La storia di una grande, grande menzogna! 2

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Carissime sorelle,

assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu :)

In risposta all’articolo della polizia moderna (http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699), intitolato appunto “Le convertite”, volevo precisare che le sorelle che loro chiamano “convertite” (più precisamente tornate alle religione della fitrah فطرة, all’Islam) non differiscono in nessun modo dalle loro sorelle nate musulmane.

La differenza nel praticare la  fede dipende unicamente dal livello di conoscenza/ignoranza che si ha di essa. A volte il fatto di essere cristiano/musulmano viene vissuto come il fatto di aver ricevuto in dote un carattere ereditario… “Va be’ ci sono nato.. i miei lo sono quindi lo sono anch’io!”.

In verità la questione andrebbe affrontata in maniera differente perchè Allah l’Altissimo ci rivela tramite i Suoi Messaggeri che quando la nostra vita giunge a termine, gli Angeli ci pongono una serie di domande appena entrati nella tomba: “Chi è il tuo Dio? Qual’è la tua Religione? Come si chiama il Profeta a voi inviato?”, e il Profeta pace e benedizione su di lui ci riporta che chi non ha vissuto con conoscenza, convinzione e pratica la sua fede durante la vita terrena, nel momento dell’interrogatorio non saprà rispondere e rimarrà titubante e impaurito! Vediamo nel Hadith del Messaggero, pace e benedizione su di lui cosa dice:

شهدت مع رسول الله صلى الله عليه وسلم جنازة فقال رسول الله صلى الله عليه وسلم : أيها الناس إن هذه الأمة تبتلى في قبورها فإذا الإنسان دفن فتفرق عنه أصحابه جاءه ملك الموت في يده مطراق فأقعده قال : ما تقول في هذا الرجل ؟ فإن كان مؤمنا قال : أشهد أن لا إله إلا الله وأن محمدا عبده ورسوله ، فيقول له : صدقت ، ثم يفتح له باب إلى النار فيقول : هذا كان منزلك لو كفرت بربك ، فأما إذا آمنت فهذا منزلك فيفتح له باب إلى الجنة فيريد أن ينهض إليه فيقول له : اسكن ، ويفسح له في قبره ، وإن كان كافرا أو منافقا فقيل له : ما تقول في هذا الرجل ؟ فيقول لا أدري سمعت الناس يقولون شيئا ، فيقول : لا دريت ولا تليت ولا اهتديت ، ثم يفتح له باب إلى الجنة فيقول : هذا منزلك لو آمنت بربك ، فأما إذا كفرت به فإن الله أبدلك به هذا ويفتح له باب إلى النار ثم يقمعه قمعة بالمطراق يسمعها خلق الله كلهم غير الثقلين . فقال بعض القوم : يا رسول الله ما أحد يقوم ملك في يده مطراق إلا هيل عند ذلك . فقال رسول الله صلى الله عليه وسلم { يثبت الله الذين آمنوا بالقول الثابت } [ إبراهيم : 27 ] الآية
الراوي: أبو سعيد الخدري المحدث: السيوطي - المصدر: شرح الصدور - الصفحة أو الرقم: 184
خلاصة حكم المحدث: إسناده صحيح
Colui che tramanda il Hadīth (‘Abu Sa°īd Al-Khudriī) ci racconta: Assistetti un giorno ad un funerale assieme al Profeta di Allah, pace e benedizione su di lui, e così lo sentii dire (Traduzione dei significati): Oh gente, questa comunità verrà provata nella tomba; quando l’uomo viene seppellito e la sua gente si allontana da lui, arriva presso di lui l’Angelo della Morte con in mano un martello, quindi lo fa sedere e gli chiede: “Cosa dici a proposito di questo uomo [Muhammad]?”. Se [il morto] è uno dei credenti dirà: “Testimonio che non c’è divinità ad avere diritto di adorazione eccetto Allah e che Muhammad è suo servo e inviato”. Gli viene quindi risposto: “Hai detto il vero!” Poi viene aperta una porta che dà sull’Inferno e gli vien detto: “Questo sarebbe stato il tuo posto se tu avessi negato il tuo Signore; se invece avevi creduto questo sarà il tuo posto” e gli viene aperta una porta che dà sul Paradiso; [Alla vista di tale porta] egli si appresta a raggiungerla ma gli vien detto: “Stai tranquillo” e gli viene allargato lo spazio della sua tomba. Se invece [il morto] era miscredente o ipocrita quando gli vien detto: “Cosa dici a proposito di quest’uomo?” Egli dice: “Non so. Ho sentito la gente dire qualcosa [a proposito]”. Allora gli vien detto: “Che tu non possa conoscere, ne’ recitare [il Qur'ān], nè essere guidato”. Poi gli viene aperta una porta che dà sul Paradiso e gli vien detto: “Questo sarebbe stato il tuo posto se tu avessi creduto nel tuo Signore, invece se tu Lo avevi negato Allah ti dà in cambio questo”… e gli viene aperta una porta che dà sull’Inferno, poi [l'Angelo] gli dà un colpo col martello, che sentono tutte le creature di Allah, eccetto gli uomini e i jinn.
Dissero alcuni presenti: “Oh Profeta di Allah, non c’è nessuno che vedendo un Angelo con un martello in mano non si spaventi!”. Rispose il Profeta pace e benedizione su di lui: “Allah da la fermezza tramite la parola ferma a coloro che credono” (Traduzione Significati Qur’an_Sura Ibrahim, 14:27).
Traduzione dei significati, catena di trasmissione del Hath: autentica (sahih).
Dunque è importante per ogni uomo approfondire la questione legata alla fede e al Messaggero, pace e benedizione su di lui.. perchè ad ogni uomo (dal tempo dalla venuta del Messaggero pace e benedizioni su di lui in poi) verranno poste queste domande. Che Allah l’Altissimo possa donarci guida e conoscenza, amin!!

La Storia di una grande, grande menzogna!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

AlhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Care sorelle e cari lettori,

se avete letto il nostro precendete post (http://storiedalloccidente.wordpress.com/2012/06/22/perche-sono-musulmana-4/), scritto da una nostra cara sorella, ingiustamente accusata di terrorismo, vi starete chiedendo: “Ma in che mondo viviamo?!!”… appunto, è quello che mi sto chiedendo anch’io!

Se poi avete letto anche l’articolo della Polizia Moderna a cui ci rimanda la sorella (http://poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2699), vi possono venire seri dubbi sull’affidabilità delle affermazioni delle forze dell’”ordine” (cossiddette dell’ordine, anche se non sappiamo se questa definizione sia appropriata o meno) o perlomeno questo fatto vi spingerà in futuro ad accertarvi prima di prendere “per vera” una notizia.

In verità tutti sappiamo come funziona la giustizia in Italia.. ricordo di una studentessa di legge sul treno che diceva: “All’inizio quando ho iniziato il percorso di avvocatessa pensavo che sarebbe stato per essere dalla parte della verità, della giustizia, per difendere una vittima contro l’oppressore e invece i professori ci hanno disilluso facendoci capire che dobbiamo prendere sempre e comunque la parte del nostro cliente, sia esso la vittima o l’assassino; l’importante è guadagnare soldi!!”.

Ora quest’affermazione può sembrare “normale” ma non lo è perchè è sintomo di una grave malattia sociale, quella di mischiare il vero al falso, il giusto all’ingiusto, di mettere sullo stesso piano la vittima e il carnefice.

Questo è quello che sta succedendo in generale: il ricco trova il modo di scappare ma il povero no, chi ha i soldi e può pagarsi l’avvocato può avere giustizia mentre la persona comune spesso no, e così via… Addirittura all’Università ci diedero da leggere libri che trattavano delle ingiustizie nelle carceri: persone uccise senza colpa, altri detenuti senza prova, altri pestati a morte per un gesto o una parola, ecc…

Questo è lo scenario generale… poi per quanto riguarda i musulmani (spesso per i praticanti) tante volte la realtà è ancora più drammatica e deludente. Dal 2001 ci sono stati numerosi arresti di persone “potenzialmente pericolose” (poi scopriamo che son considerate tali perchè vanno spesso a pregare al Masjid!), “presunti terroristi” (che per una battuta al telefono o per aver visitato un sito su internet si sono meritati tale appellativo) e di numerosi “potenziali collaboratori di Al-Qaeda” (addirittura questo ci fanno sorbire nei tg, e come ha giustamente detto Martinez: Tutta la potenza degli Stati Uniti ci ha messo qualche trilione di dollari, dieci anni e due guerre per arrivare ad al-Qaeda, ma badanti, operaie e casalinghe italiane riescono evidentemente a entrare facilmente in contatto con l’Organizzazione)!! (http://kelebeklerblog.com/2012/06/22/una-vita-diversa-dalla-vostra/)

Qui è di dovere dire che come io conosco bene l’autrice del post, e sono certa della sua innocenza da ogni accusa di terrorismo o di istigazione alla violenza o all’uso di armi, così altre sorelle e fratelli vi possono confermare che conoscono personalmente altri fratelli accusati o processati per terrorismo, e sono sicuri che anch’essi sono vittime delle menzogne della polizia e dei media, i quali sanno bene che non ci sono prove reali contro tali persone ma a forza di autoraccontarsi bugie si finisce per autoconvincersi e crederci!!

A questo punto ci dobbiamo seriamente chiedere: ma pensarla diversamente è un reato??! Mi spiego meglio… se io sono musulmano, prego cinque volte al giorno al Masjid, leggo spesso il mio Qur’an, parlo e frequanto (fisicamente o virtualmente) mie sorelle e fratelli… questo è reato? Vi consiglio la lettura di questo importante articolo a proposito di una cossiddetta strategia contro quello che loro definiscono “terrorismo islamico” (e qui diciamo che non esite che un vero musulmano sia terrorista! Un musulmano ama la pace per sè e per le persone con cui vive, siano essi credenti o meno): http://legittimadifesa.wordpress.com/2009/11/04/i-%E2%80%9Csiti-civetta%E2%80%9D-cosa-sono-chi-li-posta-e-perche%E2%80%99-%E2%80%93-una-tattica-ed-una-strategia-dell%E2%80%99-%E2%80%9Cantiterrorismo-islamico%E2%80%9D/

Ora per ultimo, per non dilungarmi oltre, dico solo che conosco anche le sorelle Barbara e Anna di cui parla l’articolo della polizia moderna e posso testimoniare di non aver mai letto nulla da parte loro che istigasse al terrorismo o all’uso di armi! Nell’articolo viene strumentalizzata la parola araba (جهاد), Jihad, per cui voglio più avanti riportare la definizione del termine con la speranza di chiarire un concetto spesso strumentalizzato dagli agenti del cossiddetto “antiterrorismo”. Anche quando la sorella Malika dice che la sua penna è la sua arma intende dire che è lo strumento col quale combattere l’ingiustizia e le menzogne dette sul suo caso (http://kelebeklerblog.com/2012/04/23/terroristi-islamici-indagati-a-pesaro-e-cagliar/).

Jihād (جهَاد): la parola jihād significa letteralmente “sforzo sul cammino di Āllāh” quindi si tratta di qualsiasi sforzo che il credente compie per Āllāh l’Altissimo, che sia diretto a migliorare ed educare la propria nafs (ad autoeducarsi e a controllare i propri piaceri e desideri passionali), come ogni sforzo quotidiano per rafforzare la propria fede e testimoniarla agli altri, e di seguito usato per definire lo sforzo di diffondere il messaggio islamico (da°ūaħ), o difendere l’Islam.

Vediamo dunque che il Jihad non prevede azioni di violenza o terrorismo nei paesi occidentali (anzi l’Islam incoraggia a rispettare i patti… Per un musulmano stare in un paese non islamico significa vivere nel rispetto delle regole e godere dei diritti che esso garantisce per il cittadino). Tutta questa propaganda anti-islamica deve farci rilettere… ma noi sappiamo bene cosa sia l’Islam? Abbiamo studiato i suoi principi e compreso la sua grandezza? O siamo rimasti ai tempi di: “Mamma, li tuchi”?!

Come in un sogno!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu care sorelle.

Questo racconto è stato già pubblicato dalla cara sorella Umm Usama nel suo blog http://ummusama.wordpress.com/2011/02/08/la-mia-esperienza-nello-yemen/. Lo ripropongo qui, in sha’a Llah, anche per avere occasione di rileggerlo e di rivivere i bellissimi ricordi, alhamduliLlah!

Praticamente un anno e mezzo fa (circa), dopo aver terminato la laurea triennale in moda, aver lavorato qualche tempo e aver poi terminato un anno di specializzazione sempre nel settore, mi sono sentita di non aver concluso niente; mi son resa conto di non sentirmi una donna “realizzata” per gli studi fatti o la carriera ma di essere una donna soffocata e sofferente.
AlhamduliLlah la fede mi ha sempre dato tanto (tutto) nella vita e ringrazio Allah swt per questo… ma sentivo di essere in mancanza verso la mia fede, in particolare verso la conoscenza, (e di conseguenza) l’applicazione di essa. Mia madre poveretta notava la sofferenza in cui passavo, soprattutto nel periodo post-laurea, e cercava di incoraggiarmi al meglio nelle mie scelte, che Allah swt la ricompensi al meglio e faccia sì che sia tra gli abitanti della Jannah, amin.

Un giorno, mentre ero a uno dei tanti stage aziendali (fatti e pensati per sfruttare le energie dei giovani senza dar loro nulla in cambio), Allah swt volle che mi venisse l’idea di studiare Sharia (legislazione islamica), nello Yemen, a Jameat Al Iman… subhanaLlah, tutto pronto e deciso (da Allah swt).
Mia madre era molto contenta alhamduliLlah… e dopo aver preso il permesso da mio padre giazahu Llahu khairan d’estate partii per lo Yemen.

Prima di tutto devo precisare che quest’università è tutta fi sabili Llah (si basa sul lavoro di volontariato mashaLlah), non si paga la retta ma la regola è che per ogni 3ilm acquisito (conoscenza) bisogna pagare la zakat (cioè insegnarlo ad altri o fare in modo che dia buoni frutti). Bellissimo concetto della fede islamica!
Poi la seconda cosa bellissima è che la parte femminile è completamente staccata da quella maschile (sono posizionate in zone molto lontane l’una dall’altra nella cittadella universitaria, per cui non c’era il problema della promiscuità… magari sembra scontato quello che dico ma non lo è perchè in tanti paesi musulmani i governi cedono alle richieste di “modernizzazione” delle nazioni unite e stanno di conseguenza nascendo univesità promiscue! hasbuna Llah ua ni3ma al wakil, ci basta Allah, a Lui ci affidiamo!) e dentro alla nostra parte femminile avevamo tutto quello di cui potevamo aver bisogno: la biblioteca, la libreria, il negozio di sartoria, la profumeria… di tutto alhamduliLlah.
La terza cosa comodissima è che sono organizzati dei servizi di scuolabus (disponibile col pagamento di un prezzo simbolico) che veniva a prenderci ogni mattina da casa e ci riaccompagnava alla fine della frequenza (se arrivava il momento della salat si fermava presso qualche Masjid e scendevamo tutti a fare la salat! Che bello, alhamduliLlah…)

Per poter essere ammessi all’università bisogna frequentare un mese di lezioni (propedeutico), fare l’esame di ammissione che si basa sulla memorizzazione di una parte del Qur’an Karim e su un colloquio motivazionale, dopodichè si inizia l’anno accademico.

AlhamduliLlah ho avuto il dono di frequentare questo mese durante il quale ci hanno impartito lezioni di tazkiah (purificazione della nafs, materia della quale non conoscevo neppure l’esistenza), di fiqh (conoscenza di come compiere gli atti di obbedienza ad Allah, ci hanno insegnato le regole di purificazione e le regole per compiere correttamente la salat) di tajuid (corretta lettura del Qur’an Karim), e tanto altro.
Le nostre insegnanti erano per la maggior parte donne giovani o di mezza età, tutte sorella laureate (o plurilaureate) che lavorano fi sabili Llah… la maggior parte sono madri di famiglia, quindi il loro impegno mashaLlah è lodevole, che Allah swt le guidi e le ricompensi al meglio inshaLlah.
Dentro all’università si respira un’aria di fede… il sorriso, la cordialità, l’umiltà e la dolcezza delle sorelle rendono anche le cose più banali un momento di 3ibadah (adorazione), di felicità e pace. L’essere lì per Allah swt ed essere uniti da un unico obbiettivo rende piccoli i problemi della vita e ti fa sentire che l’importanza dell’uomo è legata unicamente alla sua conoscenza di Allah swt e alla sua umiltà di fronte al Creatore… la conoscenza (della fede) fa capire le cose nella loro realtà, allontana il buio per lasciar spazio alla Luce…
Che Allah swt ci doni Luce della Sua Luce, amin.

Dopo aver terminato gli esami sono partita per l’Arabia Saudita e non sono più tornata nello Yemen e mi sono ricordata ciò che disse un giorno la Direttrice della sezione del Qur’an Karim: “Ragazze, non dipende dall’esito dell’esame se frequenterete o no questa Università… dipende dalla volontà di Allah swt. Molte ragazze hanno passato gli esami ma non sono potute andare avanti…”

Proprio vero subhanaLlah… allora mi chiedevo come potesse essere possibile, ma ora so che tutto è possibile alhamduliLlah. Ad ognuno Allah swt ha disegnato una strada ed essere sottomessi ad Allah swt vuol dire saper accettare la Sua volontà e cercare di arrivare a Lui con tutti i mezzi che ci da in ciascun momento (che Allah swt ci doni ciò, amin).

AlhamduliLlah dopo quest’esperienza dell’Università Allah swt mi donò la forza di volontà e la convinzione per iniziare a vestire con l’abbigliamento islamico (di portare oltre al jilbab -soprabito largo che si porta sopra ai vestiti normali-, il khimar -il velo che scende dalla testa sulle spalle e sul petto- e il niqab per la copretura del viso) e di capire l’universo delle sorelle mutanaqqibat (che portano il Niqab); quello che mi segnò di più è stato il caloroso saluto delle sorelle, la loro discrezione e il loro modo di fare da3wa (invitarti al bene) tramite il loro comportamento islamico.
Che Allah swt le ricompensi e ci riunisca con loro… se non in questa vita nella akhira (nell’Ultima vita) inshaLlah.

Giazakum Llahu khairan, che Allah swt vi benedica e ci doni sempre la Sua guida e benedizione… Uhibbukum fiLlah ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu..

Bushra