all’uso di armi, così altre sorelle e fratelli vi possono confermare che conoscono personalmente altri fratelli accusati o processati per terrorismo, e sono sicuri che anch’essi sono vittime delle menzogne della polizia e dei media, i quali sanno bene che non ci sono prove reali contro tali persone ma a forza di autoraccontarsi bugie si finisce per autoconvincersi e crederci!!

A questo punto ci dobbiamo seriamente chiedere: ma pensarla diversamente è un reato??! Mi spiego meglio… se io sono musulmano, prego cinque volte al giorno al Masjid, leggo spesso il mio Qur’an, parlo e frequanto (fisicamente o virtualmente) mie sorelle e fratelli… questo è reato? Vi consiglio la lettura di questo importante articolo a proposito di una cossiddetta strategia contro quello che loro definiscono “terrorismo islamico” (e qui diciamo che non esite che un vero musulmano sia terrorista! Un musulmano ama la pace per sè e per le persone con cui vive, siano essi credenti o meno): http://legittimadifesa.wordpress.com/2009/11/04/i-%E2%80%9Csiti-civetta%E2%80%9D-cosa-sono-chi-li-posta-e-perche%E2%80%99-%E2%80%93-una-tattica-ed-una-strategia-dell%E2%80%99-%E2%80%9Cantiterrorismo-islamico%E2%80%9D/

Ora per ultimo, per non dilungarmi oltre, dico solo che conosco anche le sorelle Barbara e Anna di cui parla l’articolo della polizia moderna e posso testimoniare di non aver mai letto nulla da parte loro che istigasse al terrorismo o all’uso di armi! Nell’articolo viene strumentalizzata la parola araba (جهاد), Jihad, per cui voglio più avanti riportare la definizione del termine con la speranza di chiarire un concetto spesso strumentalizzato dagli agenti del cossiddetto “antiterrorismo”. Anche quando la sorella Malika dice che la sua penna è la sua arma intende dire che è lo strumento col quale combattere l’ingiustizia e le menzogne dette sul suo caso (http://kelebeklerblog.com/2012/04/23/terroristi-islamici-indagati-a-pesaro-e-cagliar/).

Jihād (جهَاد): la parola jihād significa letteralmente “sforzo sul cammino di Āllāh” quindi si tratta di qualsiasi sforzo che il credente compie per Āllāh l’Altissimo, che sia diretto a migliorare ed educare la propria nafs (ad autoeducarsi e a controllare i propri piaceri e desideri passionali), come ogni sforzo quotidiano per rafforzare la propria fede e testimoniarla agli altri, e di seguito usato per definire lo sforzo di diffondere il messaggio islamico (da°ūaħ), o difendere l’Islam.

Vediamo dunque che il Jihad non prevede azioni di violenza o terrorismo nei paesi occidentali (anzi l’Islam incoraggia a rispettare i patti… Per un musulmano stare in un paese non islamico significa vivere nel rispetto delle regole e godere dei diritti che esso garantisce per il cittadino). Tutta questa propaganda anti-islamica deve farci rilettere… ma noi sappiamo bene cosa sia l’Islam? Abbiamo studiato i suoi principi e compreso la sua grandezza? O siamo rimasti ai tempi di: “Mamma, li tuchi”?!

Come in un sogno!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu care sorelle.

Questo racconto è stato già pubblicato dalla cara sorella Umm Usama nel suo blog http://ummusama.wordpress.com/2011/02/08/la-mia-esperienza-nello-yemen/. Lo ripropongo qui, in sha’a Llah, anche per avere occasione di rileggerlo e di rivivere i bellissimi ricordi, alhamduliLlah!

Praticamente un anno e mezzo fa (circa), dopo aver terminato la laurea triennale in moda, aver lavorato qualche tempo e aver poi terminato un anno di specializzazione sempre nel settore, mi sono sentita di non aver concluso niente; mi son resa conto di non sentirmi una donna “realizzata” per gli studi fatti o la carriera ma di essere una donna soffocata e sofferente.
AlhamduliLlah la fede mi ha sempre dato tanto (tutto) nella vita e ringrazio Allah swt per questo… ma sentivo di essere in mancanza verso la mia fede, in particolare verso la conoscenza, (e di conseguenza) l’applicazione di essa. Mia madre poveretta notava la sofferenza in cui passavo, soprattutto nel periodo post-laurea, e cercava di incoraggiarmi al meglio nelle mie scelte, che Allah swt la ricompensi al meglio e faccia sì che sia tra gli abitanti della Jannah, amin.

Un giorno, mentre ero a uno dei tanti stage aziendali (fatti e pensati per sfruttare le energie dei giovani senza dar loro nulla in cambio), Allah swt volle che mi venisse l’idea di studiare Sharia (legislazione islamica), nello Yemen, a Jameat Al Iman… subhanaLlah, tutto pronto e deciso (da Allah swt).
Mia madre era molto contenta alhamduliLlah… e dopo aver preso il permesso da mio padre giazahu Llahu khairan d’estate partii per lo Yemen.

Prima di tutto devo precisare che quest’università è tutta fi sabili Llah (si basa sul lavoro di volontariato mashaLlah), non si paga la retta ma la regola è che per ogni 3ilm acquisito (conoscenza) bisogna pagare la zakat (cioè insegnarlo ad altri o fare in modo che dia buoni frutti). Bellissimo concetto della fede islamica!
Poi la seconda cosa bellissima è che la parte femminile è completamente staccata da quella maschile (sono posizionate in zone molto lontane l’una dall’altra nella cittadella universitaria, per cui non c’era il problema della promiscuità… magari sembra scontato quello che dico ma non lo è perchè in tanti paesi musulmani i governi cedono alle richieste di “modernizzazione” delle nazioni unite e stanno di conseguenza nascendo univesità promiscue! hasbuna Llah ua ni3ma al wakil, ci basta Allah, a Lui ci affidiamo!) e dentro alla nostra parte femminile avevamo tutto quello di cui potevamo aver bisogno: la biblioteca, la libreria, il negozio di sartoria, la profumeria… di tutto alhamduliLlah.
La terza cosa comodissima è che sono organizzati dei servizi di scuolabus (disponibile col pagamento di un prezzo simbolico) che veniva a prenderci ogni mattina da casa e ci riaccompagnava alla fine della frequenza (se arrivava il momento della salat si fermava presso qualche Masjid e scendevamo tutti a fare la salat! Che bello, alhamduliLlah…)

Per poter essere ammessi all’università bisogna frequentare un mese di lezioni (propedeutico), fare l’esame di ammissione che si basa sulla memorizzazione di una parte del Qur’an Karim e su un colloquio motivazionale, dopodichè si inizia l’anno accademico.

AlhamduliLlah ho avuto il dono di frequentare questo mese durante il quale ci hanno impartito lezioni di tazkiah (purificazione della nafs, materia della quale non conoscevo neppure l’esistenza), di fiqh (conoscenza di come compiere gli atti di obbedienza ad Allah, ci hanno insegnato le regole di purificazione e le regole per compiere correttamente la salat) di tajuid (corretta lettura del Qur’an Karim), e tanto altro.
Le nostre insegnanti erano per la maggior parte donne giovani o di mezza età, tutte sorella laureate (o plurilaureate) che lavorano fi sabili Llah… la maggior parte sono madri di famiglia, quindi il loro impegno mashaLlah è lodevole, che Allah swt le guidi e le ricompensi al meglio inshaLlah.
Dentro all’università si respira un’aria di fede… il sorriso, la cordialità, l’umiltà e la dolcezza delle sorelle rendono anche le cose più banali un momento di 3ibadah (adorazione), di felicità e pace. L’essere lì per Allah swt ed essere uniti da un unico obbiettivo rende piccoli i problemi della vita e ti fa sentire che l’importanza dell’uomo è legata unicamente alla sua conoscenza di Allah swt e alla sua umiltà di fronte al Creatore… la conoscenza (della fede) fa capire le cose nella loro realtà, allontana il buio per lasciar spazio alla Luce…
Che Allah swt ci doni Luce della Sua Luce, amin.

Dopo aver terminato gli esami sono partita per l’Arabia Saudita e non sono più tornata nello Yemen e mi sono ricordata ciò che disse un giorno la Direttrice della sezione del Qur’an Karim: “Ragazze, non dipende dall’esito dell’esame se frequenterete o no questa Università… dipende dalla volontà di Allah swt. Molte ragazze hanno passato gli esami ma non sono potute andare avanti…”

Proprio vero subhanaLlah… allora mi chiedevo come potesse essere possibile, ma ora so che tutto è possibile alhamduliLlah. Ad ognuno Allah swt ha disegnato una strada ed essere sottomessi ad Allah swt vuol dire saper accettare la Sua volontà e cercare di arrivare a Lui con tutti i mezzi che ci da in ciascun momento (che Allah swt ci doni ciò, amin).

AlhamduliLlah dopo quest’esperienza dell’Università Allah swt mi donò la forza di volontà e la convinzione per iniziare a vestire con l’abbigliamento islamico (di portare oltre al jilbab -soprabito largo che si porta sopra ai vestiti normali-, il khimar -il velo che scende dalla testa sulle spalle e sul petto- e il niqab per la copretura del viso) e di capire l’universo delle sorelle mutanaqqibat (che portano il Niqab); quello che mi segnò di più è stato il caloroso saluto delle sorelle, la loro discrezione e il loro modo di fare da3wa (invitarti al bene) tramite il loro comportamento islamico.
Che Allah swt le ricompensi e ci riunisca con loro… se non in questa vita nella akhira (nell’Ultima vita) inshaLlah.

Giazakum Llahu khairan, che Allah swt vi benedica e ci doni sempre la Sua guida e benedizione… Uhibbukum fiLlah ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu..

Bushra