Il mio prezioso… Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu ‘alaykum wa rahmatuliallah care sorelle,

Volevo raccontarvi la mia storia riguardo l’Hijab!
Innanzitutto all’età di tre anni mi trasferii dal Marocco in Italia con la mia famiglia, e all’età di dieci anni indossai per la prima volta il mio Hijab; nonostante fossi abbastanza piccola, sentivo, uscendo di casa, di aver fatto una scelta bellissima indossando questo piccolo indumento che proteggeva la mia femminilità.
Al tempo frequentavo la quinta elementare, e sentivo, appena salita sul bus che tutti gli occhi erano su di me, ma nessuno osava criticarmi per mio abbigliamento islamico.
Arrivata a scuola però le maestre mi chiesero: Come mai lo hai messo? Se i tuoi genitori ti costringono ce lo puoi dire che prendiamo seri provvedimenti… (le solite frasi che ci sentiamo dire anche a vent’anni e passa!)… Purtroppo però con queste continue pressioni finii per cedere ai ricatti delle maestre, dopo averlo portato per un mesetto o due :(
Esse infatti mi dicevano continuamente: Vediamo che ti distrai (visto che non ero abituata a tenerlo me lo sistemavo continuamente)… Magari è a causa dell’Hijab che fai fatica a sentire la lezione… Sei troppo piccola per esser sottoposta a questa tortura (!)… Parliamo noi coi tuoi genitori per farli cambiare opinione…! E tante di queste frasi, a cui una bimba di dieci anni vorrebbe rispondere, senza avere la forza sufficiente per farlo!
Infine chiamarono mio padre a scuola, gli “spiegarono” le loro ragioni (il cui unico obbiettivo era quello di convincerlo a farmelo togliere), cosa inutile visto che mio padre fin dall’inizio aveva detto che la decisione spettava unicamente a me…
Così tutte le pressioni si riversarono su di me, che purtroppo amareggiata e triste fecero in modo che cedessi alle forzature, e dal giorno seguente al colloquio smisi di portare il mio prezioso Hijab!
 Al tempo intuivo che c’era qualcosa che non andava!… Sembrava che quel piccolo Hijab piacesse solo a me e a mia madre (visto che anche lei lo portava, alhamduliLlah!), ma che non piacesse a nessun altro in Italia… Mi chiedevo: Chissà come mai ce l’hanno così tanto con il mio velo?!
Dopo la grande delusione di non esser riuscita a resistere alle pressioni delle insegnanti delle elementari volli riprovare due anni dopo, quando frequentavo già la seconda media. Quell’anno finalmente trovai il coraggio per rimetterlo e riaffrontare il mondo… questa volta più convinta che mai! All’inizio mi sentivo a disagio, ma resistetti alle difficoltà e non lo tolsi più, fino ad oggi, e ne vado fiera… AlhamduliLlah!
All’inizio conoscevo la mia religione (l’Islam) solo tramite la mia famiglia, ma dall’età di tredici/quattordici anni cominciai a frequentare la scuola di arabo tutte le domeniche, iniziai a fare le mie ricerche tramite internet e fu così che trovai preziosi siti islamici, video, forum ecc… che mi aiutarono ad approfondire la conoscenza relativa alla fede. SubhanaLlah più conosco l’Islam e più mi piace ..alhamduliallah ‘ala ni’mata l’islam (alhamduliLlah, ringrazio Allah per il dono dell’Islam!).
Essendo musulmana di nascita ma cresciuta in Italia non riuscivo a vedere il vero valore dell’Islam, questo sicuramente per la brutta propaganda che ne fanno i mass media in questo paese!.. Queste cattive informazioni han fatto sì che la gente comune avesse un cattivo pregiudizio sui musulmani, visto soprattutto che essi non conoscono il vero Islam e non lo hanno mai visto praticato interamente, come sistema di vita che abbraccia tutti gli aspetti del quotidiano.
Volevo dire inoltre che ad oggi non sono ancora riuscita a mettere l’Hijab come desiderei fare (vestendo in maniera più coprente, indossando le gonne, la abaya e il Khimar -il velo che scende coprendo le spalle e il petto-) per il fatto che a lavoro uso i pantaloni e non so se riuscirei a stare con la gonna, ma faccio del mio meglio per uscire coperta e rispettosa della mia amata fede!.. AstaghfiruLlah, chiedo perdono ad Allah, se faccio talvolta qualche errore.
Sento che l’Hijab mi valorizza come persona e mi fa uscire dalla logica della donna-marionetta della società che ci vuole tutte perfette, truccate e pronte a sedurre il passante di turno! Quando esco di casa sono felice di compiacere Allah ‘azza wa jalla -Gloria a Lui l’Altissimo!- e non lo sguardo degli uomini e inizio così a sentirmi soddisfatta e felice. Talvolta è dura, lo ammetto, ma ne vale la pena. <3
In sha Llah vorrei tornare in Marocco quest’estate… definitivamente. Ho in mente molti progetti, come ad esempio quello di indossare correttamente l’Hijab al 100%, quello di studiare arabo e tajweeed del Qur’an (le regole per la corretta lettura)… Allahumma yassir kulla umurina, oh Allah facilitaci in tutte le nostre faccende!
uhibbukum fi allah
ukhtukum Rachida

Sognando l’Hijab!!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Voglio essere come loro!!

il Hijab… Ho da sempre amato questo affascinante accessorio dell’abbigliamento della donna musulmana: il Hijab. Sin da quando ero bambina guardavo mia madre uscire sempre coperta con un ampio giaccone lungo fin sotto le ginocchia e con questo Hijab che svettava come una bandiera sulla sua testa: era la donna più forte e coraggiosa che avessi mai visto! E’ così che presa dai miei sogni ad occhi aperti cominciavo ad immaginare di esser diventata una bella ragazza coi capelli lunghi lunghi che in qualche modo doveva nasconderli alla vista delle persone “appiccicaticcie” :) dunque talvolta immaginavo di portare un cappello sotto cui facevo stare tutti i cappelli, altre volte pensavo a qualche strana acconciatura che me li tenesse nascosti e cosi’ via… e’ bellissimo essere delle preziose e irraggiungibili principesse!! :)
Cosi’ crebbi piano piano guardando quella che era per me la donna piu’ bella di questo mondo: mia madre… ella mi lasciava pettinare i suoi capelli, me li faceva sistemare e talvolta anche… tagliare! (si vede che mi voleva incoraggiare a diventare una brava parrucchiera!
Quando mi avvicinai all’eta’ della puberta’ cominciai a riceve alcune “lusinghe” (per me non erano affatto tali!): Ma che bella bambina!… Lo sai che fai bene  a non mettere il velo come tua mamma? Hai dei bellissimi capelli!
Queste frasi invece di sortire l’effetto desiderato dagli ammiratori producevano in me l’effetto contrario… cosi’ li guardavo di traverso e fra me e me dicevo: Non avete affatto indovinato! Io il mio Hijab lo portero’ eccome! In sha’a Llah!… e cosi’ dall’eta’ dei nove anni iniziai a chiedere a mia madre il permesso di portare come lei il copricapo islamico.
All’eta’ di undici anni ebbi il tanto agognato permesso, e così fiera del mio bellissimo Hijab entrai in prima media! I miei compagni si chiedevano cosa avessi in testa, allora il professore disse loro di non disturbarmi perchè erano i miei genitori a volere che portassi il velo!! Invece io dissi loro che questa era la mia scelta e che non potevo far vedere  miei capelli a nessuno! :) Un bambino insolente disse che sicuramente io dovevo essre calva, ma che per nasconderlo portavo l’Hijab!! Allora una delle mie compagne che aveva visto un po’ di capelli disse: E invece i capelli ce li ha, eccome! E sono sicuramente più belli dei tuoi!!
Così fu che portai il mio amato Hijab dalla prima media… ma crescendo sentivo che cresceva in me la necessità di essere ancora più coperta e così dai pantloni iniziai a portare le gonne e anzichè le giacche corte cominciavo a preferire quelle lunghe… un questione di pudore innato mi diceva che questa era la scelta giusta!
Quando all’età di diciassette anni mi recai per la prima volta in Arabia Saudita ebbi la possibilità di indossare il Burqa che si lega sopra all’Hijab nascondendo gli occhi, sotto al quale portavo la Abaya che mio zio si era fatto premura di regalarmi. Era una sensazione bellissima quella di avere il volto coperto! Mi sentivo molto più libera di parlare senza poter esser guardata per la mia fattezza fisica, inoltre questa copertura faceva sì che mi sentissi molto più protetta e custodita! Allahu Akbar!
Ovviamente mi innamorai di questo nuovo modo di portare l’Hijab, ma mio padre mi chiese di toglierlo una volta tornati in Italia… Cos’avrebbe detto la gente vedendomi così? E i professori? E i compagni?… Purtroppo fu il pensiero di dover affrontare la gente a farmi desistere dal tenere il mio nuovo abbigliamento (sicuramente più raccomandabile dal punto di vista islamico rispetto a quello che portavo in precedenza)! Ma i sogni non si possono spegnere con così tanta facilità, alhamduliLlah!…
E’ così che arrivò il giorno in cui, dopo aver terminato i miei studi ed ottenuto la mia laurea in Culture e Tecniche del Costume e della Moda, feci un bellissimo viaggo nello Yemen ed lì incontrai delle mie coetanee col Niqab e l’Isdal (l’Isdal è la copertura che parte sin dalla testa e cade morbida sulle spalle nascondendo anche la forma di queste ultime) e mi chiedvo curiosamente come fosse fatto l’abito portato da loro!
Sì, perchè avevo tentato invano di produrre un Isdal mio (mi annodavo in testa un secondo Hijab cercando di farlo cadere in maniera morbida ma non sortiva lo stesso effetto subhanaLlah, tanto che mio padre mi disse che sembrava avessi una tenda legata sulla testa!! :)
Così quando incontrai queste nuove amiche chiesi con franchezza: scusate, mi potete insegnare a portare il Niqab come voi? (lo mettevano che era bellissimo: la parte che copriva gli occhi era leggermente inamidata e staccata dagli occhi in maniera che esse vedessero mentre non potessero esser viste, e la seconda parte si poteva comodamente abbassare in caso di necessità per mostrare il volto)!
Fu così che dopo che ebbi comprato il Niqab dello stesso modello esse iniziarono con tanta pazienza ad aiutarmi a portarlo (si perchè talvota lo mettevo storto, talvolta mi cadeva, altre volte scivolava.. sembrava che il mio fosse l’unico Niqab così ribelle!! :) )
Decisi che per non toglierlo non sarei più tornata in Italia… me ne sarei potuta tranquillamente stare nello Yemen o in Arabia Saudita o in qualsiasi paese islamico in cui si era decisamente più liberi di indossare quello che si voleva rispetto all’Europa (che vende tanto fumo ma niente arrosto! Basta vedere di cosa partiscono le nostre sorelle in Francia, Belgio, Danimarca.. e anche Italia, Spagna e Germania dove spesso fan fatica a trovare un lavoro adeguato per via del loro abbigliamento!).
Ma dovetti ben presto modificare i miei piani… ecco la telefonata di mia madre: Bushra il tuo permesso di soggiorno sta per scadere, devi assolutamente tornare in Italia!!. Così pensai al mio amato nuovo Hijab e iniziai a riflettere a proposito dei tanto sbandierati diritti dell’uomo e della cruda realtà che ci attendeva come Musulmani in Europa… ma poi ricordai la cara Aysha, la coraggiosa Hanady e la forte Khadija… tutte mie care sorelle italiane che nonostante le difficoltà avevano portato e tenuto prima di me il Niqab in Italia!
Già… la nostra religione ci insegna a non temere se non Allah unico, e a mostrare timore ed obbedienza unicamente a Lui! Se Allah mi ha concesso di portare qulalcosa per Lui ebbene mi aiuterà ad esprimermi a riguardo e a far capire (a chi cerca di capire) la mia scelta! Così decisi di non mollare e di tornare vestita nel modo da me amato, col vestito che dunque rispecchiava i miei principi e il mio tanto amato credo!
Ual-hamdu-liLlahi Rabbi-l-àalamin! La lode appartiene ad Allah il Signore dei mondi!

La Storia dell’incredibile viaggio di ritorno dall’Arabia

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

La sera della partenza giunse una furtiva chiamata di papà: “Prepara le valigie, ho fatto il biglietto, domani alle sei prendiamo l’aereo per l’Italia!”. Rimasi sbalordita perché proprio qualche giorno fa avevamo disdetto un viaggio e rinunciato alla partenza… Ma il destino nessuno lo conosce, eccetto Colui che lo ha primordialmente scritto…

Ed eccoci nuovamente all’aeroporto di Jeddah; gli impiegati al solito erano gentilissimi e disponibilissimi ed infatti ci ritrovammo in un batter d’occhio pronti ad aspettare l’imbarco sull’aereo.

Papà era al solito super elegante e non si trattenne dal fare la sua battutina: “Chissà cosa pensa la gente quando vede un uomo elegante e moderno come me camminare accanto ad una terrorista come te (alludendo al mio Niqab)…” :)

Il viaggio andò benissimo e passammo le cinque ore di volo in pace e tranquillità… sull’aereo della Saudi Arabian Airlines c’era cibo halal, inservienti gentili, e tanti piccoli doni dei quali ringraziare Allah l’Altissimo: l’invocazione per il viaggio fatta ad alta voce dal pilota, il sentire ancora parlare in lingua araba e il vedere tanta gente di diverse nazionalità riunita sotto la bandiera dell’Islam. Allahu Akbar ua liLlahi al-hamd!

Giunti all’aeroporto di Roma aspettammo un po’ sull’aereo, poi quelli dell’assistenza portarono la sedia a rotelle e ci aiutarono a scendere… mi sentivo tranquilla come non mai perché ero convinta che se Allah aveva decretato questo viaggio sicuramente vi era del bene per noi.

Mio padre era in vena di chiacchiere e appena ci trovammo fuori dall’aereo disse agli accompagnatori: “Ma voi ci credete che una bolognese, dottore, abbia deciso di vestirsi così? Sembra una cosa incredibile! Secondo lei è normale?”. La signora lo guardò e disse: “Possiamo dire che si veste in maniera diversa dalla nostra!”. Sorrisi fra me e me e ringraziai Allah l’Altissimo per averci donato un vestiario tutto nostro, che marca e contraddistingue la nostra identità ed incarna i nostri principi. “Mi scusi ma come mai ha deciso di indossare il Niqab?” mi chiese poi la signora dell’assistenza. “Per me -le dissi- è stato un percorso graduale.. all’inizio portavo il comune Hijab, ma dopo aver approfondito la conoscenza della fede ed aver studiato la vita del Messaggero pace e benedizione su di lui e delle sue onorevoli mogli, ho iniziato ad amarle e a voler essere come loro”. La mia risposta l’aveva lasciata pensosa e così dopo un po’ ci salutò per tornare al suo lavoro.

… Più ci pensavo e più mi convincevo che questo viaggio improvviso era stato un po’ azzardato perché ci ricordammo di non aver avvertito l’azienda ferroviaria del nostro arrivo ed eravamo quindi rimasti senza assistenza; camminando sembravamo una carovana: papà spingeva il carrello dei bagagli e io la sua sedia a rotelle. :)

Non so bene come riuscimmo a salire sul treno e a caricare tutti i bagagli, la cosa sicura è che Allah ci aveva assistito e facilitato, a Lui la lode e il ringraziamento! Ma durante il viaggio continuavo ad invocare Allah l’Altissimo e a chiedere il suo aiuto perché ci aspettava un lungo tragitto e da soli non ce l’avremmo mai potuta fare.

Arrivati alla stazione centrale di Roma Termini sbucarono improvvisamente degli addetti all’assistenza disabili che aiutarono papà a scendere e a prendere i bagagli!! AlhamduliLlah, alhamduliLlah, alhamduliLlah! Allah aveva accolto le nostre preghiere e qualcuno aveva chiamato per avvertire del nostro arrivo!

Fu così che ci riposammo nella sala d’attesa e quando fu il momento di riprendere il secondo treno ci riaccompagnarono e ci aiutarono a caricare i bagagli… ed eccoci nuovamente in viaggio! Allahu Akbar!

Vicino a papà ora sedeva una simpatica vecchietta con cui mio padre trovò parecchio da discorrere: “Lei di dov’è? Dove sta andando? Che mestiere faceva? Ha famiglia?”… Parlarono del più e del meno, la cosa strana è che questa signora non sembrava affatto infastidita o suggestionata dal mio Niqab e continuava a dire a papà: “Guardi che sua figlia è una donna in gamba!” e mi guardava sorridendo. La sua affermazione arrivava inaspettata giacché mio padre si era un poco arrabbiato per il fatto che ci avevano poc’anzi fermati dei poliziotti per verificare la nostra identità e mi aveva allora detto: “Figlia mia da quando sono in Italia mai nessuno mi ha fermato, indubbiamente sei te la causa di questo controllo! Meno male che non ci han fatto la multa!”… “Papà ma che multa vuoi che ci facciano? È un diritto quello di potersi liberamente vestire secondo i dettami della propria religione!”.

Fu così che iniziai a discorrere con la gentile signora e a parlare della religione e dei valori, infine ella mi disse: “Il fatto che nell’Islam venga adorato un unico Dio onnipotente, senza associare a Lui patroni, santi e martiri è una cosa molto importante ed è un principio chiaramente puro; sì, sicuramente le nostre fedi hanno molto in comune e bisogna studiare ed approfondire la conoscenza di questa religione che troppo spesso viene accusata ingiustamente ed infangata dai media in vena di grandi notizie!”.

SubhanaLlah, ero davvero stupita come Allah l’Altissimo preserva la fitra (la natura innata, la religione pura) in certe persone senza che il sudiciume dell’idolatria e dell’ipocrisia inondi il loro cuore! Questa era una delle persone che miracolosamente Allah mi aveva fatto il dono di far conoscere!… e nonostante ella fosse in carrozzina e portatrice di handicap, era in verità più normale di tantissime persone che camminano su due gambe ma che dentro la testa hanno poco di cui vantarsi…! SubhanaLlah!

Infine ci fu un altro fatto del nostro viaggio che mi colpì e del quale ci tengo a parlare… SubhanaLlah mentre eravamo intenti a parlare, a un certo punto comparve il cameriere del servizio bar chiedendo se volessimo qualcosa da bere. Papà chiese subito un caffè, per cui mi apprestai a prendere i soldi per pagare, ma egli ci informò che il servizio era gratuito. A quel punto anche la signora e la sua accompagnatrice ordinarono qualcosa e quando fu il mio turno dissi: “La ringrazio, non prendo nulla, sono a digiuno”. Egli chiese: “Ma che digiuno è? Ramadan?”. E io: “No si tratta dei giorni del pellegrinaggio, che è meritorio digiunare”. Allora egli gentilmente mi pose una salviettina profumata poi e mi disse: “Allora mi dirai se questa scritta è fatta bene o no!” e si sollevò la manica della maglia scoprendo una scritta grande: لا إلاه إلا الله محمد رسول الله، الله أكبر! (la ilaha illa Llah, Muhammad Rasulu Llah, Allahu Akbar!). Guardai la scritta ipnotizzata: “Sì, è scritta bene!”. Poi egli disse: “L’ho fatto in Tunisia… anche se so che non si potrebbe fare…” e mi padre: “In che senso non si potrebbe…?”. Ma io avevo capito benissimo cosa intendeva dire, egli intendeva dire che nell’Islam non va bene fare i tatuaggi… dunque anche lui era musulmano!!

SubhanaLlah, come Egli guida le sue creature e fa trovare la Sua Luce a colui che Lo cerca! Allahu Akbar ua liLlahi al-hamd (Allah è il più grande e a Lui appartiene la lode)! Ti ringrazio Allah per come mi hai guidato, facilitato e fatta musulmana. Ti chiedo di darci la forza per essere testimoni della verità, sempre, quando e come Tu desideri che siamo, amin, amin, amin! Ual hamdu liLlahi rabbi-l-alamin (e la lode appartiene ad Allah, il Signore dei Mondi)!

La Luce che ha illuminato la mia vita!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu!

Il mio cammino verso l’islam è iniziato per caso. Avevo amici stranieri musulmani ed ero rimasta molto colpita dal modo che avevano di affrontare la vita. Infatti, nonostante, come tutti gli immigrati, dovessero ogni giorno affrontare problemi e difficoltà, non li vedevo mai abbattuti, avevano una grande forza interiore ed erano sempre sorridenti. Capii che era la loro religione che gli donava la pace. Questo affidarsi a Dio e alla sua volontà. Così iniziai a cercare informazioni sull’islam, a fare domande. Purtroppo, il modo in cui  ero stata educata mi rendeva difficile la comprensione di alcuni aspetti dell’islam, come per esempio il velo o la poligamia.

Devo dire che io ho sempre creduto in Dio pur non essendo praticante, un po’ perchè i miei genitori, come la maggioranza degli italiani che conosco, non praticavano se non in occasioni speciali, un po’ perchè non condividevo alcuni aspetti della religione cattolica (il fatto che si cerchi sempre una intercessione umana per raggiungere Dio, come il pregare i Santi, o il doversi confessare ad un prete per ottenere il perdono), mentre altri mi erano di difficile comprensione (come ad esempio la trinità).

Comunque rimasi per anni in uno stato di agnosticismo. Avevo molti pregiudizi sull’islam, credevo che fosse una religione che sottomettesse le donne, che incitasse alla violenza, come i mass media si apprestano a farci credere.

Poi tre anni fa mi recai in Inghilterra per lavoro e qui conobbi dei musulmani che lavoravano con me, tra cui delle ragazze. Non ero mai stata in contatto con donne musulmane prima di allora perchè gli amici immigrati di cui ho parlato prima erano solo ragazzi e anche se alcuni di loro erano sposati, le loro mogli si trovavano nel loro paese di origine. Beh, queste ragazze indossavano il velo, ma non erano tristi non avevano nessun segno di sofferenza, anzi, erano felici, sorridenti, molto gentili e simpatiche. Notai che ogni giorno alla stessa ora prendevano una pausa dal lavoro e un giorno chiesi ad una di loro dove andasse. Con grande  naturalezza mi rispose: è l’ora della preghiera, vado dal mio Signore. Un giorno dissi ad uno di loro: “vorrei saperne di più sulla tua religione” e lui mi diede dei libri, e mi diede l’indirizzo di una sorella che insegnava a leggere il Corano.

Alhamdulillah, questa sorella mi ha aiutato molto perchè mi ha aiutato a conoscere il Corano. E’ in assoluto la cosa che amo di più, leggere e recitare il Corano, perchè è di una bellezza infinita. E più lo studio, più mi rendo conto di quanto la mia vita  fosse vuota prima, e di quanti errori ho commesso nel passato, ma Allah è misericordioso, Egli è colui che accetta il pentimento. E ringrazio ogni giorno Allah (SWT) per avere aperto il mio cuore all’islam, alhamdulillah.

Hannah

Fiera di essere Musulmana!

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله والصلاة والسلام على رسول الله

BismiAllah Ar-Rahman Ar-Rahim.

Assalamu alaykum wa rahamtullahi wa barakatuhu a tutti!

Non è facile raccontare la mia conversione. E’ successo tutto gradualmente e inaspettatamente…

Dovessi ripescare il bandolo della matassa (e che matassa!), direi che è nel mio cuore cresciuto in occidente. In un mondo così lontano dai ritmi che tanto ho desiderato senza saperlo e che ho ritrovato solo nell’Islam. Quattro anni fa era una religione per me sconosciuta, talmente sconosciuta che era un luogo comune. Oggi è la mia religione, la Sola Religione che è perfetta come un cerchio che si chiude, in cui trovo finalmente tante risposte, e di cui mi fido ciecamente per quello che non mi è dato sapere, perchè l’immagine che mi rende di Allah subhana wa t’Ala, è talmente grande, talmente potente da non poterla neanche immaginare oltre la sua luce. Nel mio cammino ci sono stati momenti di stupore, serenità ma anche dolore. Prima mio marito, e la lettura del Corano poi, alhamdulillah sono stati la mia salvezza. Quando ho cominciato a leggerlo, leggevo rispettosamente e con curiosità uno dei libri sacri, il Libro che mio marito venerava sin da bambino. E’ stata la lettura più coinvolgente della mia vita, ha sbaragliato “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera e tutti i dubbi e le paure del nostro triste e depresso millennio che cozza con la sua folle corsa. Mi ha accarezzato dolcemente, ma mi ha anche ferita e in qualche occasione, trafitta quando parlava di Abramo, alaihi sallam, e di suo padre. Mi ci sentivo dentro con tutte le scarpe… e ho pianto. Mi sono sentita giudicata, senza possibilità e volontà di replica. Ricordo agli inizi una mia amica mi chiese un parere sul Corano, non avevo ancora finito di leggere “Al-Baqara”, dissi che era come la voce di un padre autoritario, una lettura difficile. Una volta ho anche provato ad ignorarla, ma non si può tornare indietro. Ho capito che quella voce era dolce, anzi la più dolce, la voce del Misericordioso, del Compassionevole e che quello che mi chiedeva era veramente poco, rispetto al dono che mi aveva fatto. Alhamdulillah, mi sono ritrovata a volerne sapere di più, e sempre alhamdulillah ho trovato quello che cercavo, la strada giusta e le persone giuste. Volevo che la mia shahada fosse vera, volevo essere fiera di essere mussulmana, fiera di uscire con il velo. Ma non ero così forte qualche tempo fa. Oggi, non mi sento ancora forte come vorrei, però questo hijab(velo) non lo toglierò tanto facilmente… perchè è per Allah, subhanaHu wa t’ala, è il simbolo del patto che abbiamo stretto, e della Sua immensa misericordia verso di me.

Formalmente il mio ritorno all’Islam è stato di martedì 20 febbraio ad Al-Ahzar, al Cairo. Direi che il mio viaggio verso l’Egitto è andato liscio ed è stato piacevole. Allah, subahanaHu wa t’Ala, ha voluto che in un aereo che era mezzo vuoto, noi capitassimo accanto ad un’altra famiglia simile a noi, lei egiziana mussulmana e lui italiano ritornato all’Islam (Mashallah!), con tanto di mamma italiana al seguito. Al decollo dell’aereo mentre noi mussulmani facevamo le nostre invocazioni, la signora si faceva il segno della croce. Mi sembrava un ottimo auspicio ed un segno che l’Islam non divide nè le persone e nè le famiglie. Arrivati ad Alessandria d’Egitto, sono rimasta a bocca aperta nel vedere, la partecipazione anche di gente sconosciuta a quello che mi stavo apprestando a fare. Il sarto, mai visto e conosciuto, non si è fatto pagare una lira per tutte le gonne e i pantaloni che mi ha accorciato, un Imam ha dato di tasca sua a mia suocera, 20 lire egiziani per comprarmi una copia del Generoso Corano…. Alhamdulillah… le strade erano aperte e quando abbiamo viaggiato verso il Cairo e siamo arrivati ad Al-Ahzar, ero veramente emozionata… ma proprio tanto tanto, ancora mi commuovo. Non ci credevo, finalmente dopo tutti quegli arrovellamenti del cervello e del cuore!

Ho fatto piangere quasi tutti. Insieme a me c’erano altri due neo-fratelli, uno dalla Svezia ed uno dal Portogallo. Abbiamo parlato con l’Imam, che aveva la faccia più buona e serena del mondo, direi il volto di chi l’Islam lo conosce bene, e ormai lo traspira e la trasuda. Non dimenticherò mai la sua espressione, le sue parole, e la sua voce nel dire il mio nome islamico, Ayah… sorella Ayah. Vista la sua enorme disponibilità, gli ho chiesto se, tornando nel mio paese non islamico, avrei fatto un peccato grave nel non indossare il velo. E lui ha detto che l’Hijab per la mussulmana è come la corona per la regina, esiste una regina senza corona? No! Ovviamente. E’ così che lo indosso da quel giorno e chiedo ad Allah ogni volta che esco di casa di proteggermi da Satana il lapidato, e invoco il Suo Nome perchè so con certezza che solo in Lui c’è forza e potenza e alhamdulillah, nessuno ancora tra amici, lavoro, genitori mi ha attaccata per questo esotico fazzoletto (come lo chiama qualcuno), Lui mi sta proteggendo. Addirittura il mio capo ufficio, mi ha detto, che devo essere felice e pensare alla mia famiglia, non sembrano neanche parole dette da lui, Alhamdulillah! Non mi vergognerò mai della mia religione, inshallah bismillah.

Riponete la vostra vita in Allah, e niente di quello che avete dato sarà mai perso. E’ vero, vivere l’Islam qui in occidente non è facile. Sono miliardi le piccole cose che ci possono traviare. Per questo mi tengo stretta al mio Corano e alla Nobile Sunna e indosso il velo nel nome di Allah il Sommamente Misericordioso e Compassionevole, Re del Giorno del Giudizio.

Rabbena, afrigh alaina sabran wa tawaffana muslimiin (O Signore, concedici la pazienza e facci morire [a Te] sottomessi).

Alhamdulillah Rabbì al-Alamiin (la lode appartiene ad Allah, il Signore dei Mondi).

ukhtukum Ayah

Una frase misteriosa…

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Un ricordo

“… A cosa pensi? Perché non rispondi?”
“Un ricordo…”
“Nostro?”
“No, solo mio, di quando ero bambina”
“Prendilo, fammelo vedere…”

Sono la prima di quattro figlie, sono nata un venerdì di pioggia a Milano…
La Milano della mia infanzia era fatta di porte da attraversare, e una volta varcate mi trovavo immersa in mondi diversi, tutti da esplorare… E di odori e sapori tutti da assaporare a cuore aperto…
La Milano dei miei ricordi è un palazzo di ringhiera di quattro piani, con il bagno in comune sul ballatoio, alla turca, un buco nel pavimento; per i primi anni della mia vita mi sono chiesta cosa si nascondesse dietro quella porta di lamiera ondulata… L’unico accesso a me negato, perché in quegli anni la gente durante il giorno ancora soleva tenere le porte aperte in estate, e in inverno mi bastava girare la maniglia per immergermi in ogni casa…
Ho un’immagine di me bambina, camminavo appena, mi ritrovo catapultata in questo ricordo, una stanza grande, col tavolo rotondo, e la stufa smaltata, regina assoluta della cucina, e l’odore delle bucce di mandarino e arancia che vi mettevamo sopra si spande per tutta la stanza e per tutto il mio ricordo…
Mamma per me in quegli anni era la donna più bella del mondo, i capelli lunghi e neri che le ricadevano dolcemente sulle spalle, e quel suo sorriso caldo, avvolgente mentre Papà le accarezzava la pancia enorme, si voltano, mi sorridono ed io sono ancora bambina ai loro occhi…
“Qui” fanno cenno alla pancia di Mamma, “c’è la sorellina” “O il fratellino” corregge speranzoso mio padre…
“Lì dentro? Ma che ci fa lì dentro? Avevate detto che veniva la cicogna col fagotto…” sorridono dimentichi della favola che mi avevano propinato, “…E la sciura Maria ha detto che la Mamma va al mercato e compra un cavolo e sotto al cavolo c’è il bambino…”
Abitavo in un palazzo di ringhiera eravamo al quarto piano, credo di aver imparato a salire e scendere le scale ancor prima che a camminare, e già allora a Milano eravamo tutti migranti, venivamo dal sud Italia, parlavamo dialetti diversi, c’erano anche i primi stranieri e il palazzo dove stavamo noi era la mia torre di Babele…
Nella porta accanto a noi c’erano quattro egiziani, la porta aperta e mi ci infilavo, mangiavo quel che mangiavano e facevo le capriole sui tappeti insieme a loro, ahahahah le capriole, che bambina ignorante che ero…
Ricordo le polpette di carne buonissime, e le caramelle profumate di cannella, e l’halawa,il tipico dolce arabo di pasta di sesamo, che all’epoca arrivava in Italia avvolta nella carta oleata rossa, e si tagliava col coltello pronta ad essere spalmata sul pane… E poi ricordo uno di loro, che mi prendeva sulle ginocchia e mi diceva qualcosa all’orecchio e diceva sempre: “Non lo dimenticare”, ma ahimè, l’ho proprio dimenticato quello che mi diceva…
Dall’altro lato del ballatoio c’era il maestro di musica, di cui non ricordo il nome, ma mi resta intensamente ancorato al naso l’odore dolce di ciclamini, nella cui casa divenivo “direttore d’orchestra” agitando all’aria le mani piccine mentre lui suonava “per Elisa” di Beethoven… Ed io pensavo che l’avesse scritta lui, ahahahahah….
C’erano la “Tignosa” e suo marito, Tignosa non era il suo nome, ma un soprannome che s’era portata dietro dalla Sicilia insieme a dei piccoli frutti che si scioglievano in bocca, la frutta di Martorana, che dei frutti aveva solo la forma, e gli splendenti colori, ma il cuore, il cuore era zucchero e mandorle…
E nella casa piccolina ci stava sola nella sua stanzetta con il letto piccolino e il tavolo nel mezzo della stanza la nonna Bordin, una veneta dai capelli bianchi dolce e ricurva che litigava sempre con la Tignosa chiamandola “veccia butela” e potere dell’incomprensione tra dialetti la siciliana rispondeva chiamandola “bottana”; motivo della diatriba tra le due, oltre l’incompatibilità linguistica, ero io, poiché loro facevano a gara a chi mi donava più dolciumi così da farmi trascorrere con loro più tempo e lenire in tal modo le loro solitudini…

“Credi che quell’egiziano ti dicesse la Shahada?”

“Non so, Allah alam” (Dio lo sa)

Tratto dal libro “Da cuore a cuore” a cura della sorella Amal Maria Rosaria Stillante, che Allah la ricompensi per la pubblicazione.

AlhamduliLlah… sono musulmana!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Sono musulmana, hamdulillah, grazie a Dio, mi sottometto al volere di Allah swt, accetto le sue scelte per me, quelle che mi danno gioia, quelle che mi fanno piangere, e quelle che non so nemmeno comprendere.

E testimonio che non c’è altra divinità se non Allah, e che Muhammad è il suo inviato; non associo nessuno al mio Signore, poiché nessuno è uguale a lui, Dio Creatore, non ha generato nessuno, siamo tutti suoi servi.

Io sono musulmana e la mia guida sono il Corano, e la Sunnah, potessi io essere come un capello del Rasul, l’inviato di Allah swt, il Corano che cammina.

Sono musulmana, e Ya Rabbi ti amo, ti adoro, e mi prostro sottomessa, cinque volte al giorno, nelle ore che hai stabilito, nel modo che hai indicato.

Sono musulmana, e vivo questa vita nel timore di Allah swt, nel timore di non compiacerlo, perché in amore, la preoccupazione prima è sempre il compiacimento dell’amato.                                     Sono musulmana e credo negli angeli e nelle altre creature che Allah swt ha nascosto ai miei occhi, e in Allah mi rifugio contro satana il lapidato.

Sono musulmana e credo nel Giorno del Giudizio, non so quando verrà, poiché solo Allah swt sa quando il computo dei giorni sarà concluso; i vivi moriranno, e i morti, tutti, resusciteranno per sottoporsi al suo Giudizio, anche coloro che non hanno creduto, coloro che hanno negato, non hanno riconosciuto i Suoi segni.

Sono musulmana, un pezzo della Ummah, non un membro, un pezzo, poiché la comunità islamica è un corpo solo, in cui un fratello e una sorella sono nei nostri cuori così vicini, così uniti, che se una parte duole, tutta la Ummah piange…

Sono musulmana, e Allah swt nella sua clemenza ha scelto per me uno sposo devoto, un musulmano credente, praticante, imam nella mia casa, esempio di devozione per i figli di cui Allah swt vorrà accordarci la gioia.

Sono musulmana, e nei giorni stabiliti pratico il digiuno, mi astengo dal cibo, dall’acqua, dai piaceri sensoriali dall’alba al tramonto, e interrompo il digiuno al calar del sole, ringraziando il mio Signore per la forza, il coraggio e la fede con cui mi ha sostenuto.

Sono musulmana, non bramo la ricchezza, e chiedo al mio Creatore che mi accordi quel tanto che mi basta, e Lui ben conosce i miei bisogni, e mi ricorderò della sua grazia dando in elemosina una parte di ciò che nella sua misericordia mi ha donato.

Sono musulmana, e se Allah swt mi darà la possibilità, sarò a Mekka un giorno, farò il mio pellegrinaggio, e mi prostrerò a Lui ai piedi della Ka’ba.

Sono musulmana, hamdulillah, una fiera donna musulmana, e come il mio Signore ha comandato copro le mie forme di donna, e nascondo i miei capelli col mio hijab agli occhi degli altri, sono sottomessa ad Allah swt.

Tratto dal libro “Da cuore a cuore” a cura della sorella Amal Maria Rosaria Stillante

Il mio bellissimo Hijab!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalam alaykum wa rahmatu Lahi wa barakatuhu,

questa è la sorella hasna una ragazza di 16 anni, scrivo per raccontarvi un po’ della storia del mio hijabkiki.
Tutto è cominciato da quando  con mio padre e la mia famiglia ci siamo trasferiti in italia; allora avevo 5 anni e a quel tempo e non sapevo dove fossi e che cosa fossimo venuti a fare qua.
Compiuti i 6 anni entrai a scuola: non sapevo parlare la lingua italiana e non sapevo cosa dire, nemmeno quando mi chiedevano come ti chiami non sapevo come rispondere e guardavo solo… il mondo in cui mi ero trasferita era completamente diverso dal mondo in cui sono nata, un mondo di culture diverse e abbigliamenti diversi.
Ebbene cominciai pian piano ad adattarmi a questo nuovo paese ed alle persone, cominciai a parlare, a vestirmi come loro, a pettinarmi come loro, ha parlare come loro.
Quando ebbi compiuto gli 11 anni iniziai a frequentare le scuola medie, e da li cominciai a crescere  e a rendermi conto che anche se mi fossi vestita come loro non sarei mai stata uguale, perchè sapevo di provenire da un molto lontano e da una cultura diversa.
In terza media mi aspettavano gli esami e a ognuno di noi venne chiesto di portare un percorso, allora al banco mi misi a riflettere su quale mappa portare, poi andai a casa e iniziai a guardare dei libri… ad un tratto decisi di portare come programma il MIO PAESE ,il mio luogo d’origine, che rappresenta la mia provenienza, il mondo dove sono nata, per mostrare a tutti qual’è è la differenza tra un paese di origine musulmana e uno di origne cattolica.
La mia profesoressa rimase stupita, stupefatta di ciò che raccontai loro.

Pian piano, col passare dei mesi, la mia sorella maggiore Nadia, aveva deciso da un giorno all’altro di mettersi il hijab! Provai molta invidia e allo stesso tempo mi chiedevo se non avesse vergogna di ciò che la gente avrebbe potuto pensare di lei e del suo abbigliamento.

Tutti i sabati mia sorella andava al Masjid, dove si incotrava con un gruppo di ragazze musulmane: li parlavano di fede e di cose che riguardano solo la nostra religone.
Un giorno Nadia mi disse di andare con lei, per vedere ciò che lei voleva che io vedessi. Entrai al Masjid e dissi “assalamu alaykum ragazze”, loro gentilemente con sorriso mi risposero: “Wa alaykum assalam wa rahmatu Llah wa tabarakatuhu… Passai quel pomeriggio con loro e non dissi una parola, ascoltavo solo ciò che dicevano.
Pian piano la voglia di andare con Nadia si affievoliva sempre di più, cominciavo a vergognarmi per come mi vedevo, dato che non portavo il hijab.
Così dopo qualche mese dopo essere entrata nella scuola superiore, cominciò a venire a casa mia un ragazza musulmana di nome Sokaina, l’amica di mia sorella; eravamo come due sorelle e quando non avevamo niente da fare parlavo di fede e lei mi spiegava, assieme a mia sorella, tutto ciò che era da spiegare punto per punto, e così ogni volta che Sokaina veniva a casa nostra la pregavo di informarmi di altre cose che non sapevo.

Arrivata l’estate e il grande caldo Sokaina veniva spesso da noi a casa e stavamo tutto il giorno assieme, a chiaccherare e divertirci. Un giorno venne con un abito belissimo e le chiesi: “Ma non hai caldo tesoro?”. Lei rispose dicendo non c’è caldo peggiore di quello dell’inferno, così andai in camera e cominciai a riflettere riflettere… fu così che mi promisi che anch’io uno di questi giorni sarei uscita con il Hijab per provare l’emozione che provavano loro.

Un giorno mia sorella maggiore mi disse: “Dai Hasna, vieni con al supermarcato… torneremo in fretta! Avevo i capelli disordinati e non potevo di certo uscire in quella maniera, così mi son detta: “Dai proviamo a mettere il Hijab e come va va”! Camminavo per strada, mi vergognavo quando una persona mi guardava abbassavo lo sguardo: mi vergognavo e il mio cuore batteva forte; si trattava per me di un esame che pensai di non aver mai potuto superare.. in quel momento feci due respiri e continuai per la mia strada. Ma arrivata a casa non avevo voglia di togliermi il Hijab: mi guardavo allo specchio e mi dicevo “Ma guarda come sono bella così!!”.

Arrivato Ramadan ogni volta con mia sorella guardavamo video sull’Islam, su come sarebbe stato il Giorno del Giudizio, poi andavo al Masjid coi miei genitori tutti i giorni e vedevo quell’affascinante spettacolo di donne riunite a pregare e a chiedere perdono ad Allah. Un giorno svegliandomi la mattina, sentii la forte volontà di voler indossare l’Hijab, sì l’avrei fatto ad ogni costo, nessuno avrebbe potuto probirmelo, se non Allah l’Onnipotente!
La mia decisione era chiara così da quel giorno inziai a pregare e pregare Dio di darmi di nuovo il coraggio di frequentare la seconda superiore col mio Hijab, qualsiasi cosa avressero detto i Prof e i compagni… avrei risposto ad ogni domanda e curiosità.

AlhamduliLlah adesso sento un grande coraggio nel cuore, esco per mostrare alla gente che non sono più la persona che conoscevano, ora sono un’altra! Adesso la voglia di continuare questo cammino mi emoziona sempre di più alhamduliLlah e mi pento di quei 14 anni che ho sprecato, ma adesso dirò “AlamduliLlah ala kulli hal” (ad Allah va il ringraziamento in ogni circostanza e in ogni stato),

jazakum Llahu khayranheart,

Wa alaykum assalam wa rahmatu Llahi  wa barakatuhu.

Ukhtukum Hasna

Complimento o insulto?

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

L’altro giorno, mentre leggevo il Qur’an nella sala di attesa,  uno mi guarda e dice: Aīat-Allah! All’inizio me la sono presa, poi dopo averci ragionato un po’ su mi son detta: In fondo Aīat-Allah, indipendentemente da come lui l’ha usata, significa: “Segno da parte di Allah”… :)

Mi sono ricordata inoltre della mia amica senegalese, Aisha, che una volta mi raccontò che uno la insultò dicendole: °Ibadu-rRahmān! alché lei rispose dicendogliene di tutti i colori.. Quando finì il suo racconto le sorrisi dicendole: “Ma perché te l’eri presa? Non sai che °Ibadu-rRahmān sono coloro che Allah menziona nel Qu’an Karim dicendo (traduzione dei significati): “I servi del Rahmān* : sono coloro che camminano sulla terra con umiltà e quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: « Pace! »” (25:63).

AlhamduliLlah per l’Islam, alhamduliLlah…

*Āl-Rahmān (الرحمن): è uno dei bellissimi Nomi e attributi di Āllāh gloria a Lui l’Altissimo che deriva dalla parola “rahmaħ”, misericordia. Āl-Rahmān (lett. Colui che è colmo di misericordia) è Colui che è misericordioso nei confronti di tutto il creato (animali, piante, uomini e jinn siano essi credenti o meno).

Testimonianza di sacerdote!

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

La fede non e’ fatta di apparenza o vane speranze, ma invero e’ cio’ che si trova nel cuore e viene confermato dalle azioni.

Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu! Carissime sorelle son qui per raccontarvi per la prima volta questa storia inedita..

Ero da poco uscita dal nostro amato Centro di Cultura Islamica nel quale mi recavo ogni domenica per incontrare le sorelle. Come al solito (non avendo la forza di fare il passo decisivo) appena uscita dal Masjid mi tolsi il mio amato Hijab.

Mi incamminai respirando un po’ di sana aria domenicale, finchè raggiunsi la fermata del bus che si trovava poco distante dal Centro, vicino alla Chiesa di quartiere. Lì trovai due signore anziane che ben contente di aver trovato compagnia attaccarono a parlare:

-”Buongiorno”.

-”Buongiorno”.

-”Come sta? C’è bel tempo oggi!”

-”Bene, grazie.. Si, grazie a Dio!”

-”Ma lo sa che non lontano da qui c’è una moschea??”

E io (facendo finta di nulla): -”Assì?”

-”Sì, guardi sti musulmani ci invadono. Non ne possiamo più!”

-”Ma scusi, mi spieghi bene.. che cosa vi fanno “questi musulmani”? Vi aggrediscono, vi dan fastidio, vi insultano..?”

-”No, no, nulla di tutto ciò”.

-”Dunque qual’è il problema?”

-”In verità di problemi non ne creano.. Per essere sinceri lei parla proprio come il nostro parroco, che quando ci lamentammo con lui rispose: Magari foste come i musulmani! Che almeno la loro fede la rispettano e si comportano bene!”.

Sorrisi fra me e me, salutai le signore e mi apprestai a prendere il mio bus. :)